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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Chiesa di San Giorgio in Braida

Verona / Italia
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Cenni storici. Verso il 1046, fu eretto in riva all’Adige un monastero benedettino, che fu quasi del tutto demolito nei primi decenni dell’ottocento. Accanto al monastero fu subito costruita una chiesa romanica, di cui nulla è rimasto. A testimoniare la sua presenza resta la torre-campanile, datata al sec.XII. Nel 1442, il monastero fu dato ai Canonici di San Giorgio in Alga di Venezia, che rifabbricarono la chiesa. Sia la facciata della chiesa che la casa canonica eretta nel 1791 recano tracce delle fucilate dei francesi del 18 ottobre 1805, quando questi vennero da Castelvecchio per assalire Verona austriaca. Una lapide ricorda il fatto.

Architettura ed arte. La facciata è secentesca, in marmo bianco, con due ordini di pilastri schiacciati, di sotto ionici e di sopra corinzi; nelle due nicchie laterali le statue di San Giorgio e San Lorenzo Giustiniani. Il resto della chiesa è in cotto. Il campanile è del Brugnoli: qualcuno pensa che sia stato disegnato dal Sammicheli, o addirittura dal Palladio. La cupola s’impone all’attenzione per la sua leggiadria, ma anche per il magistero con cui è stata costruita: si pensi che il Sammicheli ha dovuto qui lavorare su un edificio preesistente. Sul lato della chiesa verso l’Adige, aggiunge suggestività all’ambiente il ricostruito chiostro del vecchio monastero. L’interno è ad unica navata ed è semplice e grandioso nello stesso tempo: compiuto fra il 1536 e il 1543, esso coniuga maestà e bellezza anche per i tesori d’arte che contiene. Sopra la porta maggiore, un primo capolavoro pittorico, opera squisita del Tintoretto, raffigura il Battesimo di Cristo. Le cappelle laterali sono quattro per parte. Sotto la cupola, vi è la cantoria con sottostante altare marmoreo che reca ai lati una copia del miracolo di S. Barnaba, del Veronese. Nel presbiterio sono visibili due grandi tele: l’una del Farinati, la Moltiplicazione dei pani, e l’altra di F. Brusasorzi, La manna nel deserto: in fondo, il capolavoro del Veronese, Il martirio di San Giorgio.
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