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Martedì 23 Maggio 2017, San Giovanni Battista de Rossi
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Visitare Varese - guida breve

 

Basilica di San Vittore

La Basilica sorge su Piazza Canonica e - con la Torre Campanaria e il Battistero - costituisce il cuore religioso di Varese. L'edificio è il risultato di interventi diversi, avvenuti in tre momenti successivi: dapprima il profondo presbiterio realizzato nella prima metà del Cinquecento, poi l'aula a tre navate, che sostituì la precedente chiesa, forse romanica, coronata dallo splendido tiburio, opera di Giuseppe Bernasconi, edificata tra il 1589 ed il 1625 e, infine, la neoclassica facciata costruita tra il 1788 e il 1791 su disegno di Leopoldo Pollack.
All’interno spicca il presbiterio su cui si innesta l'abside poligonale; nel 1675 Bernardino Castelli realizzò i due pulpiti e Giovanni Ghisolfi affrescava la volta con la Gloria di San Vittore; tra il 1679 e il 1690, il Castelli completò le due casse d'organo e le cantorie; nel 1692 Salvatore Bianchi dipinse i tre grandi affreschi del coro con scene del martirio di San Vittore. L'altare, esempio di barocchetto lombardo, fu progettato da Bartolomeo Bolla, e realizzato dagli scultori Buzzi di Viggiù tra il 1734 e il 1742. Il nuovo assetto del presbiterio, secondo le norme del Concilio Vaticano II, ha avuto definitiva sistemazione nel 1991 con la realizzazione dell'altare, dell'ambone, della sede, della croce astile offerti in memoria di Paolo VI, e realizzati su disegno del Bodini.
Nelle cappelle laterali sono alcuni capolavori del Seicento lombardo: la Cappella della Maddalena mostra una pala d'altare della Santa portata in cielo dagli angeli, la predella con l'Apparizione di Cristo alla Maddalena, la cimasa con l'Eterno Padre, opere del Morazzone (1611); la Cappella di Santa Caterina d'Alessandria conserva la tela del Martirio della Santa del Ronchelli (1770), mentre la predella (Nozze mistiche di Santa Caterina) e la cimasa (Trasporto del corpo della Santa) furono dipinte da Antonio Mondino. Nel transetto è la Cappella del Rosario, ove il Morazzone affrescò la volta e la tazza absidale con l'Incoronazione della Vergine ed angeli musicanti, e pareti con la Presentazione al Tempio e lo Sposalizio; al Morazzone si devono i quindici tondi realizzati su rame con i misteri del Rosario. La Cappella di Santa Marta è caratterizzata da un altare marmoreo, contenente la Deposizione di Cristo nel sepolcro; gli affreschi, di Pietro del Sole e Federico Bianchi (1680-82), raffigurano le Storie di Marta e Maria. Un'urna conserva le reliquie di sant'Urbica, provenienti dalla soppressa chiesa dell'Annunciata; il Crocefisso è opera contemporanea di Vittorio Tavernari. La Cappella dell'Addolorata prende il nome dal cinquecentesco gruppo ligneo, qui collocato dopo la miracolosa apparizione di tre stelle del 1678. L'altare marmoreo ottocentesco e gli affreschi di Luigi Morgari (1923) hanno sostituito la decorazione settecentesca di cui rimane solo il Dio Padre in gloria sulla volta, opera del Magatti (1727). Infine, la Cappella di San Gregorio, con una Messa di San Gregorio, dipinta dal Cerano (1615-1617). La volta della navata centrale, con stucchi del Pogliaghi (1929), reca tre affreschi, opera di Giovanni Battista Zari (1846), cui si devono anche i quattro Profeti Maggiori sui pennacchi e gli Apostoli ed Evangelisti della cupola.
 

