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Giovedì 19 Ottobre 2017, San Paolo della Croce
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Visitare Torino - guida breve

 

Basilica di Superga

La Basilica di Superga è situata sorge sulla collina omonima, uno dei punti più alti e panoramici delle colline che sovrastano Torino. Il luogo fu scelto dal duca Vittorio Amedeo II di Savoia, che volle costruire il santuario per ringraziare la Madonna, dopo aver respinto l’assedio dei francesi assedianti (1704). Il progetto è firmato da Filippo Juvarra, architetto siciliano, che qui realizzò la sua opera più importante. La Basilica fu inaugurata nel 1731 da Carlo Emanuele III. Il grande mausoleo costruito nei suoi sotterranei ospita i sepolcri dei re sabaudi da Vittorio Amedeo II a Carlo Alberto, e i numerosi principi di casa Savoia. La Basilica è un simbolo di Torino ed è una delle mete turistiche più frequentate da visitatori sia italiani che stranieri. Il monumento è stato recentemente restaurato.
L'ingresso si sviluppa su tre scalinate, che portano al pronao. A fianco del portico sporgono due corpi sui quali sorgono due eleganti campanili. L’interno è a pianta ottagonale, e presenta pilastri angolari a cui si addossano colonne corinzie poste su basamenti ad andamento concavo. Nelle cappelle laterali si trovano dipinti del Ricci e del Beaumont e belle pale marmoree del Cametti e del Cornacchini.
Sulla parte della collina, dietro la basilica, si verificò una delle maggiori tragedie sportive del dopoguerra: il 4 maggio 1949 vi si schiantò l'aereo con cui rientrava dal Portogallo la squadra di calcio del “Grande Torino”. Una lapide ricorda i giocatori e il personale che i accompagnava. E’ ancora visibile il muro contro cui si schiantò l’aereo.
 

Castello del Valentino

Nella seconda metà del Cinquecento, la villa che diventerà il Castello del Valentino fu acquistata da Emanuele Filiberto, che incominciò ad abbellirla, pare su suggerimento del Palladio. Il Castello diventò magnifico a partire dal 1620, quando Cristina di Francia, sposa tredicenne di Vittorio Amedeo I, si innamorò del paesaggio e ne fece la sua residenza a partire dal 1630, anno in cui divenne Duchessa di Savoia. La costruzione, su progetto di Carlo ed Amedeo di Castellamonte, terminò nel 1660: essa fu influenzata dal gusto della principessa francese, specie per quanto riguarda i tetti, e le aggiunte del frontone sulla facciata e del falso secondo piano. Nell’Ottocento furono eliminati l’atrio colonnato, i padiglioni laterali di fondo e le terrazze laterali.
Le decorazioni interne (lesene, cornicioni, volute, motivi floreali, rosoni ecc.) sono opera di maestri stuccatori svizzeri, e si possono ammirare nelle magnifiche sale del primo piano: il Salone d’Onore, la Stanza Verde, quella delle Rose, del Valentino, dello Zodiaco, dei Fiori, dei Gigli, del Negozio, della Guerra, delle Magnificenze, delle Battaglie, della Caccia, delle Feste, delle Fatiche d’Ercole. Dell’ arredamento seicentesco del Castello, uno dei più vasti di cui si abbia avuto notizia, non resta quasi nulla, disperso in larga parte dai francesi nel primo Ottocento e in seguito trascurato dall’incuria piemontese.
La vita del Castello fu allietata da grandiose feste e da spettacoli, di cui si è tramandata ampia memoria. Tuttavia, la vox populi sussurrava che il Castello fosse anche teatro di storie di lussuria, protagonista la bella Cristina. Pare che la Duchessa si sbarazzasse degli amanti facendoli scomparire in trabocchetti che davano ai sotterranei: sotto forma di fantasmi, le loro anime uscivano di notte dalle segrete e si aggiravano nei giardini.
Dopo la Rivoluzione Francese e la Restaurazione, l’edificio divenne sede di varie esposizioni di prodotti industriali e, nel 1860, fu adibito a scuola di Ingegneria. Il Castello è oggi sede della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino.
 

