Login / Registrazione
Venerdì 9 Dicembre 2016, San Siro
follow us! @travelitalia

Battaglia di Rivoli Veronese

A sottolineare l'importanza storica della battaglia di Rivoli (14 gennaio 1797) basta il fatto che essa soltanto fu scelta a rappresentare con il proprio nome la "Campagna d'Italia" nel Mausoleo degli Invalidi, a Parigi, dove sono raccolti dal 1839 i resti mortali di Napoleone Bonaparte; e lo conferma l’intitolazione ad essa di una delle più importanti arterie stradali della capitale francese, quella Rue de Rivoli che si snoda in perfetto rettilineo per poco meno di tre chilometri dalla chiesa di Saint Paul-Saint Louis, costeggiando l'Hotel de Ville, la Tour Saint Jacques, il fianco orientale del Louvre, dei giardini delle Tuileries e del Palazzo dello Jeu de Paume, fino a Place de la Concorde.

Dopo i successi della primavera-estate del 1796 contro gli Austro-Piemontesi, scanditi dalle vittoriose battaglie di Montenotte, Millesimo, Dego, Ceva, Mondovì, Cherasco, Napoleone Bonaparte, tolto agevolmente di mezzo lo Stato sabaudo, prosegue indisturbato la sua avanzata fino alla linea del Garda e del Mincio, assicurandosi il controllo di Verona e cingendo d'assedio la piazzaforte austriaca di Mantova, dove gli «imperiali» del generale Wurmser furono costretti a rinchiudersi. Sull'onda del successo, Bonaparte vuole sfruttare il momento propizio e chiede rinforzi al governo di Parigi; ma il Direttorio non condivide l’euforia del giovane generale al punto di incaricare il Commissario Governativo Salicetti, che era stato insediato a Milano, di frenare l'avanzata dell'Armata d'Italia. Convocato a Milano dal Salicetti per "comunicazioni urgenti", Bonaparte risponde con un netto rifiuto: la lettera originale, datata 19 agosto '96, è conservata tra i cimeli del Museo risorgimentale di Rivoli Veronese.

Giocando d'abilità, Bonaparte finge di togliere l’assedio a Mantova con una mossa che crea incomprensioni e disappunto tra i suoi stessi generali. L'anno prosegue con una serie di scontri il cui scopo è di ampliare e consolidare il raggio della penetrazione francese nella pianura padana, Viene conquistata l'Emilia e si creano le due Repubbliche Transpadana e Cispadana. Solo in un secondo momento riprendono le ostilità verso nord-est, scandite dagli scontri di Caldiero e d’Arcole. Il successo francese sulle sponde del torrente Alpone costringe il generale barone Alvinczi, che Vienna aveva nominato comandante in capo dell'armata austriaca in Italia e a cui aveva affidato il compito prioritario di liberare Mantova, a ritirarsi in Tirolo; mentre Bonaparte, ora in posizione ben più salda, cinge nuovamente d'assedio Mantova.

A Vienna, tuttavia, non si rimaneva inerti. Mentre da un lato si cercò di avviare trattative con Bonaparte allo scopo di guadagnare tempo - ma il tentativo fallì - d'altro canto, si allestì una nuova poderosa armata, forte di 65.000 uomini, perlopiù giovani e bene addestrati ed equipaggiati, A comandarla fu chiamato ancora l'Alvinczi, cui furono assegnati anche i migliori ufficiali austriaci del tempo. Obiettivo primario: snidare i Francesi dalle pendici del Monte Baldo, liberare Verona, raggiungere e riconquistare Mantova; in seguito si sarebbe sferrato un secondo attacco per riprendere i territori ex-pontifici dell'Emilia.

Nonostante la serie strepitosa di successi, Bonaparte non aveva ancora, fino a quel momento (siamo ormai sul volgere del 1796 cioè agli inizi dell’anno quinto dell’era repubblicana, che si era iniziata il 22 settembre 1792), inflitto nessun colpo decisivo al potenziale offensivo dell'esercito imperiale. Le vittorie francesi, per il loro rapido succedersi, avevano sortito un grosso effetto psicologico a favore del Bonaparte, ma la partita doveva essere ancora interamente giocata.

Lo Stato Maggiore austriaco aveva elaborato un piano d'attacco articolato: fare scendere verso Verona lungo la Valle dell'Adige il grosso dell’armata con l'Alvinczi in testa; una colonna agli ordini del generale Lusignan si sarebbe staccata per ripulire il Baldo dalla presenza militare francese; il resto dell'armata, affidato al generale Provera, avrebbe dovuto attaccare il settore orientale dello schieramento francese tra Vicenza e Verona e, una volta superato l'ostacolo, passare l'Adige in prossimità d’Angiari e puntare velocemente su Mantova, dal cui interno gli assediati avrebbero tentato subito una sortita congiunta; l'Alvinczi avrebbe dovuto calare vittorioso fino a Verona e i due tronconi dell'armata si sarebbero a lui ricongiunti in vista della seconda fase della spedizione.

Conosciuto il piano, Bonaparte decide di attaccare senza indugi gli Austriaci prima del loro sbocco dalla Vai d'Adige in pianura; attesta le sue truppe attorno a Rivoli a mo’ di Cuneo tra la colonna dell'Alvinczi, che procedeva lungo il fondo valle con le artiglierie, e quella del Lusignan, che scendeva dalle pendici del Baldo.

