Domenica 19 Agosto 2018, San Giovanni Eudes
Paolo Groppo - Copyright
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Visitare Venezia - guida breve

 

Basilica di San Marco

Basilica di San Marco La Basilica di San Marco è considerata un capolavoro dell’architettura romanico-bizantina ed ha sempre avuto un ruolo importante nella vita religiosa e pubblica di Venezia. Ai tempi della Repubblica, vi venivano consacrati i dogi. Inizialmente la basilica era solo un piccolo tempio dedicato a San Teodoro, poi nell’anno 820 i Veneziani trafugarono da Alessandria d’Egitto le spoglie di San Marco e s’iniziò la riedificazione del tempio. Costruita nei secoli XI-XV e più volte ristrutturata, la basilica attuale domina Piazza San Marco con le sue cinque imponenti cupole e i suoi dorati mosaici, che richiamano uno stile orientale.
La Basilica è a croce greca con una cupola centrale; su ogni campata vi sono quattro cupole emisferiche; nel Duecento su ogni cupola furono costruite delle piccole cupole a bulbo. La facciata è divisa in un doppio ordine di cinque arcate. Nella prima arcata si trova il mosaico “Traslazione del corpo di San Marco nella chiesa”; nella seconda “Il corpo di San Marco venerato dal doge”. I bassorilievi posti al centro rappresentano i mestieri di Venezia. Nella quarte e quinta arcata vi sono altri mosaici sempre riferiti a San Marco. In alto, sulla facciata superiore, si trovano le copie dei quattro cavalli che il doge Enrico Dandolo spedì da Costantinopoli nel Duecento. Sul fianco che si affaccia su Palazzo Ducale, si può osservare la pietra del bando, detta così perché da lì si leggevano le ordinanze della Repubblica.
L’interno colpisce subito per la grandiosità e l’armonia dei volumi. La chiesa è decorata con splendidi mosaici a fondo d’oro risalenti a varie epoche (dal XII al XIV secolo), rappresentanti vari personaggi e situazioni: “Predicazione degli Apostoli”, “La Passione”, “Cristo benedicente”, “Cristo e Profeti”, “San Giovanni”. I mosaici più antichi sono quelli posti nell’abside e raffiguranti San Nicola, San Pietro, San Marco. L’altare maggiore è in marmo; in esso sono custodite le spoglie di San Marco. Il ciborio è sorretto da quattro colonne d’alabastro scolpite con episodi dei Vangeli. Il capolavoro dell’arte orafa bizantina e veneziana è la “Pala d’oro” che si trova dietro l’altare maggiore.
 

Burano

L’isola si può raggiungere col battello in pochi minuti. Nel cuore della laguna settentrionale, Burano è la più pittoresca delle isole lagunari. Si distingue per i suoi semplici edifici, stilisticamente unitari ma dagli intonaci in colori differenti, che danno all'insediamento il caratteristico aspetto variopinto: pare che il compito di dipingere le abitazioni fosse appannaggio delle donne, con lo scopo di far riconoscere anche da lontano l'abitato di Burano ai pescatori di ritorno. Il Museo del Merletto, annesso alla Scuola ancora attiva, documenta tre secoli di creazioni del tradizionale artigianato locale. Nella chiesa di Burano si conservano i resti di Santa Barbara.
 

Cà d'Oro

La Ca' d'Oro è forse l’edificio più bello, sicuramente il più conosciuto, fra quelli che costeggiano il Canal Grande. Il suo magico merletto marmoreo è uno scorcio tra i più famosi d'Italia. Il palazzo, costruito in uno stile che segna il passaggio dal tardo gotico al rinascimentale a Venezia, prende il nome dalle dorature che in origine n’abbellivano il prospetto. Per la famiglia Contarini, fu costruito intorno al 1420-40 dal lombardo Matteo Raverti e dai fratelli Giovanni e Bartolomeo Bon. L'elaborato, arioso stile gotico-veneziano si esprime nel portico del pianterreno ad archi acuti (tranne quello centrale), nell'esafora del primo piano e nella loggia del secondo; piccoli balconi recingono le monofore laterali; in alto, dal ricco cornicione s'innalza la delicata merlatura. Nel 1894 la Ca’ d’Oro fu acquistata dal Barone Giorgio Franchetti nel 1894, che poi la donò allo Stato italiano nel 1916. Dopo la donazione, le collezioni d’arte esistenti furono arricchite e, nel 1927, fu allestito alla Ca’ d’Oro un museo che oggi ospita opere di Tiziano, Tintoretto, Mantegna, Guardi, nonché gli affreschi del Fondaco dei Tedeschi e mobili gotici e rinascimentali.
 

Campanile di San Marco

Campanile di San Marco Il maestoso campanile di San Marco domina la sottostante piazza omonima. Il campanile fu costruito intorno al IX secolo, inizialmente con funzione di torre di avvistamento e di faro. Nel 1100 fu ricostruito e infine, nel XVI secolo fu completato sotto la direzione dell'architetto Bon, arricchendosi di uno stile rinascimentale, pur rispettando l'originaria struttura. . Più volte danneggiato, venne riedificato tra il 1511 ed il 1514 da Bartolomeo Bon, su progetto di Giorgio Spavento. Il campanile ha rivestito per secoli un ruolo fondamentale nella vita politica e sociale della città. Le campane venivano fatte suonare per informare i veneziani di tutti i principali eventi che interessavano la città. In passato, ai piedi del campanile si trovavano rivendite di vino molto frequentate, che si spostavano a seconda dell'ora per seguire l'ombra del campanile stesso. Da quest'antica e radicata usanza deriva il termine che i veneziani utilizzano per indicare un bicchiere di vino: ombra.
La struttura si mantenne intatta sino al 1902, quando rovinò improvvisamente, ma per fortuna senza gravi danni. Venezia decise di ricostruirlo e dopo soli dieci anni il nuovo campanile, copia esatta dell'originale, fu inaugurato. Presenta pianta quadrata, un corpo in mattoni largo 12 m. ed e alto 98,6; alla sommità è posta una cella chiusa da un attico e sormontata dalla punta a piramide del Campanile sulla cui cima splende un angelo dorato alto circa due metri.
 

