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Domenica 18 Febbraio 2018, San Simeone
Gary Houston
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Visitare Treviso - guida breve

 

Battistero di San Giovanni

Il Battistero sorge a sinistra del Duomo ed è una bella costruzione romanica che risale ai secoli XI-XII. Coevo della cattedrale, l'edificio fu probabilmente eretto sui resti di un tempio pagano. Sembra che – nei primi tempi – abbia accolto le reliquie dei Santi Lorenzo e Vendemiale, portate a Treviso nel VII secolo. Il Battistero subì; diversi restauri e rimaneggiamenti: solo nel Novecento fu restituito al suo aspetto originale.
La facciata è divisa da lesene, con coronamento ad archetti che poggiano su mensoline scolpite. Sul frontone campeggia un bel bassorilievo del Trecento, che propone la decollazione di San Giovanni Battista. Ai lati del portale si notano alcuni fregi d'epoca romana.
L'interno, di forma rettangolare, è semplice, ma armonioso. Il centro è dominato da un notevole fonte battesimale, in marmo rosso. Nelle piccole absidi ai lati dell'altar maggiore si trovano affreschi romanico-bizantini, che contengono, tra l'altro, una Madonna con il Bambino e Santi, ed una Madonna con Bambino tra l'Arcangelo San Michele e San Prosdocimo.
Dietro il Battistero s'alza il massiccio campanile del Duomo, opera romanica, incompiuta nella parte superiore.
 

Casa dei Carraresi

L’edificio sorge in Via Palestro ed ha origini antiche: già nel Trecento era noto come Osteria della Croce. Successivamente acquistato dai nobili padovani Da Carrara, la Casa fu adibita non tanto ad abitazione, ma come posto di ristoro e di ostello, sia per i viaggiatori che venivano da fuori, sia per i funzionari e i militari al servizio dei Da Carrara, donde il nome di Ca’ dei Carraresi. Tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, la Casa fu ristrutturata: in particolare, furono sostituiti i pilastri di sostegno, fu edificata una terrazza in muratura, fu conglobata la confinante Casa Brittoni. Dopo varie vicissitudini – ampliamenti, modifiche, passaggi di proprietà – il complesso attuale fu acquistato dalla locale Cassa di Risparmio. Restaurato nel 1987, fu poi destinato, dalla Fondazione Cassamarca, ad ospitare importanti convegni, esposizioni e mostre internazionali. Ha una superficie espositiva di oltre 2000 metri quadrati.
Il complesso Carraresi-Brittoni si presenta come un’imponente costruzione romanica in mattoni a vista. Interessante è il lato di Via Palestro, snellito da un porticato a cinque archi, che poggiano su colonne in pietra. In facciata si possono ammirare bifore e trifore e lo stemma dei Da Carrara. Sotto il portico che prospetta sulle acque del Cagnan, dove un tempo sorgeva la terrazza, è stata realizzata una grande vasca in marmo di Pietrasanta, che crea un angolo assai suggestivo. Nei locali dell’ex Casa Brittoni sono ancora visibili affreschi medievali, tra cui spiccano un trecentesco Sant’Antonio Abate, una Madonna con Bambino del primo Quattrocento ed un cinquecentesco Incontro tra un poeta (?) ed un cavaliere, con un bel paesaggio sullo sfondo.
 

Chiesa di Santa Caterina (ex)

La Chiesa di Santa Caterina sorge sulla via omonima. Assieme al convento e a due chiostri, la chiesa fu costruita dall’ordine fiorentino dei Servi di Maria, nell’area detta “piazza della legna". Quest’area ospitava in precedenza il Palazzo dei Da Camino, abbattuto a furor di popolo nel 1312, quando i Da Camino furono cacciati da Treviso. I lavori durarono dal 1346 fino alla fine del Trecento. Al complesso fu aggiunta anche la Cappella dei SS. Innocenti, che probabilmente faceva parte del palazzo preesistente. Nei secoli, la chiesa fu più volte restaurata. In particolare, subì pesanti danni all’inizio del Cinquecento, durante l’assedio della Lega di Cambrai. Per altro verso, Santa Caterina fu sede di altri ordini religiosi ed ebbe varie destinazioni d’uso. Per decreto della Serenissima, i Serviti furono allontanati nel 1772 e sostituiti dalle monache Terziarie Francescane. In epoca napoleonica, il complesso diventò arsenale militare; la chiesa fu spogliata di arredi ed opere d'arte e divisa in piani con soppalchi di legno, mentre la Cappella degli Innocenti fu trasformata in alloggi. Nel 1820 divenne caserma austriaca; in seguito, fino al 1944, fu sede del Distretto Militare. Attualmente, dopo un lungo lavoro di recupero e restauro, la chiesa è diventata la sede principale dei musei Civici di Treviso.
La facciata è dominata da una bifora in pietra d’Istria racchiusa in un arco gotico. L’interno, pure in forme gotiche, è a navata unica, con due soffitti a crociera. Le pareti presentano una bella serie di affreschi, in parte di Tomaso da Modena: il più noto è del 1358 e raffigura Santa Caterina che tiene in mano un modellino della città.
 

