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Venerdì 23 Giugno 2017, San Giuseppe Cafasso
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Visitare Trapani - guida breve

 

Chiesa del Collegio

Quando i Gesuiti giunsero a Trapani, nel 1576, fu loro assegnata la chiesa di San Michele. Accanto alla chiesa, i padri fondarono il loro primo collegio per l’educazione della gioventù. Ben presto, il collegio fu frequentato da molti giovani e l’ordine si arricchì di varie donazioni. I Gesuiti decisero allora di costruire una chiesa propria, con maggiore spazio per le scuole e per il convento, nella strada principale della città. Sorse così - fra il 1580 e il 1596 - il grandioso edificio comprendente la chiesa, dedicata all’Immacolata Concezione, il convento e il collegio. Architetto fu il gesuita Natale Masuccio, ma la facciata fu disegnata da Francesco Pinna di Trapani.
La facciata, chiaro esempio di transizione tra il barocco e il manierismo, è ricca di ornati in marmo. Ai lati delle tre porte s’innalzano eleganti colonne con capitelli corinzi, e sullo stipite della porta di mezzo due angeli sostengono lo stemma dei Gesuiti. Sopra le porte si notano due statue di donna che si ergono come cariatidi.
L’interno è suddiviso in tre navate da due file di colonne marmoree; la volta e le pareti della navata di mezzo sono decorate con grandi quadri di stucco a mezzo rilievo, toccati in oro, con rappresentazioni bibliche: sono opera di Bartolomeo Sanseverino, allievo di Giacomo Serpotta. Nell’altare maggiore si ammira un bellissimo quadro dell’Immacolata, scolpito a mezzo rilievo su marmo bianco da Ignazio Mirabitti, un vero capolavoro. Nel cappellone si ammirano quatto pilastroni - intrecciati di fogliame, puttini e arabeschi marmorei - che rappresentano i quattro elementi dell’universo cioè la terra, il fuoco, l’aria e l’acqua. A destra del cappellone è la cappella dedicata a Sant’Ignazio di Loyola, disegnata da Giovanni Amico. Il quadro del santo è opera di Guglielmo Borromanzi detto il Tedesco. A sinistra del cappellone è la cappella di San Francesco Saverio, con un quadro stupendo del santo, opera del Borromanzi, o di Pietro Novelli.
La sagrestia contiene un altro capolavoro d’arte del Seicento: un armadio in noce, dove sono pazientemente e minutamente scolpiti a mezzo rilievo alcuni quadretti storici, come la Presa di Pamplona, la Conversione di San Paolo e la Caduta di Simone Mago, opere del trapanese Pietro Orlando. 
 

Duomo di Trapani (Cattedrale di San Lorenzo)

La Cattedrale di San Lorenzo prospetta su Corso Vittorio Emanuele. Sorta come cappella nel 1102, la Chiesa fu ricostruita intorno al 1421 per volere di Alfonso Magnanimo, della casa d’Aragona. Nella seconda metà del 1400 essa fu elevata a parrocchia e dedicata a San Lorenzo. Nel 1639 l’edificio fu totalmente rinnovato, su disegno dell’architetto Bonaventura Certo. Nel 1743 l’architetto Giovan Biagio Amico realizzò l’attuale facciata con pronao porticato, il campanile, la cupola, le cappelle laterali all’abside e il coro. Tra il 1794 e il 1801 furono realizzate diverse decorazioni, con stucco e pittura, da Girolamo Rizzo e Onofrio Noto, noti artisti del trapanese. Nel 1844 la Chiesa fu consacrata cattedrale da papa Gregorio XVI.
La facciata è caratterizzata da un portico con tre grandi archi, sostenuti da quattro piloni di pietra da intaglio; sopra gli archi si estende un’ampia balaustra con quattro vasi di forma quadrangolare e sullo stipite di ciascun arco vi è lo stemma di San Lorenzo, rappresentato dalla graticola adornata di palme. Dai fianchi estremi del portico s’innalzano due campanili e in mezzo ad essi sorge l’immensa mole della cupola con quattro piccoli cupolini ai lati. Nell’interno del portico è collocato un pregevole bassorilievo in marmo di Domenico Nolfo, rappresentante un presepio.
L’interno è a forma di croce latina e si articola in tre navate, divise da due file di colonne. E’ decorato con affreschi e stucchi neoclassici. Quattordici colonne di diaspro siciliano con capitelli d’ordine dorico dividono la navata di mezzo da quelle laterali. In tutta la chiesa regna una luce viva e chiara e in fondo all’altare maggiore, a lettere ebraiche, rosse e trasparenti, brilla il misterioso nome di Geova (Dio). La volta e le pareti superiori sono ornate di finissimi ricami di stucco e di notevoli affreschi, con episodi dell’antico testamento, dipinti nel 1794 dal palermitano Vincenzo Manno. Sopra l’altare maggiore, ai due lati dell’abside, si ergono due statue simboleggianti la Fede e la Speranza, mentre nel mezzo campeggia un quadro del Padre Eterno, opera di Domenico La Bruna. L’altare del Sagramento, è tutto pieno di reliquie di santi martiri; sotto di esso si ammira una statuetta di media grandezza scolpita da Giacomo Tartaglio, che rappresenta il Cristo morto: è lavoro in marmo colorato, detto pietra incarnata, la quale contribuisce a dare al Cristo il colore della carnagione umana. Su tutte le opere d’arte conservate nella Cattedrale, spicca, nella quarta cappella a destra, la famosa Crocifissione, tela del Seicento attribuita a Van Dyck.
 