Canal Grande

Il Canal Grande È la principale via d'acqua della città di Venezia, che attraversa per intero con un percorso curvilineo da nord-ovest a sud-est. Inizia nei pressi di Piazzale Roma, il punto d’accesso dalla terraferma dove si fermano i mezzi di trasporto terrestre, e si allunga fino a Piazza San Marco e alla laguna, di fronte alla Giudecca.
Sul canale, attraversato da battelli sin dal Medioevo, si trovavano in passato molti mulini azionati dalle maree, le manifatture di lana e seta e gli arsenali vecchi della repubblica. Con la graduale trasformazione in zona residenziale, sulle sue sponde furono costruiti i maggiori palazzi delle famiglie nobili veneziane, che oggi ospitano alberghi di lusso, musei ed istituzioni.
I palazzi ed edifici religiosi più rappresentativi del Canal Grande sono: Ponte e Chiesa degli Scalzi, in stile barocco; Palazzo Labia, del Settecento; Palazzo Vendramin Calergi, sintesi di architettura bizantina e gotica, oggi sede del Casinò Municipale; Ca' d'Oro, così chiamata per le splendide dorature, oggi restaurata e sede della Galleria Franchetti; Ca’ da Mosto, sede del più rinomato albergo della città tra XVI e XVIII secolo; Fondaco dei Tedeschi, sede dei mercanti germanici del XIII secolo poi ricostruita, aveva affreschi del Giorgione e del Tiziano (oggi è sede delle Poste); Palazzo Mocenigo, complesso di quattro palazzi nobiliari; Palazzo Grassi, realizzato nel Settecento e sede di importanti mostre itineranti; Fondaco dei Turchi, restaurato nell'Ottocento, ospita il Museo di Storia Naturale; Ca' Pesaro, opera del Longhena, ospita oggi il Museo di Arte Orientale e la Galleria d'Arte Moderna; Ca' Foscari, della potente nobile famiglia dei dogi Foscari, sede della principale Università di Venezia; Ca' Rezzonico, progetto di Baldassarre Longhena, sede del Museo del Settecento Veneziano, con opere di Tiepolo, Canaletto, Longhi, Guardi; Palazzo Moro, che ispirò Shakespeare per la realizzazione dell'Otello; Palazzo Venier dei Leoni, che ospita la Collezione Peggy Guggenheim.
 

Casa Goldoni (Ca' Centanni)

Scrisse Carlo Goldoni: “Io sono nato a Venezia, nel 1707, in una grande e bella casa, situata tra il ponte dei Nomboli e quello della Donna onesta, all’angolo della calle di Ca’ Centanni, nella parrocchia di San Tomà”. Costruito nel XV secolo, l’edificio è in stile gotico-veneziano. La facciata che dà sul canale è a trittico con quadrifora; mentre l’ingresso da calle dei Nomboli presenta una scala esterna a due rampe, con parapetto formato da colonnine in pietra d’Istria.
Dopo essere stata proprietà dei Rizzo e dei Centanni, la casa fu affittata dai Goldoni alla fine del Seicento, e i Goldoni vi rimasero fino al 1719. Nel 1931 la casa fu donata al Comune di Venezia, che provvide al restauro e la destinò a museo goldoniano. Nel 1953 Ca’ Centanni fu aperta al pubblico. Ora, nella sua parte museale, essa si presenta come un luogo magico e teatrale; le sale sono dotate di grandi schermi a scomparsa in cui vengono proiettate le opere goldoniane. Sono qui raccolti anche alcuni documenti goldoniano: il manoscritto del "Giustino"; esemplari delle principali edizioni e traduzioni settecentesche delle sue opere; i ritratti del Longhi e del Piazzetta e alcune medaglie commemorative. Costumi di scena, locandine, manifesti, programmi, biglietti, copioni e diverse edizioni d’opere teatrali costituiscono una ricca documentazione sul teatro Veneto. Ad essi si è aggiunto il celebre teatrino di marionette proveniente da Ca' Grimani ai Servi.
 

Chiesa degli Scalzi

Chiesa degli Scalzi La chiesa di Santa Maria di Nazareth è più nota a Venezia come chiesa degli Scalzi, perché vi hanno sempre officiato i padri Carmelitani Scalzi. I lavori per la ristrutturazione della primitiva chiesa iniziarono verso il 1656, sotto la direzione del Longhena, che riuscì a fondere influssi palladiani e stile barocco. I lavori si conclusero nella seconda metà del Settecento.
La facciata, disegnata da Giuseppe Sardi, è in marmo di Carrara e risale agli anni 1672-1680. E' lunga 25 m., alta 26 m. e si articola in quattro parti: un solido e alto basamento sagomato, dove si apre, al centro, il portale in legno e bronzo a cui si accede tramite tre gradini; dodici colonne abbinate con capitelli corinzi, tra cui si aprono quattro nicchie con altrettante statue di Santi. Dopo la trabeazione vi sono otto colonne, anch'esse abbinate, con capitelli composti e tre nicchie: quella centrale è occupata dalla statua della Madonna col bambino in trono. La facciata termina con un ampio frontone incorniciato da cinque statue.
L’interno della chiesa è stato affidato a diversi artisti. Il Tiepolo tra il 1743 e il 1745 realizzò il dipinto a fresco del soffitto purtroppo distrutto da una bomba austriaca nel 1915. Non tutte le opere del Tiepolo sono andate perdute; rimane ancora la volta della cappella, dipinta a fresco nel 1724.
 

