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Biblioteca Civica

Verona / Italia
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La Biblioteca Civica di Verona figura ai primissimi posti tra gli analoghi istituti, per la quantità e la qualità del suo patrimonio librario, manoscritto e raro. Conta più di 200 anni, un'anzianità pubblica non indifferente.

I tempi in sommario: fu istituita nel 1792 e dieci anni dopo inaugurata; peraltro nel 1770 la città aveva già avanzato istanza al Senato Veneto che la libreria della soppressa Abbazia di San Zeno, arricchita nel 1720 dal legato del Cardinale Priuli, restasse a Verona: "a beneficio e commodo, di questi cittadini che delle belle arti sono amatori e studiosi". La successiva soppressione della Compagnia di Gesù offrì l'occasione di ribadire la richiesta originaria con l'aggiunta della libreria dei Gesuiti nonché della chiesa e del collegio di San Sebastiano. Nel 1790 il Consiglio considerando il bisogno per "questa popolata e non oscura patria di una scelta pubblica Biblioteca", deliberò pertanto di riunire le tre librerie (nel frattempo era giunto il primo lascito privato di Aventino Fracastoro), di custodirle e di farne elenco affidandole a Girolamo Rivanelli e a Benedetto del Bene.

I libri crescevano (nel 1795 giungeva il lascito di A.M. Lorgna), però non circolavano. Seguirono anni difficili: le note vicende belliche, le immancabili ruberie; si pensi che le librerie dei Benedettini e dei Gesuiti, che nel 1784 possedevano 8793 unità, nel 1802 raggiungevano complessivamente soltanto le 6000, In tale anno fu incaricato della biblioteca l'abate Antonio Zamboni. Pur nelle immancabili difficoltà finanziarie, nei guai accennati e nei ritardi, il cammino era comunque iniziato. Aumentavano i lasciti e doni privati, documento insigne di una devozione "nazionale" tutta nuova e da stabilire.

Subentrato Giovanni Accordini ad Antonio Zamboni, troppo occupato con la scuola (l'istituzione della biblioteca del Liceo Classico è sua), nel bilancio cittadino alla biblioteca, nel 1818, furono assegnate 1600 lire, Solo che il denaro se n’andava soprattutto in spese di manutenzione! Le vicende del 1848 consigliarono la chiusura dell'istituto e se ne murò addirittura l'accesso!

Nel 1858 il bibliotecario abate Cavattoni stampò una breve memoria sull'istituzione della biblioteca e sui lasciti, argomento ripreso nel 1869, in occasione dell'ampliamento dei magazzini. Di seguito l’abate Ignazio Zenti stampò la sua relazione per gli avvenimenti dal 1858 al 1875. Nel 1868 il patrimonio librario raggiungeva complessivamente i 60.000 volumi, perciò al principio del secolo (1907) fu necessario allargarsi all'attigua ex sede dell'Istituto Tecnico Provinciale, riunendovi gli Antichi Archivi.

Allo Zenti successe infine Giuseppe Biadego, uomo di alta cultura, in relazione di studi e di ricerche con mezza Europa, e grazie alla sua sapienza professionale l'Istituto trovò decisamente stabilità e sicurezza. E l'unità del Paese, i suoi commoventi slanci umanitari favorirono indubbiamente la grand’opera. Purtroppo la sede più vasta ricavata nell'immediato anteguerra dall’ex chiesa di San Sebastiano, per il bombardamento aereo del 4 gennaio 1945, fu totalmente distrutta.

I danni al patrimonio librario furono abbastanza seri, in particolare quelli riportati dalla raccolta di incisioni e di carte geografiche; salvo ad ogni modo il materiale manoscritto e incunabolistico. L'accesso alla biblioteca non fu murato, anzi la chiusura fu pressoché insignificante. Furono prestamente riutilizzati i vecchi ambienti, ripristinate la magnifica sala di Teologia e la sala di Poligrafia; restaurati e ricavati infine nuovi magazzini e una sala di lettura alla fine degli anni cinquanta.

