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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Foiba di Basovizza

Trieste / Italia
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Le foibe sono cavità naturali, ossia pozzi, presenti sul Carso, l’altipiano alle spalle di Trieste e dell'Istria. La cosiddetta "Foiba di Basovizza" è invece un pozzo minerario, scavato ai primi del Novecento per trovare il carbone e presto abbandonato perché improduttivo. Nel maggio del 1945, questa “foiba” fu teatro di una tragedia immane: colpevoli d’essere italiani o comunque contrari al regime comunista, centinaia di prigionieri, militari, poliziotti e civili - già destinati ai campi d’internamento allestiti in Slovenia - furono qui processati in modo sommario dai partigiani di Tito e gettati nella voragine, alcuni dopo essere stati fucilati, altri ancora vivi. Le vittime furono prelevate a Trieste, nei quaranta giorni d’occupazione jugoslava della città (dal 1 maggio 1945). A Basovizza arrivavano gli autocarri della morte con il loro carico di disgraziati. Questi, con le mani straziate dal filo di ferro e spesso avvinti fra loro a catena, erano sospinti a gruppi verso l'orlo dell'abisso. Una scarica di mitra ai primi faceva precipitare tutti nel baratro. Sul fondo chi non trovava morte istantanea dopo un volo di 200 metri, continuava ad agonizzare tra gli spasimi delle ferite e le lacerazioni riportate nella caduta tra gli spuntoni di roccia. Molte vittime erano prima spogliate e seviziate.
Purtroppo è impossibile dire quanti furono gettati nelle foibe: circa 1.000 sono state le salme esumate, ma molte cavità sono irraggiungibili, altre se ne scoprono ancora solo adesso. Un calcolo approssimato indica 6000-7000 persone. A dare il senso della tragedia, quale che sia il numero esatto delle vittime, si pensi che l’eccidio fu compiuto quando la II Guerra Mondiale era finita.
Nel 1980 il pozzo di Basovizza e la foiba n. 149 furono riconosciuti “monumenti d'interesse nazionale”; nel 1991, anno in cui si dissolsero la Federazione Jugoslava e l'Unione Sovietica, vi fece visita il Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. Nel 1992 il suo successore, Oscar Luigi Scalfaro, visitò Basovizza ed elevò la foiba a “monumento nazionale”.
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