Chiesa del Redentore

Chiesa del Redentore, statua di Monaco, sulla facciata della Chiesa. Nell'estate del 1575 scoppia a Venezia una terribile epidemia di peste. Nel settembre del 1576, quando il male sembra invincibile, il Senato chiede l'aiuto divino facendo voto di realizzare alla Giudecca una nuova chiesa intitolata al Redentore. Fra le diverse opzioni, si sceglie quella del Palladio e i lavori iniziano nel maggio del 1577. Il 20 luglio successivo si festeggia la fine della peste con una processione che raggiunge la chiesa attraverso un ponte di barche, iniziando una tradizione che dura ancora oggi. Un frontone classico domina la facciata e una scalinata larga quanto il diametro della cupola simboleggia, con i suoi 15 scalini, la salita al tempio di Gerusalemme. L'interno della chiesa a pianta longitudinale presenta una struttura ottimale per le processioni: una navata centrale con profonde cappelle laterali, coperta da un'alta volta a botte e illuminata da finestre termali; un ampio presbiterio unito alla navata da un grande arco trionfale e infine un semplice coro rettangolare, schermato da un'esedra di imponenti colonne che testimoniano la centralità del presbiterio.
Alle storie della vita di Gesù sono dedicate le pale delle cappelle: opere di Francesco da Ponte, Palma il Giovane, di Domenico Tintoretto. L'opera forse di maggior suggestione è la tavola con Madonna con Bambino e due angeli musicanti di Alvise Vivarini, incastonata come un gioiello in una preziosa cornice di legno.
 

Chiesa di Santa Maria della Salute

Chiesa di Santa Maria della Salute Di fronte a San Marco, sulla punta dell’isola di Giudecca, sorge la Basilica di Santa Maria della Salute, dal tono solenne e splendente. E’ frutto di un voto fatto alla Vergine dal doge Contarini e dalla popolazione di Venezia, per propiziare la fine della terribile pestilenza che decimò la città nel 1630. La costruzione ebbe inizio nel 1631 - su progetto del Longhena - e la basilica fu inaugurata nel 1687.
La chiesa, maestosa e bellissima, rappresenta “un visibile punto di riferimento del paesaggio veneziano, per il suo colore bianco candido e la sua maggiore adesione allo stile classico rinascimentale, che risalta moltissimo nel tessuto cittadino”. Sulla pianta centrale a base ottagonale si eleva imponente una cupola in stile veneziano, seguita da una cupola più piccola sul presbiterio ai cui lati si ergono campanili gemelli.
La facciata principale è di proporzioni grandiose, che ricordano il Palladio, e al centro si colloca uno splendido portone. Per accrescere la sensazione di grandezza, la facciata fu sollevata con una serie di gradini.
L’interno, molto suggestivo nella sobria maestosità delle masse, custodisce preziose opere d’arte: la Pentecoste, San Rocco e San Sebastiano, Davide e Golia e Caino e Abele di Tiziano; le Nozze di Cana del Tintoretto e Giona e Sansone di Palma il Giovane.
Presso la basilica si trova la Dogana, costruita nel XV secolo e ristrutturata nel Seicento per controllare le merci provenienti via mare. Sulla punta protesa verso la laguna svetta una statua raffigurante la Fortuna che governa il mondo: un globo d'oro sorretto da due giganti.
 

Collezione Peggy Guggenheim

Collezione Peggy Guggenheim - Marino Marini, L'Angelo della Città La prestigiosa Collezione Guggenheim è il museo più importante in Italia per l'arte europea ed americana della prima metà del XX secolo. Ha sede presso Palazzo Venier dei Leoni, affacciato sul Canal Grande nel tratto tra la chiesa di Santa Maria della Salute e l'Accademia.
Il museo è stato aperto nel 1951 dalla nipote di Solomon R. Guggenheim, ricco industriale americano, mecenate e collezionista d'arte. Esso ospita la collezione personale d’arte del ventesimo secolo di Peggy Guggenheim, ma anche opere d’altre collezioni e mostre temporanee. La raccolta, contenuta dal punto di vista quantitativo, ma eccezionale da quello qualitativo, documenta le principali avanguardie storiche (cubismo, futurismo, dadaismo, astrattismo, surrealismo, costruttivismo russo) e numerosi aspetti dell'arte contemporanea. Sono presenti - tra altre - opere di Picasso, De Chirico, Braque, Magritte.
 

Gallerie dell'Accademia

Istituite con lo Statuto napoleonico del 1807, le Gallerie dell’Accademia sono il museo di pittura più importante di Venezia. Si trovano nei locali dell’ex Chiesa e Scuola di Santa Maria della Carità e annesso convento, oggi sede dell'Accademia delle Belle Arti.
Oltre ai saggi degli allievi, inizialmente le Gallerie accolsero anche una collezione di sculture e la raccolta Farsetti di modelli in gesso da statue antiche. Le Gallerie ospitano una ricca raccolta di opere dei pittori veneziani tra il Trecento e il Settecento, offrendo un buon panorama complessivo dell'arte veneziana in quei secoli. Vi si conservano capolavori dei più famosi maestri quali Bellini, Giorgione, Carpaccio, Tiziano, Tintoretto, Veronese e Tiepolo. Tra i cicli completi più importanti citiamo i teleri del Carpaccio raffiguranti le Storie di Sant'Orsola e quelli del Tintoretto con le Storie di San Marco.
 

Giudecca

L'isola conserva un’atmosfera di silenzio lontana dal centro di Venezia. Originariamente chiamata Spina Longa per la sua forma a spina di pesce, è l'isola più estesa ed allo stesso tempo la più vicina alla città di Venezia, separata dal largo e profondo Canale della Giudecca, anticamente denominato Canale Vigano. In seguito prese il nome di Zuecca da cui Giudecca, forse perché in essa avrebbe trovato posto una primitiva comunità di Zudei (ebrei) o forse, e più probabilmente, perché in essa venivano confinati i zudegai cioè i giudicati dai tribunali della Serenissima.
A partire dal Cinquecento l'isola divenne, a causa della sua posizione decentrata all'interno del Bacino di S. Marco, luogo di ozi, con residenze ricche di giardini, orti, monasteri e depositi per poi ospitare, dopo la caduta della Serenissima, caserme, carceri, fabbriche e quartieri operai. L'isola, formata da otto isole minori, è percorsa da una lunga fondamenta, mentre il versante opposto è formato da giardini ed orti.
 

