Così Heinrich Heine, il grande poeta e drammaturgo tedesco (1797-1856), ricorda il suo incontro con Trento. Centro tra i più antichi e caratteristici delle Alpi, la città è oggi capoluogo sia della Regione Autonoma a Statuto Speciale, sia dell’omonima Provincia Autonoma. Ha più di 100.000 abitanti e si adagia sulla riva sinistra del fiume Adige, ai piedi del monte Bondone. II territorio comunale è compreso fra il fondovalle a 182 metri s.l.m. (Ischia Perotti) e i 2180 metri del Cornetto di Bondone, e confina con sedici comuni diversi. Il bacino urbano si estende da Lavis-Gardolo (in pratica continuità edilizia lungo la strada statale del Brennero) a Mattarello, con l’arca collinare da Martignano a Villazzano e ad ovest da Vela a Romagnano.
Città di storia e d’arte, già definita splendidum municipium dall’imperatore Claudio nel 46, strategico presidio sulla naturale via di comunicazione tra il mondo latino e quello germanico, Trento si è sviluppata economicamente e urbanisticamente, soprattutto per opera dei principi-vescovi che ne ressero per secoli le sorti. Tra questi emergono le figure di Federico Vanga (1207-1218) che diede alla città la terza cerchia di mura, dopo quelle romane e quelle altomedioevali. Tre secoli più tardi Bernardo Clesio incise profondamente sulla città medioevale, attribuendole un'impronta rinascimentale e rendendola degna di ospitare il grande "Concilio Ecumenico"; questo si sarebbe svolto in seguito (1545-1563) sotto il cardinale Cristoforo Madruzzo il cui casato signoreggiò sul Trentino per 119 anni. Bernardo Clesio continuò l'opera del Vanga in uno sviluppo edilizio con splendide ville secentesche e palazzi barocchi nel centro urbano e sulla collina.
Cuore della città è Piazza Duomo, una delle più belle d'Italia. Al centro la Fontana del Nettuno. Fanno corona le case affrescate Balduini e Cazuffi, la Torre Civica (innalzata verso il 1000 sulle rovine di un fortilizio romano a difesa della "porta Veronese"), il Palazzo Pretorio che è attualmente sede del Museo Diocesano Tridentino, il Castelletto dei Vescovi e il Duomo, dedicato a San Vigilio. Iniziato nel 1212 dal maestro comacino Adamo d'Arogno, di stile romanico-lombardo con concessioni gotiche, è uno dei più significativi e pregevoli monumenti sacri dell'area alpina. Tra le chiese, da ricordare ancora Santa Maria Maggiore, rinascimentale con uno storico organo; San Lorenzo, in perfetto stile romanico monastico e San Francesco Saverio, nel signorile barocco.
Suggestivo il centro storico, con il caratteristico assetto urbanistico dove gli aspetti rinascimentali si alternano a quelli medioevali con i numerosi palazzi nobiliari, alcuni con le facciate affrescate, che una sapiente opera di restauro sta riportando agli antichi splendori. Gli affreschi presentano, con raffigurazioni mitologiche, momenti e personaggi importanti, come – ad esempio – il viaggio degli imperatori germanici verso Roma, il Concilio del 1545, l’arcivescovato che per secoli determinò le sorti delle popolazioni della vallata. Chiudono la città: sul lato orientale, il grande complesso del Castello del Buonconsiglio, antica dimora dei principi-vescovi; su quello occidentale, il Palazzo delle Albere, magnifico esempio di residenza fortificata cinquecentesca, dove trova sede il Museo d'arte moderna e contemporanea; sempre a occidente si erge, oltre il fiume Adige a picco sul borgo di Piedicastello, il curioso colle a sagoma cilindrica del Doss Trento. La vasta spianata della sommità, completo colpo d'occhio su tutta la città, tenuta a parco di grande interesse naturalistico e storico, ospita la struttura neoclassica del Mausoleo a Cesare Battisti e il Museo storico delle truppe alpine.
Il Genius loci non è facile da cogliere, ma si basa sulla dualità, sulla coesistenza dell’elemento nordico (tedesco) con quello latino (italiano). E’ stato osservato che Trento – città nobile e di severo aspetto – è come una donna che si sia sposata due volte. Da ciascun marito ha preso qualcosa: dall'austriaco, l'abitudine alla puntualità, alla precisione e alla pulizia, al metodo e alla disciplina; dall'italiano, la schiettezza, la voglia di essere moderna e alla moda, il senso della compagnia, dell’amicizia e dell’arte. Ma alla fine è rimasta vedova, e questa sua vedovanza la chiama specificità. L’impronta del Concilio appare tuttora evidente negli edifici, ma il ricordo della grande assise e della Controriforma non sembra pesare sugli abitanti e sulle loro opinioni. I Trentini amano fondamentalmente tre cose, chiaramente collegate fra loro: la montagna, un buon bicchiere di vino e i cori alpini. E’ facile dar loro ragione: le montagne sono stupende, i vini – bianchi e rosso rubino –sono eccezionali e completano una cucina locale, ricca e gustosissima, i cori alpini ravvivano le tradizioni e rallegrano i cuori...

