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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
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Tempio di San Nicolò

Treviso / Italia
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La Chiesa di San Nicolò sorge sulla via omonima, sui resti di un precedente edificio religioso. In ambito Veneto, il Tempio è considerato uno dei capolavori dello stile gotico. La Chiesa fu eretta dai Domenicani verso il 1331, forse sotto la direzione di frate Benvenuto della Cella: determinante pare sia stato un lascito di 70.000 fiorini, del frate Niccolò Boccalino, che nel 1303 divenne papa col nome di Benedetto XI. I lavori dell’edificazione della Chiesa furono segnati dal crollo della torre campanaria, che demolì buona parte delle cappelle sottostanti, e da un’interruzione causata dalla peste che colpì Treviso nella prima metà del Trecento. La fabbrica durò per secoli e si concluse solo con il restauro del 1855, sotto la direzione di G. Olivi e di A. Forcellini: con l’occasione, furono rifatti il soffitto ed il pavimento e, in generale, furono eliminate le superfetazioni estranee allo stile del manufatto. La Chiesa fu danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale; il bombardamento del ‘44 provocò lo sfondamento del tetto e una parziale demolizione del campanile.
Ben si nota dall’esterno che – con le sue forme semplici, ma allungate verso l’alto, e con le massicce murature perimetrali appena rotte da sottili feritoie da dove entra una luce temperata dalle antiche vetrate – San Nicolò segna un momento di transizione tra il robusto stile romanico e l’elegante stile gotico di origine transalpina. L’interno si divide in tre ampie navate, separate da colonne che reggono un tetto ligneo a sezione circolare. Le navate si concludono su tre absidi.
Il Tempio è ricco di pale preziose e di monumenti fra i più insigni della regione veneta: particolarmente danno lustro alla chiesa i dipinti di Tomaso da Modena, che quivi lavorò per molto tempo, verso la metà del Trecento, affrescando sulle colonne le più belle e le più significative espressioni della sua arte, come la deliziosa Madonna col bambino, la Santa Agnese e molti altri affreschi ammiratissimi. La pala del coro che raffigura la Madonna in trono di frate Pensaben e di Gian Gerolamo Savoldo, raccoglie tutta la schietta grazia del Rinascimento nelle figure e nella loggia; Cristo risorto con San Tommaso, e gli apostoli è ritenuto di fra' Sebastiano del Piombo per la gagliardia dei volti e la bravura del disegno. Fra le opere di scultura spiccano: il quattrocentesco monumento funebre di Agostino Onigo (la parte scultorea è di Antonio Rizzo, quella pittorica del Lotto); l'altarino lombardesco e il barocco monumento a papa Benedetto XI, di Giovanni Comin (1693).
Nell’attiguo Capitolo dei Domenicani, chiostro del Seminario Vescovile, è un grande affresco che prende l’intero perimetro del vano: rappresenta i Domenicani illustri (Santi, Beati, Papi, Cardinali) ognuno inquadrato in una nicchia-studiolo. L’opera è di Tomaso da Modena e rappresenta un momento di revisione stilistica – oltre che icoografica – del modo di rappresentare alla maniera grottesca.
Sulla parete perimetrale della navata di destra vi è un organo del Callido, affiancato da un grande affresco di San Cristoforo che arriva fin quasi alle capriate.
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