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Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
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Storia di Treviso

Le origini della città di Treviso sono molto incerte, come incerta è l’origine del toponimo: sembra, infatti, che, per i romani, “Tarvisium” derivi dal celtico Tarvos (tori), o dal gallico Trev (villaggio di legno), o dalla statua di una “puella” con tre volti, quindi Trevisi. Più probabilmente esso deriva dal latino Tervisus che significa “tre colline” corrispondenti alle attuali Piazza Duomo, Piazza dei Signori e Sant'Andrea su cui erano edificati i primi insediamenti. Reperti archeologici provano, infatti, che già nel XVI secolo a.C., all'età del bronzo medio, esistevano in zona alcuni villaggi di Paleo veneti.
Dopo la conquista romana della Gallia Cisalpina, la cittadina di Tarvisium fu ascritta alla tribù Claudia: nel 49 a.C. le fu concessa la cittadinanza. Più tardi divenne Municipio romano, quindi sede di attività amministrative e commerciali. Il territorio fu sottoposto alla centuriazione, che in città ruotava attorno al cardo e al decumano massimo, quest'ultimo corrispondente al Calmaggiore. Per posizione geografica, Tarvisium divenne un importante centro di traffici: era, infatti, vicina alla strada Postumia che, attraverso l’antica Opitergium (Oderzo), giungeva sino ad Aquileia.
La decadenza dell’impero romano coinvolse anche Tarvisium. Benché risparmiata da Attila, la città fu contesa tra Goti e Bizantini, cui succedettero i Longobardi e i Franchi. Sotto i Longobardi, Tarvisium fu sede di uno dei 36 ducati del regno e dotata di un'importante zecca, che restò in vita fino al Trecento. Verso il 911 la città fu saccheggiata dagli Ungheri e nel 1014 si costituì in comune indipendente. Ma già nel 1108, Enrico V se ne impossessò e la cedette in feudo alla principessa Matilde d’Este. Poco dopo Treviso riprese l’ordinamento comunale, che fu sanzionato dal Barbarossa nel 1164. La città sembrava allora favorevole all’impero, ma subito aderì alla Lega Veronese, poi alla Lombarda, combatté gli imperiali a Legnano e trattò la Pace a Costanza.
Dopo questo periodo turbolento, Treviso si sviluppò grandemente, s’ingrandì e si arricchì di magnifiche case affrescate, per le quali fu chiamata urbs picta, ossia città dipinta. Il vivere trevigiano divenne sinonimo di vita gaudente e la città si animava di feste e celebrazioni, che richiamavano fra le sue mura genti da tutta Italia, anche se la rendevano invisa agli animi più puritani. Citata da Dante Alighieri che vi trascorse parte del suo esilio e da Fazio degli Uberti nel suo Dittamondo, ove ne decantava "le chiare fontane" ed il "piacer d'amor che quivi è fino", la città crebbe ulteriormente in ricchezza e fasto per tutto il XII e XIII secolo dotandosi di una delle prime Università (1321) d'Europa e contendendo alle limitrofe Padova e Verona il ruolo di città principe di quella che, al tempo, veniva chiamata Marca Trivigiana intendendo per tale buona parte dell'attuale Veneto.
Nel XIII secolo, anche Treviso visse la crisi del comune e l’affermarsi del governo signorile. I primi ad impossessarsi di Treviso furono gli Ezzelini. Discendenti da stirpe tedesca, i fratelli Ezzelino III da Romano ed Alberico da Romano dominarono con ferocia il territorio, tra il 1237 ed il 1260. Treviso fu poi teatro di lotte intestine tra la fazione dei Guelfi, filo papale, e quella dei Ghibellini, che sosteneva un riavvicinamento all'Impero. Nel 1283, il capitano dei guelfi, Gherardo da Camino, divenne signore della città e la governò saggiamente. La città ebbe una decisa ripresa economica e culturale, ma la nuova ricchezza espose Treviso e le città satelliti (Castelfranco Veneto, Cittadella, Conegliano) agli appetiti delle potenti signorie vicine, specie a quelle dei Carraresi e degli Scaligeri. Nel Trecento, dominata dai Collalto e dai Da Camino, la Marca fu coinvolta in guerre e saccheggi: fu occupata dagli Scaligeri nel decennio 1329-1339. La lotta per il dominio su Treviso si placò per breve tempo nel 1339 quando, con la dedicazione a Venezia, la città divenne il primo possedimento in terraferma della Serenissima.
Coinvolta nelle guerre veneziane di espansione, la città fu retta dal duca d'Austria tra il 1381 ed il 1384 per passare, nel 1384 al 1388, ai Carraresi. Riunitasi nuovamente a Venezia nel 1388, Treviso fu assediata nel 1509 dall’esercito della lega di Cambrai, ma rimase devota a Venezia. Dopo il 1509, Treviso fu trasformata in fortezza e dotata delle sue celebri mura. Sotto la guida dell’architetto e ingegnere idraulico veronese Fra' Giocondo, la città subì una grande trasformazione: furono eretti imponenti bastioni ed eseguite grandi opere idrauliche dentro e fuori le mura, i borghi furono ristrutturati e le porte d'accesso alla città passarono a tre (San Tomaso, Santi Quaranta ed Altinia). La capacità difensiva di Treviso fu enormemente potenziata.
In generale, il governo dei veneziani fu provvido e saggio: Treviso ebbe un lungo periodo di pace e di prosperità, ricambiando Venezia con una fedeltà assoluta. La città condivise le sorti della Serenissima fino al 1797, quando Venezia cadde per mano napoleonica. La città passò sotto l'autorità austriaca e poi al Regno Italico (1805) e di nuovo all'Austria (1813). In quel periodo andarono perdute opere d'arte, furono abbattuti importanti palazzi, soppressi molti monasteri e danneggiate molte delle antiche facciate affrescate. Nel 1848 seguì Venezia nella rivoluzione contro gli austriaci, ma il 14 giugno dovette arrendersi. Finalmente il 15 luglio 1866 vi entrarono i bersaglieri italiani.
Nel Novecento Treviso si trovò immersa nella tempesta della Grande Guerra. La città fu molto bombardata: un terzo delle case furono distrutte o danneggiate gravemente. Ancor di più Treviso soffrì per i bombardamenti aerei durante la seconda guerra mondiale, che causarono migliaia di vittime e distrussero molti edifici pubblici e monumenti di notevole interesse storico ed artistico. Il primo e più grave di questi bombardamenti si ebbe il Venerdì Santo del 1944, che in pochi minuti distrusse quasi mezza città. Per la popolazione, gli anni di guerra furono durissimi: culminarono con le insurrezioni popolari dell'aprile del 1945, quando partigiani e popolo liberarono la città e la provincia.
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