Sabato 23 Giugno 2018, San Giuseppe Cafasso
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Visitare Urbino - guida breve

 

Casa Natale di Raffaello

La casa natale di Raffaello fu costruita nella prima metà del Quattrocento. L'edificio fu acquistato nel 1460 da Sante di Peruzzolo da Colbordolo, nonno del pittore, ed aggregato alla casa attigua. Una lapide sulla facciata ricorda che qui nacque nel 1435 Giovanni Santi, padre di Raffaello, umanista, poeta e pittore alla corte di Federico da Montefeltro. Qui nacque lo stesso Raffaello, nel 1483. Più tardi - nel 1635 - la casa fu acquistata dall’architetto urbinate Muzio Oddi, e nel 1873 divenne proprietà e sede della benemerita Accademia Raffaello, fondata nel 1869 da Pompeo Gherardi.
Nel cortiletto interno è ancora visibile la "pietra" dove padre e figlio lavoravano alla preparazione dei colori. Al primo piano s’apre un'ampia sala con soffitto a cassettoni, in cui si conservano tre opere di Giovanni Santi: l'Annunciazione, copia della Madonna della Seggiola e copia della Visione di Ezechiele. Nella stanza in cui si ritiene sia nato il pittore, spicca la stupenda "Madonna col Bambino", opera che la critica attribuisce ora a Giovanni Santi, ora al giovane Raffello. Notevoli sono anche alcuni dipinti di Timoteo Viti e di Giulio Romano, allievi di Giovanni, un disegno attribuito al Bramante, ed una raccolta di ceramiche d’epoca rinascimentale. Il piano superiore, sede dell’Accademia Raffaello, accoglie una bella collezione ottocentesca di manoscritti, edizioni rare, monete e ritratti.
 

Chiesa di San Bernardino

La chiesa di San Bernardino - eretta alla fine del Quattrocento - sorge sul colle di San Donato, nella zona delle Cesane, a poca distanza dal centro storico. Tradizione vuole che il progetto dell’edificio sia da attribuire al Bramante, e - in effetti - non mancano all'interno della chiesa soluzioni ed elementi tipicamente bramanteschi. Tuttavia, per la critica moderna, il disegno dell’edificio sarebbe da attribuire a Francesco di Giorgio Martini: soprattutto all’esterno, la chiesa rivela la mano dell'architetto senese, sia nelle linee generali sia negli elementi architettonici particolari.
La costruzione fu voluta da Federico da Montefeltro, che intendeva destinare il tempio a mausoleo ducale, ma i lavori si protrassero fin dopo il 1491 e alla sua morte - avvenuta nel 1482 - il Duca fu sepolto, in via temporanea, nell’attigua e più antica Chiesa di San Donato.
L'interno della chiesa, a croce latina, è a navata unica, che si prolunga nel profondo coro rettangolare, costruito in un secondo tempo. Le pareti sono divise in due ordini da una cornicetta su cui, nel coro, s’imposta una volta a botte, mentre invece, nella navata, s’imposta il cornicione che reca un'iscrizione dedicata al Santo. Nelle vicinanze dell’ingresso si fronteggiano i due sarcofagi barocchi in marmo di Federico da Montefeltro e del figlio Guidobaldo. Fino al 1810, la chiesa conservava la bella Pala Montefeltro, di Piero della Francesca, poi trasferita a Milano (Pinacoteca di Brera).
 

