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Bussolengo

Verona / Italia
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In destra Adige, su terreno pianeggiante, di fronte alla Valpolicella, a 127 metri sul livello del mare, a dodici chilometri in direzione nord-ovest da Verona città, a metà strada fra questa e il Lago di Garda, Bussolengo fu sempre nodo stradale importantissimo, sia sotto il profilo militare sia commerciale.

Dal balcone a margine del grande avvallamento in cui scorre l'Adige - che dalla Chiusa, attraverso queste terre, raggiunge la città di Verona - si ha la più bella veduta panoramica di tutta la Valpolicella: "risulta indimenticabile - annota a questo proposito Sandro Bevilacqua - la visione della campagna e delle montagne che sorgono di fronte, come un grande scenario di prati, di vigneti, di sentieri percorsi dai pastori e di rupi consacrate al mistero della natura e al silenzio delle notti trapunte di stelle". Vi si ammirano anzitutto i contrafforti collinari con gli abitati di Gargagnago, San Giorgio Ingannapoltron, San Pietro In Cariano, Fumane e poi, più in alto, il profilo del Monte Solane e del Monte Pastello, ed infine, attraverso lo spaccato della Val dei Progni, quello del Corno d'Aquilio.

Una monografia di cent'anni fa ricorda che:

"Il territorio è agricolmente fertile, lambito come è dall'Adige ed in parte irriguo; la coltura dei vari generi produttivi non potrebbe essere più fertile e sagace, e la massima parte della popolazione attende quindi all'agricoltura. Vi è anche largamente esercitato l'allevamento del bestiame bovino e del pollame, del quale si fa esportazione. Gran parte dei prodotti del paese va ad alimentare i mercati quotidiani di Verona, ma soprattutto si offre in vendita in paese stesso nel mercato frequentatissimo e commercialmente assai attivo che vi si tiene ogni giovedì".

Importante era allora anche la tessitura casalinga della tela, la quale impiegava molte donne, essendovi un telaio in quasi tutte le famiglie assai numerose. Oltre al consumo locale, di questa tela si faceva largo smercio anche in Verona e nei paesi vicini, mentre in alcuni telai si tesseva anche lana. Molti molini natanti agivano ancora sull'Adige e servivano a macinare farine anche per i villaggi dei dintorni.

Oggi le cose sono cambiate: quasi tutto il territorio comunale è stato oggetto di un'espansione edilizia che ha finito per incapsulare l'antico originario borgo, destinato a qualche migliaia di persone, entro un più vasto territorio urbanizzato. Bussolengo, ai nostri giorni, viaggia verso il traguardo dei ventimila abitanti, ed è già, concretamente, una città satellite, se non sobborgo della grande Verona. Oggi Bussolengo è lambito o attraversato, per il lungo e per il largo, da autostrade e superstrade, strade statali e provinciali, lungo le quali sono nate industrie e centri commerciali, espressione di un miracolo economico che, da cinquant'anni a questa parte, si è quotidianamente rinnovato.

Ma questo era da prevedersi, e proprio in relazione alla posizione geografica del Comune, se è vero che già nel 1903 un arciprete del luogo, don Angelo Baglieri, così poteva scrivere in una sua dotta monografia:

"La comoda rete delle strade, che mettono in facile comunicazione questa borgata con Verona, colle rive del Lago di Garda, con la Val di Caprino e colla Valpolicella, la pianura veronese, e che ci unisce alla Lombardia, la navigazione sul fiume Adige e l'indole accorta della popolazione hanno fatto sì, che fin dai tempi più remoti, Bussolengo era centro di un transito incessante di persone e di veicoli carichi di merci di ogni fatta, e di un commercio non comune. Il mercato settimanale di bestie, frutta, e merci di ogni guisa, che vi si tiene il giovedì, risale almeno al principio del secolo XV (1409) e tanto vi prosperava che il Comune era spinto a comperare alcune case adiacenti alla piazza per abbatterle ed allargare così l'area a comodo dei commercianti: anche oggidì è uno dei mercati principali della provincia".

Già allora, sempre stando a quanto ci riferisce il buon parroco:

"Alle due fiere antiche di San Valentino (14, 15, 16 febbraio) e San Rocco (16 agosto) accorrono coi provinciali i Modenesi, i Tirolesi e i Lombardi: animali d'ogni specie, attrezzi rurali d'ogni fatta, merci di ogni genere le rendono così interessanti, vi attirano una folla immensa e vi si conchiudono molti affari. Le botteghe sono moltissime, e specie in passato avevano florido aspetto: varie officine presentano un lavoro febbrile ed i forestieri comprando mobili, attrezzi rurali ecc. danno alla borgata lucro e lavoro. I nostri non contenti del commercio locale accorrono alle sagre, ai mercati ed alle fiere delle borgate della provincia nostra e delle circonvicine, dove è cosa rara non trovarne qualcheduno".

