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Bardolino

Verona / Italia
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Già capoluogo di distretto e di mandamento, sulla sponda veronese del Benaco, fra Lazise e Garda, Bardolino è oggi Comune ad economia prevalentemente turistica, anche se le attività agricole vi continuano ad allignare rigogliose, producendo soprattutto quei vini che hanno reso giustamente famoso il toponimo in tutto il mondo.

Il "Bardolino" classico conta appunto le sue vigne migliori proprio qui, fra Calmasino e Costabella, fra San Colombano e la Val Sorda, anche se la zona di produzione si estende pure su gran parte del territorio dei Comuni di Bardolino, Garda. Lazise, Affi, Costermano, Cavaion, Torri del Benaco, Caprino, Rivoli, Pastrengo, Bussolengo, Sona, Sommacampagna, Castelnuovo, Peschiera e Valeggio. La denominazione di Bardolino "classico" è riservata dunque esclusivamente - e giustamente - al territorio compreso nei Comuni di Bardolino, Lazise, Garda, Affi, Costermano e Cavaion. Ma se la vite tiene ancora oggi il primo posto tra le colture dell'agro bardolinese, assai consistente era anche, fino ad alcuni decenni fa, la produzione in tutta la zona d'ottima frutta da tavola, tanto da giustificare alcuni distici o filastrocche dialettali come questo: "a magnar i fruti de Bardolin, no basta gnanca la gola de Arlechin"; o come quest'altra: "trota, trota cavalin, andaremo a Bardolin, a comprar i fighi sechi, per 'sti pori buteleti… ".

"Queste frutta - scrive agli inizi del secolo I'estensore d'una nota su Bardolino ne' La patria di Gustaco Strafforello - sono esposte a Verona, a Mantova, in Liguria ed anche in città dell'alta Lombardia"; così aggiungendo "ogni altra sorta di prodotto è data dal gentile suolo di Bardolino e non mancano neppure gli olivi, dal cui prodotto si estrae olio assai buono, sebbene in quantità relativamente ristretta".

Quella della coltivazione dell'olivo - che tuttavia ancora in parte caratterizza il paesaggio delle colline moreniche alle spalle lei capoluogo - era invece un tempo la principale attività agricola esercitata in loco. Documenti del 1194 pubblicati dal Castagnetti ci fanno capire che su ottanta pezze di terra individuabili, di proprietà lei monastero veronese di San Zeno, ben cinquantatré (pari dunque al 66,2%) erano coltivate ad olivo, 19 a vite (18,7%), cinque ad orto (6,2%), due a coltivazione promiscua ad olivo e vite, cinque con un casamentum sopra di sé.

Storicamente dunque la coltura agricola più diffusa era anche qui, come del resto lo era in tutto il Lago di Garda, quella dell'olivo. Del resto ben si sa che nella zona della collina gardense che si estende tra Affi e Garda la coltivazione dell'olivo è favorita, più che dal tono fondamentalmente calcareo del terreno, dalle condizioni termiche, in particolare dalla mite temperatura del periodo invernale che si mantiene sempre alta e in rarissimi giorni scende sotto lo zero. Ed è anche questa mitezza della temperatura che rende oggi Bardolino località turistica ricercata non soltanto durante i mesi estivi ma anche durante i mesi invernali, soprattutto per quei soggiorni di persone anziane che, più che una moda, stanno diventando una necessità.

La popolazione di questo Comune è oggi concentrata nel Capoluogo, con le contrade Ceola, Cortellino, Eramo, Modena e Rocca; in Calmasino, con le contrade Carlotte di Sopra, Cristo, La Palù e Spadi; e in Cisano, mentre soltanto poche persone abitano ormai i casolari sparsi, caratteristici di un'architettura rurale con esempi di singolare bellezza, prima che l'avvento del benessere, e con esso di un malinteso rifiuto del passato, decretasse in molti casi irreparabili abbandoni e relative distruzioni.