Chiesa di Santa Maria Maggiore

La Chiesa di Santa Maria Maggiore sorge sulla piazza omonima ed è popolarmente conosciuta col nome di “Madona Granda". Le sue origini sono antiche. Alcuni resti testimoniano che, già nell’VIII secolo, qui sorgeva un capitello con l’immagine della Madonna. Distrutta dalle invasioni barbariche, probabilmente quella degli Ungari del 911, la chiesa fu ricostruita dopo il Mille. Fu poi rifatta, in stile tardogotico, dai Canonici Lateranensi nella seconda metà del Quattrocento, ma rimasero inalterate la facciata in laterizio e l’immagine della Madonna, realizzata da Tomaso da Modena a metà del Trecento. La chiesa divenne cattedrale nel 1932.
Il campanile, modificato più volte nei secoli, era sorto come torre destinata ad uso bellico: risale al 1516 ed è incompiuto. La facciata mostra tre porte di accesso incorniciate in pietra d’Istria. Ogni porta è sormontata da un rosone e tra i rosoni si notano due alte finestre, che terminano con un arco a sesto acuto.
L’interno, a pianta rettangolare, è suddiviso in tre navate in stile gotico-Veneto, con colonne rosso-mattone. La crociera, il presbiterio e l’abside, ricostruite dopo l’assedio della Lega di Cambrai (1511), sono invece di un elegante stile rinascimentale. Le due tonalità sono ben amalgamate e formano un ambiente raccolto, che invita al silenzio e alla preghiera. L’immagine della Madonna, grande e radiosa, sta sul fianco destro della chiesa, dentro un tempietto riccamente decorato.
 

Duomo di Treviso

Il complesso del Duomo si stende sul lato est della piazza omonima e comprende il Battistero di San Giovanni, il Duomo, il Vescovado e le Canoniche. Il complesso sorse nei primi secoli del cristianesimo, in una zona che comprendeva vari edifici pubblici come il teatro, un tempio e, forse, un edificio termale.
Il Duomo, dedicato a San Pietro, è una chiesa pittoresca, con sette cupole emisferiche, eretta ed ampliata nel XIII secolo, rifatta nel Quattrocento e ai primi del Cinquecento, ed infine nel Settecento. Le sue forme sono il frutto di un'originale fusione di elementi della cultura romanico-padana (gallerie in facciata, portale a strombo con protiro), con altri propri della tradizione bizantino-lagunare.
Già nel 1400 si era addossato alla facciata un ampio portico e si era iniziata la ricostruzione delle tre cappelle absidali. Verso la metà del Settecento si preferì; demolire e ricostruire il corpo della chiesa in stile neo-rinascimentale, causando certo la più grave perdita per l'eredità storica e artistica della città. La fiancata nord della Cattedrale mostra i segni lasciati da quasi tutte le epoche: un notevole bassorilievo romano con figura di Baccante su di un contrafforte; le piccole finestre della cripta e un tratto di parete con lesene ed archetti della primitiva cattedrale romanica. Il Duomo prospetta sulla piazza con l'enorme pronao esastilo, su ampia scalinata, innalzato nel 1836 in rigide forme neoclassiche e decisamente sproporzionato rispetto alla "misura d'uomo" che caratterizza la città. Ai lati sono collocati i due leoni romanici, in marmo rosso di Verona, che già sorreggevano il protiro dell'antica cattedrale.
L'interno – a pianta basilicale, a tre navate, con bei mosaici pavimentali e parietali – risale alla seconda metà del Settecento: su disegno di Giordano Riccati, esso fu uniformato allo stile rinascimentale delle cappelle absidali. Ne risultò un'architettura di stile neo-rinascimentale, forse un po' rigida, ma originale e luminosa. Numerose sono le opere d'arte che il Duomo conserva. Elenchiamo le maggiori.
  • Nella Cappella dell'Annunziata (o Malchiostro, dal nome del canonico che la fece erigere nel 1519), l'architettura, semplicissima, fu concepita da Tullio e Antonio Lombardo in funzione delle pitture. La decorazione fu affidata ai due pittori più famosi della Venezia di allora: gli affreschi al Pordenone (Epifania, Visitazione, Santi Pietro e Andrea, Augusto e la Sibilla, San Liberale) e la pala d'altare a Tiziano Vecellio (Annunciazione), risultandone uno dei complessi artistici più importanti dell'arte veneta.
  • Nel Presbiterio: l'Urna dei Santi Teonisto, Tabra e Tabrata di T. Lombardo; il Ritratto di Giovanni Duns Scoto e il Monumento di Alessandro VIII di G. Bonazza; il Monumento del vescovo Giovanni Zanetto di P. Lombardo.
  • Nella Cappella del SS. Sacramento, opera di Antonio Maria da Milano, si può ammirare: il Monumento del vescovo Nicolò Franco, in pietra d'Istria, con statue e bassorilievi di Lorenzo Bregno; San Pietro e San Paolo, Angeli, il Redentore e due Angeli, Evangelisti, nonché il Salvator Mundi di Pier Maria Pennacchi.