Batttistero di San Giovanni

Il Battistero di San Giovanni Battista, antichissimo e di stile lombardo, sorge a destra della Basilica di San Vittore, dietro la Torre Campanaria. L’edificio attuale, costituito da un vano quadrangolare con volta a crociera e da un presbiterio sormontato da una tribuna, è stato eretto tra il XII e il XIII secolo, e non consente di intuire la pianta esagonale di quello primitivo, che probabilmente risale al secolo VIII-IX. Il Battistero presenta linee sobrie ed eleganti, impreziosite dalla muratura costituita da conci squadrati; la struttura, composta da due parallelepipedi disposti longitudinalmente, è assai originale.
La facciata a capanna è ornata da una serie di archetti pensili, e racchiude un'edicola con statua trecentesca di del Battista. Due affreschi attribuiti al Maestro della Tomba Fissiraga sono collocati nelle lunette del portale principale e della porta ogivale murata nel fianco destro. L'edificio è il risultato di varie modifiche strutturali: la prima tra l'XI e il XIII secolo, l'ultima nel 1880, quando venne rettificato l'andamento spezzato del lato sinistro. Durante i restauri del 1948 si rinvennero tracce della muratura originaria dell'VIII-IX secolo e fu ritrovato un fonte battesimale di forma ottagonale scolpito in pietra di Viggiù tra il XIII e il XIV secolo.
All’interno, la decorazione, raffigurante il Battesimo di Cristo e figure di santi, è rimasta incompiuta. Al centro, sotto il fonte, si trova l'antica vasca battesimale a immersione (secolo VII-VIII). L'interno è arricchito da numerosi affreschi, tra i più antichi di Varese, in parte attribuiti al Maestro della Tomba Fissiraga: nella parete destra, Teoria di apostoli e santi; sulla destra dell'arco trionfale, Crocifissione; nel presbiterio a destra, Madonna della Misericordia; nella tribuna, in alto, Due santi vescovi.
 

Castello di Masnago

Sorge in Via Cola di Rienzo, e si eleva su di un'altura che domina il borgo omonimo. Nel corso dei secoli al nucleo iniziale si aggiunsero vari corpi di fabbrica, volti a modificare gradualmente l'aspetto iniziale del Castello per renderlo più simile a quello di una Villa. Ciò si nota in modo particolare per la facciata, che è rivolta, a meridione, verso il grande parco (Parco Mantegazza) con la ripida scala barocca.
L'imponente edificio, proprietà della famiglia Castiglioni dal XIV fino ai primi anni del XX secolo, fu successivamente acquistato dai Mantegazza e da questi venduto ai Panza i quali a loro volta lo cedettero al Comune di Varese che vi insediò la Pinacoteca. Non si conosce con certezza la data in cui il Castello fu eretto nelle forme attuali, sappiamo però che durante il Medioevo il luogo era senz'altro fortificato, come testimonia la massiccia torre quadrata ancora oggi esistente, risalente al sec. XII.
Le sale del Castello, restaurate nel 1982-1991, conservano pregevoli affreschi quattrocenteschi e ospitano il Civico Museo d'Arte Moderna e Contemporanea.
 

Palazzo Estense (Giardino Estense)

Il Palazzo Estense guadagnò a Varese il soprannome di "Versailles di Milano", datole da Stendhal, e costituisce il capolavoro varesino dell'architetto Giuseppe Bianchi. Il Palazzo, che sorge in Via Sacco, a breve distanza dal centro, fu eretto tra il 1766 e il 1771 per volere del duca di Modena Francesco III d'Este che, ottenuta la signoria di Varese da Maria Teresa d'Austria, era desideroso di insediarvi la propria corte. Il duca aveva acquistato l'edificio nel 1765, quando era ancora la villa di Tommaso Orrigoni.
L'aspetto quasi anonimo della facciata rivolta verso il centro città contrasta apertamente con quello molto più interessante dell'edificio rivolto verso il giardino. Le forme sono quelle misurate tipiche del "barocchetto" lombardo, non privo di influssi neoclassici, con paraste e cornici marcapiano in bianco che risaltano sullo sfondo rosa dell'intonaco. Sul frontone si distingue una meridiana sormontata dall'aquila ducale.
All’interno, della dimora principesca non sono rimaste integre molte stanze. Pregevole è il Salone Estense (o "Salone d'onore"), al pianterreno, con le architetture illusionistiche dipinte dal Bosellini e il grande medaglione centrale affrescato da Giovan Battista Ronchelli. L’occhio del visitatore è attratto dal grande camino in marmi policromi e dagli eleganti lampadari in cristallo. La sala ospita spesso conferenze o concerti. Salendo al primo piano, s’incontrano quattro nicchie con busti femminili del Settecento e alcuni originali reggi lampada con putti di stucco. Al primo piano si trova la Sala da Ballo, decorata con tele del Cinque-Seicento, tra cui spicca la Vergine con Bambino della scuola del Morazzone.
Per completare il Palazzo, il Bianchi s’ispirò alla residenza imperiale viennese di Schönbrunn e realizzò nel parco uno dei più interessanti giardini settecenteschi di tutta la Lombardia. L'imponente fontana situata nel piazzale davanti al palazzo, subito dopo i parterre, costituisce il culmine ideale del giardino, che, mosso da declivi, belvedere, viali di carpini, sentieri e aiuole variopinte, può ben essere considerato uno dei più incantevoli parchi pubblici all'italiana. Dalla collinetta si gode un duplice panorama: guardando verso la città si offre alla vista la poetica altura di Biumo Superiore, folta di parchi verdi, con la sua chiesetta e le sue ville, e più lontano lo scenario delle montagne del Ceresio; guardando verso la campagna son le floride ondulazioni contornanti il Lago di Varese e sparse di abitati che fanno spettacolo.
Attualmente il palazzo è sede del Municipio cittadino e ospita la Biblioteca civica.
 

