Login / Registrazione
Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
follow us! @travelitalia

Brenzone

Verona / Italia
Vota Brenzone!
attualmente: 06.00/10 su 1 voti
Situato sul Lago di Garda fra quello di Torri a sud e quello di Malcesine a nord, il Comune di Brenzone si spinge, oltre la stretta striscia di terreno che costeggia il lago, sulle pendici del Monte Baldo, salendo in quota fino a raggiungere altitudini anche elevate. Moltissimi sono i suoi centri abitati, disseminati lungo il lago ma anche sull'entroterra. Il principale è Castelletto, cui fanno capo anche le contrade di Biazza e Fazor. Viene poi Castello con le contrade di Assenza, Porta, Sommavilla, Boccino, Borago e Zignago. Infine c'è Magugnano, con Marniga e Campo.

Una relazione del dottor Domenico Marocchi, datata da Brenzone 22 dicembre 1790, ci fornisce, con una certa verosimiglianza, qualche dato sull'origine del toponimo:

"Il nome di Brenzone per quanto io abbia potuto rintracciare dai più vecchi ed illuminati di questa Comunità, mentre iscritti del Pubblico sono stati abbrucciati per incautezza, e dai Francesci due volte, è provenuto da una famiglia Brenzoni, che abitava in mezzo a queste ville, cioè a Castello. …Narrano che i villici di questi contorni nel portarsi alla residenza Brenzoni, affine di contribuire la porzione del raccolto, dicessero "andiamo dai Brenzoni" e da questo sia insorto il nome Brenzone. Si sa per certo che codesta famiglia [ebbe] estensione grande di Campagna, di Montagne gl'intorno a queste ville".

Sempre il dottor Marocchi ci offre anche un quadro completo delle contrade che allora vi si potevano incontrare: talvolta popolosissime (come Castelletto con 128 famiglie) o popolose (come Magugnano, Sommavilla e Castello, tutte con 38 famiglie, e Marniga con 40), tal altra di minor consistenza demografica (come Assenza con 8 famiglie, Porto con 10, Pozzo con 16, Borago con 15, Venz con 22, Campo con 16, Biazza con 24 e Borno con 10) o addirittura abitate da poche persone (come Vaio con 1 famiglia, San Giovanni con 3, Zignago con 8, Borino con 9, Fazor con 2 e Casa Tronconi con 5).

Una distribuzione demografica che rispecchia anche l'economia di allora, le cui fondamenta erano quelle dell'agricoltura, della silvicoltura e della pesca, così come sottolinea anche il Marocchi:

"Le rendite della Comunità di Brenzone consistono nella raccolta delle ulive dolcissime, foglia, e castagne. Quasi tutta la campagna è collocata sul colle giaroso; perciò non tanto fertile. Per questa ragione non si veggono in Brenzone ulivi di smisurata grandezza, come in Malcesine, fuochè nel piano di sotto Borgo. Nemmeno si osservano in questi la mostruosa escrescenza, come in quelli di Malcesine, tolto in qualche piano. I monti di Brenzone di estensione quattro miglia in lunghezza, e in larghezza uno appena, sono quelli che producono le saporitissime castagne, oltre altra sorte di frutti di ogni genere, come pure grano. Vi è eziandio in questo circondario sopra li ulivi qualche vignale di poca considerazione. Il commercio non è tanto florido come in Malcesine".

Una situazione economica, questa, che era senz'altro di povertà anche se non estrema, e ben lo si avverte, pur se fra le righe, anche in queste considerazioni fatte, un secolo appresso dallo Strafforello:

"I prodotti del paese sono particolarmente agricoli e l'olio d'olivo vi tiene il primo posto. E' conosciuto in commercio col nome di olio della Riviera del Garda, ed è apprezzatissimo. I boschi vicini danno poi castagne e legname da taglio e da costruzione. Ottimi cespiti di guadagni sono le belle, pingui e grandi praterie montane. Nel paese si estrae del carbonato di magnesia, del quale si fa pure la preparazione commerciale in apposita fabbrica: vi sono anche parecchi torchi da olio. Un discreto movimento di emigrazione rivolge la parte sovrabbondante della popolazione verso il vicino Trentino, ove si reca temporaneamente per la falciatura dei fieni e per i lavori dei boschi. La proprietà è molto frazionata. Anche la pesca e la navigazione sul lago costituiscono parte delle occupazioni della popolazione, specie di quella le cui proprietà e case sono poste in frazioni lungo la spiaggia del lago".