Chiesa della Gran Madre di Dio

La chiesa della Gran Madre di Dio sorge sulla piazza omonima, un po’ rialzata rispetto a Piazza Vittorio Veneto e allineata con il ponte Vittorio Emanuele I, Via Po e Piazza Castello. Essa fu voluta nel 1814 per celebrare il ritorno di Vittorio Emanuele I a Torino, dopo il Congresso di Vienna. Su progetto di Federico Bonsignore, l’edificio - neoclassico - fu costruito fra il 1818 ed il 1831. Fu poi modificato tra il 1933 e il 1940, quando vi fu sistemato l’Ossario del Caduti della Grande Guerra, disegnato dal Ricci. L’esterno è caratterizzato da un’ampia scalinata e da un pronao esastilo con trabeazione e timpano. Ai piedi della gradinata s’erge il monumento a Vittorio Emanuele I, opera del Gaggini, affiancato dalle statue della Religione e della Fede, dovute al Chelli. Sul frontone, si nota una Madonna con Bambino, opera del Somaini, mentre le nicchie che affiancano il portale ospitano le statue di San Marco e di San Carlo Borromeo, rispettivamente del Chialli e del Bogliani.
L'interno è a pianta circolare: la cupola si presenta a cassettoni e riecheggia il Pantheon di Roma e la chiesa parigina della Madeleine. Tra altre opere d’arte, la chiesa custodisce le statue di San Maurizio, della Beata Margherita di Savoia, del Beato Amedeo di Savoia, di San Giovanni Battista e opere come la Vergine col Bambino di Andrea Galassi e il Crocifisso e il Sacro Cuore di Gesù di Edoardo Rubino.
Secondo una leggenda, di chiara origine esoterica, nei sotterranei della chiesa si troverebbe nientemeno che il Sacro Graal.
 

Chiesa di San Lorenzo

Nel 1557 Emanuele Filiberto, duca di Savoia, e suo cugino Filippo II, re di Spagna, combattono contro i francesi a San Quintino nelle Fiandre. Fanno voto di erigere nei loro paesi una chiesa in onore del santo, ricordato nel giorno dell’eventuale vittoria. Vincono il 10 di agosto, festa di San Lorenzo. In Madrid Filippo II fa erigere l'Escorial, con chiesa dedicata a San Lorenzo, abbazia costruita a forma di graticola, strumento del martirio del santo. Emanuele Filiberto, non potendo erigere subito una chiesa, entrato in Torino nel 1562, fortifica la città e restaura la cappella ducale "Santa Maria ad Praesepe", dedicandola a San Lorenzo. Divenuta Cappella di Corte, essa fu assegnata nel 1634 ai Teatini, giunti da poco e privi di una chiesa propria. Finalmente, nel 1666 Carlo Emanuele II affidò al teatino Guarino Guarini il compito di costruire la nuova chiesa. Questa sarà conclusa nel 1687 e costituirà una delle opere più significative dell’architetto modenese.
La chiesa sorge in Piazza Castello, poco prima della Piazzetta Reale. In luogo della facciata, disegnata dal Guarini e mai realizzata, fu eretto il prospetto di un edificio civile. L'architettura interna e la cupola costituiscono una svolta per il barocco torinese, mentre l'altare maggiore - capolavoro innovativo - è uno dei più importanti dell'Italia Settentrionale. La chiesa è preceduta dall’Oratorio dell’Addolorata (Antonio Dupuy, 1846), che sorge nel luogo dell’antica chiesa di Santa Maria del Presepe. L’interno è a pianta ottagonale con i lati convessi, coperto da una luminosa cupola con lanterna. Dietro ai lati si aprono diagonalmente quattro cappelle concave. La straordinaria capacità guariniana è ribadita nel disegno della cupola formata da uno scheletro costituito da sedici fascioni che, incrociandosi, richiamano a figure antropomorfe. La struttura, ricondotta agli elementi essenziali, cattura la luce per mezzo di ampi finestroni e conferisce all’edificio un forte slancio verticale.
 

Cittadella

Dopo lo spostamento della capitale del ducato di Savoia da Chambéry a Torino, il duca Emanuele Filiberto volle equipaggiare la città con un bastione di difesa urbana. La costruzione della cittadella, su progetto di Francesco Paciotto e Francesco Orologi, iniziò nel 1564, ma i lavori furono completati solo 13 anni dopo. Il progetto iniziale prevedeva venti ettari di fortificazioni, che furono però incrementati per far posto alle ulteriori fortificazioni esterne.
La cittadella ha pianta pentagonale, con bastioni ai vertici, e si colloca sul lato sud-ovest della città. È circondata da un ampio fossato asciutto. Al centro si trova un pozzo a doppia rampa elicoidale per garantire l'approvvigionamento dell'acqua in caso di assedio. Nel sottosuolo, si dirama un labirinto di gallerie che si estende anche al di fuori della cittadella, in direzione della campagna: tale opera è formata da una serie di gallerie radiali chiamate “capitali”, distinte a loro volta in capitali alte e capitali basse, sovrapposte. Una galleria correva all'esterno del fossato, collegando tutte le capitali alte. Inoltre, c'erano una serie di cunicoli e gallerie secondarie; infine c'erano piccoli tratti di galleria utilizzati per raggiungere i singoli “fornelli” predisposti per lo scoppio della polvere nera. All'interno della cittadella pentagonale viene scavato un pozzo a doppia rampa che permette, in caso di assedio, un rifornimento idrico costante.
La cittadella ebbe un ruolo importante nella difesa della città e fu demolita nel 1857. Oggi rimangono il Mastio, sede del Museo di Artiglieria e lunghi tratti di gallerie sotterranee (Museo Pietro Micca). Davanti alla Cittadella c'è un cannone, forse proveniente dalla battaglia di Lepanto, e la statua di Pietro Micca, l'eroe che, durante l'assedio di Torino del 1706, si sacrificò per impedire ai Francesi di invadere la città attraverso le gallerie sotterranee.
 