Sacro Monte

Il Sacro Monte è una delle alture prealpine che si erge a nord di Varese. Comune autonomo sino al 1927, assorbito poi da Varese, fa parte del Parco Regionale Campo dei Fiori. Il Sacro Monte è uno dei più raffinati e completi esempi di "via sacra". Lungo un percorso di oltre due chilometri, si susseguono quattordici cappelle, dedicate ai misteri del Rosario. In cima, oltre al Santuario di Santa Maria del Monte, si trova il borgo che ha conservato l’impianto medievale: da qui si gode una meravigliosa vista sul territorio della provincia.
Via Sacra. All'inizio del Seicento, su iniziativa del frate cappuccino G. Battista Aguggiari, fu costruito un acciottolato che segue l'andamento ripido del monte, ed è disseminato da quattordici Cappelle raffiguranti i Misteri del Rosario: nasceva così la Via Sacra delle Cappelle del Rosario. La realizzazione del progetto fu portata avanti per tutto il Seicento da valenti architetti e scultori (Bussola, Prestinari, Silva) e pittori (Nuvolone, i fratelli Recchi e il Morazzone), sotto la guida dell'architetto Giuseppe Bernasconi. Le edicole, restaurate alla fine del Novecento, sono di forma diversa e contengono statue in terracotta policroma a grandezza naturale. La più famosa di tutte è la VII, affrescata dal Morazzone.
Basilica. All'ultimo mistero glorioso, il quindicesimo, è consacrata la Basilica di Santa Maria del Monte, oggi Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Antico luogo di fede legato al culto mariano, già nel Quattrocento era meta di pellegrinaggi. Un documento del Seicento racconta di come Sant’Ambrogio, sconfitti gli Ariani per intercessione della Vergine, edificò nel IV secolo una cappella sul monte e vi collocò un'immagine della Madonna tutt'ora visibile. Nel 1474 la montagna accolse nella sua parte più elevata il monastero fondato dalle beate Caterina da Pallanza e Giuliana da Verghera: ancora oggi vi si trovano le Suore Romite Ambrosiane.
L'esterno è rinascimentale mentre l'interno è barocco. Le pitture delle navate sono opera di artisti quali: il Fiammenghino, il Ghianda, i fratelli Lampugnani. Degni di nota sono anche il coro e l'organo. Fra le opere del secolo XX ricordiamo: la Fuga in Egitto di Renato Guttuso all'esterno della terza cappella (1983); la statua di Paolo VI dello scultore Floriano Bodini (1986) sul piazzale del Santuario; la statua in terracotta dell'artista Angelo Maineri (1997) ubicata nei pressi dell'Albergo Sacro Monte.
Tra le preziosità artistiche, il Sacro Monte comprende anche due musei: il Museo Baroffio e del Santuario, recentemente restaurato, e il Museo Pogliaghi, ubicato nella villa dove lo scultore L. Pogliaghi visse sino alla morte, avvenuta nel 1950.
 

