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Centro - La sacrestia lignea della parrocchiale

Verona / Italia
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Prima di parlare della splendida sacrestia della chiesa parrocchiale di Centro, è utile inquadrare storicamente la piccola frazione del Comune di Tregnago, collocata al vertice della valle di Mezzane. La strada più veloce per raggiungerla dalla città è appunto quella di Mezzane: si salgono i pronunciati tornanti che conducono a Mezzane di Sopra e, raggiunto il crinale che funge da spartiacque con la sottostante valle d’Illasi, dopo qualche chilometro, sulla sinistra, si trova I'indicazione per Centro.

La posizione geografica di Centro (altitudine di metri 550 sul livello del mare) è assimilabile ad un gran balcone esposto in pieno mezzogiorno che spazia su una distesa di convalli, boschi, prati. Non vi sono fabbriche né altre fonti d’inquinamento e là il tempo sembra davvero essersi fermato, per i "sovrumani" silenzi e per la purezza dell'aria cui non siamo più abituati.

Parlare di una storia, almeno in forma autonoma, di questa piccola frazione è pressoché impossibile. La leggenda popolare, il cui significato è peraltro emblematico, tramanda che, quando quel territorio non era ancora abitato, Gesù Cristo, accompagnato da san Pietro, percorse la zona per stabilire dove sarebbero dovuti sorgere i futuri insediamenti.

San Pietro aveva una cesta piena di ciottoli del progno, sopra ognuno dei quali stava scritto un nome. Movendo dalla pianura, essi risalirono verso i monti lasciando cadere per strada i sassi recanti vari nomi: Vago, San Pietro, Mezzane e altri; quando giunsero sopra il monte, dalla cesta di san Pietro, che era bucata, sortì inavvertitamente un ciottolo recante il nome di Centro: il sasso rotolò e si fermò sul posto nel quale ora sorge la chiesa di Centro, ma si trattò di un puro caso perché Gesù e San Pietro non avevano trovato alcun sito idoneo per un insediamento.

Lasciando la suggestiva leggenda e dando al discorso un maggiore spessore storico, ricorderemo che, a causa della notevole calura estiva dovuta alla particolare esposizione del luogo e alla siccitosità, gli abitanti di Centro venivano contraddistinti come i "brusé da dentro" nell'ambito dei gustosi "blasoni popolari" che pittorescamente definiscono gli abitanti dei paesi e delle frazioni della Lessinia, mettendo in risalto la peculiarità di ciascuno.

Centro appartiene ai margini sud-occidentali dell'area cimbra. Dall'anagrafe parrocchiale compilata nel 1905, il territorio della frazione risulta diviso in ben quarantaquattro contrade, di cui allora una soltanto disabitata, per un totale di 585 abitanti. I cognomi ricorrenti sono tutti di origini cimbre: Baldo, Bicego, Corradi, Croce, Gaiga, Marchi, Rama, Sartori, Tezza, Tibaldi. La chiesa parrocchiale di Centro è molto antica quanto a fondazione, probabilmente trecentesca, come documenta una bell’acquasantiera in pietra di Prun oggi murata presso l'ingresso laterale, ma nessuno storico se n'è finora occupato.

Le relazioni dei vescovi di Verona in visita pastorale si limitano a definire la chiesa antica ed eretta in data "immemorabile". Certamente l'edificio subì una ristrutturazione e un ampliamento (due altari laterali e due cappelle) nel 1716 e poi fu rimaneggiato nel 1887. Il campanile fu gravemente danneggiato da un fulmine nel 1860 e ricostruito. A Iato della chiesa si trova ancora il cimitero.

Titolari della chiesa sono i santi martiri Ermagora e Fortunato, il cui culto è legato a quello dell'evangelista san Marco. Non a caso le rogazioni prima della festa dell'Ascensione a Centro si celebravano a partire dal 25 aprile, giorno che il calendario liturgico riserva alla devozione di san Marco.

All'interno della chiesa va segnalato un importante gruppo scultorio in pietra tenera (purtroppo rivestito di colori recenti, che celano, con ogni probabilità, quel che rimane della cromia originaria) che raffigura la Madonna con il Bambino in braccio, denominato Madonna della Cintura. L’opera risale alla fine del secolo XIV e oggi è allogata all'interno di una nicchia segnata da un'elegante cornice in marmi policromi databile al 1716, anno della già menzionata ristrutturazione della parrocchiale di Centro.

Ma l'autentico gioiello è rappresentato dalla sacrestia. La sacrestia della chiesa parrocchiale di Centro è un ambiente architettonicamente unitario a pianta trapezoidale irregolare; la parete principale è più corta di qualche centimetro rispetto a quella di fondo e i muri laterali convergono su di essa creando un modestissimo effetto di fuga prospettica, che tuttavia serve a dilatare il respiro del piccolo vano.

Le dimensioni sono riconducibili con arrotondamento per difetto a metri 3,60 per 2,80. L’ambiente è coperto da una volta a crociera la cui altezza massima raggiunge metri 3,73. La pavimentazione è in cotto. Una finestrella strombata dà luce al vano, al quale si accende dall'aula ecclesiale attraverso una porticina aperta sulla parete destra del presbiterio.