Le Procuratie e i caffè di San Marco

Piazza San Marco è cinta su tre lati da edifici costruiti in epoche diversi, ma in stili simili, così formando un insieme armonico. A destra troviamo le "Procuratie Vecchie" costruite nel XII secolo come residenza dei Procuratori di Venezia, ed ampliate nel 1532. Oggi sono di proprietà delle Assicurazioni Generali e ospitano l'amministrazione comunale. A sinistra sorgono le "Procuratie Nuove", costruite fra il 1582 e il 1640, per sostituire le Vecchie: furono Palazzo Reale di Napoleone ed oggi ospitano vari musei. All’epoca della Serenissima, le procuratie ospitavano gli uffici dei nove Procuratori di San Marco, i più alti funzionari della Repubblica - dopo il Doge - che si occupavano di sovrintendere alla Basilica, alla Piazza e ai sei sestieri della città. L'edificio che congiunge i due palazzi delle procuratie, è conosciuto come "Ala Napoleonica", perché fu costruito, nei primi anni del 1800, per volontà di Napoleone. E' oggi sede del Museo Correr.
Il primo caffè fu venduto a Venezia nel 1683. In pochi anni i locali in cui si poteva berlo si moltiplicarono rapidamente, tanto che nella Piazza se ne contavano più di venti. Nei caffè s’incontravano letterati ed artisti, ci si dedicava al gioco, nasceva qualche intrigo amoroso, tanto che l’accesso alle donne fu proibito nel 1767. Nel 1720 fu aperto uno dei caffè più eleganti: il caffè "Alla Venezia trionfante" che fu frequentato dall'alta società veneziana e da personaggi illustri quali Carlo Goldoni, i fratelli Gozzi, Antonio Canova, ma che è rimasto nella storia come il “Caffè Florian”, dal nome del suo proprietario. Anche Casanova subiva il fascino dei locali e delle botteghe delle Procuratie. Incarcerato nei Piombi con l'accusa di dissolutezza e di propaganda antireligiosa tentò due volte di fuggire. La seconda volta, ci riuscì, ma prima di prendere la gondola che l'avrebbe portato in salvo, non poté fare a meno di compiere l'ultima passeggiata sotto le Procuratie e di fermarsi a prendere un caffè al Florian.
 

Libreria Sansoviniana (Biblioteca Marciana)

La Libreria si trova in Piazza San Marco. La sua costruzione, iniziata nel 1537-1538 dal Sansovino, fu completata cinquant’anni dopo dallo Scamozzi. Nei primi tempi, l'edificio era adibito al conio delle monete della Repubblica Veneziana (Zecca). Esso si articola su due piani ad archi poggianti su semicolonne doriche e ioniche. Il portale mediano è decorato da cariatidi e dà accesso agli spazi superiori, che erano l'antica sede della Biblioteca. Oggi la sala di lettura è costituita dal cortile interno coperto da un lucernario. Salendo lo scalone, ornato di raffinati stucchi del Vittoria, si accede al vestibolo il cui soffitto ospita una delle opere tarde di Tiziano, la Sapienza (1564). Nella sala del primo piano spicca una riproduzione di Venezia, opera del de’ Barbari eseguita con la tecnica “a volo d’uccello”. Alle pareti del salone, progettato dal Sansovino; sono collocate tele con le immagini dei Filosofi, opere del Veronese, del Tintoretto, del Sustris e dello Schiamone. Il soffitto ha incorniciati alcuni dipinti a soggetto allegorico, eseguiti tra il 1556 e il 1557 da pittori scelti da Tiziano e Sansovino. La Biblioteca è in gran parte costituita con la donazione del Cardinale Bessarione e da donazioni provenienti da ordini religiosi soppressi: tra le opere più importanti vi è il Breviario Grimani della fine del XV secolo, capolavoro preziosissimo di codice miniato.
 

Lido di Venezia

Il Lido è un’isola sottile che forma una barriera tra Venezia ed il mare aperto. E’ collegato alla città ed alla terraferma solo con traghetti e ferry-boat ed è una delle poche isole della laguna su cui sono presenti strade carrozzabili. L'isola è caratterizzata da costruzioni settecentesche, come i Murazzi, opera di difesa della laguna dal mare, che si estendono quasi fino alla piazza del Casinò. Qui, negli anni ’30 del Novecento sono sorti proprio il Casinò ed il Palazzo del Cinema, sedi ideali a Venezia per i numerosi eventi culturali e mondani ospitati dalla città. Tra questi spicca per importanza la Mostra internazionale d'arte cinematografica, organizzata dalla Biennale di Venezia.
Verso il centro dell'isola, l'architettura si fa ricca d’edifici in stile liberty e di parchi verdi. L'antico centro di S. Maria Elisabetta conserva parecchi edifici, oggi alberghi, di fine Ottocento. Dal piazzale antistante la chiesa, oltre al Tempio Votivo eretto dopo la prima guerra mondiale, un lungo viale, il "Lungolaguna", fiancheggiato ancora d’edifici liberty, porta a San Nicolò, dove un tempo si trovava la più grande fortificazione dell'isola, e dove oggi è possibile ammirare la chiesa ricostruita nel Seicento: il giorno dell'Ascensione, la Serenissima celebrava qui lo "Sposalizio del Mare", cerimonia che ancora si ripete ogni anno. Interessante è l'antico Cimitero Israelitico, risalente al 1389, oggi restaurato e reso visitabile.
La spiaggia del Lido deve la sua fama alle dune naturali di sabbia fine e dorata ed all'acqua pulita e ferma, resa tale soprattutto per la protezione delle due dighe di S. Nicolò e degli Alberoni.
 