Torre Campanaria

Svelta nella sua imponenza, e di ammirabili proporzioni, è la Torre Campanaria, detta anche “del Bernascone”, che si alza maestosamente di fianco alla Basilica di San Vittore. Con i suoi quasi ottanta metri di altezza, e la base quadrata di metri 10,85 per lato, la Torre è un notevole monumento architettonico, testimonianza esemplare del tardo manierismo imposto nella diocesi milanese dai Borromei.
I lavori di costruzione cominciarono nel 1617 e - dopo una lunga sosta - ripresero nel 1688, su disegno dell'architetto Giuseppe Bernasconi, e procedettero fino alla base dell'aguglia Nel 1773, il grandioso campanile fu ultimato, con l’innalzamento dell'aguglia, su disegno dei pittori Giulio e Giuseppe Baroffio, che vollero riformare questa parte, portandola a maggiore altezza di quella del primitivo disegno del Bernasconi.
Nel campanile si sale per una comoda scala di pietra, che ha 230 gradini, e reca allo spazioso piano delle campane, che sono otto: la maggiore di esse ha un diametro di 178 centimetri e venne fusa nel 1825 nella officina Bizzozero. Per altra facile scala si ascende nell'ampia sala che vi sta sopra; da qui si esce sul largo terrazzo, decoro massimo del campanile, che offre un panorama stupendo e variegato. Il Iato esterno del Campanile verso il sud, conserva le tracce di molte palle di cannone: sono quelle fatte sparar dal generale austriaco Urban, nel 1859, per “punire” la Torre di aver suonato a festa i suoi bronzi, quando in Varese entravano, vittoriosi e liberatori, i Garibaldini.
 

Villa Cicogna-Mozzoni

Villa Cicogna-Mozzoni di Bisuschio in Valceresio, provincia di Varese, è un complesso architettonico progettato e edificato nel Rinascimento. Di quest’epoca la Villa riflette e magnifica il genio, con un’architettura fatta di spazi interni ed esterni che si compenetrano e si fondono in un insieme dal disegno chiaro, nitido e arioso.
Il primo corpo di fabbrica, adibito a casino di caccia, fu edificato prima del 1440; il secondo fu eretto dopo il 1530. Il complesso divenne così una vera e propria villa di delizie, circondata da giardini su più livelli. Nel casino di caccia, i Mozzoni solevano ricevere ospiti dell'alta società milanese che si confrontavano nell'antica arte venatoria: in quel tempo la Valceresio era una meta privilegiata per la caccia all’orso bruno e al cinghiale.
Nel 1581 Angela, l’ultima erede dei Mozzoni, va in sposa a Gian Pietro Cicogna, che accetta di unire i due cognomi. Il nuovo ceppo familiare continuò a usare la Villa come luogo di svago e di delizie dove ospitare amici e parenti, andare a caccia e a pesca, e godere delle meraviglie della natura, “sintetizzate” nei meravigliosi giardini. Ancora oggi i discendenti della famiglia Cicogna-Mozzoni si prendono cura di questa dimora. Dal 1957 sono visitabili i giardini e le dodici sale interne, affrescate e arredate con mobili e oggetti di varie epoche. Oggi la Villa è anche sede di concerti, mostre, eventi culturali.
 

Villa Menafoglio-Litta-Panza

La Villa è un edificio barocco che sorge in Piazza Litta e sviluppa la propria struttura a U verso il pendio collinare e verso l'esteso parco circostante, tipici della Castellanza di Biumo.
La singolare soluzione planimetrica adottata dal committente, il marchese Paolo Antonio Menafoglio, rivela un desiderio di tranquilla intimità, e presenta il cortile interno e non rivolto verso gli spazi pubblici, come voleva la tradizione del tempo. Il primo nucleo della casa nobile risale alla fine del 1600, ed era circondato da un giardino alla francese, sostituito nel corso del 1800 da un parco all'inglese, e più tardi da un giardino all’italiana. Attorno alla Villa furono create vaste zone verdi e luoghi di fascino come il piccolo lago, la grotta e la collina del tempietto. Nel 1823 la Villa fu acquistata dai Litta che la ampliarono con l'elegante salone neoclassico, le scuderie e la limonaia. Dodici anni più tardi l'edificio e il parco circostante furono ceduti alla famiglia Panza di Biumo che ne detenne il possesso fino al 1996, quando Giuseppe Panza, appassionato collezionista d'arte americana contemporanea, decise di donare al FAI, il Fondo per l'Ambiente Italiano, l'intero complesso con gli arredi storici e alcuni elementi della sua collezione personale: 21 pezzi di arte precolombiana e più di cento di arte contemporanea. Le opere sono ora esposte all'interno dell'antica dimora, e costituiscono la celebre Collezione d'Arte Contemporanea di Villa Panza.
 