La zona, abitata fin dalla preistoria, ha restituito anche alcune testimonianze importanti della presenza d'abitanti palafitticoli, in particolare la stazione a Cisano posta di fronte all'omonimo abitato: lavori di dragaggio del porto e del fondo lacustre hanno consentito, tra il 1938 e il 1940, per interessamento di don Trecca e del prof. Zorsi, consistenti recuperi, mentre l'impiego d'attrezzature subacquee ha permesso, nel 1958, I'individuazione di un settore dell'abitato ancora inesplorato, risparmiato dai precedenti lavori.

Anche la colonizzazione romana vi è testimoniata: monete, cippi, lapidi, genietti funerari furono in varie occasioni qui rinvenuti. Notevoli, tra i reperti, il cippo che Lucio Ottavio Trebiasio dedicò alla madre Massima Valeriana ed al padre Lucio Ottavio Luciliano; o l'altro cippo che un quadrumviro della gente Ottavia aveva eretto a se stesso ancora vivente; o la stele tombale che ricorda un Sestio Tendio e quella eretta "all'uomo buono" dal figlio Sabino, trovata da Marin Sanudo, alla fine del secolo decimoquinto, in un sepolcro.

Nel Medioevo Bardolino fu uno dei principali comuni lacustri (1193), divenendo poi fortificata cittadella scaligera, resti della quale sono ancora visibili nell'abitato, rivelando la presenza di munitissime torri. Certo: contrariamente a quanto ci resta a Lazise o a Torri, di Bardolino scaligera poco possiamo dire, allo stato attuale delle cose. Ma nella carta militare tardo trecentesca pubblicata per la prima volta dal Fascinelli, anche il castello di Bardolino appare ancora integro e ben definito: a forma quadrata esso rinserra il porto, l'abitato, la chiesa dal campaniletto senza cuspide.

E sappiamo anche che le mura medievali di Bardolino resistettero, con il loro fossato, fino al secolo scorso, sebbene manomissioni dell'impianto si fossero verificate già a partire dal Settecento, vivamente denunciate all'epoca stessa. Esse furono demolite in parte quando si costruì l'attuale chiesa parrocchiale (1830-1844) e poi all'epoca della costruzione della ferrovia Verona-Garda e dal relativo viale della stazione.

Nel capoluogo la chiesa parrocchiale, dedicata a San Nicolò e a San Severo, fu riedificata infatti in redazione ottocentesca su disegno di Bartolomeo Giuliari, ma sulle rovine dell'antica Chiesa di San Nicolò, del 1223. Consacrata nel 1891 - dopo cioè che fu completata per la munificenza del marchese Filippo Alessandro Gianfilippi, con la monumentale facciata - essa accoglie tra l'altro una Via Crucis del Marcola. Pochissimi resti ci rimangono del famoso priorato di San Colombano. La chiesa era già in rovina nel 1789 ed oggi non ne rimangono che avanzi di mura. Si tratta di un complesso comunque ricordato fino dall'anno 862 quando il monastero di Bobbio, da cui dipendeva, possedeva qui sul Lago di Garda molti beni: un molino, una pescheria, parecchi appezzamenti di terra variamente coltivati a cereali, a viti e ad olivi, ed una selva capace di ingrassare quattrocento maiali. Ma esso doveva esistere da prima se fin dall'anno 835 I'abbazia di Bobbio ritraeva dal territorio gardesano l'olio necessario per tutti i suoi bisogni.

Ben conservato - anche per una serie di restauri - è invece il complesso romanico della chiesa di San Severo (secolo XII) con importanti cicli d'affreschi e resti di una cripta altomedioevale. Una delle chiese romaniche fra le più belle di tutta la provincia di Verona, da tempo non più ufficiata, essa rimase, durante tutto il secolo scorso, in uno stato di pietosa desolazione. Era diroccata ed in alcuni punti quasi cadente nel 1869, quando divenne proprietà del Comune che la trasformò in teatro. Lavori di restauro furono iniziati nel 1927 con la demolizione dell'abside maggiore, quadrata. Si continuò poi lo scavo della cripta e, nel 1932, si ricostruì sulle fondamenta antiche I'abside maggiore.