Duomo di Urbino

Il “primo” Duomo di Urbino fu eretto dal vescovo Beato Mainardo intorno al 1063 e consacrato a Maria Vergine Assunta in cielo. Il “secondo” Duomo è l’edificio ricostruito nel Quattrocento, per volere di Federico da Montefeltro, probabilmente su progetto di Francesco di Giorgio Martini. I lavori si protrassero fino al 1604, quando fu eretta la cupola progettata da Muzio Oddi. Nel 1781 una forte scossa di terremoto danneggiò la cupola e la facciata, peraltro non ancora completa. Gli interventi di restauro procedettero a rilento e all'inizio del 1789 la Cupola cedette, sprofondando fino ai sotterranei.
Il “terzo” Duomo - quello che si ammira oggi - è la ricostruzione in stile neoclassico dei precedenti, che risale alla fine del Settecento e fu progettata dall’architetto Giuseppe Valadier. La facciata, disegnata dal Morigia, contrasta singolarmente con i colori dei mattoni degli edifici circostanti. Anche il campanile fu edificato in quel periodo. All’esterno della facciata s’innalzano sette statue di santi, tra cui si nota San Crescentino, patrono della città. Di quest’edificio Carlo Grossi scriveva a metà Ottocento: "E tra le belle fabbriche di oratorj e di Chiese, ond'è nobilitata la città, primeggia la Cattedrale sì per l'Architettura che pei dipinti, come altresì per vasellami preziosi e per sacri arredi, de' quali è splendidamente doviziosa...".
L'interno - lungo più di 60 metri, largo quasi 37 ed alto 50 - denota lo spirito decisamente classico del Valadier: è ampio, elegante e solenne ad un tempo. L’interno stesso si divide in tre navate; in quella centrale si trovano l'altar maggiore - su cui troneggia la grande tela di Cristoforo Unterberger che rappresenta la Madonna Assunta - e i bronzi, opera di Camillo Rusconi. Fra i vari dipinti che arredano la chiesa, i più famosi sono: La traslazione della Santa Casa di Loreto, di Claudio Ridolfi, il Martirio di San Sebastiano, di Federico Barocci e l’Annunciazione, di Raffaello Motta. La decorazione della cupola è caratterizzata dalle figure dei quattro evangelisti, eseguite da pittori diversi.
 

Fortezza Albornoz

Il fortilizio che domina la città dall'alto del cosiddetto Pian del Monte, è detto Fortezza Albornoz, perché il primo a concepirlo fu Egidio Alvares Carillo de Albornoz, cardinale e diplomatico spagnolo. Sceso in Italia da Avignone, al comando di truppe papali mercenarie, l’Albornoz sottomise alla Chiesa la Romagna e le Marche, fu legato papale in Italia fra il 1353 ed il 1367 e restaurò l’autorità papale nello Stato Pontificio, preparando il ritorno di Urbano V da Avignone. In realtà, sembra che la fortezza sia stata realizzata dal suo successore, il cardinale Angelico Grimoard, tra il 1367 ed il 1371. Già provata durante l'assedio capeggiato da Antonio da Montefeltro - che tornava a conquistare Urbino nel 1375 - la fortezza subì varie distruzioni e ricostruzioni nel corso del secoli. L’attuale struttura - interamente realizzata in laterizio - ha un impianto rettangolare munito di cortine scarpate continue, con due torri semicircolari verso l’interno delle mura, e bastioni. Ai primi del Cinquecento, per opera dell'architetto urbinate G.B. Comandino, la fortezza fu raccordata alla nuova cinta di mura bastionate della città, e ne costituì l'avamposto nord-settentrionale. Nel 1673 la rocca fu ceduta ai padri Carmelitani Scalzi del vicino convento, oggi sede dell'Accademia di Belle Arti. Nel 1799 la fortezza fu riedificata, per esigenze militari, a cura dell’architetto urbinate Vincenzo Nini.
La sua posizione elevata e libera da barriere visive offre ampie e suggestive vedute panoramiche sulla città e i suoi dintorni. Il grande spazio antistante, un tempo adibito ad orto dai Carmelitani Scalzi, è ora aperto al pubblico e dedicato alla Resistenza: ai piedi della rocca s’erge, infatti, una scultura, Monumento alla Resistenza, opera di Umberto Mastroiani.
 