La cripta è l'unica parte rimasta pressoché intatta dell'antica cattedrale: forse risale al 1040. E' un ambiente di grande suggestione, caratterizzato da fitte colonnine, alcune con bei capitelli scolpiti. Sulle volte a crociera e sulle pareti sono numerosi frammenti di affreschi dei secoli XIII e XIV. Sul pavimento, parti di mosaico romanico con animali mostruosi. Nell'abside è collocata l'Arca del patrono della città, San Liberale. Sotto l'arca si stende un cinquecentesco pavimento di ceramica, ottimamente conservato, con motivi floreali e frutta.
 

Loggia dei Cavalieri

La Loggia dei Cavalieri si erge in Via Martiri della Libertà ed è unica nel suo genere in Europa. L’edificio fu realizzato nella seconda metà del Duecento, all’epoca del podestà Andrea da Perugia. Inizialmente, servì come luogo per convegni, conversazioni, per il gioco degli scacchi ed altri svaghi, esclusivamente riservato a nobili e cavalieri. Poi la sua destinazione cambiò, verso la fine del 1388, quando su Treviso si estese il governo della Serenissima. A partire da quell’anno, l’edificio cadde in rovina; intorno al 1550, dentro la Loggia fu costruita addirittura una casa. Poi la Loggia fu adibita a deposito di legname e di botti; nella seconda metà dell’Ottocento fu utilizzata come deposito e rivendita di casse da morto. Nel 1889 la Loggia fu acquisita dal Comune di Treviso, e intorno al 1910 subì un profondo restauro.
La Loggia è un’architettura singolare, di grande semplicità e leggerezza, tipico esempio di quel romanico trevigiano che risente dell'eleganza bizantina lagunare. E' una sorta di piazza coperta – in mattoni e a pianta quadrilatera irregolare – con un tetto in coppi. E’ aperta su ognuno di tre lati da cinque arcate su esili colonne quadrate in pietra d’Istria, con capitello liscio. La copertura piramidale, quasi un enorme cappello, è molto sporgente su modiglioni lignei sagomati ed ha una complessa struttura interna, nascosta da un soffitto ligneo a travicelli. Nello spazio interno s’innalza una grossa colonna, per metà in granito violetto, su cui grava gran parte del peso della copertura.
Inizialmente l’edificio era tutto affrescato. La decorazione fu rinnovata già nel 1313 con ricchi ornati policromi a fasce geometriche e vegetali, stilizzate. L’esterno fu abbellito da un fregio con scene di cavalieri, mentre l’interno fu decorato con scene tratte dal francese "Roman de Troie". Qualche resto di queste decorazioni si scorge ancora, specialmente nei sottarchi. Restaurato nel 1911, l'edificio fu danneggiato dai bombardamenti nel 1944 e poi ricostruito col materiale originale. A partire dalla metà degli anni ’60 del Novecento, prima dell’ultimo restauro, la Loggia ha ospitato a lungo un suggestivo mercatino di libri usati e di giocattoli.
 

