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Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
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Palazzo Albani

Urbino / Italia
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La famiglia Albani (in precedenza Lazi) era di origine albanese. Si trasferì ad Urbino nel 1471, svolgendo presto importanti funzioni pubbliche, e si estinse alla metà dell’Ottocento.
Non si sa chi progettò Palazzo Albani, né quando lo stesso fu costruito. In ogni caso, gli Albani - specialmente Filippo - acquistarono molte case contigue nell’isolato che si affaccia su Via Bramante e dettero inizio alla ristrutturazione del complesso, che doveva sfociare nel palazzo odierno. Nella seconda metà del Seicento l’edificio prende forma definita. Nella seconda e terza decade del Settecento, Orazio Albani, fratello del pontefice Clemente XI, e il cardinale Annibale, figlio di Orazio, porteranno a termine le acquisizioni di altri fabbricati, rendendo il palazzo ampio ed isolato. Tradizione vuole che il palazzo sia stato ristrutturato da Luigi Vanvitelli, ma è ormai certo l’intervento - forse prevalente - di vari altri architetti: Carlo e Francesco Fontana, Alessandro Specchi, Filippo Barigioni, Giambattista Bartoli e P. Paolo Alfieri.
La facciata, in laterizio, si sviluppa su quattro specchi convessi che sembrano assecondare il tracciato della strada. All’esterno, si notano dieci finestre, disposte su due ordini. Il vestibolo all’entrata prosegue con un portico che conduce al cortile interno, caratterizzato da un giardinetto pensile. Le camere del primo piano sono esemplari dello stile rinascimentale di Urbino, specialmente per la loro copertura con volta a vela. La decorazione degli interni è settecentesca: il Vanvitelli ha curato gli stucchi, mentre gli affreschi sono opera del de Marchis. Oltre che nelle stanze, i preziosi stucchi del Vanvitelli si ammirano specialmente nella Cappella e nella Galleria dei Cesari. La Cappella, gioiello di piccole dimensioni e con volta a crociera, mostra alla fine un’abside con lunetta decorata a raggiera, ove sta una bella scultura lignea che rappresenta San Giuseppe e Gesù. Stupendi sono gli affreschi dei soffitti e i paesaggi dipinti su tela. Notevoli i finti zoccoli delle pareti, specie nei vani delle finestre, in cui il de Marchis ha dipinto deliziose scene arcadiche e vedute di paesi.
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