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Domenica 4 Dicembre 2016, San Giovanni Damasceno
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Altichiero

Figlio di Domenico da Zevio, fu dal Vasari chiamato Aldigeri da Zevio. Discepolo del Turone, subì a Padova l’influsso dell'arte di Giotto. Il suo nome è accomunato con quello di un altro grande pittore veronese: Jacopo Avanzo. Con la collaborazione di quest'ultimo eseguiva le celebrate opere di San Felice e San Giorgio nella basilica padovana di Sant'Antonio.

La critica d’ogni tempo si è sbizzarrita nell'attribuire ora all'uno ora all'altro maestro le varie parti dell'opera insigne, ma senza venire ad una pacifica conclusione. La Crocifissione, parte saliente dell'opera, è in ogni modo dell'Altichieri.

Secondo il Vasari, l’Altichieri avrebbe dipinto alla Corte Scaligera La guerra di Gerusalemme secondo Giuseppe Ebreo, nonché vari medaglioni con Ritratti di Signori della Scala e del Petrarca. Di queste opere che il Sanudo dice di aver vedute nel 1483, non è rimasta traccia.

È attribuito all'Altichieri l'affresco della tomba di Dotto nella chiesa degli Eremitani a Padova. In Verona di sicuramente suo abbiamo il celebre affresco della Cappella Cavalli in Sant'Anastasia.

Alla sua scuola sono attribuiti affreschi in San Fermo, San Zeno e San Giorgetto. Nella sala XL del Museo di Castelvecchio si trovano: La Crocifissione della Trinità (513), Il giullare davanti al Volto Santo (545) e La Madonna in trono fra i Santi (545 a).

Secondo il Michiel (Anonimo Morelliano), Altichiero avrebbe dipinto nella Sala dei Giganti del Palazzo della Ragione di Padova I XII Imperatori Romani, opera scomparsa.

BIBLIOGRAFIA: Vasari; Lanceni; Maffei; Zannandreis; Bernasconi; Da Persico; Michiel; Baldinucci; Sandberg; Cavalcaselle; Moschini; Gonzato; Sanudo; Simeoni; Venturi; Moschetti; Schembrign; Van Marle; Berenson; Lanzi; Orlandi; Polfranceschi; Cignaroli; Coletti in Enciclopedia Treccani.
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