Monte di Pietà

Il Monte di Pietà sorge sulla piazza omonima, vicinissima a Piazza dei Signori, ed attualmente è di proprietà della Fondazione Cassamarca. Con la Chiesa di San Vito e quella di Santa Lucia, il palazzo del Monte costituisce un complesso unitario. Sotto il profilo artistico, il palazzo è uno dei più interessanti di Treviso e, contemporaneamente, uno dei meno conosciuti. L’istituzione del Monte fu voluta dai Frati Francescani, per combattere la piaga dell’usura. Lo storico edificio trecentesco destinato ad ospitare il Monte fu ricostruito a partire dal 1462 ed ampliato all’inizio del Cinquecento, quando andò ad occupare lo spazio sopra la Chiesa di “Sancta Maria ad Carceres”, l’odierna Chiesa di Santa Lucia. Il Monte vi si insediò nel 1496. Nel 1561 si ebbe un secondo ampliamento, e qui fu coinvolta la Chiesa di San Vito; in cambio del permesso di edificare due ulteriori piani sopra la Chiesa, i rettori del Monte di Pietà si impegnarono ad eseguire opere di restauro all’interno di San Vito (che in quel periodo era in avanzato stato di degrado) e l’innalzamento della torre campanaria.
Il Monte di Pietà rimase attivo fino alla metà del Settecento, quando si rese necessario un nuovo ampliamento; si realizzò allora una nuova ala parallela al palazzo pubblico. Nel 1800 le sorti di questo istituto mutarono: Francesi ed Austriaci applicarono pesanti imposte, costringendo il Monte ad abbandonare altri ampliamenti, a ridurre la propria attività e a proporre, nel 1822, la conversione del Monte in una Cassa di risparmio.
Al secondo piano, si trova il gioiello del palazzo: la Cappella dei Rettori. Nonostante il nome, la Cappella è un luogo profano. Il piccolo ambiente risale alla fine del Cinquecento ed è molto ben conservato. Nella parte alta delle pareti, tra ricche cornici intagliate e dorate, sono sei storie e parabole (Agar e l'Angelo, Il Convito del Ricco Epulone, Elia sfamato dai corvi, Il Buon Samaritano, Mosè che fa scaturire l'acqua, Il Figliol Prodigo), che richiamano il tema della carità ai bisognosi e sono considerate il capolavoro del pittore fiammingo, naturalizzato trevigiano, Ludovico Toeput detto il Pozzoserrato (1591). La piccola abside contiene un affresco, ormai sciupato, di L. Fiumicelli. Notevoli sono il soffitto a travicelli dipinti ad intreccio, e il rivestimento delle pareti con cuoi di Cordova variamente decorati.
 

Museo Civico Luigi Bailo

Il Museo “Luigi Bailo” si trova in Borgo Cavour, accanto alla Biblioteca Comunale. E’ stato per molti anni la sede dei musei Civici di Treviso, che recentemente si è trasferita nel complesso museale di Santa Caterina. Il Museo, fondato dall’Abate Luigi Bailo nella seconda metà dell’Ottocento, si articolava su tre sezioni: la Pinacoteca, la Sezione Archeologica e la Galleria Comunale d’Arte Moderna. Di recente, le ultime due sono state spostate al Museo di Santa Caterina.
La Pinacoteca conserva ed espone molti capolavori, provenienti da lasciti e dalle opere prima conservate nella Chiesa di San Teonisto. Il percorso museale mostra lo sviluppo della pittura veneta tra il Quattrocento ed il Seicento, con molte tele e tavole di artisti della regione. Spiccano: il Crocefisso, dipinto su tavola da Giovanni da Bologna; diverse raffigurazioni di Madonna con Bambino dovute a Giovanni Bellini, Jacopo da Valenza e Cima da Conegliano; varie vedute di Treviso di Medoro Coghetto; il Monaco cassiere di Lorenzo Lotto; molte altre tele di Paris Bordon , Tintoretto, Tiepolo, Francesco Guardi, Tiziano Vecellio ed altri.
Nell’ambito del Museo, notevole è anche la c.d. Raccolta Salce, costituita da circa 25.000 manifesti pubblicitari che ripercorrono il secolo scorso, fino agli anni sessanta.
 