Fontana del Tritone

Ubicata al centro della città, Piazza Vittorio Emanuele II ne divide la parte antica da quella di più recente costruzione. La Piazza si caratterizza per la statua al re sabaudo, realizzata nel 1882 dal senese Giovanni Duprè. Di fronte è la Fontana del Tritone, realizzata nel 1890 in ricordo della costruzione dell’acquedotto “Dammusi”. Al centro della fontana il monumento bronzeo del Tritone, realizzato nel 1951 dal maestro trapanese Domenico Li Muli. La Fontana colpisce l’immaginazione e resta nella memoria del visitatore per la sua collocazione e il suo aspetto scenografico, accentuato dai getti d’acqua che fuoriescono verso l’alto, vivaci e quasi rinfrescanti: il gruppo bronzeo è abbastanza tradizionale e presenta una scena mitologica a discreto impatto evocativo.
 

Palazzo della Giudecca (Ciambra-Giudecca)

Il Palazzo della Giudecca si affaccia sulla via omonima. Fu costruito nei primi decenni del Cinquecento dalla famiglia Ciambra, per cui è chiamato anche col nome di Ciambra-Giudecca. Sull'archivolto ogivale dell'ingresso si nota lo stemma della famiglia: un cervo ai piedi di un albero. Fu denominato "della Giudecca" per la sua ubicazione nell'antico ghetto ebraico, dopo l’espulsione degli Ebrei dalla città a seguito del famoso editto di Ferdinando e Isabella di Spagna del 1492.
Lo splendido Palazzo, oggi un po’ trascurato, è a due piani con annessa torre laterale, che un tempo era ritenuta una delle cinque torri raffigurate nello stemma cittadino. Le finestre della facciata, realizzate con conci squadrati, presentano decorazioni a intagli di pregevole fattura. Grazie alla varietà degli elementi gotico-rinascimentali, e per la presenza delle bugne a diamante sulla torre, questa costruzione, insieme allo Steripinto di Sciacca, è l'esempio più significativo del cosiddetto gusto plateresco in Sicilia. Il Palazzo è sito in Via Giudecca, di proprietà privata, ed è destinato a civili abitazioni.
 

Palazzo Senatorio (Palazzo Cavarretta)

Detto anche Palazzo Cavarretta, il Palazzo Senatorio sorge in Via Torrearsa, alla fine di Corso Vittorio Emanuele II (la cosiddetta “Rua Grande”), presso la Torre dell'Orologio o di Porta Oscura. E’ la sede del Municipio e del Senato cittadino. Qui si trovava l'antica Loggia dei Pisani. Nella versione attuale, il Palazzo risale alla seconda metà del Seicento: fu costruito dal cavaliere gerosolimitano Giacomo Cavarretta, balì di Santo Stefano. L’edificio è elegante, luminoso e in perfetto stato di conservazione.
La magnifica facciata barocca, disegnata da Simone Pisano e da Andrea Palma e divisa in tre ordini, è sovrastata dalle statue della Madonna di Trapani, protettrice della città, di San Giovanni e di Sant’Alberto, patrono di Trapani. Le statue, realizzate nel Settecento, sono opera di Giuseppe Nolfo. Il Palazzo fu ampliato nel 1766 ed esteso sino alla piazzetta dove si ergono la Fontana del Saturno e la Chiesa di Sant'Agostino. Nel 1827 furono aggiunti in facciata i due cassoni con l’orologio e il datario.
 