Fu probabilmente la ricchezza da sempre goduta dagli abitanti a fare nei secoli di Bussolengo, piuttosto che un grosso paese, una piccola città, con la sua chiesa matrice, ma anche con altre chiese minori, con piazze e palazzi, con case signorili per i residenti, con alberghi e stalli per la gente di passaggio: uomini d'affari, ma talvolta anche imperatori e principi con il loro seguito, e tal altra, purtroppo, anche eserciti militari in marcia verso i loro destini.

Così ad esempio Bussolengo fu luogo assai contrastato durante le guerre accesesi sul finire del secolo XVIII in Italia tra i Francesi egli Austriaci. Il paese stesso fu teatro di un accanito combattimento fra le truppe di Massena ed alcuni reparti tedeschi subito dopo la Battaglia di Arcole, così famosa per l'atto coraggioso di Napoleone, il quale per primo passò il contrastato ponte sotto il fuoco nemico. Anche nella prima Guerra d'Indipendenza italiana (1848) avvennero vari scontri attorno a Bussolengo, così come i libri di storia s'incaricano di raccontare, accanto a resoconti di passaggi principeschi, fra i quali quelli del conte di Cariati, luogotenente dell'imperatore Massimiliano d'Austria (1520), del cardinal Giovanni Moroni diretto al Concilio di Trento (1542), del principe Massimiliano d'Austria (1548), della principessa Margherita d'Austria che si recava in Spagna sposa a re Filippo III (1598), di Eleonora Gonzaga diretta ad Innsbruck per celebrarvi le nozze con l'imperatore Ferdinando Il (1622), di Claudia de' Medici che lasciava Firenze per diventare moglie dell'imperatore Leopoldo I (1628), e poi ancora di Cristina regina di Svezia, dell'infanta di Spagna Maria Teresa, dell'imperatore Carlo IV e dell'imperatore Francesco Giuseppe…

Piccola città si diceva, con chiese centrali, ma anche con chiese periferiche, distribuite su tutto il territorio. Fra queste l'antica pieve di Santa Maria Maggiore, modificata quasi completamente nel 1717, con una facciata del 1870 e un campanile del Rossignati; la chiesa dedicata al Salvatore, forse originaria del secolo IX; la chiesa di San Valentino, anticamente officiata dalla confraternita dei Disciplini del secolo XIV; e poi quella di San Francesco dei Padri Redentoristi, di San Michele della Bastia, di Santa Maria della Disciplina, di San Rocco e di Santa Maria Immacolata annessa al convento delle Ancelle della Carità.

La chiesa di San Valentino merita un cenno particolare. All'estremità meridionale dell'antico centro, essa è monumento architettonico di indubbia importanza, soprattutto per i vasti cicli affrescati che le sue pareti ospitano, tanto all'esterno quanto all'interno.

Detta di San Valentino Maggiore, per distinguerla da altra dedicata allo stesso santo, è qualificata nelle visite pastorali anche con gli aggettivi di antica o vetusta "sancti Valentini vetusta", o "sancti Valentini veteris". Ad una sola navata, coperta da un tetto a capriate, la chiesa è frutto di una ricostruzione avvenuta su più antiche vestigia in anni immediatamente anteriori al 1339 quando cioè, in data 12 aprile, Gilberto, vescovo di Tiberiade, riconciliò la chiesa che era stata violata e in essa consacrò un altare, concedendo indulgenza di un anno e ottanta giorni di remissione di peccati a chi l'avesse visitata nell'anniversario della nuova o della vecchia consacrazione, oppure nel giorno di San Valentino.

Tutto questo risulta da un documento letto da monsignor Giuseppe Turrini in un codice della Capitolare di Verona che un tempo era di proprietà della pieve di Santa Maria Maggiore, e cioè dell'attuale chiesa parrocchiale di Bussolengo.