Galleria Nazionale delle Marche

La Galleria Nazionale delle Marche ha sede in alcuni saloni di Palazzo Ducale. Essa fu istituita nel 1912, con l'intento di raccogliere, custodire e valorizzare gli oggetti d'arte dell'intero territorio nazionale, e costituisce una vera e propria miniera di opere d'arte. L’ultimo degli allestimenti - curato nel 1982 - è riuscito ad armonizzare in modo ottimale il complesso delle opere esposte e le sale che le ospitano.
La Galleria è tra le più ricche raccolte d'arte di tutta Italia. Vi sono esposte opere di Alvise Vivarini e Vittore Crivelli, Melozzo da Forlì, Federico Barocci e la sua scuola, Luca Signorelli, Filippo Bellini. Fra i capolavori assoluti spiccano: di Raffaello, lo splendido ed inquietante ritratto di gentildonna, noto come La Muta, appartenente al periodo fiorentino; la Comunione degli Apostoli, di Giusto di Gand; il Miracolo dell’Ostia profanata, di Paolo Uccello; due celebri opere di Piero della Francesca, la Flagellazione e la stupenda Madonna di Senigallia; due quadri del Tiziano, l'Ultima Cena e la Resurrezione di Cristo; alcuni ritratti di uomini illustri, realizzati da Giusto di Gand e Pedro Berruguete; un gruppo di arazzi fiamminghi, realizzati su disegno di Raffaello. Assai pregevole è l'alcova di Federico da Montefeltro. La Galleria comprende infine una ricca collezione di ceramiche, prodotte dalle principali manifatture delle Marche, dell’Umbria, della Toscana e dell’Abruzzo.
 

Museo Archeologico Lapidario

Attualmente il Museo Archeologico Lapidario (o Statale) è ospitato al pianterreno di Palazzo Ducale, in attesa di una sistemazione definitiva. Il nucleo originario e più rilevante della collezione epigrafica risale al Seicento e fu raccolto dal nobile urbinate Mons. Fabretti. Ai primi del Settecento, molte epigrafi andarono disperse, ma furono poi recuperate da Mons. Stoppani, legato pontificio ad Urbino fra il 1747 ed il 1756. La raccolta si arricchì in seguito. Nel 1986 la preziosa raccolta fu sistemata nelle cinque sale del Palazzo, seguendo l’originaria ripartizione in 22 “specchi”.
Le piccole urne, le stele, le iscrizioni più grandi ed i cippi sono allineati al centro e danno vita ad un itinerario a forma di anello. Le varie sale espongono inscrizioni greche, latine e latino-cristiane, imperiali e consolari, militari e sacre, lastre sepolcrali, lastre con epigrammi, rilievi cristiani, testi riferibili alle attività pubbliche ed ai mestieri svolti. Particolarmente interessanti sono: nella prima sala, le iscrizioni del marmista greco Eutropos; nella seconda sala, la lastra figurata con la risurrezione di Lazzaro; nella quarta sala, un epigramma che reca un verso di Callimaco; nella quinta sala, il rilievo con la raffigurazione dell’episodio omerico di Ulisse e le Sirene.
 

Museo Diocesano Albani

Annesso al Duomo, il Museo Diocesano Albani fu fondato nel 1959 e sistemato nel 1964. Il nucleo principale è formato da due ambienti: la sagrestia nuova, d’epoca rinascimentale, e la sagrestia vecchia costruita tra il 1705 e il 1720. Il museo ha preso il nome dalla famiglia Albani, che ha sempre avuto particolari attenzioni per Urbino e per la sua cattedrale. In particolare, molti degli oggetti esposti nel Museo sono stati donati alla cattedrale da Papa Clemente XI e dal Cardinale Annibale Albani.
La prima sala comprende una notevole collezione di ceramiche dei secoli XVI-XVIII, provenienti dal santuario di Battaglia. Nella seconda sala, cosiddetta del tesoro, sono invece esposti preziosi oggetti di culto: antifonari miniati, medaglie, reliquiari, calici, mitre, pastorali. La sala seguente conserva un prezioso calice d'argento e la bella tela del Cialdieri, Madonna col Bambino e Santi Gregorio e Antonio Abate.
 