Santuario dell'Annunziata

Il Complesso dell’Annunziata, formato dalla Chiesa e dal Convento, sorge in Via Conte Agostino Pepoli ed è uno dei più antichi e più affascinanti dell’intera città. La cappella originaria fu eretta alla metà del Duecento, ma ben presto, intorno ad essa fu costruita una chiesa più ampia.
La facciata, in stile gotico, è rimasta quella originale, mentre l’interno è stato ristrutturato secondo le linee di un elegante e ricco stile settecentesco. Anche il campanile, barocco, è del Settecento.
L’interno del Santuario presenta una sola navata e comprende diverse cappelle, variamente decorate e non prive di pregi artistici: una di queste cappelle conserva la statua argentea di Sant’Alberto, patrono della città; altre due sono dedicate rispettivamente ai Pescatori e ai Marinai; altre ancora sono dedicate al Patriarca San Giuseppe, a Santa Teresa e ai “Mercadanti”, cioè ai mercanti. Dietro l'altare maggiore si trova la Cappella della Madonna: vi si accede attraverso un bell'arco rinascimentale, opera dei Gagini, chiuso da una grata in bronzo del 1591. Nella cappella troneggia la statua marmorea della trecentesca Madonna di Trapani, molto venerata in zona, e meta di numerosi pellegrinaggi. Il sentimento religioso attribuisce alla Madonna di Trapani una serie di miracoli e il popolo ha dedicato alla Vergine numerosissimi ex voto. Tradizione vuole che la statua miracolosa provenga dall’isola di Cipro e sia stata trasportata in Italia per sfuggire ai Mori. Una violenta tempesta avrebbe costretto la nave a fermarsi a Trapani. Qui la statua restò.
Sul lato sinistro della Chiesa si estende il bellissimo chiostro, ornato di colonne. Notevoli gli affreschi della volta che si possono ammirare in sagrestia. 
 

Torre di Ligny

Nel Cinquecento e nel Seicento, le continue incursioni saracene sulle rive siciliane (e in particolare trapanesi, per la ricchezza di sale, tonno e vino) indussero la regina Marianna, moglie di Carlo II e governatrice del Regno di Spagna e Sicilia, a inviare nell'isola il viceré Don Claudio La Moraldo, principe di Ligny ed esperto di arti militari. Il viceré dimostrò subito un vivo interesse per il Trapanese, fece riparare le fortezze esistenti, compresa la Colombaia – cioè il Castello di Mare – e ordinò la costruzione di una nuova torre sugli scogli dell’estremità occidentale di Trapani. Il progetto fu affidato all'architetto Carlos De Grunembergh e la Torre - completata nel 1671 - fu intitolata allo stesso principe di Ligny.
La torre era munita di quattro garitte in muratura e fu provvista anche di fanali, funzionando come torre di segnalazione marittima. Per la sua importanza militare, la Torre fu definita propugnaculum ad urbis tutelam. Fino al 1862 essa fu un fortilizio munito di cannoni; in seguito venne usata come stazione semaforica. Rimase per lungo tempo abbandonata, ma durante l'ultima guerra mondiale fu usata dalla Marina Militare per la difesa antiaerea. Nel 1979 la Torre è stata restaurata su disegno dell'architetto Francesco Terranova e, dal 1983, ospita il Museo del Mare e di Preistoria. 
 

Villa Margherita

Costruita nel 1890 e intitolata alla regina Margherita di Savoia, prima regina d’Italia, la Villa sorge al centro della città, quasi linea di demarcazione fra la zona antica e quella moderna.
Il parco, di forma rettangolare e con una superficie di 21.000 metri quadrati, è il più grande polmone verde di Trapani e si caratterizza per una vegetazione formata da specie rare e grandi alberi. Esso si sviluppa longitudinalmente sull’asse nord-sud ed ha quattro ingressi, uno su ogni lato dell’area. Fulcro del giardino e luogo ammaliante, il teatro all’aperto sfrutta il paesaggio naturale come scena e lo spazio all’ombra, prodotta dagli alberi di Ficus macrophylla columnaris, come platea. In occasione delle manifestazioni liriche del “Luglio Musicale”, il teatro può ospitare fino a 2500 persone. In esso vengono rappresentate diverse opere liriche, con la partecipazione di numerosi artisti di fama internazionale. Dietro le quinte del teatro si può ammirare un elegante laghetto che stempera i ricorrenti e sinuosi percorsi fra le aiuole, sfociando in un luogo di contemplazione disturbato solo dai richiami dei volatili che lo abitano. Il laghetto ospita al suo interno particolari architettonici legati alla storia della città, ossia le cinque colonne con capitello dorico, che facevano parte del teatro “Garibaldi”, distrutto dai bombardamenti.
Arricchita da una fontana e da piante acquatiche e subtropicali, l’intera area è animata da volatili e in particolare da anatidi di vario genere. Lungo i percorsi tra le aiuole, delimitate da cordoli e siepi in pittosporo ed asparago, trovano spazio panchine e lampioni. Busti marmorei, inseriti per lo più all’interno delle aiuole, raffigurano alcuni dei personaggi più illustri della città.