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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Storia di Varese

Varie testimonianze archeologiche provano l'esistenza d’insediamenti umani nel Varesotto, risalenti al 5000 a.C. Tuttavia, non molto sappiamo della storia della città se non sino alla tarda epoca imperiale, quando il villaggio, piccolo e di origine gallica, cominciò ad assumere una certa rilevanza perché collocato lungo strategiche vie di transito. Le prime notizie certe che si hanno su Varese città risalgono all'epoca romana. La latina Varisium è ricordata da alcune are e da poche iscrizioni, in parte conservate nei Musei Civici, e dalle tombe scoperte nei dintorni.
Solo nel Medioevo, come scrive il Bizzozero, la città si presenta “adulta e considerevole con mura, porte, castelli e forti”. Era parte del contado del Seprio, e aveva assunto il nome attuale. Di certo, si sa che Varese nel 1117 si unì ai Milanesi in una micidiale guerra contro Como; che nel 1121 fu dai Comaschi, di notte, sorpresa, data al saccheggio e privata dei cittadini più ragguardevoli che vennero condotti prigionieri nella città nemica; e che sei anni dopo, nel 1127, di nuovo alleati ai Milanesi i Varesini si presero la rivincita contro i Comaschi. Dipendente per obbedienza dal Seprio, Varese fu con questo e col Barbarossa, contro Milano. Assieme ad Arcisate, Induno e Biandronno, fu occupata nel 1160 dall'arcivescovo Oberto, con grave danno per i Varesini e per gli abitanti del Seprio. Nel 1168 Barbarossa tornò in Germania, e Varese tornò all'antica amicizia con Milano; entrò nella Lega Lombarda e cominciò a formare una piccola regione a sé, con una specie di dipendenza dagli arcivescovi di Milano, i quali fino al secolo XIV vi ebbero palazzo e corte.
Nel 1223, Varese somministrò ai Milanesi, che stavano costruendo il Broletto, (in piazza dei Mercanti) tutto il legname occorrente per la fabbrica, ed ebbe, in segno di gratitudine, una mercede annua. Nel 1237 Varese combatté a fianco di Milano contro l'Imperatore Federico II di Svevia, nipote di Barbarossa, che pare abbia alloggiato nel sito, oggi comunemente detto Castello di Belforte, posto in direzione sud-est rispetto al borgo, lungo l'importante via verso la Svizzera. Comunque, animati sempre da spirito d'indipendenza e insofferenti a ogni giogo, i Varesini vollero emanciparsi dalla signoria degli arcivescovi, e scegliendosi un libero reggimento, elessero nel 1246 vari consoli e rettori. Richiamati all’obbedienza dall’arcivescovo Leone da Perego, i Varesini non vollero cedere e si appellarono a papa Innocenzo IV; l'arcivescovo li scomunicò e sottopose Varese all'interdetto. Si venne poi a un accomodamento. Nel 1257, Leone fu espulso con i nobili da Milano e riparò a Varese, sperando di ricevere aiuto dai consoli: la situazione fu composta con la Pace di Sant’Ambrogio del 1258. Prevalse comunque l’elemento aristocratico: Varese si schierò dalla parte dei Rusconi nella contesa di questi con i Vitani per il dominio di Como e ottenne la vittoria. Nelle aspre lotte fra i Torriani con i Visconti, Varese parteggiò sempre per i secondi. Una visita di Matteo Visconti nel 1285 attirò su Varese l’inimicizia del Seprio, sostenitore dei Della Torre; e questi subito mossero da Como per far pagar cara ai Varesini la loro amicizia con Milano. Il pronto intervento dei Milanesi riuscì a salvare Varese dalla vendetta dei Torriani. Cacciato da Milano dai Della Torre, i quali con varia fortuna or soccombevano or prevalevano, Matteo Visconti tornò nuovamente a Varese il 29 maggio 1303 assieme agli esuli comaschi, con i quali intendeva ricuperare la signoria. L'avere accolto e aiutato Matteo costò caro ai Varesini: fallita la spedizione del Visconti, Guido Della Torre e il podestà di Milano, Fisiraga, assalirono la città: per evitare la distruzione e l’incendio, Varese dovette sborsare ai Torriani una cifra assai ragguardevole.
Negli anni successivi la città fu dominata da Filippo Della Torre e, da Lodovico Visconti. Poi cadde in mano a Facino Cane e ancora a Filippo Maria Visconti. Quando ai Visconti subentrò nella signoria di Milano Francesco Sforza, Varese giurò fedeltà al nuovo duca e mantenne il giuramento, vivendo in pace fino alo 1510. In quell’anno il Varesotto fu attraversato da un esercito mercenario svizzero, una vera banda di ladroni, diretta contro i Francesi di re Luigi XII che aveva ottenuto l'investitura del ducato di Milano. Guidati dal cardinale di Sion, mandato a quell'impresa da papa Giulio Il, i mercenari commisero ogni sorta di eccessi, causando incalcolabili danni alle popolazioni. Lo stesso avvenne nel 1511.
Nel 1538 Varese ottenne dall'imperatore Carlo V e poi nel 1621 e nel 1647 da Filippo Il e da Filippo IV il privilegio di non essere infeudata. Maria Teresa confermò a Varese questo privilegio, mediante però il pagamento di 6000 scudi, avuti i quali, la grande imperatrice revocò il privilegio e, nel 1765, costituì Varese signoria del duca di Modena Francesco III, che moriva nel 1780. Quella di Francesco III fu una signoria affatto nominale: alla città recò il beneficio di miglioramenti e abbellimenti, nonché l'incremento economico di cui è sempre causa una Corte principesca, per quanto piccola.
Nel 1789, quando Napoleone cacciò gli Austriaci dalla Lombardi, si costituì la Repubblica Cisalpina in trenta dipartimenti, Nel 1797 Varese fu creata capoluogo del dipartimento del Verbano; sotto il governo francese, fu poi incorporata qual capoluogo del distretto undicesimo, al dipartimento del Lario.
Dopo il Congresso di Vienna, Varese tornò in mano austriaca e fu elevata al titolo di città. Tuttavia i Varesini - di sentimenti liberali, d’animo risoluto e nemici da sempre di ogni prepotenza - mal sopportarono i burbanzosi proconsoli dell'Austria. Nel 1848, con i primi venti di riscossa, la gioventù di Varese prese valorosamente parte alle lotte risorgimentali per la libertà, e fu dovunque si combatté per cacciare lo straniero dal suolo della patria. Non pochi varesini erano fra i Garibaldini e strenuamente combatterono, tanto da meritare l’elogio dell’Eroe dei Due Mondi. Memorabile, in particolare, fu la battaglia del 26 maggio 1859, combattuta e vinta da Varesini e Garibaldini contro gli Austriaci del generale Urban.
Nel 1860, alla vigilia dell’unificazione, in Sicilia e al Volturno moli Varesini seguirono il condottiero dei Mille; e nel 1866, sulle balze del Tirolo fra le leggendarie camicie rosse, erano moltissimi volontari di Varese.
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