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Storia di Udine

Le origini di Udine sono avvolte nel mistero. Sulla base di scarsissimi reperti, si ritiene tuttavia che – in epoca preistorica – il territorio fosse popolato, da tribù probabilmente celtiche. Anche il nome della città ha origine incerta. E’ invece assodato che Udine fu un “castrum” romano di una certa importanza, presidio militare voluto, in posizione strategica, a difesa dei confini nord-orientali dell’Impero.
L’esistenza della città prima del VII secolo è accennata solo in una Storia di Cesena, del Chiaramonti, in cui viene ricordato Natalis utinensis, vescovo di Udine. Tuttavia, la prima fonte attendibile è del 983: è un diploma imperiale Di Ottone II – firmato a Verona – in cui si conferma la donazione a Rodoaldo, patriarca d’Aquileia, di cinque “caastra”, fra cui quello di Udene. Per il territorio udinese, questo decreto segna anche l’inizio del predominio della Chiesa, rappresentata dal patriarca di Aquileia.
All’ombra di Aquileia, comincia per Udine un periodo di prosperità. La cittadina crebbe d’importanza e fu cinta da mura difensive: sulle rovine di una fortezza precedente il Castello fu ricostruito e notevolmente rafforzato. Per la sua posizione elevata, sia pure di poco, il Castello dominava la pianura circostante, piatta ed uniforme. Durante il periodo medioevale, Udine, non ebbe mai grande importanza visto che le città di riferimento erano Aquileia e Cividale. E' a partire dal 1223 che, con la fondazione del mercato, grazie al patriarca Bertoldo di Andechs, Udine diventa la città più importante della regione per il commercio e i traffici.
Nel 1238 il patriarca Bertoldo de Andechs trasferì a Udine la sede della Chiesa di Aquileia: ad Udine fu quindi attribuito lo “status” di capitale religiosa e amministrativa del patriarcato, allora molto potente.
Continuò per Udine il periodo di prosperità e sviluppo, caratterizzato da un notevole incremento demografico: fu costruita una nuova cerchia di mura e riassestato il piano urbanistico, con la creazione del nuovo borgo mercantile e, successivamente, dei borghi rurali che, lentamente si andavano formando fuori dalle mura. Lentamente – nel corso del Trecento – la città assunse un volto nuovo: le maggiori funzioni pubbliche erano svolte in palazzi sorti attorno alla piazza centrale – ora Piazza della Libertà – che divenne punto d’incontro del potere politico, del potere economico e del potere spirituale. In questo periodo, grazie al clima religioso favorito dalla prosperità e dalla pace politica, Udine si arricchì di vari monasteri e di chiese davvero notevoli.
Ma la situazione era destinata a cambiare, in breve volgere di tempo. Nell’ambito della sua politica di espansione, Venezia si oppose all’imperatore Sigismondo e già nel 1412 faceva scorrerie in Friuli. Udine si preparava a difendersi dall’invasione veneta, ma già molte comunità friulane – fra cui Cividale – si erano arrese e poste sotto la protezione di Venezia. Nel 1419, i veneziani, al comando del conte Arcelli, iniziarono l’assedio: il 4 giugno del 1420 Udine, prostrata, mandò ambasciatori al campo Veneto per trattare la resa.
Termina così il miglior periodo della città di Udine: in effetti, la Serenissima non mostrò alcun interesse ad investire per lo sviluppo di Udine e della sua provincia, troppo decentrata per poter rivestire un ruolo primario nelle politiche veneziane di sviluppo. Quella udinese divenne soltanto un'utile zona-cuscinetto tra i territori della Repubblica e i territori dell'impero ottomano. La città subì un costante impoverimento; tuttavia, il dominio veneziano assicurò un lungo periodo di pace relativa alla città ed impose alla borghesia udinese il buon gusto Veneto. Pace relativa, si è detto, perché anche in epoca veneziana Udine fu sottoposta a dure prove: dal 1470 al 1499, dovette difendersi sette volte dai turchi, che senza difficoltà s’introducevano nel paese dal mal difeso confine. Travagliarono la città anche le lotte, sollevate dai castellani del Friuli, che parteggiavano per il Conte di Gorizia e per l’Austria e formavano la fazione degli Strumieri, contro la borghesia e il popolo di Udine che sostenevano il governo veneziano e formavano la fazione degli Zambarlani. Queste lotte durarono quasi un secolo ed ebbero termine con la pace conclusa a Venezia nel 1568.
Nel 1511 Udine fu devastata dalla guerra civile: il 27 febbraio si consumò la strage detta del giovedì grasso. Sotto la guida del conte Savorgnano, capo degli Zambarlani, il popolo e tremila contadini armati, incendiarono e saccheggiarono le case dei nobili di parte Strumiera, alcuni dei quali furono messi a morte. La strage continuò nella campagna friulana, dove furono smantellati sedici castelli appartenenti ai feudatari ribelli. Ad aggravare le condizioni della popolazione fu, nei giorni immediatamente successivi, un violento terremoto, in seguito al quale si svilupparono numerosi incendi e crollò il castello cittadino. Poi si aggiunse la peste …
Sotto il dominio della Serenissima – che durò dal 1420 al 1797 – Udine divenne la seconda città della Repubblica per importanza, e, in generale, seguì le sorti di Venezia. Alla parentesi francese, dovuta alle campagne napoleoniche in Italia, seguì il passaggio al Regno Lombardo-Veneto sotto l'Impero austriaco dopo la Restaurazione ed infine l'annessione al Regno d'Italia nel 1866.
Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, si ebbe nel Friuli un forte movimento migratorio, soprattutto verso le Americhe e i Paesi del Nord-Europa. Durante la prima Guerra Mondiale, fino alla disfatta di Caporetto, Udine fu sede dell'alto comando italiano, e fu chiamata la "Capitale della Guerra". Nel corso della seconda Guerra Mondiale, dopo l'8 settembre 1943, Udine fu posta sotto la diretta amministrazione del III Reich, che cessò nell’aprile del 1945, con la fine dell'occupazione tedesca.
Nel 1963 fu costituita la Regione Autonoma a Statuto Speciale Friuli-Venezia Giulia. La storia recente di Udine ricorda il terremoto del 1976, che danneggiò la città, soprattutto il castello cinquecentesco. Il sisma causò la morte di circa un migliaio di persone e colpì molti paesi della provincia, alcuni dei quali furono rasi al suolo. Solo grazie allo spirito di sacrificio, alla grande forze di volontà e all'esemplare abnegazione del popolo friulano la ricostruzione fu rapida e sorprendente: ancora oggi è portata ad esempio in tutto il mondo.
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