Murano

L'isola di Murano è situata a nord-est di Venezia. Fu fondata dagli Altinati - incalzati da Unni e Longobardi - che le attribuirono il nome di Ammurianum. Da subito Murano si caratterizzò per le proprie funzioni economico-produttive: già nell'Alto Medioevo era nota per il porto, per la presenza di mulini ad acqua e per la pesca. Divenne talmente importante che per secoli le fu concesso di coniare moneta e di emettere leggi proprie, con un governo, il Maggior Consiglio, formato da 500 nobili del luogo. Ma il "destino" dell'isola fu senza dubbio segnato da una bolla dogale che - nel 1295 - impose il trasferimento da Venezia di tutte le fornaci per la lavorazione del vetro, onde evitare il pericolo di incendi.
Secondo le fonti storiche, nel XII secolo a Murano esistevano otto chiese. Solo una di esse è giunta fino a noi: si tratta della chiesa dei Santi Maria e Donato, in perfetto stile Veneto-bizantino. La sua fondazione risale al VII secolo dopo Cristo, anche se assunse la forma attuale verso il 1100. Notevole il porticato con nicchie e coppie di colonnine che si può ammirare sull'abside esterna, a pianta esagonale. Da notare anche i mattoni a dente di lupo e le formelle di pietra che ornano la facciata. All'interno si può vedere un mosaico coevo di quelli presenti nella Basilica di San Marco. Vestigia d’antica arte sacra sono anche la facciata della chiesa di Santa Chiara, che dopo la soppressione napoleonica assunse la funzione di vetreria, e resti della cappella della chiesa di Santo Stefano.
 

Museo Civico Correr

E’ il più importante museo veneziano e deve il nome a Teodoro Correr che, nel 1830, donò la sua ricca collezione alla città. Fra i vari percorsi possibili, è generalmente consigliato quello che si snoda lungo l'Ala Napoleonica, e sale al primo piano, ove fastose Sale Neoclassiche ospitano una notevole collezione di sculture del Canova. Più avanti, alle Procuratie Nuove, si trova il Museo d’arte e di storia veneziana che presenta vari e interessanti aspetti della storia e della civiltà di Venezia: vita quotidiana, sviluppo e attività delle istituzioni, imprese marinare, vicende urbanistiche, feste cittadine. Sempre al primo piano si possono ammirare le Collezioni d’Arte Antica del museo, dedicate specificamente al bronzetto. Al secondo piano è posta la “quadreria”, che contiene molti capolavori della pittura veneziana. Proseguendo ancora, s’incontra il Museo del Risorgimento.
 

Museo del Settecento Veneziano (Ca’ Rezzonico)

Ca’ Rezzonico si affaccia sul Canal Grande ed è sicuramente uno dei palazzi più noti di Venezia. Su commissione della famiglia Bon, il palazzo è stato costruito da Baldassare Longhena alla fine del Seicento. Fu poi completato nel 1756 da Giorgio Massari, che vi aggiunse il terzo piano, con un imponente salone da ballo.
Dal 1936 Ca’ Rezzonico è sede del Museo del Settecento veneziano, che ospita importanti quadri, molti quali provengono dalla ricchissima collezione di dipinti donata da Egidio Martini. Sono presenti opere del Canaletto, Francesco Guardi, Pietro Longhi, Tintoretto, nonché dei Tiepolo. Inoltre, attraverso le sue belle ricostruzioni di ambienti con mobili e suppellettili d’epoca, il Museo consente di vedere da vicino e conoscere meglio il favoloso Settecento veneziano.
 

Museo di San Marco

La Procuratoria di San Marco ha ultimato il nuovo allestimento del Museo marciano, realizzando un unico percorso che unisce l'area storica sopra il nartece della basilica e gli spazi museali della sala dei Banchetti. Le opere in mostra negli spazi del piano dei matronei sono state suddivise in tre grandi sezioni: i mosaici, gli arazzi e la quadriga marciana.
Nella prima sezione, gli antichi e preziosi frammenti musivi della chiesa, che nel tempo sono stati sostituiti, per la prima volta sono esposti in modo completo, e ne vengono illustrate le tecniche di costruzione e di restauro nel corso dei secoli. La sezione dei tessili comprende alcuni tra i più antichi e preziosi arazzi d'Europa, dagli esemplari bizantini del XII secolo a quelli fiamminghi della fine del XVI, ereditati dal cardinal Giovanbattista Zen; dai cinque tappeti Isfahan, dono dello scià di Persia al doge, degli inizi del XVII secolo, ai merletti di Burano della seconda metà dello stesso secolo. Nella sala attigua c'è la celebre icona della Madonna del Latte (XIII secolo) e la Pala Feriale di Paolo Veneziano, capolavoro del XV secolo. L'itinerario termina con i quattro grandi Cavalli marciani, straordinario esempio di statuaria in bronzo.
 

Museo Storico Navale

Il Museo Storico Navale è ospitato in alcune splendide sale appartenute all'antica Marina Veneziana. Imbarcazioni storiche, cannoni, siluri, polene, sculture, sono esposte negli stessi vasti ambienti dove operai specializzati costruivano i remi delle famose navi da guerra veneziane, le galere. Le straordinarie collezioni comprendono anche antichi modelli navali (galere, vascelli e il magnifico Bucintoro, la galera da parata del Doge), riproduzioni di navi da guerra dalla seconda metà del XIX secolo alla II Guerra mondiale, giunche cinesi, moderni transatlantici e imbarcazioni tradizionali della laguna di Venezia. Il Museo è completato da mappe, strumenti di navigazione, luci, armi, cimeli di navi e di battaglie famose, interessanti disegni tecnici e fotografie.
 

