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La Lanterna

Trieste / Italia
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Sembra che già i Romani abbiano costruito un faro a Tergeste, sullo scoglio che, più tardi, fu chiamato “Zucco”: di tale faro non si hanno notizie precise. Si sa solo che - intorno al 1300 - lo scoglio ospitò una chiesetta votiva dedicata a San Nicolò. Fino al 1734, non ci sono notizie rilevanti riguardo lo “Zucco”. In quell’anno, il Comandante della Marina Austriaca, Conte Luca Pallavicini, fece costruire una batteria di cannoni sui ruderi della chiesetta.
Meno di 10 anni dopo, sotto la spinta delle innovative idee dell’Imperatrice Maria Teresa, venne elaborato un progetto che avrebbe eliminato lo scoglio del “Zucco”: infatti, i piani prevedevano la sua inclusione nel costruendo “Molo Teresiano”. Il primo a pensare seriamente di dotare il molo Teresiano di un faro per la navigazione, fu il Conte Karl Christian Zinzerdhof, quando divenne Governatore della città di Trieste, e osservò che Trieste aveva superato Venezia nel movimento marittimo: ma i tempi non erano maturi. Passata la bufera napoleonica, la costruzione del faro fu commissionata all’architetto Pertsch. Il progetto iniziale fu oggetto di aspre diatribe: solo nel 1831, Vienna tagliò corto sulla questione ed autorizzò l’esecuzione del progetto.
L’opera avrebbe dovuto presentarsi come una fortezza difensiva disposta su due ordini di batterie di cannoni, coronata da merloni e fungente da supporto ad una torre troncoconica che avrebbe sorretto, a sua volta, l’apparecchiatura ottico luminosa. La costruzione della “Lanterna”, durò dal 1831 al 1833 e non fu priva di problemi. Il più grave riguardò le fondamenta, la cui solidità doveva essere granitica, mentre, al contrario, per qualche tempo, fu continuamente minacciata da infiltrazioni d’acqua marina. Superato questo problema, la costruzione procedette speditamente.
Quando fu ultimata, risultò alta circa 33 metri e mezzo, con una brillante luce visibile da 12 miglia di distanza e, soprattutto, dotata di un meccanismo che la rendeva individuabile con estrema facilità: un ingegnoso sistema automatico muoveva alternativamente una tenda davanti alla lampada, facendo comparire e scomparire il cono luminoso ogni trenta secondi. La Lanterna poteva essere individuata infallibilmente come faro di Trieste utilizzando un semplice orologio. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 12 febbraio 1833, quando, per la prima volta, la luce scaturì dalla sommità e prese a riflettersi sui flutti.
L’impianto fu variamente modificato. Nel 1908 il vecchio sistema ottico veniva smontato e cambiato radicalmente. Al posto della vecchia attrezzatura venne montato il nuovo sistema Pinsc costituito da una lampada ad incandescenza a vapori di petrolio. Nel 1918, Trieste divenne italiana. Ci si accorse che la città ed il porto avevano bisogno di un faro di primo livello: la Lanterna, nonostante la sua nuova portata di 16 miglia, vedeva la sua luminosità e chiara identificazione compromessa dalle luci della città alle sue spalle: in definitiva, la struttura non possedeva più gli elementi fondamentali per essere all’altezza dei nuovi compiti. Nacque allora l’idea di costruire un nuovo faro. E quest’idea fu realizzata, ma con la costruzione del Faro della Vittoria.
La Lanterna non morì. Nel 1929 ne fu sostituita la parte ottica, nel 1940 fu aumentata la Potenza di luce, nel 1946 la struttura fu dipinta a striscie alternate orizzontali bianche e nere e, nel 1955, venne nuovamente dipinta con i colori originali. Tuttavia, il decadimento della sua funzione era ormai inarrestabile. La luce della Lanterna fu spenta definitivamente nel 1964, provocando le accorate proteste dei triestini e, persino, un’interrogazione in Parlamento. Cinque anni dopo, la Lanterna fu definitivamente dismessa. La costruzione fu restaurata nel 1992, ma della Lanterna rimane soltanto una luce simbolica.
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