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Mercoledì 7 Dicembre 2016, Sant'Ambrogio
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Chiesa di San Nazaro e Celso

Verona / Italia
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Cenni storici
Una grotta scavata nel tufo dell’adiacente Monte Costiglione fu la prima chiesa dedicata ai Santi Nazaro, Celso e Giuliana, risalente forse al IV secolo. Quanto si poté recuperare nello stacco delle pitture che ne affrescavano tutte le pareti (1881), si trova ora al Museo degli Affreschi a San Francesco al Corso.
Nulla resta di una chiesa edificata nel 1031 dal Vescovo Giovanni ed ufficiata come abbazia dai Benedettini inermi. L’attuale chiesa, che ne occupa la sede, fu iniziata il 13 ottobre 1464 per opera dell’Abate Guglielmo da Milano, ma fu ultimata solo nel 1483.

Architettura ed Arte
La chiesa è un esempio di semplice architettura rinascimentale che, sulla facciata, ripete per ancora uno schema romanico-gotico.
La facciata è in cotto ed è decorata da pinnacoli, da una cornice d’archetti trilobi e da una porta gotica con arco acuto. Notevoli il rosone ed il portale, sulla cui lunetta è un affresco con la Madonna e i Santi Titolari, di Paolo Ligozzi. Notevole per eleganza pure il campanile, che si richiama ad esempi Veneto-lagunari. Voluto dall’Abate Mauro Verdelli nel 1550, fu costruito da Francesco Da Castello (1486-1570). Originale, anche se modesto nella sua realizzazione architettonica, è il recinto murario che delimita un cortile ellittico antistante la chiesa: realizzato dal Saletti nel 1688, ha un portale dall’ingresso classico con colonne binate stranamente legate da lenzuola annodate.
L’interno della chiesa è a tre navate e tre absidi, divise da pilastri dorici e ionici che fanno da sostegno agli archi delle volte. Nelle pareti vi sono cinque cappelle per lato, decorate con dipinti dell’Aliprandi, del Badile, del Carpioni, del Del Moro, del Flacco, di Domenico e Battista Brusasorzi, di Paolino e Giovanni Caliari, del Farinati, dell’India. Nel transetto, nel presbiterio, nel coro e nell’abside vi sono dipinti del Boscaratti, del Balestra, del Burato e, soprattutto del Farinati.

La Cappella di San Biagio
Per onorare degnamente i corpi dei Santi Biagio, vescovo di Sebaste, e Giuliana, vergine e martire, di cui un cavaliere tedesco, che li aveva recuperati in oriente, aveva fatto dono al convento, si iniziò nel 1488 la costruzione della Cappella detta di San Biagio, opera insigne per architettura e decorazione pittorica, tra i più luminosi ed eleganti esempi del rinascimento Veneto.
Costituita da un corpo cubico sormontato da tamburo e cupola e da un’abside poligonale, la cappella deve la sua armonica bellezza alla felice collaborazione di un certo Beltramo Jarola di Valsolda, che ne fu architetto, e del pittore Gian Maria Falconetto (1458-1534), al quale si deve l’elegante concezione generale dell’intera decorazione pittorica e gran parte degli affreschi stessi.
Fonte: Guide 02, Varie

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