Palazzo Ducale

Palazzo Ducale risale al IX secolo, ma la forma attuale è del Rinascimento. L'edificio è uno dei migliori esempi d'architettura gotica veneziana e si presenta con raffinate decorazioni con simboli e motivi allegorici, capitelli e sculture. Residenza dei Dogi e sede del governo della Serenissima, oltre che del Tribunale e delle prigioni, esso è considerato simbolo della città e rappresenta la Potenza e lo splendore della Serenissima.
Le facciate sono rivestite di marmi bianchi e rosa, e sono ritmate al primo piano da un elegantissimo loggiato gotico traforato. Agli angoli si trovano gruppi scultorei in altorilievo. Superata la porta della Carta, così; chiamata con riferimento alla burocrazia, si accede al cortile con al centro due vere da pozzo in bronzo del '500. All'ingresso, s'innalza l'arco Foscari, opera gotica del 1470. Di fronte s'erge la Scala dei Giganti, capolavoro dell'arte rinascimentale con le statue di Marte e Nettuno, realizzate dal Sansovino nel 1554: davanti a queste statue il Doge giurava fedeltà alle leggi.
Da sud-est, attraverso una scala, si sale alla loggia gotica. Al primo piano, al quale si accede attraverso la scala d'Oro Palazzo Ducale ospitava anche le prigioni della repubblica: i Pozzi, i Piombi e le Prigioni Nuove. I pozzi erano a pianterreno ed erano destinate ai criminali. I piombi, così; chiamati perché avevano i soffitti di piombo, erano invece una forma di prigione meno dura per le persone comuni, dove era permesso portarsi effetti personali e in alcuni casi anche svolgere la propria attività., vi sono le sale decorate da dipinti del Bellini e Carpaccio che formavano l'appartamento ducale. Al secondo piano nobile si possono ammirare le pareti dipinte da Veronese e Bassano; il soffitto ligneo è decorato con tele di Jacopo Tintoretto. Si prosegue per la Sala delle Quattro Porte (che contiene una tela del Tiziano raffigurante il doge Grimani in ginocchio davanti alla Fede). Nella Sala del Collegio alle pareti ci sono tele del Tintoretto e sul soffitto intagliato ci sono pannelli del Veronese. La successiva è la Sala del Consiglio dei Dieci e quella dei tre Capi del Consiglio dei Dieci dove i soffitti sono intagliati e dorati. Da qui si arriva infine alla Sala del Maggior Consiglio: alle pareti, dipinti e un fregio con 76 ritratti di dogi di Tintoretto. Al centro del soffitto, "Apoteosi di Venezia" del Veronese.
 

Palazzo Foscari (Ca' Foscari)

Risale al 1452 e si affaccia sul Canal Grande la casa-fondaco posseduta dai Foscari nella parrocchia dei Santi Simeone e Giuda. Si ritiene che il Doge di Venezia, Francesco Foscari, sia nato fra queste mura. Nel corso del Cinquecento, furono qui organizzate molte feste sfarzose, e in una di queste fu rappresentata una commedia del Ruzante che si esibì; anche come attore. Dopo l'estinzione della famiglia Foscari avvenuta con la morte di Alvise nel 1810, vari rimaneggiamenti dell'edificio ne hanno trasformato la facciata ma anche la destinazione d'uso dei locali. Oggi Cà Foscari è la sede ufficiale dell'Università "Ca' Foscari" di Venezia.
 

Pellestrina

Dopo essere stata devastata nel XIV sec. in seguito alla "guerra di Chioggia", Pellestrina fu ricostruita da quattro famiglie nobili che si stabilirono nell’isola dividendola in quattro sestieri intitolati al loro cognome contribuendo alla rinascita dell’isola. Nonostante la colossale opera dei "murazzi", ideata da V. Coronelli (1716) e realizzata da B. Zendrini (1744), posta a difesa dei paesi litoranei e della laguna di Venezia, l’isola fu gravemente colpita dall'alluvione del '66. Nel luogo dell’apparizione della Vergine si trova la Chiesa di Santa Maria di San Vito, rifabbricata, nel 1723, a pianta poligonale su progetto di A. Tirali. Tradizionali attività dell’isola sono la cantieristica, l’orticoltura, la pesca e la lavorazione del merletto a fuselli.
 

Piazza San Marco

Piazza San Marco è il cuore di Venezia, la meta prediletta e immancabile d’ogni turista, per il complesso unico ed inimitabile dei monumenti che vi si affacciano. Nel Medioevo era costituita da un piccolo spazio, ampliato solo dopo l’interramento del canale Datario. In seguito, su progetto soprattutto del Sansovino, l’area fu arricchita con gli edifici delle Procuratie, del campanile, della Torre dell’Orologio, della Libreria Sansoviniana e della Zecca. Nel Settecento fu modificata la pavimentazione della piazza: nell’ottocento fu edificata l’Ala Napoleonica e si provvide a spianare i Granai di Terranova e ad abbattere la Chiesa di San Geminiano. Ora la piazza offre al visitatore un’immagine armoniosa e composita, formata da stili diversi ma che si compenetrano e completano a vicenda.
La piazza ha forma trapezoidale, è lunga circa 175 m. e larga circa 80. Sul perimetro di quest’ampio spazio si ergono edifici di grande valore architettonico: la Basilica di San Marco, il Palazzo Ducale, la Loggetta e la Torre dell'Orologio La delimitano ad est la Basilica di San Marco, a nord il palazzo delle Procuratie Vecchie (ricostruite nel ‘500), a sud quello delle Procuratie Nuove (costruite a fine ‘500), ad ovest il palazzo napoleonico che unisce le due Procuratie. Sotto i portici delle due Procuratie si trovano alcuni caffè storici di Venezia, attivi fin dal Settecento.
Ciò che rende davvero unica questa Piazza è soprattutto l'apertura verso la laguna nell'angolo a sud-est, delimitato da un lato dall'alto Campanile e dall'altro dallo splendido loggiato del Palazzo Ducale. Nel vasto spazio aperto circondato dai palazzi storici passano turisti di tutto il mondo. Qui si tengono anche le manifestazioni del Carnevale, uno dei più importanti del mondo: vi si possono ammirare le maschere più belle e ricche, in uno scintillio di colori che fa rivivere i fasti dell'epoca d'oro di Venezia tra XVI e XVIII secolo.
 