Con la bella chiesa di Santa Maria della Disciplina, del 1396 (il titolo "della Disciplina" vi fu aggiunto in seguito per esservi stata eretta una confraternita di tal nome), altre chiese sono ancora sparse per la campagna circostante. A Corteline, in aperta campagna, sorge ad esempio San Vito, del secolo XIII, che dipendeva dal monastero di San Colombano e che rimase abbandonata anch'essa, nel secolo XVII (l'ultimo restauro vi fu eseguito ai primi del '900), mentre al confine fra i Comuni di Bardolino e Garda è una chiesa dedicata a S, Pietro del secolo XII, ma che subì varie modificazioni fino al 1766.

Sulle colline alle spalle di Bardolino si trova poi I'eremo con la Chiesa di San Giorgio, che sottentrò ad un'omonima più antica, dal 1530 soggetta al priorato di San Colombano. Quando questa fu abbattuta, i Camaldolesi ne edificarono una nuova nel 1669 con annessi edifici conventuali. E se a Paerno, troviamo un oratorio dedicato a San Francesco, del secolo decimosettimo, degno d'attenzione è ancora il sacello dedicato a San Zeno, nella località omonima, che risale all'ottavo-nono secolo e che è uno dei più interessanti monumenti dell'architettura carolingia veronese e dell'Italia settentrionale.

Una delle frazioni più popolose di Bardolino è Cisano, che si trova a due chilometri da Bardolino e a tre dal castello di Lazise. Si è già detto come le sue origini siano antichissime: si sono trovati infatti, nel 1927, in fondo al lago, resti di un villaggio di palafitte.

Ma Cisano è ricordata soprattutto per la famosa pieve di Santa Maria, che è l'elemento più importante e caratterizzante il nucleo primitivo della frazione. La facciata della chiesa è prettamente romanica, formata da ciottoli e da cotto, con un bel protiro pensile. A destra della facciata si innalza la torre campanaria quadrata, pure romanica. Purtroppo l 'interno di questa interessantissima chiesa fu rifatto nel secolo scorso distruggendo anche la cripta: "è doloroso il dirlo - scrisse Carlo Cipolla in proposito - questo atto di vandalismo fu commesso da un uomo colto ed erudito. La venustà aveva reso pericoloso l'edificio; ma ben potevasi porvi riparo senza alterarne completamente il carattere".

C'è, ancora a Cisano, sempre nella pieve di Santa Maria, un'iscrizione dipinta che è forse la più antica iscrizione altomedioevale del Veronese. Vi si racconta che un anonimo prete, nel diciannovesimo anno del suo presbiterato, edificò, o forse riedificò, questo sacello che qualche tempo dopo fu restaurato e decorato a cura di un prete di nome Tempone. Essa ci rimanda probabilmente. Come ha ben notato il Pighi, alla fine del secolo settimo o agli inizi dell'ottavo, segno che allora una chiesa di Santa Maria già esisteva, come sembrano attestare anche alcuni bassorilievi di quegli anni.

La località San Michele di Calmasino è anch'essa probabilmente d'origine longobarda perché qui sarebbero infatti venute alla luce tombe dell'ottavo secolo. Calmasino è del resto ricordato per la prima volta nel 1882. Esso apparteneva fin dall'undicesimo secolo al capitolo dei Canonici di Verona. Nel 1828 fu eretto in parrocchia. Nell'epoca comunale aveva in località Castello una tratta, cioè un luogo chiuso munito a mo' di fortilizio, che doveva servire da rifugio alla popolazione in caso di necessità.

