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Giovedì 29 Settembre 2016, SS. Michele, Gabriele e Raffaele
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Storia di Trieste

Le origini di Trieste sono antichissime e leggendarie: si narra che il fondatore della città fosse Tergeste, amico di Giasone e degli Argonauti. Più realisticamente, sembra che la città sia stata fondata da tribù protovenete: lo testimoniano i castellieri (villaggi preistorici difesi da cinte di pietre squadrate) costruiti sulla sommità dei colli, a San Giusto e sul Carso. L’etimologia del nome antico di Trieste non è sicura. Tergeste risale forse a Ter-egestum (costruita tre volte), forse dall’unione della radice indoeuropea Terg (mercato) con il suffisso Veneto Este (città).
Sarà in ogni caso la particolare importanza strategica dell’antico insediamento a determinarne il futuro: Roma sconfigge gli Istri, conquista l’area e lascia presidi sul Carso e nel nucleo esistente sul colle che domina la città. E’ questa l’antica Tergeste, colonia romana, la cui nascita risale al II secolo a.C. L’inserimento nell’orbita latina assicura alla città un lungo periodo di prosperità commerciale, affinamento culturale e sviluppo urbanistico: intorno al 30 a.C. Ottaviano fece circondare la città con solide mura, delle quali ci sono ancora resti, e fece costruire due acquedotti e molte strade. Il mare Adriatico era molto importante nei rapporti commerciali con le province meridionali dell'Impero ed anche Trieste - con Aquileia - svolse un ruolo vitale, assumendo la navigazione lungo la costa istriana. Al tempo di Traiano, Trieste si estendeva sul colle nei pressi del mare, dove oggi si trova la città vecchia. La città aveva dodicimila abitanti e possedeva due piccoli porti. Per questa zona - chiamata "Decima Regio Venezia et Istria" - ci fu un lungo periodo di benessere e di pace. Il Cristianesimo si diffuse in queste terre verso la fine del I secolo, in un periodo di persecuzioni: tra i martiri cristiani c’è anche Giusto, che diventerà il patrono della città.
Con le invasioni barbariche, la città cade sotto il dominio dei Goti, poi cacciati dall’esercito bizantino. Dopo alterne vicende, nel 568 Trieste è distrutta dai Longobardi. Si susseguono secoli bui. Nel Medioevo la città si estendeva sul Colle di San Giusto ed aveva forma triangolare, con il vertice sulla sommità del colle e la base sul mare. Il porto era molto piccolo ed aveva il nome di "Mandracchio". L'attività principale degli abitanti era il commercio del sale.
Mentre sotto il dominio carolingio i vescovi locali acquistano un notevole potere temporale con il titolo di baroni, compare la figura del Gastaldo (magistrato eletto dal popolo o dal vescovo) e si profila la crescente Potenza veneziana. I vescovi-baroni cercano di ostacolare il sorgere del Comune e di fronteggiare Venezia, ma nel 1202 il doge Dandolo conquista la città. Con l’aiuto dei patriarchi d’Aquileia, Trieste si ribella, originando una lunga serie di guerre tra Venezia e il patriarcato. Alla fine la città soccombe. Dopo la guerra di Chioggia, Trieste riconquista la libertà, ma Venezia continua a costituire una minaccia. Nel 1382 Trieste si pone allora sotto la protezione del duca Leopoldo d’Austria. La “dedizione” durerà oltre cinque secoli.
Dopo una parentesi spagnola nel XVI secolo, e varie pestilenze e carestie, nel Settecento si apre per Trieste un nuovo orizzonte. La concessione nel 1719 della qualifica di “portofranco” alla città - sbocco geografico naturale dell’Impero asburgico sul mare - dà il via ad un lungo periodo di prosperità: l’abolizione delle dogane richiama da tutta Europa e dal Mediterraneo molti imprenditori e mercanti, che aumentano il benessere cittadino e lo sviluppo urbanistico, favorendo un incremento demografico senza precedenti. In particolare, durante il regno di Maria Teresa, si assiste alla nascita ed alla crescita di grandi compagnie di navigazione (Lloyd Triestino), d’assicurazione (Generali, Ras) e di nuove industrie, grazie alle quali la città registra un notevole sviluppo economico. Tra la fine del XVIII e l’alba del XIX secolo, la città conosce tre occupazioni napoleoniche relativamente brevi.
Nella prima metà dell’Ottocento sorsero a Trieste nuove banche, società assicurative, imprese commerciali e marittime, furono migliorati i collegamenti con l'Hinterland, e fu costruita la ferrovia Trieste-Vienna. L'apertura del canale di Suez contribuì ad un’ulteriore crescita economica della città, perché avvicinò le Indie e l’Estremo Oriente. A Trieste si ebbe anche una rinascita culturale e politica. Gli ideali di libertà e d’unione nazionale trovarono anche qui i loro seguaci: molti triestini protestarono contro la politica austriaca di stabilizzazione, contro le limitazioni della libertà politica e contro la burocrazia viennese, che influenzava tutti i campi della vita sociale.
Nella seconda metà dell’Ottocento aumentarono a Trieste i sostenitori dell'indipendenza politica e della cultura italiana, ossia gli irredentisti. Quando nel 1915 l'Italia entrò in guerra, essi pensarono che il loro sogno si sarebbe potuto realizzare in poco tempo, e in molti combatterono a fianco dei soldati italiani. Con il suo esito, il primo conflitto mondiale sancirà sia la frantumazione della Mitteleuropa - di cui Trieste aveva fatto parte per secoli - sia il ricongiungimento di Trieste all’Italia (3 novembre 1918).
Un duro destino attendeva la Venezia Giulia e Trieste nel corso della II Guerra Mondiale: dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, il territorio fu occupato dai Tedeschi e annesso di forza al III Reich, col nome di "Litorale adriatico". A Trieste si acuì la persecuzione contro gli Ebrei e fu anche istituito un campo di concentramento - la Risiera di S. Sabba - in cui molti ebrei furono assassinati. Alla fine del conflitto, anche la Jugoslavia faceva valere rivendicazioni territoriali su Trieste. Dal I maggio al 12 giugno 1945 la città fu occupata dalle truppe jugoslave: in questi 40 giorni la popolazione fu maltrattata e molti italiani finirono assassinati nelle foibe.
Trieste fu infine liberata dalle truppe americane e sottoposta ad un governo militare alleato, mentre la striscia della costa occidentale istriana rimase sotto occupazione jugoslava. Con il Trattato di pace di Parigi (1947) il territorio attorno a Trieste fu diviso in due zone: la Zona A, che si estendeva da Duino a Trieste ed era amministrata dagli Anglo-americani, e la Zona B, che da Capodistria arrivava sino a Cittanova ed era amministrata dagli Jugoslavi. I nuovi confini comportarono un cambiamento fondamentale nel nord-est italiano: l'Italia perse molti territori in Istria, e di conseguenza ci fu un esodo in massa da parte della popolazione istriana verso Trieste, verso l'Italia e anche verso altri Paesi. Con il Memorandum di Londra ( 5 ottobre 1954 ) la Zona A divenne italiana e quella B slava.
Dal 1964 Trieste è il capoluogo della regione Friuli Venezia-Giulia. Il 10 novembre 1975 fu firmato il Trattato di Osimo tra Italia e ex Jugoslavia e la Zona A divenne definitivamente italiana. Anche i confini dei due Stati furono riconosciuti: in questo momento, in questo modo, l'Italia rinunciava definitivamente ai territori istriani.
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