Ponte dei Sospiri

Il Ponte dei Sospiri Questo piccolo ponte sul rio di Palazzo è uno dei monumenti più noti della città e fermata d'obbligo per chiunque visiti Venezia. Era il ponte che collegava le sale dei tribunali nel Palazzo Ducale alle Prigioni Nuove, derivanti da un ampliamento del Palazzo e divise dal corpo principale da un piccolo canale Dallo stemma esposto sul ponte, si deduce che esso fu costruito negli anni a cavallo tra Cinquecento e Seicento, in pietra bianca d'Istria, candida ed elegante. Più che alle sue forme architettoniche - peraltro particolari -, la sua notorietà è dovuta agli scrittori ottocenteschi che spesso lo citarono nelle loro opere, tanto da dare origine al singolare nome. Naturalmente, quello che oggi sembra un nome sentimentale e che fa da sfondo alle passeggiate in gondola degli innamorati, potrebbe benissimo esprimere il sentimento dei condannati di allora: la nostalgia alla vista del paesaggio veneziano, colto per l'ultima volta dalla finestrella al centro del ponte, prima di andare ad espiare la pena loro inflitta.
 

Ponte di Rialto

Ponte di Rialto Il Ponte di Rialto è il ponte più antico e sicuramente il più famoso di Venezia, che attraversa il Canal Grande nella zona di Rialto. Inizialmente si chiamava Ponte della Moneta, perché costruito nei pressi dell’Antica Zecca di Venezia, e nei suoi locali erano concentrate le attività finanziarie dei banchieri veneziani. Il ponte di Rialto che conosciamo è opera di Antonio da Ponte e venne costruito nel 1588-1591, in sostituzione di uno in legno che aveva la parte centrale mobile (per consentire il transito di imbarcazioni alberate). A dire il vero, il primo ponte fu fatto su barche nel 1175, sostituito da uno fisso nel 1265; questo venne distrutto nel 1310 e ricostruito. Il più famoso ponte di Venezia rimase - fino al 1854 - l'unico ad attraversare il Canal Grande.
Il ponte è oggi interamente in pietra, ha un’unica arcata con due rampe inclinate, con negozi su entrambi i lati, ed è coperto da un porticato. Le fondamenta poggiano su tavoloni di larice e 12.000 pali di olmo. Di luce 28 m. e larghezza 22 m., Rialto è sicuramente una dei monumenti di Venezia più apprezzati e visitati dai turisti italiani e stranieri, anche perché si trova in una delle zone più antiche e affascinanti della città.
 

San Francesco del Deserto

L’isola di San Francesco del Deserto si trova di fronte a S. Erasmo e a sud di Burano. Le origini dell’eremo che ancora oggi è possibile visitare risalgono ad un ipotetico viaggio di San Francesco d’Assisi: sembra infatti che il Santo sia approdato nel 1220 su quest’isola, di ritorno dall’Egitto. Francesco, assieme ad un anonimo compagno, furono accolti dal festoso canto delle rondini.
Di certo, si sa che nel 1233, l’isola venne donata all’Ordine dei Francescani da Jacopo Michiel che vi aveva fatto costruire una chiesa dedicata al Santo. In seguito fu costruito anche il convento e il chiostro rinascimentale. L’isola cambiò proprietari diverse volte: i frati minori osservati, i frati minori riformati, interamente ad uso militare, poi di nuovo ai frati minori francescani che vi ritornarono dopo 600 anni. Dal 1858 in poi, si susseguirono i lavori di restauro dell’intero complesso, che portarono alla luce oltre alle absidi dell'oratorio anche le fondamenta dell'antica chiesa. Esternamente l'isola si presenta con il suo inconfondibile profilo di cipressi che lasciano a malapena intravedere parte del monastero e il campanile. Oggi, San Francesco del Deserto è raggiungibile solo con mezzi privati, ma, una volta scesi dalla barca, c’è sempre un frate disponibile a guidare i visitatori alla scoperta dell’isola.
 

San Giorgio Maggiore

L'isola di San Giorgio Maggiore era in origine luogo di saline, di mulini e d’orti. Nel 790 una prima chiesa dedicata a San Giorgio le diede il nome. Dal 982, in seguito ad una donazione del doge Memmo, divenne sede di un monastero benedettino. Con il trascorrere dei secoli, l’Abbazia di San Giorgio crebbe e prosperò acquistando grande prestigio, sia come centro d'irradiazione spirituale e culturale, sia come luogo privilegiato di incontro e di asilo. Contemporaneamente, l'isola si andava arricchendo d’edifici monumentali e d’opere dei maggiori artisti attivi a Venezia. Da un complesso gotico con chiesa al centro dell'isola, si passò, tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, ad una ricostruzione rinascimentale. Al Palladio, si devono l'attuale chiesa e il grandioso refettorio, una delle meraviglie dell'architettura cinquecentesca. La chiesa, iniziata nel 1566 e completata ai primi del secolo successivo dopo la morte del Palladio, è costruita a croce latina, a tre navate, con cupola centrale e un ampio presbiterio. Le navate accolgono alcuni dipinti, tra i quali spiccano L'Ultima Cena e la Caduta della Manna, capolavori di Jacopo Tintoretto e tele di Domenico Tintoretto, Jacopo Bassano, Palma il Giovane, Sebastiano Ricci. Dal piazzale della Basilica si entra nei due chiostri dell'antico monastero. Il primo è del Palladio e si collega con quello più antico dei Buora, mediante un passaggio centrale di bellissimo effetto. Del Longhena sono lo scalone monumentale e la Biblioteca situata al primo piano. A chiudere il loggiato del primo piano è il celebre Dormitorio, costruito alla fine del Quattrocento dal luganese Giovanni Buora e dal figlio Andrea.
Con la caduta di Venezia, cominciarono le devastazioni e le spoliazioni dell'isola. San Giorgio, invaso da baracche, tettoie e altre costruzioni effimere, con gli edifici monumentali indiscriminatamente frazionati e spesso rozzamente puntellati, conobbe così il periodo del suo maggior decadimento. Il riscatto dell'isola è dovuto alla Fondazione Giorgio Cini, istituzione privata. L’isola fu affidata in concessione demaniale alla Fondazione, affinché ne restaurasse la parte monumentale e ne facesse la sede delle proprie iniziative socio-culturali. Ripristinati gli edifici, la Fondazione costituì tre centri operativi che, pur mutando struttura e compiti specifici, hanno sempre favorito attività socialmente attuali e utili.
 

