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Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
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Chiesa di San Domenico

Verona / Italia
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Cenni storici
Fra il 1517 ed il 1518, per rendere Verona più sicura da attacchi nemici, furono spianate tutte le case, le chiese e i monasteri, situati nel raggio di un miglio intorno alle mura della città. Fu così che nel 1517 le monache di San Domenico acquistarono in Cittadella un terreno per costruire il nuovo monastero, che tuttora in buona parte esiste, con annessa chiesa. All'epoca della costruzione (1537-1543) il monastero era costituito da un complesso isolato all'interno della Cittadella. I lavori per la costruzione del nuovo complesso ebbero subito inizio, tanto che nel 1540 il pittore veronese Nicola Giolfino poteva decorare con due affreschi il refettorio. La chiesa fu consacrata nel 1554 dal vescovo Luigi Lippomano.
Nel 1811 – dopo la demaniazione napoleonica – tale Domenico Maboni acquistò il monastero e la chiesa. Poi, fra il 1827 e il 1831, Leopoldina Naudet (fondatrice delle Suore “Terese”) concordò con il Maboni l'acquisto di tutto il complesso. Successivamente tutto il complesso venne ceduto al Comune di Verona che lo suddivise in vari lotti adibiti a diverse destinazioni.
Nel corso dell'ultima guerra, il complesso subì notevoli danni: una bomba distrusse parzialmente il corpo laterale prospiciente via del Pontiere e, per un breve tratto, anche il loggiato del chiostro di cui furono sostituite due colonne. Nonostante tutte queste vicende, del monastero è conservata ancora quella porzione che doveva rappresentare il cuore: il chiostro e la chiesa. Sui tre lati interni di quella che era stata la sede dei Vigili del Fuoco, e che ora è la sede del comando di Polizia Urbana, si apre, infatti, un chiostro a colonne di marmo rosso tipologicamente analoghe a quelle dei chiostri dei contemporanei monasteri veronesi.

Architettura ed arte
Perla del complesso è la bella chiesa, costruita nel Cinquecento ma completamente rinnovata tra sei e settecento. La chiesa fu, infatti, sopraelevata nel 1669, come testimonia la data incisa sull'estradosso della volta ed emersa durante gli ancor recenti lavori di restauro. Nella rifabbrica andarono perduti gli altari ed altri arredi cinquecenteschi, ma di altri e di non minor pregio la chiesa fu allora ridotata con l’intervento, con ogni probabilità, per gli altari, del lapicida e architetto Francesco Marchesini al figlio del quale, Alessandro si deve l’affrescato del soffitto con la Gloria di san Domenico.
E se fino al 1719 le murature sotto la volta e sotto il fregio dipinto dal Marchesini resteranno spoglie, toccherà poi al quadraturista A. Zanoni il compito di dipingere con ornati architettonici le pareti, lasciando ampi spazi per un ciclo di dipinti dedicati al santo titolare.
  • Ludovico Dorigny è il più anziano fra gli artisti che qui operarono. Sua è la tela che raffigura il Miracolo del pesce.
  • Più moderno, nonostante l'intonazione ancora secentesca, è Sante Prunati nella sua Predica di San Domenico alle donne eretiche.
  • Di Antonio Balestra era la Guarigione di Napoleon Orsini caduto da cavallo, oggi a Castelvecchio.
  • Simone Brentana ci offre in questo ciclo un San Domenico che risuscita un fanciullo.
  • Di Odoardo Perini è San Domenico che salva un edificio che crolla, firmato e datato 1720.
  • A Paolo Pannelli va assegnato il San Domenico che flagellandosi caccia i demoni.
  • A Michelangelo Prunati, figlio di Sante, si deve il San Domenico che brucia i libri eretici.
Del patrimonio pittorico di questa chiesa va ricordata la bella tela di Sante Prunati con i Santi Domenico e Orsola ove sant'Orsola, in primissimo piano, guarda con aria ispirata il figlio che, retto da un angioletto, le viene indicato da San Domenico. Dietro la santa, sulla destra, a far da contrappeso alla figura del domenicano che domina tutta la metà sinistra del dipinto, è un'altra figura femminile, mentre altre due figurine, forse ragazzi, spuntano in basso accanto alla matrona. Oltre che da un'architettura, lo sfondo è dominato da altre figure e da un paesaggio.
Notevole è il portalino di accesso alla chiesa dall'attuale via del Pontiere: in pietra - contemporaneo ai rifacimenti sei-settecenteschi - ospita nel suo fastigio, entro una nicchia, la statua del titolare san Domenico, attribuita ad Orazio Marinati.
Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1998

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