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Arche Scaligere

Verona / Italia
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Cenni storici. Le Arche scaligere sono tra i più insigni monumenti dell'arte gotica a Verona. Già alla fine del cinquecento le arche presentavano seri problemi di conservazione. Un tema, questo, che verrà riproposto all’attenzione dei responsabili della cosa pubblica. Mentre un completo restauro dell’arca di Mastino fu realizzato nel 1786, è da ricordare un progetto di restauro generale del 1839. Grande ammiratore delle arche fu John Ruskin, il quale ha lasciato scritto come la grazia dell'attività edificatrice, quella grazia che prima era riservata alle chiese, fosse stata dagli Scaligeri impiegata nei sepolcri, non come tombe di santi, bensì come dimore di coloro che si sono addormentati.

Architettura ed arte. Le Arche, del sec. XIV, sono opera di vari scultori, tra i quali si distinguono due cantieri successivi. Entrando, addossata al muro della chiesa, si trova la tomba di Mastino I. La forma del sarcofago è assai semplice: il coperchio a due spioventi con quattro antefisse, ricorda l’uso romano. Più avanti, isolata, è la tomba di Alberto I. Il sarcofago è riccamente istoriato e ripete, nella forma architettonica, quello di Mastino I. Le antefisse sono adorne dei simboli degli Evangelisti e di figure di Patriarchi. Il coperchio porta, tra lievi decorazioni, lo stemma imperiale affiancato da due stemmi scaligeri. Le tre semplici tombe vicine al muro esterno di cinta appartengono, probabilmente, la prima a Bartolomeo I, la seconda a Cangrande II e la terza a Bartolomeo II o a Bailardo Nogarola. Sopra la porta laterale di Santa Maria Antica, sta il magnifico mausoleo di Cangrande I, morto il 22 giugno 1329. Il sarcofago è sostenuto da quattro simbolici cani che reggono lo stemma scaligero. Sulla faccia anteriore si staccano tre piccole statue; su quella posteriore si scorge Verona con la cinta delle Mura Scaligere. Sopra il coperchio del sarcofago, è la statua giacente di Cangrande. Quattro colonne reggono il baldacchino che si slancia a tronco di piramide verso l’alto e culmina nella meravigliosa statua equestre. La seconda porta della cancellata conduce al sepolcro di Mastino II. Appoggiato su quattro pilastri, si trova il sarcofago. Mastino II giace disteso col viso emaciato e barbuto. Il sarcofago porta ancora tracce degli antichi colori. Quattro svelti pinnacoli fanno corona, tra i timpani, alla guglia centrale, su cui poggia il monumento equestre del signore, tutto chiuso nella solida armatura e con la celata sul viso. L’ultima è l’Arca di Cansignorio, più ricca e movimentata delle precedenti, ma non di così alto valore artistico. Il sarcofago poggia su piastrini sostituiti ai quattro angoli da coppie di putti nudi di ispirazione quasi rinascimentale. Lungo le facce dell’urna sono scolpite storie evangeliche. Intorno al listello della base, sul lato est, è incisa la firma dell’autore di questo mausoleo: Bonino da Campione. Traslato nelle tombe scaligere nel 1831 è il sepolcro di Giovanni della Scala, collocato in fondo al cimitero, sulla parete esterna della casa adiacente alla chiesa. Le statue originali di Cangrande e Mastino Il sono state trasferite per ragioni conservative.
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