Laboriosissima la questione della ricostruzione, risolta finalmente in gran parte con l'edificio progettato da P.L. Nervi, sempre sulla sede dell’ex chiesa, e inaugurato il 2 giugno 1980, quale modernissimo contenitore dell'intero patrimonio librario e con uno sviluppo potenziale di oltre il milione di volumi. Pertanto fu rilevato e analizzato tutto il materiale accumulato in 200 anni di vita, e noto e mal noto se non ignoto; riordinati, inventariati, fotografati e in buona parte rischedati 150.000 opuscoli; ricollocate alcune migliaia di carteggi e a individuate e riordinate 6.000 cinquecentine, a disposizione dell'operazione di rilevamento nazionale, coordinato a con le biblioteche europee e americane. Il trasferimento nei nuovi magazzini è avvenuto gradualmente; svuotata la zona "storica" della biblioteca, magazzini antichi e uffici, nel vecchio edificio han trovato posto - con una vasta sala di lettura - 4 sale di consultazione (storico-Ietteraria, scientifica, manoscritti, periodici), ordinamento, direzione e tutta una nuova serie di servizi.

L'attiguo palazzetto dell'ex-Biblioteca Popolare, restaurato e dotato di modernissime strutture, offre la sede permanente di mostre, organizzate dalla Civica, di grafica, di editori e di artisti del libro. È ben noto che la sua raccolta di libri di pregio tipografico e illustrati da artisti moderni italiani e stranieri, è superata solo da quella di Milano.

È qui da ricordare la raccolta in un corpus prezioso e interamente disponibile a Verona delle opere di Felice Feliciano da Poiano, epistolografo, epigrafista, poeta: accanto ai due codici già alla Civica (codd. 2845 e 3039) sono stati infatti microfilmati tutti i suoi autografi. Un servizio di informazioni anche via telefono è già in atto; attivissimo il servizio riproduzioni; una piccola stamperia moltiplica le schede dei libri nuovi o riordinati, soprattutto per rifornire gli altri istituti comunali, l'Università e la Società Letteraria, con l’auspicio di giungere al Catalogo generale delle biblioteche comunali: della Civica, del Museo di Storia Naturale e del Museo d'Arte.

AI presente la biblioteca possiede oltre 515.000 volumi e opuscoli rari e di pregio compresi (aldini, cominiani, bodoniani), 1230 incunaboli, 6.000 cinquecentine, 3.600 manoscritti, 95.000 lettere, documenti, fogli volanti, un'imponente fototeca, 2.000 stampe, carte geografiche e topografiche sulle quali splende il mappamondo di Leardo del 1442. Patrimonio eccellente, esplorato e da esplorare, soprattutto tra i manoscritti e le cinquecentine, che nell'attuale lavoro di ricupero hanno riservato notevoli sorprese.

È a questo punto che va più ordinatamente ripreso il discorso su quelli che potremmo chiamare i "padri fondatori", che con i loro lasciti generosi stabilirono veramente la magnificenza e la preziosità dell'Istituto. Nel 1812 erano affluiti i lasciti di Girolamo Rivanelli, di Leonardo Targa e nel 1826 di Gaetano Benini. Nel 1832 l'importante raccolta cominiana di Paolo Emilio Zuccalmaglio; nel 1833 oltre 10.000 opere della libreria di Ciro Pollini; nel 1834 i libri di legge di Federico Ferrighi; nel 1838 il legato di Luigi Trezza (tra gli altri 6 mss.); nel 1840 con il legato di Gaetano Tua anche i 5.700 volumi di Giuseppe Venturi; nel 1847 un migliaio di volumi di Antonio Stappo. Nel 1849 per una cifra non terrificante la Biblioteca riuscì ad assicurarsi i preziosissimi "resti" della Libreria Gianfilippì-Saibante finite ad un'asta parigina, e sono 17.535 libri tra i quali 408 incunaboli e 336 codici. Tra il 1858 e il 1875 si aggiunsero il lascito Orti Manara (tra cui 121 mss., alcuni dei quali già della Gianfilippiana e della Saibantea), il fondo Fregoso, il legato di Bartolomeo Sorio (2075 opere a stampa e una ventina di mss.), e tra il 1869 e il 1872 il lascito dell'illustre filologo Bernardino Biondelli. Fin dal 1868 il canonico G.B. Carlo Giuliari, tra le più nobili figure della cultura veronese, aveva iniziato a passare alla Civica la sua ricchissima collezione di opere di autori veronesi aggiungendone via via manoscritti e carteggi. Commovente leggerlo: " Nel corso di sopra un quindici anni tròvomi in possesso di ben 4.000 volumi di opere veronesi, senza contare le più migliaia di opuscoli e fogli volanti e stampe. Non è ignoto il mio desiderio che questa privata collezione con tanto amore da me fatta, fosse quandochessia benignamente ospitata nella nostra Civica Biblioteca".

