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Venerdì 15 Dicembre 2017, Santa Cristiana
Matteo Ianeselli - CC by-sa
Andreas Carter - CC by-sa
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Visitare Trento - guida breve

 

Badia di San Lorenzo

La Badia di San Lorenzo sorge in Via Pozzo Andrea, vicino a Piazza Dante, ed è uno dei migliori esempi di architettura romanica della città. Fu costruita intorno alla metà del XII secolo dai Benedettini provenienti dal monastero bergamasco di Vallalta, chiamati a Trento dal Vescovo Altemanno. Nel 1235, la Badia fu assegnata ai Domenicani e nel 1703, durante la guerra per la successione spagnola, fu distrutta dai cannoni francesi del generale Vendôme. Successivamente la struttura fu trasformata in carcere e quindi in caserma. Danneggiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, fu restaurata nel 1955.
L’esterno mostra un'abside a colonnine, sormontata da archetti, e un bel portale sovrastato da una trifora e da due bassorilievi romanici; il corpo dell’edificio è caratterizzato dai volumi in pietra rosa e bianca, con la parte terminale e il tiburio in cotto.
L’interno è diviso in tre navate, con volta a crociera affrescata a stelle; molto interessante è la parte absidale, in stile romanico, e il presbiterio rialzato rispetto alle navate. Recenti sono le vetrate e le statue; le prime realizzate dal Trentino Remo Wolf, le seconde scolpite da un altro Trentino, Luigi De Gasperi.
 

Case Cazuffi-Rella

Conosciute anche come le “Case ai Portici”, le case Cazuffi-Rella si trovano in Piazza Duomo, all’angolo di Via Belenzani. Queste case risalgono al Quattrocento. In esse i tratti tipici dell’architettura alpina (ampie gronde sporgenti, semplicità di struttura), si sposano all’eleganza delle strutture e, soprattutto, alla festosa cromia della facciata. Qui risaltano, infatti, gli ornati cinquecenteschi, ossia gli affreschi, attribuiti al pittore Marcello Fogolino, originario di Vicenza, che operò lungamente a Trento, soprattutto al servizio del principe-vescovo Bernardo Clesio. Gli affreschi riproducono cornici e finte tarsie marmoree, ma anche personaggi della mitologia greca e latina, nonché scene che simboleggiano i vizi e le virtù.
 

Castello del Buonconsiglio

Il Castello del Buonconsiglio sorge nella parte più elevata della città. Dopo il Duomo, è sicuramente l'edificio più importante di Trento. Si ritiene che nell’area del Castello, là dove s'alza la Torre d’Augusto, sorgesse in epoca romana una rocca con scopi difensivi. In ogni caso, l’origine romana del Castello non è sostenibile. Il Castello si divide sostanzialmente in tre parti: Castello Vecchio, Magno Palazzo e Giunta Albertiana.
Il nucleo originario – detto Castello Vecchio – fu fatto realizzare dal podestà Sodegerio di Tito, sull’altura chiamata “Malconsey”: i lavori iniziarono nel 1239 e il vescovo Egnone di Appiano, abbandonata la sede vescovile presso il Duomo, ne entrò in possesso nel 1255. Da allora, e fino ai primi dell’Ottocento, il Castello – ribattezzato “Bonconsey” – fu sede dei principi-vescovi e massimo centro di potere a Trento. Verso la metà del Quattrocento, i principi-vescovi pensarono di farne la residenza della loro corte. Giorgio di Hack munì l’edificio di torri e di bastioni; Giovanni di Hinderbach cominciò i lavori del castello nuovo. Ma il merito di avviare vigorosamente la grande opera e di condurla a termine spetta al Card. Bernardo Clesio (1514-1439), che affidò il progetto al veronese G. Maria Falconetto, e la costruzione a Mastro Martino da Como. Ne uscì un complesso grandioso, una reggia fra le più splendide del tempo, in cui trovarono degna ospitalità imperatori e re, papi e cardinali. In particolare, accanto al nucleo originario, alla cilindrica Torre d'Augusto e al Palazzo Vecchio, il vescovo Clesio fece erigere il Magno Palazzo, sontuosa sede di intensa attività politica. Alla fine dei Seicento, il vescovo Francesco Alberti Poja fece costruire la c.d. Giunta Albertiana, in stile rinascimentale.
Ad abbellire il Castello furono via via chiamati i maggiori artisti: le vaste sale, i loggiati, gli scaloni furono affrescati dal Romanino, dal Brusasorci, dai due Palma (il giovine ed il vecchio), dal Fogolino, dai ferraresi Dossi, dal Farinato e da Giulio Romano. Tutta la mitologia greco-romana, ardita e naturalista, venne illustrata sulle pareti e in ogni parte di quel castello, destinato ad essere sede di una corte essenzialmente ecclesiastica. Di tanto splendore resta poco. Il tempo impietoso e la barbarie umana (l’Austria ne fece una caserma), hanno deturpato e distrutto quant’era possibile. Si può ancora ammirare il Cortile dei Leoni, i medaglioni del Longhi, i cassettoni di parecchie sale e gli affreschi del Romanino e dei Dossi; si può anche visitare la Fossa del Castello, in cui furono messi a morte (1916) gli irredentisti Fabio Filzi, Damiano Chiesa e Cesare Battisti.
Con il crollo dell'Impero Austro-Ungarico (1918), lo Stato Italiano acquisì la proprietà del Castello e la passò alla Provincia solo nel 1974. Dopo lunghi restauri, l’edificio ha ripreso una veste decorosa. Attualmente il Castello ospita il Museo monumenti e Collezioni Provinciali, che si sviluppa nelle sezioni di Archeologia, Arte Antica, Medievale e Moderna. Comprende anche il Museo Storico in Trento e gli Uffici di Tutela Archeologica.
 