Oratori di Urbino

ORATORIO DEL CORPUS DOMINI
La bella chiesa del Corpus Domini fu eretta nel primo Cinquecento dall’omonima Confraternita. Del sodalizio facevano parte - fra altri - artisti eminenti come Raffaello, Giovanni Santi, Federico Barocci e Timoteo Viti. Alcuni aspetti della vita e dell’attività della Confraternita sono rappresentati in una serie di preziosi dipinti, oggi custoditi a Palazzo Ducale: ricordiamo La Comunione degli Apostoli di Giusto di Gand, La profanazione dell'Ostia di Paolo Uccello, Resurrezione e Ultima Cena del Tiziano.

ORATORIO DELLA GROTTA
L’Oratorio della Grotta si trova nella cripta del Duomo, alla fine del portico costruito nel 1621, probabilmente da Muzio Oddi, in occasione del matrimonio di Federico Ubaldo con Claudia de’ Medici. Interessante è la terza cappella, che ospita una statua della Pietà, opera di Giovanni Bandini, ed un cinquecentesco gruppo di sculture in terracotta, attribuito a Pompilio Lanci.

ORATORIO DELLA MORTE
L’Oratorio fu costruito nel 1595, come sede della Confraternita che provvedeva alla sepoltura cristiana dei defunti. E’ ad unica navata, con copertura a botte. L’arredo è semplice e lineare, ma sull’altare troneggia la splendida Crocifissione con dolenti e Maddalena, opera di Federico Barocci, che vi pose mano tra il 1597 e il 1603. La tela è racchiusa in una meravigliosa cornice, che - su disegno dello stesso Barocci - fu intagliata e dorata da Francesco Amorosi e Valerio Armellino, entrambi urbinati. Notevole è anche la grande tela a tempera di Girolamo Cialdieri, che rappresenta la Gloria di San Filippo Neri.

ORATORIO DELLA SANTA CROCE
Si trova via Santa Chiara ed è l'Oratorio più antico di Urbino. Sembra che fosse anche il più ricco, prima delle spoliazioni napoleoniche. Vi si raccoglieva la Confraternita dei Disciplinati di Santa Croce, costituitasi agli inizi del Trecento e riconosciuta nel 1351 dal Vescovo Francesco Brancaleone. L’edificio subì nel tempo vari interventi che ne modificarono profondamente l’aspetto primitivo. L’interno è ad unica navata e presenta una pianta irregolare. Alle pareti sono ancora visibili frammenti di affreschi di Giovanni Santi, Ottaviano Nelli, Giorgio Picchi. Sull’altar maggiore troneggia una copia della cinquecentesca Deposizione, di Francesco Menzocchi (l’originale è conservato a Brera).

ORATORIO DELLA VISITAZIONE
L’Oratorio fu eretto contemporaneamente all’istituzione dell’omonima Confraternita. L’edificio si presenta a pianta rettangolare e a navata unica. La volta sovrastante è affrescata - al centro - dall’immagine dell’Assunta, opera di F.A. Rondelli. Notevoli sono anche le due tele della Crocifissione e della Annunciazione, opere del Cialdieri o della sua scuola, e la tela secentesca con la Madonna della Mercede e San Francesco di Paola, d’autore ignoto. L’altare è ornato da una bella tela - opera di Alfonso Patanazzi - che raffigura la Visitazione di Maria a Santa Elisabetta.

ORATORIO DELLE CINQUE PIAGHE
Il piccolo Oratorio si trova in Via Barocci ed è molto ben conservato. Pur nella sua modestia, l’edificio rappresenta la testimonianza viva di un gusto popolare e schietto che non si sente a disagio accanto alle opere dei grandi maestri.