Palazzo dei Trecento

Il Palazzo dei Trecento (o della Ragione) prospetta su Piazza dei Signori. Fu eretto verso la fine del XII secolo e – assieme alla Torre Civica – è quanto rimane degli antichi Palazzi Comunali. L’opera fu completata nel 1268, con l’edificio attiguo adibito a carcere. Nel corso dei secoli, il palazzo ebbe diverse destinazioni. Fu sede del Tribunale dei Consoli, luogo di pubbliche assemblee (le cosiddette "Concione"), luogo in cui il Podestà amministrava la giustizia. Ma fu anche sede della suprema assise civica (il Maggior Consiglio) che era composta da trecento membri; da ciò il definitivo nome del palazzo, noto ancor oggi come "Palazzo dei Trecento ".
Il porticato originale – predisposto per alloggiare una cinquantina di cavalieri agli ordini di un capitano – ne percorreva tutto il perimetro. Dopo i lavori del 1552 gli archi furono aperti completamente, mettendo in comunicazione due piazze e creando la loggia del Palazzo dei Trecento.
Il Palazzo è una massiccia costruzione quadrilatera in mattoni, adornata da una merlatura come un fortilizio. Esso si compone di una grande loggia al pianterreno, nella metà anteriore, sovrastata da un ampio salone, al primo piano, cui si accede da una scalinata esterna. Il salone è decorato in stile romanico: si notano ancora scene amorose e di caccia, qualche animale esotico ed una serie di motivi floreali e geometrici.
Dopo la fine dell’Ottocento, la struttura ha subito varie modifiche: è stata spostata la scalinata esterna da Ovest ad Est; è stata rifatta la merlatura ghibellina, che ora è diventata guelfa; sono stati restaurati i danni provocati dalle bombe nel 1944.
 

Ponte Dante

Il Ponte sorge nel punto dove il fiume Cagnan confluisce nel Sile, il “Canal Grande” di Treviso, creando uno scorcio veramente suggestivo. Nel 1865, sesto centenario della nascita di Dante Alighieri, la città ha innalzato – presso il ponte – una stele che ricorda la presenza del sommo Poeta a Treviso. Dante ha citato questo luogo in un verso della sua Divina Commedia, indicandolo sinteticamente come il punto: “dove Sile e Cagnan s’accompagna” (Paradiso, IX, 49).
Quando fu costruito nell’attuale versione in pietra, il Ponte fu chiamato dai popolani “ponte dell’impossibile”: tutti ritenevano, infatti, che sarebbe stato travolto alla prima piena del fiume, come i precedenti ponti e passerelle, costruiti in legno.
 

Tempio di San Francesco

La Chiesa di San Francesco – uno dei gioielli architettonici di Treviso – fu eretta tra il 1230 ed il 1270, non lontano dalle Mura, per volere di Papa Innocenzo III.
La caduta di Venezia nel Maggio del 1797 segnò l’entrata delle truppe francesi anche in Treviso. Questo evento segnò il declino di molte chiese trevigiane, che furono trasformate in caserme o magazzini, e spogliate delle loro ricchezze (come accadde al Duomo, alla Chiesa di Santa Caterina ed alla Chiesa di Santa Margherita). Poi, nel 1806 molte chiese e conventi furono soppressi con i decreti napoleonici. Il complesso di San Francesco subì questa sorte e perse la sua funzione di culto: il convento fu demolito e privato dei due chiostri, fu rimosso il pavimento e lo spazio interno della chiesa fu suddiviso in più piani per essere meglio sfruttato come magazzino. Gli oltraggi alla struttura continuarono nel periodo austriaco e anche dopo. Solo nel 1928, dopo una lunga e massiccia opera di restauro, la chiesa fu riaperta al culto e restituita ai Frati Minori Conventuali.
L'architettura dell’edificio – austera, francescana – riflette la transizione tra il romanico e il gotico. La facciata è a capanna; semplice ed elegante, è percorsa da lesene e coronata da archetti.
L’interno è stupendo, a grande navata unica, con un breve transetto aperto attraverso due ampie arcate. Le nude pareti a mattone e la luce soffusa che filtra dall’esterno, favoriscono il silenzio ed il raccoglimento. Il bel soffitto ligneo, ricostruito sugli elementi originali, è a carena di nave polilobata e suggerisce l'idea della volta celeste. Presso la porta laterale è la tomba di Francesca Petrarca: nel 1384 la figlia del grande Poeta morì di parto a Treviso, dove si era stabilita col marito Francesco da Brossano.
Il tempio è ricco d’opere d’arte. Si ammirano via via: una gigantesca figura di San Cristoforo, opera romanico-bizantina della fine del Duecento; Quattro Evangelisti di un ignoto allievo di Tomaso da Modena; un bellissimo affresco con Madonna col Bambino e Sette Santi, di Tomaso da Modena (1350); l’affresco con Madonna e Quattro Santi (1351), di Maestro di Feltro, allievo di Tomaso da Modena; infine, l’Arca sepolcrale di Pietro Alighieri, figlio di Dante, opera di bottega veneziana. Pietro Alighieri, giudice, poeta e commentatore della Divina Commedia, residente a Verona, morì improvvisamente nel 1364, durante un suo soggiorno a Treviso.
 