Chiesa di Santa Maria Maggiore

La Chiesa di Santa Maria Maggiore prospetta sulla piazza omonima, all’inizio di Via Rosmini, e sorge sui resti di due precedenti edifici, uno paleocristiano ed uno altomedievale. Essa fu costruita fra il 1520 ed il 1524 dall’architetto Antonio Medaglia di Pellio Intelvi, su commissione del principe-vescovo Card. Bernardo Clesio e suggerimento di Leon Battista Alberti. Rinascimentale, ma con reminiscenze gotiche, la Chiesa è considerata il più bello e più prestigioso fra i monumenti sacro-rinascimentali di Trento. Pur avendo mantenuto gran parte del suo aspetto cinquecentesco, l’edificio ha subito nel tempo varie modifiche e ristrutturazioni.
L’esterno si caratterizza per diversi elementi: innanzitutto perché fu usata la pietra bianca e rossa di Trento. La facciata, già modificata durante il vescovado del Card. Madruzzo, è stata completata solo nei primi anni del Novecento, su disegno dell’architetto Enrico Poar. Stupendo il portale cinquecentesco. Le statue sono opera di Andrea Malfatti, mentre l'affresco nella lunetta fu dipinto da Martin Teofilo Polacco. Il campanile, bianca torre calcarea con cupola poligonale e trifore romaniche, svetta a 53 m. ed è il più alto della città.
L’interno, spazioso, è ad aula unica, con volta a botte decorata da Sigismondo Nardi (1905), senza transetto; ha un aspetto gotico e un’abside decisamente splendida. Qui si sono svolte tutte le sessioni del terzo periodo del noto Concilio di Trento, uno degli avvenimenti fondamentali della Chiesa. Tra le opere d’arte custodite nel tempio, spiccano i dipinti del Brusasorci, di Giambettino Cignaroli, di G. Battista Moroni, del Polacco. Notevoli sono anche il pulpito, con baldacchino di Teodoro Benedetti di Castione, la cinquecentesca cantoria, capolavoro in marmo di Vincenzo e G. Gerolamo Grandi, nonché l’organo storico che G.H. Händel ebbe occasione di suonare durante il suo viaggio in Italia.
 

Duomo di Trento (Cattedrale di San Vigilio)