Alla fine i volumi furono 6383, tra i quali 74 incunaboli, e tutta una serie di manoscritti per lo più autografi delle molte, preziose edizioni sortite dall’avita stamperia. Tra Il 1869 e il 1870, definita la questione della proprietà dei beni appartenenti a istituzioni religiose disciolte e assicurate allo Stato, passarono alla Biblioteca i resti delle librerie dei Filippini, dei Cappuccini, dei Carmelitani, ecc.

Nel 1895 i 3666 volumi del legato Salomoni; nel 1900 i 2000 opuscoli del legato Perez-Pompei. Successivamente, nel primo decennio del 1900 altri benemeriti furono Francesca Zambusi dal Lago, Giuseppina Bevilacqua Molena, Giuseppe Fraccaroli, Pietro Zenati, Giuseppina de Scolari ved. Gemma, Giovanni Belviglieri, Bonuzzi. E finalmente nel 1909 giunse la ricca e preziosa libreria Campostrini (10.000 volumi, tra i quali 101 mss. e 91 incunaboli). Indi il legato Bertoli (11.145 volumi, tra i quali 29 mss. e 3 incunaboli); il legato Monga (con 64 mss.), quello di A. Messedaglia (6899 voll.), cospicuo soprattutto di carteggi. Nel 1913 il legato Zambelli (1891 voll. tra i quali 12 mss. e 4 voll., mss. e carteggi). Indi i resti aleardiani, il dovizioso fondo Achille Forti, quello da Lisca, di Serego Alighieri (incalcolabile la preziosità dei suoi carteggi), l'intera biblioteca di Luigi Messedaglia, il legato di Casimiro Adami e di Michele Lecce. Il più recente e sicuramente con quello del Messedaglia tra i più notevoli per l’estensione e la modernità delle sue raccolte, è il dono della biblioteca di G.B. Pighi. Ultimo ma non meno importante è stato il passaggio alla Civica della gestione della Fondazione Lionello Fiumi, particolarmente interessante per i ricercatori di letteratura contemporanea.

Dalla quantità alla qualità, ma quest'ultima è già trasparente nella pur sommaria descrizione dei lasciti e degli acquisti. I codici miniati non solo molti e tuttavia consentono nella loro coordinazione di poter testimoniare l'esistenza di una locale e ricercata «bottega» di decorazione, collegata naturalmente sulle direttrici emiliane e lombarde.

Dai resti dell’abbazia di San Zeno risaltano 6 corali (XV e XVI sec., codd. 738, 739*, 739**, 741, 743, 745), che si apparentano nelle iniziali miniate e nei fregi mentre, per figure e paesaggi, è visibile la scuola del Dai Libri, il mantegnismo favorito indubbiamente dal famoso trittico di San Zeno! L'oro sempre contornato di nero, i tondi dorati che complicano i moduli emiliani, la predilezione di certi colori, quali il rosa, il verde e l'oltremare, tuttavia da confrontare con il cod. 3036 "Gli Statuti di Cangrande" del 1328, di valore inestimabile quanto il 3037 "Gli Statuti veronesi" del 1276. O ancora con l'unico codice dantesco siglato da un veronese ma alla Bertoliana di Vicenza. I 2 "Dante" posseduti dalla Civica e di provenienza Campostrini (codd. 2856 e 2896) per quanto interessanti la versione del Poema, non sono veronesi, ma più estensivamente d’area settentrionale.