Tempio di San Nicolò

La Chiesa di San Nicolò sorge sulla via omonima, sui resti di un precedente edificio religioso. In ambito Veneto, il Tempio è considerato uno dei capolavori dello stile gotico. La Chiesa fu eretta dai Domenicani verso il 1331, forse sotto la direzione di frate Benvenuto della Cella: determinante pare sia stato un lascito di 70.000 fiorini, del frate Niccolò Boccalino, che nel 1303 divenne papa col nome di Benedetto XI. I lavori dell’edificazione della Chiesa furono segnati dal crollo della torre campanaria, che demolì buona parte delle cappelle sottostanti, e da un’interruzione causata dalla peste che colpì Treviso nella prima metà del Trecento. La fabbrica durò per secoli e si concluse solo con il restauro del 1855, sotto la direzione di G. Olivi e di A. Forcellini: con l’occasione, furono rifatti il soffitto ed il pavimento e, in generale, furono eliminate le superfetazioni estranee allo stile del manufatto. La Chiesa fu danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale; il bombardamento del ‘44 provocò lo sfondamento del tetto e una parziale demolizione del campanile.
Ben si nota dall’esterno che – con le sue forme semplici, ma allungate verso l’alto, e con le massicce murature perimetrali appena rotte da sottili feritoie da dove entra una luce temperata dalle antiche vetrate – San Nicolò segna un momento di transizione tra il robusto stile romanico e l’elegante stile gotico di origine transalpina. L’interno si divide in tre ampie navate, separate da colonne che reggono un tetto ligneo a sezione circolare. Le navate si concludono su tre absidi.
Il Tempio è ricco di pale preziose e di monumenti fra i più insigni della regione veneta: particolarmente danno lustro alla chiesa i dipinti di Tomaso da Modena, che quivi lavorò per molto tempo, verso la metà del Trecento, affrescando sulle colonne le più belle e le più significative espressioni della sua arte, come la deliziosa Madonna col bambino, la Santa Agnese e molti altri affreschi ammiratissimi. La pala del coro che raffigura la Madonna in trono di frate Pensaben e di Gian Gerolamo Savoldo, raccoglie tutta la schietta grazia del Rinascimento nelle figure e nella loggia; Cristo risorto con San Tommaso, e gli apostoli è ritenuto di fra' Sebastiano del Piombo per la gagliardia dei volti e la bravura del disegno. Fra le opere di scultura spiccano: il quattrocentesco monumento funebre di Agostino Onigo (la parte scultorea è di Antonio Rizzo, quella pittorica del Lotto); l'altarino lombardesco e il barocco monumento a papa Benedetto XI, di Giovanni Comin (1693).
Nell’attiguo Capitolo dei Domenicani, chiostro del Seminario Vescovile, è un grande affresco che prende l’intero perimetro del vano: rappresenta i Domenicani illustri (Santi, Beati, Papi, Cardinali) ognuno inquadrato in una nicchia-studiolo. L’opera è di Tomaso da Modena e rappresenta un momento di revisione stilistica – oltre che icoografica – del modo di rappresentare alla maniera grottesca.
Sulla parete perimetrale della navata di destra vi è un organo del Callido, affiancato da un grande affresco di San Cristoforo che arriva fin quasi alle capriate.