Sulle prime i Francesi sembrano non sostenere l'urto: tra il 12 e il 13 gennaio del 1797 le divisioni dei generali Joubert e Le Blay sono sfondate. Bonaparte intuisce che occorre impedire a ogni costo il congiungimento della colonna operante sul Baldo con quella più numerosa, che procedendo lungo l'Adige tenta di guadagnare le posizioni strategiche dell'altopiano di Rivoli per installarvi le proprie artiglierie. Perciò nella notte tra il 13 e il 14 egli s’insedia sul Monte Pipalo e ordina di concentrare la resistenza sullo sperone della Madonna della Corona e sul Colle San Marco, mentre dispone tutte le artiglierie sull'orlo dell'altopiano di Rivoli con le bocche puntate contro il fondo valle. Il passo di Incanale viene tempestivamente bloccato, mentre il generale Wukassovich e il principe di Reuss tentano invano di passare in massa sulla sponda destra dell'Adige.

La colonna del Baldo, guidata dal Lusignan, tenta allora di aggirare le postazioni francesi da occidente per congiungersi con le truppe dell'Alvinczi a sud, verso Dolcé. Ma il mattino del 14 gennaio la divisione del generale Massena riconquista il sistema collinoso che si stende tra Rivoli e Caprino Veronese, il Trombalora; prontamente vengono riorganizzate le divisioni di Joubert e di Le Blay. Lusignan, raggiunta Affi, procede verso sud convinto del felice esito dell'aggiramento. Ma Bonaparte, con un’improvvisa inversione di manovra, scarica le forze operanti sul fronte settentrionale alle spalle del Lusignan, contro il quale invia da sud anche una colonna guidata dal generale Rey. Lusignan è sbaragliato.

Alvinczi, impedito dal continuo scorrere della cavalleria del generale Leclerc, non riesce a portare sull'altopiano di Rivoli le proprie artiglierie. Sulla fine della giornata del 14, Alvinczi ordina la ritirata verso nord, cercando di limitare al minimo le già pesanti perdite di uomini e di materiali. Il giorno 16 da Avio egli scrive all'imperatore Francesco Il presentando le sue dimissioni, mentre Bonaparte, dopo il rapidissimo "Gran Rapporto" in Affi, si accinge a correre incontro al generale Provera, che comandava l'altro colonna dell'armata austriaca operante sul fronte orientale. Il Provera, in realtà, era riuscito a raggiungere Mantova e proprio sotto le mura della città egli venne battuto dai Francesi; entro pochi giorni anche gli assediati si sarebbero arresi a Bonaparte.

Secondo stime attendibili, le forze schierate in campo nella battaglia di Rivoli sarebbero state di ventimila fanti e milleseicento cavalieri da parte francese, ventisettemila fanti e solo qualche centinaio di cavalieri da parte austriaca. Circa l'entità delle perdite esiste grande incertezza di valutazione per entrambe le parti: il che si spiega agevolmente. Secondo le rispettive fonti ufficiali, gli Austriaci avrebbero perduto, tra morti, dispersi e i prigionieri, circa quindicimila unità, i Francesi millenovecento uomini; ma è evidente che entrambe le cifre devono essere notevolmente aumentate.

La battaglia di Rivoli suggellò, dunque, il trionfo della "Campagna d'Italia" intrapresa dal giovane Bonaparte e gli aprì la strada alla conquista del Veneto e quindi della stessa Venezia". A soli nove mesi dalla battaglia di Rivoli, infatti, il 17 ottobre 1797, Bonaparte sarebbe già stato in grado di siglare con l'Austria quel trattato di Campoformio con cui egli cedeva all'Impero il Veneto in cambio del riconoscimento ufficiale della presenza francese in Italia, in Emilia e Lombardia.

A Rivoli Veronese, come abbiamo prima accennato, esiste una Civica Raccolta di cimeli riguardanti la storica battaglia. Tra le cose più notevoli vanno segnalati il dipinto di Walter Resentera, raffigurante un soldato napoleonico di sentinella, nell'ingresso, e una copia del busto di Bonaparte all'epoca della battaglia, tratto dall'originale esistente nel Museo del Risorgimento di Milano. Il primo settore della Raccolta presenta varie stampe dell'epoca e la già ricordata lettera del Bonaparte a Salicetti; nel settore centrale vi è un plastico in scala 1/10000 della battaglia, varie carte topografiche, documenti in parte originali, in parte fotocopiati inerenti alle vicende politico-miIitari del fatto d’armi, cimeli vari, ritratti e un dipinto del Resentera, a grandezza naturale, raffigurante Bonaparte che entra nella fattoria Ca’ del Rì di Affi per il "Gran Rapporto". Gli altri settori sono dedicati rispettivamente alla caduta di Venezia nel 1797, alla fondazione delle Repubbliche Cispadana, Cisalpina, Italiana e quindi alla creazione del Regno d'Italia, con vari manifesti originali; l'ultimo settore è dedicato al Risorgimento italiano, cui si aggiunge una Biblioteca di alcune centinaia di volumi con alcune rarità bibliografiche e ancora copie di documenti provenienti dai musei di Guerra di Vienna e di Parigi.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1982

Condividi "Battaglia di Rivoli Veronese" su facebook o altri social media!