Ma, tornando a Cisano c'è ancora da dire che in ogni anno, l'otto settembre, si svolgeva - e in tono assai minore si svolge tuttora - una rinomatissima "sagra dei osei", sulla piazzetta accanto alla chiesa di Santa Maria. Vi convenivano persone d'ogni condizione sociale da tutto il lago e da tutta la provincia di Verona, ma anche dalle province di Trento, di Brescia e di Mantova. Era una grande kermesse celebrata in vista delle migrazioni autunnali, quando gli uccelli si sarebbero spostati dal nord al sud e viceversa su rotte che il loro istinto ben conosceva ma che pure ben conoscevano anche gli uccellatori. Era dunque la festa di quanti praticavano I'uccellagione con fucili ma soprattutto con reti sistemate ai limitari di boschi e colture agricole, o attorno a roccoli appositamente costruiti in parchi di ville e comunque in recessi agresti. E i "osei" di Cisano erano appunto uccelli da richiamo, sistemati nelle loro gabbiette ed appositamente addestrati al loro mestiere: quello di attirare nelle mortali trappole gli ignari e spesso affamati viaggiatori.

La fiera - ricorda Benedetto Lenotti - iniziava alle cinque del mattino. Alle otto iniziava la gara di canto degli uccelli ed una severa giuria giudicava e premiava tra i battimani della folla: "Avvicinandosi, all'occasione, alla sede della gara - ricorda sempre il Lenotti - si possono udire le infinite sfumature dei vari canti e gorgheggi degli uccelli ed imparare dai mercanti e dagli intenditori che il merlo è il "re dell'oselanda", il tordo è il principe della mensa, ma anche un buon musico, e l'usignolo è il re del canto. Come cornice alla "Sagra" vi è, ai margini della fiera, il mercato degli oggetti occorrenti all'uccellagione, alla vinificazione ed anche il parco dei divertimenti".

Un capitolo a parte occorrerebbe a questo punto aprire per dire delle numerose ville affacciate sul lago e nell'interno del Comune di Bardolino: la Guerrieri, la Bassani-Raimondi, la Giuliari-Gianfilippi. La Marzan, la Betteloni e la Bottagisio.

Villa Guerrieri, in via San Martino, ottocentesca, di non alto valore architettonico, fu costruita sull'area di altra più antica. Con un bel portale classico d'accesso al giardino dal paese, ha di notevole il parco, prospiciente il lago, con resti di antico castello o fortilizio. Termina verso il paese con le antiche case dei Fermi, il cui palazzo conserva l'aspetto primitivo nelle porte, finestre, scala esterna, e in qualche ambiente interno.

E se villa Bassani Raimondi, in via Fosse, non presenta particolari pregi architettonici (risale infatti al primo Ottocento), essa era però apprezzata, fino a pochi decenni fa, per un denso parco, che subì purtroppo, durante e dopo la guerra, dolorose falcidie.

Anche villa Giuliari-Gianfilippi, ottocentesca, non ha particolare interesse architettonico; però possiede pur essa un parco, disteso lungo il lago, nella parte meridionale della baia di Bardolino, al quale fa riscontro il parco dei Bottagisio. Si dice che il giardino di questa villa fosse stato in origine disegnato dal Bagnara per incarico della marchesa Teresa Gianfilippi Canestrari.

Villa Marzan, già Da Persico, a Cisano, ottocentesca, è stata rimodernata su progetto dell'architetto Ettore Fagiuoli (bello il parco con pagoda, uccelliera, giochi vari e darsena privata).

Mentre villa Betteloni, a Calmasino, è una casa padronale di architettura semplice, dotata peraltro di un giardino e di un viale di cipressi all'ingresso.

Villa Bottagisio, infine, sul lungolago, è una casta, ma piuttosto ibrida costruzione ottocentesca, ma anch'essa con un bel parco che si stende lungo il lago ed occupa tutta la parte settentrionale della baia di Bardolino.

Si ricorderà infine come a Bardolino abbia avuto i natali Cesare Betteloni, dolcissimo poeta ed entusiasta cantore del suo Garda, davanti le cui onde azzurre volle, in un giorno di sconforto, trovare morte prematura.
Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1988

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