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Mercoledì 7 Dicembre 2016, Sant'Ambrogio
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Museo di Storia Naturale

Trieste / Italia
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Il Museo, istituito nel 1846, è importante per le sue varie attività di ricerca, per la sua notevole biblioteca e - soprattutto - per le sue vaste collezioni scientifiche nel campo della botanica, della zoologia, della mineralogia, della geologia e della paleontologia, a cui si affiancano numerose collaborazioni di natura didattica e divulgativa. Il patrimonio collezionistico è diviso in due grandi sezioni: l'una aperta al pubblico e l'altra destinata elusivamente a studiosi e specialisti.
In questa scheda ci si limita ad illustrare l’interessante sezione paleontologica, costituita di recente per esporre i più importanti ritrovamenti avvenuti sul Carso triestino nell’ultimo secolo. La visita si presenta come un affascinante viaggio nel passato.
L’avventura ha inizio circa 300.000 anni fa quando l’Ursus spelaus popolava le caverne della zona: era il più grande orso mai vissuto sulla faccia della terra. Una ricostruzione a grandezza naturale si trova all’entrata della Sala. L’orso delle caverne si è estinto circa 12.000 anni fa, si ritiene a causa delle variazioni climatiche. Molte grotte triestine contengono resti dell’animale ma i ritrovamenti più consistenti sono avvenuti nella Grotta Pocala, nel Comune di Duino Aurisina.
Con un salto di 85 milioni di anni il visitatore viene proiettato nel Cretaceo, in un mondo completamente diverso. Dopo le grotte carsiche, è la volta dell’ambiente tropicale, contraddistinto da una lussureggiante vegetazione e una ricca fauna. Nel mare di allora non mancavano copiose varietà di pesci e crostacei, le coste erano popolate da coccodrilli e, tra la vegetazione, viveva il dinosauro a "becco d’anatra", così chiamato per la forma del muso. Oggi tutti questi organismi si possono ammirare nei fossili scoperti nei pressi del Villaggio del Pescatore, borgo costiero della provincia di Trieste. Al Museo sono in mostra resti fossili di una particolare specie di coccodrillo dal muso molto corto, di gamberetti e di ossa di dinosauro: fiore all’occhiello dell’intera collezione è lo scheletro completo e perfettamente conservato di un dinosauro, denominato Antonio. Esso rappresenta il più antico e meglio conservato adrosauro mai scoperto in Europa: la sua scoperta ha consentito agli studiosi di avanzare fondate ipotesi sulle condizioni ambientali del Carso triestino nel Cretaceo.
La sezione contiene ancora resti fossili di rettili scoperti tra la seconda metà e la fine del XIX secolo, quelli che formavano la collezione paleontologica "storica" del Museo triestino. Tra questi si trovano il cosiddetto Carsosaurus marchesettii e la Sontiochelys cretacea, l’unica tartaruga fossile ritrovata sul Carso.
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