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Domenica 25 Settembre 2016, Sant'Aurelia
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Porte di Treviso

Treviso / Italia
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PORTA ALTINIA
Porta Altinia fu realizzata nei primi anni del Cinquecento, a sud di Treviso. Il suo aspetto è senz’altro meno maestoso rispetto a quello delle Porte di Santi Quaranta e San Tomaso, ma forse più elegante ed aggraziato. Il nome “Altinia” deriva dalla città verso cui era orientata, ossia Altino, città romana devastata da Attila. Porta Altinia è l’unico passaggio rimasto della cinta di mura medievali, inglobato nella cerchia cinquecentesca e poi variamente rinforzato ed innalzato. Di qui transitavano le merci da e per Venezia che non seguissero la via fluviale del Sile; così la Porta servì per un lungo periodo sia come baluardo militare che come simbolo del collegamento di Treviso con Venezia ed il Veneto orientale in generale.
Il rivestimento della facciata, ricco di motivi decorativi a bassorilievo, in pietra d’Istria sembra indicare il desiderio e l’intenzione di esprimere raffinatezza e grazia piuttosto che possanza e robustezza strutturale. Sul prisma murario, più alto che largo, si inserisce l’arco a sesto ribassato. Le relative lesene reggono una fine trabeazione su cui poggia l’imponente bassorilievo del leone alato di San Marco e, in antico, la statua della Madonna e dell’angelo annunziante. La facciata verso Treviso era semplicemente intonacata e dipinta. Gli affreschi di Pompeo Amalteo non esistono più.
Sorta a ridosso del castello di San Marco, la Porta aveva funzioni di difesa, garantite anche da un ponte levatoio che dava sul fossato esterno. Con l’apertura ad Est di un varco sulle Mura, Porta Altinia perdette ogni significato strategico.

PORTA SS. QUARANTA
Fu fatta erigere dal podestà-capitano Nicolò Vendramin nel 1517. Costruita in un solo anno, la sua monumentale facciata assunse subito il carattere celebrativo della vittoria. La porta ha pianta quasi quadrata (15.80 x 16.70 metri); il vano centrale è coperto da una volta intonacata retta da una serie di piccoli archi. L’ornato della facciata esterna, in pietra d’Istria, sobrio e pacato, è incorniciato dalla muratura trattata ad intonaco. L’insieme doveva dare l’idea di una fortezza inespugnabile, simbolo di un governo forte e sicuro.
Le misure della facciata fino all’acqua indicano una forma quasi quadrata. Il leone sopra l’arco centrale, opera del De Lotto, sostituisce quello distrutto dai francesi nel 1797. La trabeazione porta la scritta “Porta de Sancti Quaranta”, mentre la facciata interna reca la scritta in “Porta Sanctorum Quadraginta”. Quattro capitelli a fogliame completano i pilastri affiancati da quattro stemmi: due della città di Treviso, uno del doge Loredan e uno del podestà Andrea Vendramin.
Le tre grandi feritoie che tagliano verticalmente la facciata fino all’altezza dell’arco indicano la presenza, in passato, di due ponti levatoi. Il restauro delle pareti intonacate ha evidenziato la presenza di alcune decorazioni in affresco. All’interno del vano centrale sulla parete sud, probabilmente collocata ai tempi della costruzione, si trova una scultura in bassorilievo raffigurante San Liberale con vessillo, proveniente forse da una delle cinte medievali.

PORTA SAN TOMASO
E’ la più monumentale delle tre. Posta in direzione Nord di Treviso, eretta sotto il podestà Paolo Nani nel 1518, è opera di Guglielmo D’Alzano di Bergamo, ma pare vi abbiano posto mano anche i fratelli Lombardo, di Venezia. La statua posta sulla sommità della porta, non raffigura San Tomaso, come crede la tradizione popolare, bensì San Paolo. Il senato veneziano aveva imposto di dedicare la porta all’arcivescovo di Canterbury San Thomas Becket, ma il podestà Nani fece invece erigere la statua che raffigura il santo suo omonimo, San Paolo.
All’esterno sull’arco centrale, è riportata la scritta: “Porta de San Thomaso”, in dialetto Veneto per le genti provenienti da fuori Treviso, per lo più contadini. Sull’arco rivolto verso la città, la stessa scritta è riportata in lingua latina (Porta Sancti Thomae – Dominus custodiat introitum et exitum tuum) a rimarcare la differenza tra la cultura aristocratica del centro e la campagna.
Durante i moti risorgimentali, Porta San Tomaso divenne Porta Mazzini e mantenne questo nome anche per alcuni decenni dopo il 1900, finché non fu ripristinato quello attuale.
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