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Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
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Storia di Trento

I ritrovamenti archeologici, specie quelli di Loc di Romagnano, del Riparo Gaban e del sepolcreto di Vela, testimoniano che – già in epoca mesolitica – la Valle dell’Adige era un importante tramite culturale tra l’Europa Centrale e il Mediterraneo. Nel V secolo a.C., quando il centro di Trento andava delineandosi, il territorio fu invaso dai Galli Cenomani, che si sovrapposero alla popolazione indigena e dominarono per circa tre secoli.
Fra il II ed il I secolo a.C., il territorio fu conquistato dai Romani. Il piccolo oppidum celto-retico fu trasformato in piazzaforte romana, campo-base della spedizione d’Augusto contro i Reti, poi tappa delle legioni da e per il Danubio: fu quindi un punto di passaggio, molto ambito e conteso. In epoca romana, Trento (Tridentum, dal nome delle tre colline che la circondano), fu sede di Municipio e prospero nodo di traffici sulla grande strada militare, la Claudia Augusta Padana. In quell’epoca, la cittadina si stendeva nella parte orientale dell’Adige, al di sotto dell’odierno centro storico.
Caduta Roma, Trento fu sede di un ducato dei Goti, poi dei Longobardi. La Verruca, antico castelliere e luogo di rifugio per eccellenza, fu fortificata da Teodorico. La città venne quindi in mano ai Franchi di Carlo Magno, al cui regno fu aggregata come “Marca Tridentina” nel 774. Due secoli dopo Ottone I la tolse al regno di Berengario II e la inserì nel Sacro Romano Impero. Da allora, e per otto secoli e mezzo, Trento ed il suo territorio entrarono nell’area di attrazione dell’Impero romanico-germanico prima e di quello d’Austria poi.
Data fondamentale per la storia di Trento è il 1027, allorché l’imperatore Corrado II il Salico donò in perpetuo e consegnò e confermò alla Chiesa di San Vigilio il Comitato tridentino. Da allora, e fino ai primi dell’Ottocento, Trento fu capitale di uno stato autonomo, pur nella vasta organizzazione feudale dell’impero.
Sotto la protezione degli imperatori tedeschi, il vescovo-conte, che dal Duecento si chiamò principe, reggeva le sorti religiose e politico-militari del suo feudo: aveva sede nel palazzo vescovile, tra la cattedrale e la Torre di città. Con alterne vicende, Trento fu retta da cinquantun principi-vescovi. Tra i momenti di crisi si annoverano l'occupazione da parte di Ezzelino da Romano (1239-1255), le lunghe lotte sostenute dai vescovi contro i conti di Tirolo e la minaccia dei Veneziani, già padroni della Val Lagarina (1416-1487). Anno significativo fu il 1407, quando i cittadini capeggiati da Rodolfo Belenzani, insorsero contro l'oppressione del principe-vescovo Giorgio di Liechtenstein e rimasero padroni di Trento per un paio di anni. I periodi più felici furono quelli sotto il principe-vescovo Federico Vanga (1207-1218) che promulgò lo statuto delle miniere del Calisio e iniziò la costruzione del Duomo; sotto il principe-vescovo Bernardo Clesio (1514-1539) che eresse il Magno Palazzo al Buonconsiglio, facendone una residenza principesca, fece costruire la Chiesa di Santa Maria Maggiore e diede alla città l’aspetto rinascimentale che ancora ne caratterizza il centro; sotto il cardinale Cristoforo Madruzzo che resse la diocesi nel momento più solenne, quello del Concilio Ecumenico, voluto da papa Paolo III.
Il Concilio di Trento, iniziato nel dicembre del 1545, fu un passaggio fondamentale nella storia della Chiesa Cattolica e Cristiana in genere. In esso la Chiesa Cattolica affermò i principi dottrinali in risposta alla riforma luterana. Nei documenti De riformatione fu condannata la simonia, fu ribadita l'inammissibilità del matrimonio dei sacerdoti e furono ribaditi alcuni principi fondamentali (la presenza reale di Cristo nell'eucarestia; la giustificazione mediante le opere; il culto dei santi; la superiorità dell'autorità del pontefice). I lavori del concilio terminarono nel 1563: al termine di essi non solo era chiara l'insanabile frattura sul piano dogmatico con le correnti protestanti, ma fu anche riorganizzata la vita del clero, con l'affidamento della formazione culturale dei sacerdoti ai seminari diocesani. Dopo il Concilio ebbe inizio la Controriforma. All’inizio del Settecento, durante la guerra di successione spagnola, Trento fu bombardata dalle truppe del Vendôme.
La fine di quest’epoca comincia praticamente il 5 settembre 1796 con l'entrata in città di Napoleone, che provvide poi a secolarizzare il principato vescovile, con la pace di Luneville (1803). Sempre nel 1803, il Trentino venne incorporato dal Tirolo e, fatta eccezione per due brevi parentesi (1806-1809 e 1810-1813), tutta la provincia di Trento rimase sotto l'impero austriaco fino al 1918.
Nell’Ottocento la città conobbe una forte crescita economica ed urbanistica: il fiume Adige fu deviato, e la città fu allargata verso nord e verso sud, con la creazione di nuovi quartieri residenziali e industriali. Inoltre, nel 1859, fu inaugurata la prima ferrovia della Valle dell'Adige. A cavallo fra Ottocento e Novecento, Trento (insieme a Trieste) diventò l'emblema del movimento per l'Unità d'Italia, con Fabio Filzi, Damiano Chiesa e Cesare Battisti nella lotta contro l'Impero Austro-Ungarico. Durante la seconda guerra mondiale, alla caduta di Mussolini, la città fu conquistata dai tedeschi, divenne parte del terzo Reich, e subì forti bombardamenti.
Dal 26 febbraio 1948 la città è sede del Governo della Regione Autonoma a Statuto Speciale Trentino-Alto Adige. Famosa per la Facoltà di Sociologia – che fu il cuore del Sessantotto in Italia – l’Università di Trento è oggi un importante centro di cultura.
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