Nuovi interventi si ebbero nella chiesa di San Valentino dopo che, il 5 ottobre 1391, il vescovo di Verona, Giovanni de Rossi, concesse che fosse di nuovo restaurata, e quindi nel secolo XV, quando furono realizzati i due cicli di affreschi dedicati ad "episodi della vita di San Valentino", all'interno e all'esterno del tempio. Oltre a questi due cicli si possono ammirare altri affreschi isolati tra cui, in un locale accanto alla chiesa, una grande "Crocifissione" del secolo XIV e nel portico a tramontana un affresco con "San Cristoforo" e uno con "Madonna con Bambino", quest'ultimo da porsi secondo la Cuppini in coda alla lunga sfilata di analoghe figurazioni paesane, databili tra il 1430 e il 1440, dipinte in serie dagli epigoni di Martino da Verona.

Un cenno particolare merita anche il chiostro seicentesco di San Francesco che si trova all'interno dell'istituto dei Padri Redentoristi, e che forse è di origine quattrocentesca, essendo con tutta probabilità nato insieme con una chiesa (anch'essa costruita in sostituzione di altre precedenti) che fu consacrata il 21 settembre del 1474, come recita una lapide ancora sul posto.

Chiamata un tempo la chiesa di San Valentino alla Badia (per distinguerla dall'altra dedicata tuttora a San Valentino) la chiesa mutò poi il titolo nel 1596 quando la comunità di Bussolengo decise di dare qui ospitalità ai frati di San Francesco che, una volta insediatisi, ricostruirono sia il tempio sia le casette ad esso adiacenti. Fu in quell'occasione che il convento francescano, nato sul luogo dell'antico complesso di San Valentino, fu dotato appunto di un monumentale chiostro di gusto ancora classicheggiante e al centro del quale spicca l'artistico pozzo con vera bombata e monumentino soprastante.

La chiesa e il convento restarono ai Minori Francescani per più di due secoli (1595-1805), fino a quando cioè Napoleone non li ebbe a dichiarare - come tutti gli altri conventi e monasteri di città e di provincia - soppressi, con I'avocazione dei beni che diventarono così di proprietà demaniale. E mentre su insistenza della locale popolazione la chiesa, pur restando del demanio, era restituita al culto già nel 1816, solo dal 1856 una comunità di religiosi poté rioccupare il chiostro e gli ambienti annessi. Non furono peraltro i Francescani a riabilitare queste strutture, bensì i religiosi della Congregazione del Santissimo Redentore, chiamati Redentoristi. Durante la guerra 1940-45 il chiostro con le sue pertinenze ospitò anche parte degli allievi del Seminario della Diocesi di Verona.

Con un monumento ai Caduti della prima Guerra mondiale, su progetto di Ettore Fagiuoli e la gran fontana ideata da Luigi Trezza, a decoro della piazza principale, merita di essere ricordato anche Palazzo Giusti, poi dei Canossa, dei Portalupi, degli Spinola ora sede dell'ULSS 26. La villa, di aspetto seicentesco, ma di probabile origine anteriore, è del tipo caratteristico a portico e loggia, ma con la variante bellissima ed insolita del doppio ordine di ampie arcate sopra quelle del portico. Essa sorge lungo la strada che scende verso Pescantina, fra I'abitato del capoluogo e l' Adige, sul ciglione che domina la pianura di Pescantina nonché le valli e i monti della Valpolicella. Trattasi di un edificio a tre piani fuori terra e pianta ad "elle", costituito da un corpo principale a pianta pressoché rettangolare e da un corpo secondario a pianta pressoché quadrangolare sito ad ovest del corpo principale. Quattrocentesca è la colombaia all'estremo orientale del corpo principale. In un secondo momento - probabilmente nel secolo XVI - questo piccolo complesso, che era a due piani, dovette essere ampliato con l'aggiunta di un altro corpo ad occidente ed una loggia a due piani in facciata, tale da uniformare in tal modo l'edificio quattrocentesco con quello cinquecentesco. Altra aggiunta si ebbe - sempre in questo corpo principale - tra il Sei e il Settecento con la sopraelevazione di tutto il complesso, compresa la colombaia, che richiese in facciata la creazione di un terzo ordine di loggiato. Il suo vasto parco, che scendeva fino al fiume ricco di tempietti e statue, è stato distrutto. Nell'atrio è una targhetta con iscrizione che ricorda la sosta che Margherita d'Austria vi fece nel 1590.

Altra villa degna di essere ricordata è villa Benati, elegante costruzione del secolo XVI, dentro un cortile chiuso, con atrio di tipo sanmicheliano e polifora rinascimentale al primo piano: qui, in un salone, sono decorazioni a fresco con stemmi gentilizi ed iscrizioni del 1686 e 1690.

Oggi Bussolengo, pur proiettata verso ulteriore sviluppo, si dimostra particolarmente gelosa di tutti questi suoi monumenti.
Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1994

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