ORATORIO DI SAN GIUSEPPE
L'oratorio di San Giuseppe fu costruito nel Cinquecento, su iniziativa dell’omonima Confraternita, che si è distinta nell’assistere i condannati a morte e le loro famiglie. L’edificio è formato da due cappelle. La maggiore - l’Oratorio vero e proprio - fu ricostruita alla fine del Seicento e decorata da Carlo Roncalli da Colbordolo. La cappella minore, invece, è rimasta intatta. Essa accoglie uno splendido Presepio, con statue a grandezza naturale, realizzate in scagliola verso la metà del Cinquecento dall’urbinate Federico Brandani.

ORATORIO DI SANT'ANDREA Avellino
Eretto nei primi anni del Settecento, l’Oratorio di Sant'Andrea Avellino si presenta a pianta circolare. In origine, la chiesa era dedicata a San Sebastiano. A questo santo si riferisce la bella tela dell'altar maggiore, (copia), opera di Giovanni Santi.

ORATORIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA
L’Oratorio fu eretto nella prima metà del Trecento, sul luogo di un antico ospizio, ma la facciata fu rifatta ai primi del Novecento. Nel 1416 l’interno fu affrescato dai fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino Marche. Questi affreschi - e, particolarmente, la Crocifissione e le Scene della vita di San Giovanni - rappresentano uno straordinario esempio di quel “gotico internazionale” (o “gotico fiorito”) che è considerato l’anello di congiunzione tra la pittura medievale e la nuova arte rinascimentale. Altri due affreschi bellissimi, dovuti ai Salimbeni, sono La Madonna dell’Umiltà e La Madonna in trono col Bambino.
 

Palazzo Ducale

Il monumento più importante di Urbino è sicuramente il Palazzo Ducale, che il critico inglese Sir Kenneth Clark ha definito come "la più bella casa di tutto il Rinascimento". Il grandioso Palazzo - considerato fra le più splendide realizzazioni dell’architettura rinascimentale italiana - fu voluto dal Duca Federico da Montefeltro, che provvide a far abbattere varie costruzioni precedenti, tra cui l’antico “castellare” adiacente al Duomo. Il Palazzo è il simbolo fisico dello Stato rinascimentale: non più un castello basato sui vecchi principi militari di difesa-offesa, ma un palazzo aperto alla circolazione degli uomini e delle idee.
Dopo la costruzione di un primo nucleo, affidato all’architetto Maso di Bartolomeo, l’ingrandimento e la trasformazione dell’edificio in reggia furono affidati all’architetto dalmata Luciano Laurana, che elaborò il progetto fondamentale del Palazzo. I lavori ebbero inizio nel 1468 e - salvo un’interruzione dovuta alla morte di Federico (1482) - proseguirono fino al Cinquecento inoltrato: dopo il Laurana, vi posero mano altri architetti, non meri esecutori, quali Francesco di Giorgio Martini, Girolamo Genga e, forse, Leon Battista Alberti.
Ne11631 morì Francesco Maria II della Rovere, ultimo duca di Urbino. Il ducato entrò a far parte dello Stato Pontificio, ed il Palazzo divenne sede del Legato apostolico. L’edificio fu spogliato delle ricche collezioni d'arte, prima dalla nipote del duca, Vittoria, poi per opera di vari cardinali che si succedettero alla Legazione. Dopo l’Unità d’Italia, il Palazzo divenne monumento nazionale, ospitò vari uffici e fu variamente restaurato. Nel 1883 ospitò la «Galleria dell'Istituto d'Arte», che poi divenne (1912) Galleria Nazionale delle Marche.
Il Palazzo è un edificio dalle strutture solidissime, di armoniosa snellezza nelle forme esterne, di razionale funzionalità nella sistemazione interna; una città in forma di palazzo che divenne ben presto sede elettiva di un nuovo modello di civiltà, come si deduce dalle mirabili pagine del "Cortegiano" di Baldassarre Castiglione. L'asperità del luogo suggerì al Laurana l'ardita soluzione della facciata occidentale, con i Torricini idealmente rivolti in direzione della Toscana; due agili ed eleganti torri che rappresentano l'integrazione perfetta tra architettura e paesaggio e costituiscono probabilmente l'immagine più nota della città di Urbino.
Una visita al Palazzo si può così schematizzare:

CORTILE D’ONORE
Mirabile costruzione del Laurana, per leggerezza ed astrazione geometrica. E’ cinto ai quattro lati da un bel portico ad archi su colonne con capitelli compositi. Sulla prima trabeazione si legge un’iscrizione latina che celebra Federico da Montefeltro.

BIBLIOTECA DEL DUCA
La celebre biblioteca di Federico, già depredata da Cesare Borgia nel 1502, fu trasferita a Roma nel 1657: i suoi capolavori si trovano nella Biblioteca Vaticana. In alcune sale adiacenti è esposta una serie di formelle, che raffigurano macchine belliche e di pace, opera quattrocentesca di Ambrogio Barocci, su disegno di Francesco di Giorgio Martini.

SCALONE MONUMENTALE
Opera del Laurana, lo stupendo scalone fu decorato dal Barocci. Contiene lo stemma del duca Federico e una statua dello stesso, opera di Girolamo Campagna (1604).

APPARTAMENTO DELLA JOLE
Contiene, tra l’altro: una lunetta in terracotta invetriata (Madonna e santi), opera di Luca della Robbia; una testa di Madonna, di Agostino di Duccio; il bassorilievo di Federico da Montefeltro e del segretario Ottaviano Ubaldini, attribuito a Francesco di Giorgio Martini; affreschi attribuiti a Giovanni Boccati; l’alcova del duca Federico, forse di Giovanni da Camerino; una bella tavola (Storia della vita di San Savino) del Boccati; la Crocifissione e la Madonna col Bambino di Girolamo di Giovanni.

APPARTAMENTO DEI MELARANCI
Accoglie opere del Trecento: un polittico di G. Baronzio, un Crocefisso dipinto del Maestro di Verucchio, un trittico (Incoronazione della Vergine) del Maestro dell'Incoronazione di Urbino, una Madonna col Bambino di A. Nuzi.

APPARTAMENTO DEGLI OSPITI
E’ decorato da Federico Brandani con stucchi raffiguranti i simboli delle casate dei Montefeltro e dei Della Rovere. Contiene sculture lignee del '400, una raccolta di monete d'oro quattrocentesche trovate a Mondavio, e vari dipinti, alcuni attribuiti ai Crivelli, altri di G.. Bellini e di A. Vivarini.

APPARTAMENTO DEL DUCA FEDERICO
La Sala delle Udienze ospita due capolavori di Piero della Francesca: la Flagellazione e la Madonna di Senigallia La cappellina di Guidobaldo è ornata da stucchi del Brandani. Baccio Pontelli ha decorato le pareti dello studiolo del Duca con le sue mirabili tarsie, che raffigurano libri, armi, strumenti musicali, il ritratto del duca, le tre Virtù teologali. Giusto di Gand ha dipinto i ritratti di uomini illustri , alcuni dei quali sono oggi al Louvre). Preziose le decorazioni marmoree della cappellina del Perdono, accanto alla quale è il tempietto delle Muse, un tempo ornato da dipinti di Giovarmi Santi. La camera da letto del duca contiene il Ritratto di Federico da Montefeltro e del figlio Guidobaldo di Pedro Berruguete e una tavola - Madonna col Bambino - della scuola del Verrocchio. Notevole la Sala degli Angeli, decorata dal Rosselli. Splendide le porte intarsiate, forse su disegno del Botticelli. La sala è lo scrigno più prezioso, che contiene: la Comunione degli Apostoli, opera di Giusto di Gand (1473); il Miracolo dell'Ostia profanata di Paolo Uccello; la Veduta della città ideale, forse del Laurana, forse di Piero della Francesca; il cassone intagliato e intarsiato, con la quattrocentesca Prospettiva della città. Si nota infine la Sala delle Veglie, ove si tenevano le riunioni e le serate culturali rese celebri dal “Cortegiano” di Baldassarre Castiglione: contiene una Crocifissione e una Pentecoste di Luca Signorelli e la pala Buffi (Madonna col Bambino e santi, 1489) di Giovanni Santi.

