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San Giorgio Maggiore

Venezia / Italia
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L'isola di San Giorgio Maggiore era in origine luogo di saline, di mulini e d’orti. Nel 790 una prima chiesa dedicata a San Giorgio le diede il nome. Dal 982, in seguito ad una donazione del doge Memmo, divenne sede di un monastero benedettino. Con il trascorrere dei secoli, l’Abbazia di San Giorgio crebbe e prosperò acquistando grande prestigio, sia come centro d'irradiazione spirituale e culturale, sia come luogo privilegiato di incontro e di asilo. Contemporaneamente, l'isola si andava arricchendo d’edifici monumentali e d’opere dei maggiori artisti attivi a Venezia. Da un complesso gotico con chiesa al centro dell'isola, si passò, tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, ad una ricostruzione rinascimentale. Al Palladio, si devono l'attuale chiesa e il grandioso refettorio, una delle meraviglie dell'architettura cinquecentesca. La chiesa, iniziata nel 1566 e completata ai primi del secolo successivo dopo la morte del Palladio, è costruita a croce latina, a tre navate, con cupola centrale e un ampio presbiterio. Le navate accolgono alcuni dipinti, tra i quali spiccano L'Ultima Cena e la Caduta della Manna, capolavori di Jacopo Tintoretto e tele di Domenico Tintoretto, Jacopo Bassano, Palma il Giovane, Sebastiano Ricci. Dal piazzale della Basilica si entra nei due chiostri dell'antico monastero. Il primo è del Palladio e si collega con quello più antico dei Buora, mediante un passaggio centrale di bellissimo effetto. Del Longhena sono lo scalone monumentale e la Biblioteca situata al primo piano. A chiudere il loggiato del primo piano è il celebre Dormitorio, costruito alla fine del Quattrocento dal luganese Giovanni Buora e dal figlio Andrea.
Con la caduta di Venezia, cominciarono le devastazioni e le spoliazioni dell'isola. San Giorgio, invaso da baracche, tettoie e altre costruzioni effimere, con gli edifici monumentali indiscriminatamente frazionati e spesso rozzamente puntellati, conobbe così il periodo del suo maggior decadimento. Il riscatto dell'isola è dovuto alla Fondazione Giorgio Cini, istituzione privata. L’isola fu affidata in concessione demaniale alla Fondazione, affinché ne restaurasse la parte monumentale e ne facesse la sede delle proprie iniziative socio-culturali. Ripristinati gli edifici, la Fondazione costituì tre centri operativi che, pur mutando struttura e compiti specifici, hanno sempre favorito attività socialmente attuali e utili.
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