Il Duomo di Trento, Cattedrale di San Vigilio, sorge sulla piazza omonima, sui resti di una chiesa cimiteriale paleocristiana, dove fu sepolto San Vigilio martire. L’edificio è considerato fra i più importanti monumenti sacri dell’area alpina. I lavori di costruzione iniziarono verso la metà dell’XI secolo, con il Vescovo Udalrico II che fece costruire la cripta e rinnovare l’altar maggiore. I lavori proseguirono nel XII secolo con il Vescovo Altemanno. Nel suo complesso però, la costruzione del Duomo fu realizzata dal vescovo Federico Vanga (1207-1218), su progetto del maestro comacino Adamo d’Arogno. Fu così impresse all'edificio un forte carattere monumentale, che il Vescovo Bernardo Clesio portò a compimento nel XVI secolo. Per ragioni di sicurezza, la cupola originaria del Duomo fu rifatta alla fine dell’Ottocento, su disegno dell’architetto Nordio.
Lo stile del tempio è di impronta romanico-lombarda, ma riflette chiare influenze gotiche. La facciata che si ammira dalla Fontana del Nettuno, presenta lo stupendo rosone del transetto, che rappresenta la ruota della fortuna, una bella loggetta, e la porta dei leoni. Sulla facciata principale, che dà su via Verdi, campeggia il grande portale d'ingresso, sovrastato da un affresco del Trecento e da un eccezionale rosone con Cristo in trono, sempre del Trecento. Il campanile, romanico, è sormontato da un cipollone barocco. La parete che dà su Piazza d'Arogno è meno ricca, forse perché dava sul vecchio cimitero. La quarta facciata, che si erge su via Calepina, è reputata la più preziosa: si susseguono l'abside della chiesa di San Giovanni, antichissima, che Adamo d'Arogno salvò aggregandola alla sua costruzione, il Castelletto dei Vescovi, il piccolo campanile di San Romedio, l'abside principale e l'abside dell'altare di Santo Stefano e quindi il protiro, perla dell'architettura lombarda.
L'interno, gotico e a croce latina, presenta tre navate divise da quattordici pilastri. L'altar maggiore è opera barocca del 1739. La Cappella del Crocifisso (1682) contiene il crocifisso ligneo, opera di Sisto Frey, ai cui piedi venivano pubblicati i decreti del Concilio. Dei monumenti addossati alle pareti, è notevole quello di Roberto Sanseverino, condottiero dei Veneziani, affogato nell'Adige dopo la disfatta di Calliano (1487). Nell'altra navata vi è il semplice deposito mortuario del più grande vescovo Trentino, illustrato dal quadro sovrastante, in cui San Vigilio presenta il Clesio alla Vergine. Nei due bracci del transetto, ci sono notevoli resti di affreschi del secoli XIII e XV. In fondo alla navata sinistra s’erge la statua duecentesca della Madonna degli annegati.
 

Fontana di Nettuno

S’innalza al centro di Piazza Duomo ed è senz’altro una delle più belle fontane del Trentino. Fu costruita su disegno dello scultore Francesco Antonio Giongo di Lavarone, fra il 1767 e il 1769, in pieno Illuminismo. Per questa fontana, il Giongo ideò un sistema di scorrimento continuo del flusso d’acqua. Su una targa si legge infatti "Magnificum hunc fontem cum acquarum perpetuo cursu, despensantibus omnibus Franciscus Antonius Jongo tridentinus fecit". La Fontana poggia su un alto basamento a gradinata poligonale, ove si inscrivono i profili delle vasche e dello stelo centrale, con figure di animali e divinità marine. La monumentale fontana, simbolo di Trento, è un capolavoro di armonioso equilibrio plastico-architettonico. L’armonia dell’insieme è impreziosita dagli iridescenti e mormoranti movimenti dei getti d'acqua. Alla sommità, Nettuno simboleggia la ricchezza d'acque che sulla città si riversa dai monti e da nord. Alcune statue furono sostituite nel tardo Ottocento dallo scultore A. Malfatti. La statua del Nettuno che sovrasta la fontana è una riproduzione in bronzo, fusa nel 1942: la statua originale del Giongo si trova nel cortile del Municipio.
Qui, come in altre fontane trentine, si nota che l’aspetto architettonico e statuario prevale sulla funzione essenziale di erogare acqua. In altri termini, le fontane trentine assumono spesso un significato simbolico.
 

Mausoleo di Cesare Battisti

Il Doss Trento, o Monte Verruca, è una collina di 308 metri s.l.m. che sorge sulla riva destra dell’Adige e domina la città di Trento. Questa zona è famosa perché, in posizione protetta, fu sede dei primi insediamenti neolitici. Inoltre, vi sono presenti i resti di una basilica paleocristiana del IV secolo, forse insediata su un antico castelliere dei Reti. E’ poi da questa altura che le truppe francesi, agli ordini del generale Vendôme, presero a cannonate Trento nel 1703, durante la guerra di successione spagnola.
Nel 1934-1935 su questa cima fu eretto il solenne e maestoso Mausoleo in cui si conservano le spoglie dell'irredentista Cesare Battisti, corredate da una mostra che illustra la storia di questo patriota. Su disegno dell’architetto veronese Ettore Fagiuoli, il Mausoleo si compone di una parte superiore, con 16 colonne di marmo locale, alte 14 metri, e poggianti su un basamento circolare, e di una parte inferiore che contiene il sacello ed un busto marmoreo, scolpito dal Trentino Eraldo Fozzer. Sulla trabeazione risalta la dedica dettata da G. Gerola: “A Cesare Battisti – che preparò Trento – l’unione alla Patria – ed i nuovi destini”. L’inaugurazione del Mausoleo (26 maggio 1935), vide la presenza di Vittorio Emanuele III, Re d’Italia.
 

Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (MART)

Istituito nel 1987, il MART ha attualmente tre sezioni espositive: la Sede principale e Rovereto, la Casa d’Arte Futurista Fortunato Depero, pure a Rovereto, e la Sede di Trento, presso lo storico Palazzo delle Albere. Il complesso di Rovereto è stato inaugurato nel 2002.
COLLEZIONE PERMANENTE. La collezione permanente, arricchita da donazioni ed acquisti, comprende più di 15.000 opere. Una parte rilevante di queste riguarda il futurismo. Altro nucleo importante è formato da opere che sono vere e proprie chiavi di lettura per la comprensione del Novecento italiano. Numerosi i dipinti di De Chirico, Carrà, Sironi, Campigli, De Pisis, Casorati ed altri. Un’intera area è dedicata alle prime sperimentazioni futuriste e alle pitture murali. Altre sono dedicate all’astrattismo e all’informale, alla ricerca contemporanea, alla Pop Art e alla Minimal Art. Variegata e consistente è anche la presenza di artisti stranieri, tra cui Joseph Beuys, Bruce Naumann, Arnulf Rainer, Hermann Nitsch, Subodh Gupta, Kiki Smith.
Lungi dal limitarsi all’esposizione classica, l’attività del MART si ramifica in varie direzioni: GRANDI MOSTRE. Per il MART, quella delle Grandi Mostre è un’attività fondamentale. Con essa si sostiene lo sforzo progettuale, di ricerca e di interpretazione del pensiero critico. Queste mostre sono realizzate dal MART, anche in collaborazione con università, istituti di ricerca, musei nazionali ed internazionali, attivi nella ricerca scientifica specialistica. Le grandi mostre tendono a focalizzare problematiche culturali di vasto respiro, capaci di sollecitare la curiosità del visitatore e di stimolare a nuove conoscenze.
ESPOSIZIONI TEMPORANEE. Rappresentano traguardi avanzati di ricerche inedite promosse dal Museo nel campo dei molteplici linguaggi dell’arte. Queste mostre interpretano al meglio la missione culturale del MART, proponendosi come luoghi e itinerari di approfondimenti e riflessioni critiche: a tema, monografiche o collettive, esse sono veicolo di crescita culturale per il pubblico e laboratori vivi per l’attività didattica.
MOSTRE DOSSIER. Le mostre dossier nascono dall’indagine e dallo studio di nuclei collezionistici del museo. Sono esposizioni che hanno come obbiettivo l’approfondimento e lo studio delle raccolte permanenti e la comunicazione degli esiti della ricerca attraverso un lavoro sistematico e organico di presentazione, restauro e valorizzazione di opere d’arte non sempre accessibili al pubblico. Altre attività rilevanti sono quelle che utilizzano – soprattutto a fini didattici e di ricerca – le “project rooms”, gli archivi e la ricca biblioteca.
 

Museo Diocesano Tridentino

Il Museo fu istituito nel 1903, per salvaguardare il patrimonio artistico della diocesi e farne uno strumento didattico per la Scuola d'arte e d’archeologia cristiana del Seminario. Sessant’anni dopo, la struttura si è trasferita nella sede stabile di Palazzo Pretorio, l’antica residenza dei principi-vescovi di Trento. Le esposizioni sono disposte su due piani e comprendono anche una stanza della torre.
Il patrimonio museale è organizzato in sezioni tematiche (sezione di pittura, opere di scultura lignea, nucleo dei codici miniati, sezione di paramenti liturgici). I dipinti sono in gran parte di origine locale, e mostrano l’influenza delle scuole pittoriche vicine (lombarda, veneta, austriaca). Ricca è la sezione delle sculture in legno, di origine trentina dal XIV al XVI secolo, ma anche di scuola padano-veneta e di scuola austro-germanica. La stupenda raccolta di arredi e paramenti sacri evidenzia in modo particolare i cambiamenti intervenuti nelle vesti liturgiche tra il XV ed il XIX secolo.
Infine, il Museo conserva gli oggetti più preziosi del tesoro del Duomo, tra cui: sette arazzi fiamminghi del primo Cinquecento, eseguiti a Bruxelles da Peter van Aelst, tanto preziosi che decorarono la sala delle sessioni conciliari; altari intagliati e ricordi del Concilio di Trento.
 