Ma oggi l'economia, un tempo agricola e silvo-pastorale, oltre che legata alla pesca, è anche qui sostanzialmente turistica, legata cioè allo sfruttamento delle piccole spiagge e al godimento dei bellissimi panorami del Garda che le singole località sono in grado di offrire, sia in direzione di Torri, sia in direzione di Malcesine, sia pure, specie nelle belle giornate, in direzione dei monti della sponda bresciana: un fenomeno, quello turistico, che ha costipato d'edilizia le rive mentre ha provocato come contraccolpo l'abbandono dei villaggi arroccati sul Monte Baldo alcuni dei quali quasi completamente abbandonati anche se l'olivo che qui dominava, in parte domina ancora incontrastato, confondendosi peraltro con la sua argentea vegetazione, con i colori vivaci degli oleandri e con il manto di cipressi, con le chiazze e i tavolati di roccia rossastra e grigia tra un continuo sbocciare di graziose ville.

Con Campo anche altre frazioni - nella zona alta - si sono spopolate. Tutti o quasi i loro abitanti se ne sono andati, cominciando ancora ai tempi della grande migrazione, quella per le Americhe. Poi hanno continuato ad andarsene: chi scendendo più in basso, dove i paesi rivieraschi offrivano qualche maggiore comodo; chi andando a vivere nelle periferie delle grandi città, dove c'era qualche occasione di lavoro. Storie comuni a molte contrade del Lago, e del Baldo; storie scritte in questi ultimi cent'anni da numerosissime piccole comunità delle zone montane e collinari veronesi, che tanto, sotto questo profilo, hanno in comune anche con il resto dell'Italia alpina ed appenninica.

La località più importante del Comune è Castelletto che prende il nome da un antico castello ivi esistente ma di cui ora non rimane alcuna traccia. La parrocchiale di Castelletto era stata edificata nel secolo XVII, ingrandita nel 1759, e, in seguito ad un incendio, totalmente restaurata nel 1826. Per ragioni di viabilità fu poi abbattuta e sostituita da un'ampia chiesa neogotica. Fu anima dell'iniziativa mons. Giuseppe Nascimbeni che fondò in parrocchia anche le cui Piccole Suore della Sacra Famiglia e che è stato recentemente elevato all'onore degli altari.

Sotto Castelletto, vicino al lago, si trova una chiesetta dedicata a San Zenone, romanica del sec. XII; di speciale interesse. Conosciuta in loco come "San Zen de I'oselét" è una costruzione a due absidi e due navi che esternamente mostra una porta d'ingresso rettangolare, semplice, di marmo rosso con sopra una specie di protiro timpanato con una nicchia in cui si vede un fresco trecentesco raffigurante un Cristo benedicente del secolo XIV. Le due navi interne sono divise da tre colonne senza base alternate con pilastri. Gli archi sono a tutto sesto e i capitelli sono di tre stili. La costruzione di questa chiesuola ci riporta al 1000 circa. E' adorna anche d'absidi molto semplici, aperte in alto da croci per la luce. Semplice anche il campanile in tufo, sormontato da una pina quadrangolare.
Brenzone, che dà il nome al Comune, è pure località storicamente assai importante. Fin dal '300 essa fu legata al nome di una storica e potente famiglia, quella cioè dei Rangoni, i quali assunsero anche il nome della terra di cui ebbero il dominio. Il nome di Brenzone (nei tempi più remoti "Brencionum" "Branzonus" "Brunzonium", le cui etimologie sembrano indicare la natura del sito, montuoso, in pendio, alquanto aspro) è segnato fino dall'813 in un privilegio di Rataldo, vescovo; più chiaramente in un diploma del 1152 di Barbarossa, in cui erano esonerati gli abitanti del luogo dal servizio di guardia notturna del Castello di Garda. Brenzone, secondo invece la leggenda, trarrebbe la sua origine da Bruncione, paladino di Carlomagno.

Il paese vanta la chiesa di San Giovanni con a sud un ottimo portale in marmo bianco la cui iscrizione è stata così ricostruita "MDXXX die vero VIII novembris tempore prioratus Augustini de Cresotis". Essa si erge poco sollevata dalle rive del lago, e una doppia gradinata sale alla porta maggiore. La chiesa fu ingrandita e innalzata nel 1887. Integro è rimasto il quattrocentesco campanile come attestano le mensoline in cotto sotto la cella campanaria.

Questa interessante chiesa mostra all'interno varie cose d'arte assai importanti fra cui un organo magnifico, ricco d'intagli, splendidamente scolpiti e dorati, con lo stemma Brenzone (il leone rampante e le tre bande), e adorno anche di piccole statue dei Santi Rocco e Sebastiano. Dietro l'altare maggiore, in una nicchia, domina un San Giovanni Battista, cui è dedicata la chiesa. E' un'ottima scultura cinquecentesca; opera d'intaglio di squisita modellazione, dorata e policromata; il Santo è ricoperto dalla pelle di cammello. I due Santi ai lati raffigurano San Pietro e San Paolo.