San Lazzaro degli Armeni

Narrano le cronache che per sfuggire ai Turchi durante la guerra per la conquista della Morea, un nobile monaco armeno di Sebaste, Manug di Pietro, detto Mechitar (il consolatore), chiese aiuto alla Serenissima e da questa ottenne nel 1717 di potersi stabilire nell’isola di San Lazzaro. L’isola era così chiamata perché - un tempo rifugio e luogo di cura dei lebbrosi - aveva preso il nome del loro protettore San Lazzaro.
Nell’isola Mechitar poté continuare l’opera di bontà interrotta dall’invasione turca, raccogliendo intorno a sé gli esuli armeni e costituendo la Comunità dei Padri Armeni Mechitaristi. Furono così raccolte a Venezia le più importanti opere della cultura armena. Nel 1789 l’istituzione si arricchì di una tipografia poliglotta che divenne col tempo famosa e continuò a lungo la sua attività. George Byron, il poeta inglese che fece di Venezia la sua patria ideale, soggiornò spesso a S. Lazzaro, tanto che i Padri Armeni conservano ancora gelosamente alcuni suoi ricordi.
 

Teatro La Fenice

La sala del Teatro La Fenice E’ il principale teatro lirico di Venezia. Su progetto e sotto la direzione di Giannantonio Selva, l’edificio fu costruito fra il 1790 ed il 1792, quindi con estrema rapidità, nonostante i divieti di costruzione esistenti in quell’epoca e notevoli contrasti sul progetto stesso. L’inaugurazione avvenne il 16 maggio 1792 - durante la festa della “Sensa” - con l’opera “I giochi di Agrigento” del Paisiello. Il teatro fu distrutto dal fuoco, una prima volta, il 13 dicembre del 1836 e ricostruito identico all'originale. Nel corso del XIX secolo vi furono rappresentate le “prime” di opere liriche di autori famosi come Gioachino Rossini (Tancredi, 1813), Vincenzo Bellini (Beatrice di Tenda, 1832) e Giuseppe Verdi (Rigoletto, 1851); durante la Repubblica di Manin vi si tennero esclusivamente concerti per raccogliere fondi per la resistenza agli Austriaci. La Fenice ha sempre avuto un pubblico raffinato ed esigente: la Traviata di Verdi, opera destinata a grande successo, alla prima della Fenice fu sonoramente fischiata. Oggi l'esterno della costruzione è di tipo neoclassico, con un pronao colonnato sovrastato da nicchie che ospitano statue della Musica e della Danza, oltre che da maschere ed il medaglione con la Fenice. All'interno sulla vasta platea si affacciano la galleria e quattro piani di palchi, per una capienza di circa 1500 spettatori. Nuovamente distrutto da un incendio il 29 gennaio 1996, il teatro è stato riedificato, “com’era e dov’era” in circa otto anni, anche con aiuti internazionali. Il nuovo teatro è stato inaugurato il 14 dicembre 2003, con un concerto diretto da Riccardo Muti, che ha aperto le celebrazioni di una settimana inaugurale.
 

Torcello

L’isola di Torcello è una delle più belle e importanti della laguna, anche se il numero d’abitanti si è fortemente ridotto negli anni. Torcello è interessante per chi vuole saperne di più sulle origini di Venezia: si tratta di uno dei primi nuclei abitati della laguna veneziana, entrato sotto il governo della città nel X secolo. Oggi l'isola è praticamente disabitata.
Nella piccola piazza si notano una bella vera da pozzo e un antico trono in pietra, conosciuto come il Trono di Attila. Pochi i ruderi d’epoca romana. Altri reperti e testimonianze sono conservati, con altre opere d’arte e dipinti, nel Museo dell’Estuario che ha sede nel Palazzo del Consiglio e nel Palazzo dell’archivio, entrambi del XIV secolo. Ancora ben conservata è la Cattedrale di Santa Maria Assunta, fondata nel 639 e parzialmente ricostruita nel 1008. All’interno presenta opere bizantine dell’XI e del XII secolo, tra cui un bel mosaico del Giudizio Universale. Dietro la Chiesa sorge la Cappella di San Marco, dove si vuole fossero le reliquie dell’evangelista nel viaggio verso Venezia. Infine, si può visitare la Chiesa di Santa Fosca, costruita intorno al mille con pianta ottagonale e circondata da un portico a forma di croce greca.
 

Torre dell'Orologio

La Torre dell’Orologio (detta anche Torre dei Mori) è certamente uno dei monumenti più ammirati e fotografati di Venezia. Su progetto di Mauro Codussi, la torre fu realizzata alla fine del XV secolo e chiude ad est il prospetto delle Procuratie vecchie. I due Mori che battono le ore sono bronzi del 1497, opera di Ambrogio delle Anchore. Il grande quadrante dell’orologio, che sta in basso, è un capolavoro di meccanica di Giampaolo e Giancarlo Ranieri: indica il passare delle stagioni, delle ore, le fasi lunari ed il passaggio del sole dall'una all'altra costellazione. Dal basso verso l’alto si succedono elementi che celebrano la storia marciana: l’orologio, la nicchia con la Vergine; il Leone e la campana dei Mori.