Villa Mirabello

La Villa sorge in Piazza della Motta. Fu edificata nel Settecento, sulla sommità del colle omonimo, chiamato Mirabello per lo splendido panorama che da qui si apriva sul lago e sulla catena delle Alpi. Le prime tracce di una casa in località Mirabello risalgono al 1725, la proprietà passò poi al conte Gaetano Stampa di Soncino, alla famiglia Taccioli e ai Litta-Modignani. Nel 1843 la villa fu rinnovata in stile "inglese" e dotata di ampio parco. Della costruzione settecentesca resta l'interessante oratorio della Beata Vergine Addolorata, progettato nel 1767 dall'architetto varesino Giuseppe Veratti. Passeggiando per il vasto parco all'inglese che circonda la villa e che nell'abetaia si ricongiunge ai giardini Estensi, si ha modo di ammirare essenze rare e piante secolari, tra le quali un maestoso esemplare di cedro del Libano.
Nei locali che furono le scuderie ottocentesche, la Villa ospita ora i Musei Civici.
 

Villa Pogliaghi

Si trova in Via Beata Giuliana, presso la Basilica di Santa Maria del Monte (o Sacro Monte). E’ la casa-museo dell'artista milanese Lodovico Pogliaghi (1857-1950), costruita nell’Ottocento in stile eclettico dal Pogliaghi stesso, come antiquarium per la raccolta delle sue collezioni. L’artista soggiornò in quest’edificio fino alla morte (1950) e continuò ad abbellire e a modificare la sua dimora.
Essa si compone di un corpo centrale assai luminoso, grazie all'ampio portale di vetro culminante in un arco a tutto sesto. Il complesso è sormontato da un loggiato in stile veneziano e ornato nel timpano del frontone da un mosaico che ricorda la tecnica bizantina. La Villa è impreziosita da un bel giardino all'italiana, disegnato dal Pogliaghi e contenente una pregevole raccolta di sculture romane. Nell'esedra sulla destra è invece collocata in una nicchia una scultura, Prometeo, scolpita dallo stesso Pogliaghi. All’esterno, la Villa presenta due ali, ispirate al Lazzaretto milanese. Sulla facciata che dà verso la pianura, è da notare un mosaico ispirato all'arte di Ravenna. Intorno, disseminati, i marmi antichi e moderni raccolti dall'artista milanese.
L’interno contiene il Museo, riflesso della straordinaria ed eclettica cultura dell'artista. Nelle sale sono conservati gli oggetti più disparati, per epoca e area geografica, raccolti dal Pogliaghi durante i suoi frequenti viaggi in giro per il mondo. Nella Sala del Tesoro, sono esposti reperti archeologici e un presepe napoletano del Seicento; il vano attiguo vede la presenza di opere del Giambologna e un bozzetto in terracotta del Bernini; la Sala Rossa è impreziosita da specchiere di Murano del XVII secolo, da tele del Magnosco e da vetrine con ceramiche. Uno nota particolare merita la Stanza dello Scià di Persia, un progetto per la residenza del sovrano che contiene antichi sarcofagi egizi. La stanza più grande contiene le opere dell'artista, tra cui il modello in gesso a grandezza naturale della Porta del Duomo di Milano, fusa in bronzo nel 1908. Nell'esedra dei marmi antichi vi sono testimonianze originali greche, etrusche e romane; in una nicchia spicca una statua di Dionisio di scuola prassitelica, acquistata acefala, alla quale Pogliaghi aggiunse la testa. La casa, il laboratorio e il museo sono ora proprietà della Biblioteca Ambrosiana.
 