Sicuramente la novità pressoché insulare è reperibile nel cod. 739*, la cui sontuosa miniatura iniziale attribuita a Francesco Dai Libri trent'anni fa da Franco Riva (già direttore della Civica) e finora accettata dalla critica, rappresenta con quella del cod. lat. 306 della Pierpont Morgan Library di New York, l'esemplare più sicuro dell'attività del grande miniatore.

Fondamentali i tre corali di provenienza Orti-Manara (codd. 740, 742, 744), databili dalla fine del secolo XIII al XV e da collegare in parte con il famoso e più vetusto codice di San Giorgio (cod. 1853), appartenuto al Monastero di Santa Maria Maddalena in Campo Marzio. Una documentazione abbastanza rigorosa per una tradizione di miniatura veronese, avanti il trionfo dei Dai Libri.

Naturalmente nel "tesoro" della Civica figurano altre scuole, la bolognese (codd. 107, 357, 540 e 730-2), la ferrarese (codd. 8, 2862, 2863), la lombarda (codd. 2867, 2868, 2896), la toscano-fiorentina (codd. 473, 476, 758, 1171, 1186, 2007, 2829, 2817), la fiamminga (codd. 2103, 2824), la pseudofiamminga (cod. 718), la francese (cod. 52). Particolare importanza ha il cod. 52 (di provenienza Gianfilippi), che riunisce una lettera manoscritta di G. Fichet ai Principi di Savoia, e unita non solo fisicamente, con l'incunabolo delle "Epistole e Orazioni" del Bessarione, ma è meglio ancora, decorata dalla medesima mano. Si sa che l'editore parigino usò accompagnare la "suasoria" del Bessarione per una nuova Crociata a parecchi monarchi europei, e superstiti sono gli esemplari di Edoardo IV e di Luigi XI. Il nostro dovrebbe rappresentare l'esemplare destinato ai Savoia, che se nel XV secolo non valevano politicamente un Edoardo d'lnghilterra, sentimentalmente superavano tutti nell'animo del Fichet di non celata origine savoiarda.

Tuttavia memorabili "La Regola benedettina" (cod. 2005 b); del sec. XI, sempre di provenienza del Monastero di San Zeno, come i "Sermoni di San Zeno" del sec. XV (cod. 2007); "L'arte della guerra" del Machiavelli (cod. 511), autografo; un "I trionfi" del Petrarca (cod. 374) di interessantissima lezione, tutti di provenienza Gianfilippi. Ed è nel fondo Orti Manara che sono stati rinvenuti 18 grandi incisioni delle antichità di Verona, riportate all'acquaforte da Ronzani, Luciolli e Lazzari e mai stampate: o meglio, finalmente studiate da G.P. Marchini e stampate nel 1974 dalle Editiones Dominicae.

Altrettanto memorabili "Egloghe e Georgiche" di Virgilio (cod. 1929), "Ars Notarilis" di Ventura da Verona (cod. 1657), di provenienza Giuliari; di provenienza Maffei di Piazza Erbe il celeberrimo "De Divisionibus paludis Comunis Verone" di Enverardo Notaio (cod. 2004, sec. XII-XIII); di provenienza Campostrini da aggiungere l'autografo della "Merope" del Maffei (cod. 2816), dell'"Odissea" del Pindemonte (cod. 2855), un "Filocolo" del Boccaccio riccamente miniato (cod. 2868), e altri 2 Boccaccio (Corbaccio e Ameto) del sec. XV (codd. 473 e 476) però gianfilippiani.

Quanto alle scritture documentate dai codici della Civica sono almeno tre secoli (IX, XI e XII) di minuscola carolina: i frammenti di Sant'Agostino e di Giustiniano (codd. 3035 e 3036) nonché il "Martyrologium" di Usuardo (cod. 2005*). Qualche isolato esempio di longobarda e una buona quantità di gotiche, dalla tedesca all'italiana, e poi la corale, la bastarda francese, la pseudo bastarda francese mediata dalla Germania; infine la gotica "fere humanistica" e l'umanistica con tutte le sue variazioni, anche cancelleresche.
Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1981

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