Nel centro della piccola borgata di Assenza sorge invece una trecentesca chiesa con campanile quadrato e con la campanaria a monofore. L'architettura interna della chiesa è ad archi acuti e con volte a vela. Qui è conservato un interessante Crocefisso di ottone infisso su di un piedistallo rozzo di legno, sull'altare maggiore, certamente parte residuale di un'antica croce a stile, con braccia arricciate e con quattro tondi adorni delle mezze figure degli Evangelisti: opera quattrocentesca, a giudicare dai suoi caratteri stilistici. Nelle pareti figurano vari affreschi figurativi con parti ancora discretamente conservate: si possono ascrivere al '400. La Chiesa custodisce anche una pala del '600 a giudicare anche dal mezzo busto del devoto offerente dipinto alla base.

Nei pressi di Assenza è anche la villa che un tempo fu proprietà di Giovanni Spolverini, capitano del lago di Malcesine ed autore del poemetto didascalico la "Riseide" o "Coltivazione del riso".

Di grande interesse anche la contrada Castello, così chiamata ancora oggi, come nei lontani secoli; luogo fortificato di raccolta di uomini d'armi e di strumenti di difesa e di offesa, la sede cioè del signore del feudo e degli uomini rappresentativi della comunità. Il castello vero e proprio era qui formato da tre torri, di cui la mediana più alta. L'antichissimo maniero non esiste più da secoli, ma rimangono a testimoniarlo in parte la solidissima struttura di base e altre massicce costruzioni in pietra, le inclinate forti scarpate d'impianto dei suddetti torrioni e delle cinte del castello.

E recano ancora la loro eloquente parola androni e volti di varia ampiezza serrati gli uni sugli altri. Castello dunque a triplice torre, come documenta la mappa pergamenacea del principio del '400 (1439 c.), che, piantato alla sommità della collina mediana del luogo, scendeva con costruzioni in pietra in forte pendio. Ruderi salvatisi finora, elementi eloquenti, vivi per lo storico, assai pittoreschi.

La chiesa parrocchiale di Castello è di origine assai antica e fu edificata, con autorizzazione del vescovo di Verona Teobaldo, da tale Bartolomeo Noto quondam Bonaventura, a proprie spese nel 1336. Nel 1579 la chiesa fu ingrandita ed eretta in vicaria. L'attuale costruzione è però del 1813 e fu consacrata il 6 agosto 1930.

Di Marniga ricorderemo, con il bellissimo centro storico anche una caratteristica festa popolare, una delle poche che purtroppo sono sopravvissute nella zona: la festa di San Rocco, voluta per voto della popolazione locale nel 1836 quando il paese, per intercessione appunto del santo di Montpellier, fu liberato dal colera. I giorni che precedono la festa di San Rocco (16 agosto) sono animati dai preparativi per rendere Marniga accogliente e bella. La tradizione vuole che tutte le vie del paese siano abbellite da archi formati da rami d'alloro legati tra loro (violor) e che tutti i paesani partecipino a questi lavori d'abbellimento, ma è ormai consuetudine che molti turisti, divenuti ormai amici di Marniga, prendano parte con entusiasmo a questi lavori d'addobbo. L'aspetto religioso occupa la parte principale della festa di San Rocco. La tradizione vuole che dopo la Santa Messa celebrata nella chiesa parrocchiale, la reliquia e la statua del santo, siano trasportate in processione sotto la statua del capitello votivo che sorge nella piazzetta di Marniga. Qui, dopo la benedizione, il fervore popolare intonava le litanie.

Sopra Marniga, anche la contrada Campo è borgo di grande interesse: sulle pendici del monte un gruppo di vecchie case diroccate ridotte nel tempo a ruderi, androni, stalle; un complesso pittoresco, quasi disabitato ma in cui emergono qua e là antiche muraglie, volti, feritoie ricoperte in parte dall'erba e da rampicanti, resti evidenti di una massiccia costruzione medioevale difensiva, viva ancora nella storia tramandata dagli abitanti che attestano l'esistenza anticamente di un maniero.

Alla sommità della contrada, l'ultima costruzione è costituita da un'antica chiesuola dedicata a San Pietro in Vincoli. La chiesetta è assai interessante per le numerose vaste affrescature figurative (a giudicare anche solo dalle rimaste in buone condizioni di conservazione) che decorano le pareti laterali e il catino: un interessante complesso trecentesco degno anch'esso di essere visitato.

Brenzone sul Lago di Garda e sulle pendici montane, con le sue frazioni e contrade, i suoi centri abitati e i suoi luoghi abbandonati: una splendida natura che si è sposata con le testimonianze storiche e artistiche; un luogo da visitare e gustare.
Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1989

Condividi "Brenzone" su facebook o altri social media!