Villa Recalcati

Villa Recalcati, ubicata in Piazza della Libertà, è l'architettura più rappresentativa della Castellanza di Casbeno, vicina ai Giardini Estensi. La Villa fu eretta nella prima metà del Settecento, accanto a un precedente edificio del secolo XVI-XVII, dal marchese Gabrio Recalcati, erede di un'antica e nobile casata. Tra il 1756 e il 1775 la struttura fu ampliata e arricchita in forme tardo barocche, per volere di Antonio Luigi Recalcati. La Villa fu luogo di incontri mondani, e ospitò personaggi famosi e uomini di cultura, tra cui il poeta Parini e Giuseppe Verdi. In seguito, la Villa fu acquistata da Giacomo Limido, Gerolamo Garoni ed Eugenio Maroni Biroldi che, apportandovi consistenti modifiche, trasformarono l'edificio nel grande Albergo Varese (Grand Hotel Excelsior). L’albergo diede i primi impulsi all'elitario turismo varesino dell'Ottocento: sino al 1929 fu uno dei più noti e aristocratici ritrovi di villeggiatura in Europa.
L'edificio presenta una pianta a U e rivolge alla piazza l'elegante cortile d'onore, racchiuso da un basso porticato con tre archi poggianti su colonne binate. L'altra facciata, visibile dal giardino, è impreziosita da statue e da balconi in ferro. Il vasto parco aperto al pubblico è opera dell'architetto Enrico Combi. Al carattere di giardino romantico si mischia l'influsso francese, evidente nei parterre. Le specie vegetali che lo popolano vanno dalle esotiche alle autoctone, e contribuiscono a creare un fascino originale e assai particolare.
All'interno della Villa si sono conservate alcune stanze settecentesche, dove è ancora possibile ammirare gli antichi decori: quelle del pianterreno sono impreziosite da medaglioni dipinti dal Magatti e forse dal Ronchelli. Al piano terra è la sala neoclassica, riconoscibile dai camini sovrastati da specchiere e stucchi bianchi. La sala attigua è caratterizzata invece da stucchi dorati e da un affresco che raffigura la dea dell'Abbondanza. Al piano superiore, un grande salone ospita un imponente camino di marmo, risalente al 1631; più in alto, un medaglione rappresenta la scena del ritorno dei Greci in patria dopo la distruzione di Troia.
Villa Recalcati ospita gli uffici dell’Amministrazione Provinciale e della Prefettura di Varese.
 

Ville Ponti

Il complesso residenziale delle Ville Ponti sorge in Piazza Litta e occupa un vasto territorio. I due edifici principali sono denominati “Villa Andrea Ponti” e “Villa Napoleonica” (o “Villa Fabio Ponti”).
La prima, commissionata dall’industriale tessile Andrea Ponti, fu costruita nel 1858 in stile veneziano neo-rinascimentale su disegno dell'architetto Giuseppe Balzaretti. I lavori procedettero a rilento e il disegno iniziale non fu mai portato a totale compimento, forse per intervento del proprietario che ritenne l'inserimento delle due ali laterali pregiudizievole per l'aspetto monumentale del corpo centrale. Nel 1961 la proprietà della Villa passò dal marchese Gian Felice alla Camera di Commercio che, lasciando intatto il prezioso patrimonio d'arte in essa custodito, la destinò, con l'attigua “Villa Napoleonica”, a essere utilizzata come Centro Congressi.
La ricerca dell'esaltazione monumentale, caratteristica dell'architettura esterna, si ritrova anche negli spazi interni, disposti intorno al grande atrio ottagonale che costituisce un elegante disimpegno per le vaste sale adorne di raffinati stucchi. Il salone d'onore della Villa è decorato da pitture di Giuseppe Bertini a carattere storico, la più celebre è ubicata sulla parete orientale e raffigura Alessandro Volta che illustra il funzionamento della pila a Napoleone. Nel salone sono presenti anche due statue di bronzo raffiguranti Dante e Michelangelo, rispettivamente di Bertini e di Tabacchi.
Nell'ombra del rigoglioso parco, dietro a Villa Andrea Ponti, sorge la quasi omonima Villa neoclassica che prende il nome da Fabio Ponti, ma è detta anche "Napoleonica". Costruita probabilmente nel Seicento, su progetto del Pollack, fu ampliata e abbellita fra il 1820 e il 1830: otto anni dopo fu acquistata dalla famiglia Ponti come residenza estiva. Negli anni successivi la famiglia creò un collegamento fra i parchi delle due ville. La Villa Napoleonica è nota perché da qui Garibaldi diresse lo scontro del 26 maggio 1859 contro gli austriaci.