APPARTAMENTO DELLA DUCHESSA
E’ riservato alle opere del Cinquecento. Nel vestibolo spicca l’Annunciazione, vetrata di Timoteo Viti; subito dopo il salotto della Duchessa, sono esposti i capolavori della Galleria Nazionale delle Marche: di Raffaello, La Muta (il Ritratto di gentildonna considerato una delle massime espressioni dell'urbinate) e Santa Caterina d'Alessandria (forse un’opera giovanile); il Cristo benedicente, attribuito al Bramantino; i Santi Tommaso Becket e Martino fra l'arcivescovo Arrivabene e il duca Guidobaldo, opera del Viti; l'Ultima cena e la Risurrezione di Tiziano Vecellio; la Madonna del Soccorso e santi di Raffaellino del Colle; l’Annunciazione di Vincenzo Pagani. Nel guardaroba sono conservate opere di Pellegrino Tibaldi, Taddeo Zuccari e Federico Brandani. Sette arazzi degli Atti degli Apostoli ornano la Sala del trono, il grande ambiente che il duca usava per le feste.

APPARTAMENTO ROVERESCO
Il secondo piano del Palazzo fu realizzato, su progetto di Bartolomeo Genga, per volere di Guidobaldo Il della Rovere. La prima sezione è dedicata alla pittura, spiccano le opere del Barocci e della sua scuola (l’Assunzione, la Concezione, le Stimmate di San Francesco e la Crocifissione), ma contiene anche opere di O. Gentileschi, G. Francesco Guerrieri, A. Lilio, Mastelletta, S. Cantarini, C. Ridolfi. La seconda contiene il Museo della Ceramica, oltre ad una collezione di disegni e stampe.

I musei
Il palazzo ospita il Museo Archeologico Lapidario(o Statale), il Museo della Ceramica e la splendida Galleria Nazionale delle Marche, una delle più importanti d'Italia. Per i singoli musei, si rinvia alle specifiche schede.
 

Porta Lavàgine

Nel XIV-XV secolo, la contrada di Lavàgine, oggi Via Cesare Battisti, sembra sia stata fra le prime a sorgere e a svilupparsi. La porta omonima diventò ben presto la principale via d’accesso alla città, praticamente da tutte le direzioni, dato il naturale raccordo con l’antica strada per Fossombrone e Pesaro, nonché la Via Flaminia. All’interno della Porta si appoggia la piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli, che risale al Seicento. Porta Lavàgine possedeva pure un baluardo esterno, che fu demolito nel Settecento. Secondo un’approfondita analisi toponomastica, il nome della porta - davvero curioso - sembra significare zona scoscesa, franosa, ricca d’acque, quindi umida.
 

Rampa Elicoidale

Su uno dei lati di Piazza Mercatale si erge un grande torrione circolare, in cui l'architetto senese Francesco di Giorgio Martini (1439-1501) costruì la Rampa elicoidale, comunemente chiamata "scala a lumaca". Scopo della costruzione era consentire al duca di salire a cavallo dal piano della piazza a Palazzo Ducale. Collegata alle stalle ducali della Data e munita di artiglieria, la Rampa era anche struttura difensiva e di controllo dei diversi punti d'accesso al Mercatale. Recentemente riscoperta, e restaurata da Giancarlo De Carlo nella seconda metà del Novecento, la Rampa elicoidale è ora inserita nel percorso cittadino, ed è utilizzata - tra l’altro - per attività culturali.