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Chiesa di San Procolo

Verona / Italia
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Cenni storici
La chiesa di S. Procolo conserva le spoglie del quarto vescovo di Verona. Quasi nulla si conosce della chiesa primitiva, fondata nel V sec. su di una necropoli pagana, lungo la via Gallica: solo nell'846 essa è ricordata nell'elogio funebre dell'Arcidiacono Pacifico, fra le chiese da lui costruite o restaurate. Dopo il terremoto del 1117 l'edificio fu oggetto di un completo rifacimento e dotato di una più ampia cripta. A queste strutture romaniche, lungo i secoli si aggiunsero numerosi interventi che ne sfigurarono l'interno.
Fra il '200 e il '300 furono eseguiti vari affreschi e nel 1392 la chiesa fu dotata di una statua del titolare, opera di Giovanni di Rigino. Nel XV sec., sul fianco destro, fu costruito un porticato con colonne in marmo rosso, in parte chiuso agli inizi del '700. Nel 1492 furono ritrovate nella cripta reliquie di numerosi santi, tra cui quelle di S. Procolo. Nel 1806 cessò d’essere chiesa parrocchiale e fu addirittura adibita ad usi profani. Iniziò quindi la sua rovina. Restauri parziali furono eseguiti nel 1951 e nel 1978, ma solo nel 1984 ebbe inizio il recupero integrale: i lavori durarono fino al 1988.

Architettura ed arte
La facciata a capanna, col piccolo protiro e le due bifore, risale al XII sec. L'interno è a una sola nave: sulla parete destra, si trova subito uno degli altari-reliquiari eseguiti dopo la scoperta delle reliquie nel 1492. In esso si trovano i resti dei santi Procolo e Agapito. Di fronte, sulla parete sinistra, l'altro altare-reliquiario di S. Euprepio e Cricino. Queste statue sono di uno scultore anonimo della fine del XV sec.
Più avanti, sulla parete sinistra, si trovano le ante dell'organo di San Zeno di anonimo del 1490 c., sulle quali San Zeno, San Benedetto e l'Annunciazione sono inseriti in una struttura che rappresenta una chiesa a due piani. Un po' oltre, Sant'Elena adora la croce, tela del 1741 di G. Cignaroli.
Nel presbiterio, si trova la statua di S. Procolo, che rappresenta il Santo seduto in trono e benedicente. L'altar maggiore è costituito da una gran lastra di "verde antico". Dietro l'altare, l'Ultima cena di G. Anselmi (1764). Dello stesso pittore è anche la tela sulla parete destra della navata, San Biagio che guarisce gli infermi.

Cripta
Scendendo nella cripta, si notano tombe "a cassa", in genere foderate da lastre di pietra, alcune delle quali risalgono alla necropoli romana. La cripta è a tre navate con archi a tutto sesto e a volte a crociera, su sei colonne di riuso e su dodici lesene addossate ai muri. Dei capitelli non si conosce la provenienza: i più antichi possono appartenere all'VIII sec., ma la maggior parte fu realizzata tra il IX e il X sec.
L'attuale altare maggiore dei SS. Cosma e Damiano è del 1695. Dietro a questo altare, appesa alla parete dell'abside, si trova una grossa lastra di marmo, del VI secolo, con iscrizione probabilmente di S. Procolo.
La cripta era quasi totalmente ricoperta da una decorazione ad affresco, che non ha mai avuto però un carattere unitario ma si presentava a riquadri a sé stanti, di carattere votivo, spesso ripetitivi nei soggetti o sovrapposti. Dopo l'ultimo restauro appaiono solo alcuni lacerti di pittura appartenenti ai secoli XII, XIII e XIV.
Fonte: Almanacco 1990

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