Palazzo Fugger-Galasso

Notevole per la sua monumentalità manieristica, Palazzo Galasso si trova sul lato destro di Via Manci ed è conosciuto anche col nome di Palazzo del Diavolo: circola infatti una leggenda, per cui l’edificio sarebbe stato costruito nell’arco di una notte, per opera del Diavolo. In realtà, considerando le sue dimensioni, il Palazzo fu eretto in breve tempo, nei primi anni del Seicento. Architetto ne fu il bresciano Pietro Maria Bagnadore, su commissione di Giorgio Fugger. Quest’ultimo discendeva dalla potente famiglia di banchieri di Augusta, che – nel Cinquecento – fecero grossi prestiti a papi ed imperatori. Nel 1642 il Palazzo fu acquistato dal generale Mattia Galasso. Poi appartenne al conte Guidobaldo Thun e – nell’Ottocento – alla famiglia Zambelli.
L’edificio presenta un’ampia fronte, con leggeri aggetti laterali, una fascia terrena a bugnato liscio con un ricco portale al centro, e gigantesche lesene che scandiscono le stesure ad intonaco e allineano rigogliosi capitelli sotto la trabeazione e il pronunciato cornicione ligneo. La facciata è animata da un triplice ordine di nove finestre per piano, a bugnato nel primo piano, a frontoni classici nei superiori.
Il portone ha battenti lignei con forti rilievi a motivi, araldici alternati da armature. Il cortile interno si nobilita per l'atrio a pilastri bugnati, nicchie, colonne. Dall’atrio si accede alla scalinata che porta al primo piano, decorato a fresco con episodi storici. Fino al 1858, oltre il muro di cinta ed il cancello di fondo scorreva l'Adige.
 

Porta Santa Margherita

Ricavata nella cerchia muraria fortificata, eretta nel XIII secolo, Porta Santa Margherita sorge alla fine della viuzza omonima. La sua bellezza sta nell’aver conservato nei secoli le sue caratteristiche originarie. Il passaggio interno della Porta è a tutto sesto, mentre la parte esterna ha forma ogivale ed è più bassa. Porta Santa Margherita è sempre stata una porta secondaria, rispetto – ad esempio – a Porta Aquila. Svolse tuttavia in modo egregio la sua funzione, difensiva prima, amministrativa poi. La Porta, infatti, serviva a raccordare
Trento al territorio fuori le mura, quindi a regolare il traffico in entrata e in uscita, forse anche a riscuotere i vari dazi e gabelle comunali. Dietro la Porta s’innalza una massiccia torre quadrangolare, sovrastata da una bella merlatura ghibellina. E’ probabile che questa torre sia stata eretta dopo la costruzione delle mura.
 

Santuario Madonna delle Laste

Il Santuario sorge sulla collina di Trento, precisamente sulle ultime propaggini del Monte Calisio. Si denomina "delle Laste" (termine corrotto di "lastre"), con riferimento ai lastroni di pietra e alle relative cave che caratterizzano la località. L’edificio fu costruito, in stile barocco, nel primo ventennio del Seicento, per custodire un venerato dipinto della Vergine, oggetto di una leggenda popolare.
Si narra, infatti, che il dipinto, collocato in un capitello eretto nel Cinquecento sulla via di Cognola, fosse stato sfregiato, forse per vandalismo, forse per odio verso la Madonna. I segni dello sfregio rimasero sempre impressi nell’immagine, nonostante si sia più volte cercato di cancellarli, ridipingendo l’immagine stessa: sembra quasi che la Vergine abbia voluto restare sfregiata, quasi a testimoniare l’ingratitudine umana e, insieme, il suo amore materno. Pochi anni dopo il Santuario, fu costruito il vicino convento dei Carmelitani Scalzi, cui il Santuario venne affidato sin dal 1643. Con i decreti napoleonici, il convento fu secolarizzato e adibito via via ad istituto di ostetricia, ad abitazione e a caserma: esso fu ricostruito dopo la Seconda Guerra Mondiale e inaugurato nel 1962. Santuario e Convento sono stati restaurati di recente.