La struttura muraria del vano, particolarmente massiccia - lo si costata facilmente osservando la strombatura della finestra - trova spiegazione nel fatto che la sacrestia venne ricavata in un piccolo corpo di fabbrica aggiunto e a sé stante rispetto all'edificio ecclesiale. Il piccolo vano è rivestito da una superba “boiserie” in legno di noce con lastronature in radica e filettature in ciliegio che esaltano i disegni degli intarsi.

Il rivestimento ligneo, che raggiunge l'altezza di metri 1,97, presenta una partitura in quattordici pannelli , che si dispongono lungo le pareti maggiori e quella principale, simulando una serie continua di armadi, che l'angustia del vano non consentiva in effetto. In basso, una stretta panca pensile funge da basamento, simulando visivamente e sostituendo funzionalmente le credenze che di norma s’incontrano in sacrestie di maggiori dimensioni, consentendo peraltro di sfruttare al massimo il ridottissimo spazio disponibile.

L’andamento irregolare dei muri perimetrali consentì all'ebanista di ricavare comunque, sia lungo la parete destra sia lungo la parete sinistra, alcuni armadietti di servizio; così come le strette panche, grazie all'espediente dei sedili alzabili, risultano alla fine funzionalmente utili.

Pomelli, serrature, cerniere sono tutti originali. La parete di fondo, in cui si apre la finestrella, è rivestita con pannelli di legno intarsiati che ricoprono tutta la strombatura della finestra. Il bancale, invece, è in marmo rosso broccato di Sant'Ambrogio di Valpolicella: la lastra s’innesta nella parete con una mensola che si raccorda al sottostante lavabo, scolpito nel medesimo marmo. Il lavabo si compone di una valva, al cui centro si trova Il rubinetto, e di un elegante bacile sagomato a mensola. Nella parete di fondo sono incassati, in posizione simmetrica rispetto al lavabo, due panchette dai sedili alzabili.

La parete principale, dirimpetto alla finestra, è strutturata in forma di altare; essa raggiunge I'altezza di metri 2,23 al cornicione, cui si aggiungono altri 30 centimetri di fastigio.

AI centro si trova un cassettone per la conservazione delle sacre vesti. I cinque cassetti sono nascosti da una calatoia intarsiata, che, una volta chiusa, fa corpo con lo zoccolo del mobile, a simulare appunto la fronte di un altare. Sopra la coperta del finto altare s’innalza un tabernacolo, la cui nicchia era destinata alla custodia dei sacri strumenti.

Il rivestimento ligneo delle due pareti lunghe è scandito da modanature architettoniche - paraste e capitelli - già classicheggianti e da specchiature in radica delimitate da cornici a riporto, che contribuiscono ad animare la superficie con un prezioso effetto pittorico. La struttura lignea è completata da un solenne fastigio continuo intagliato a foglie d'acanto e campanule, lungo il quale si alternano sedici pinnacoli scolpiti a tutto tondo: il motivo decorativo è tipico del gusto "rococò" veneziano.

AI centro della parete principale, sopra il tabernacolo, il fastigio si arricchisce della presenza di due angeli scolpiti a tutto tondo che simmetricamente sorreggono un crocefisso.

Sulla parete opposta, sopra la finestra, fa riscontro una bell’immagine della Madonna intagliata a bassorilievo, mentre sopra la porticina di ingresso si staglia una superba cornice a "rocaille", all'interno della quale è conservato un foglio stampato a Verona il 17 maggio 1737, apud fratres Merlo Impressores Episcopales, a firma del vescovo Giovanni Bragadino che trasmette a tutte le parrocchie della diocesi la bolla Contra sollicitantes in confessione emanata da Papa Gregorio XV.

L’eleganza formale dell'architettura lignea della sacrestia ha un'impostazione "colta" che induce a supporre la presenza, oltre che di un abile ebanista, anche di una committenza ricca e intellettualmente raffinata. Purtroppo non disponiamo di documenti noti né di studi precedenti che ci consentano affermazioni precise.

La lapide, peraltro recente, posta all'esterno della chiesa parrocchiale di Centro, ricorda come in quei luoghi abbia avuto dimora estiva il letterato Antonio Tirabosco, autore del poema L'uccellagione (1760-1763). Le date di composizione del poema del Tirabosco sono congrue con l'epoca degli arredi lignei della sacrestia, che si desume dall'analisi stilistica e della metodologia di costruzione. Altri nomi di personaggi di qualche rilievo legati a Centro in quel torno d'anni non sono noti. Le due coincidenze consentono di avanzare l'ipotesi che il raffinato intervento possa in qualche maniera essere ricondotto alla presenza del letterato nella frazione, ma certamente non sono tali da permettere affermazioni definitive.

L’intera sacrestia e segnatamente il suo arredo ligneo sono stati sottoposti a completo restauro nel 1997, grazie all'interessamento di un gruppo di parrocchiani, sostenuti dal parroco e da alcuni volonterosi, sotto la direzione tecnica della competente Soprintendenza e con gli auspici della Commissione diocesana per l'arte sacra.
Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1997

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