Duomo di Torino

Il Duomo di Torino è adiacente a Piazza Castello, presso le Porte Palatine: è l’unico esempio di architettura rinascimentale in città. Le sue origini risalgono al 602, quando il duca longobardo di Torino Agilulfo e la moglie Teodolinda fondarono un tempio dedicato a San Giovanni, forse su un tempio preesistente. In ogni caso, il tempio longobardo fu distrutto più volte e ricostruito nel 1395. L'attuale Duomo risale al 1498, dopo che le due chiese attigue vennero fatte demolire per volontà del vescovo di Torino, cardinale Domenico delle Rovere. Il progetto si deve forse a Meo del Caprino, ma più probabilmente è del fiorentino Baccio Pontello: lo stile rinascimentale riecheggia qui l'ordine toscano, e inoltre la facciata è in marmo di Carrara, così come i cornicioni esterni e gli stipiti delle porte. I dipinti e fregi che ornano il tempio sono assai più recenti: risalgono al 1853. All'esterno della Chiesa, sulla facciata sinistra, vi è una raffigurazione dei 12 segni zodiacali, marcati in oro con disegni che ricordano i segni degli antichi Egizi e con un broccetto attaccato al muro che ne segna l'era processionale. Nell'altro lato, sotto una struttura piramidale in vetro, si trova una piattaforma circolare chiamata la tavola della fortuna.
La facciata del Duomo si presenta a due ordini, divisi da lesene; la abbelliscono tre magnifici portali di marmo, forse opera dello stesso Meo del Caprino. All’interno, l’altare di centro è opera di Antonio Bertola. Il Duomo conserva preziose reliquie, in parte sconosciute, come i resti di S. Secondo, martire delle legione Tebea. In passato, sembra ci siano stati anche un dito e la mascella di San Giovanni Battista, ma di queste reliquie si son perse le tracce. Nei vani degli archi alloggiano le ceneri degli antenati di Carlo Alberto e quelle della consorte Maria Adelaide. Nei sotterranei si trovano altre tombe, appartenenti a personaggi minori. Cappella della Sindone. Il vero capolavoro del Duomo è la Cappella del Sudario, con cupola barocca, opera insigne di Guarino Guarini, che la iniziò nel 1668. I lavori terminarono nel 1694, con Vittorio Amedeo II. Questa cappella è detta anche “Cappella della Sindone”, perché conserva la teca d’argento che contiene la Sacra Sindone, il prezioso lenzuolo che si ritiene abbia avvolto il corpo di Cristo. I Savoia entrarono in possesso della Sindone nel 1430 e la collocarono nella cappella nel 1694: la preziosa reliquia viene esposta al pubblico molto raramente.
L’11 aprile 1997 un terribile incendio danneggiò fortemente la cappella e mise in grave pericolo la Sindone, salvata in extremis per l'intervento dei Vigili del fuoco. Dopo la ricostruzione, la cappella e il Duomo hanno riacquistato il loro splendore: la Sindone è ora conservata in una nuova teca.
 

Giardini di Palazzo Reale

All'alba del Seicento si avvertono in Italia impulsi innovativi nella progettazione del giardino, impulsi che si caratterizzano per un'ampiezza del disegno, un ingigantirsi del giardino stesso che tende a perdere confini ben delimitati, identificandosi e fondendosi con il paesaggio circostante, diventando un parco. L'arte barocca è un'arte del meraviglioso più che della contemplazione, dell'illusione più che della realtà. Anche se le prime manifestazioni del gusto barocco del giardino si ebbero a Roma e nel Lazio con ville sontuose, non va trascurata Torino in cui il barocco è più controllato, meno fantastico, dotato, però, di una propria autonomia rispetto a quello che si è abituati a considerare classico.
Tra le realtà barocche più significative di Torino (oltre al Regio Parco, ora scomparso, e la Venaria Reale), vanno citati i giardini di Palazzo Reale, che risalgono al 1697. Essi furono voluti dalla Reggente Maria Cristina di Francia, moglie del duca Vittorio Amedeo I, e realizzati su progetto di André Le Nôtre, l’architetto francese che ha disegnato il famoso parco di Versailles. Questi giardini formano uno dei luoghi più interessanti di Torino, sia per il patrimonio vegetale che contengono, sia per il loro valore storico, culturale ed artistico. Spesso vi si tengono concerti e spettacoli.
 

Mole Antonelliana

La Mole Antonelliana è il monumento-simbolo della città di Torino. Destinato inizialmente ad essere una sinagoga, l'edificio fu iniziato nel 1863 su progetto di Alessandro Antonelli. Tra vicissitudini finanziare e polemiche sulla stabilità (durante la costruzione, il terremoto del 23 febbraio 1887 costrinse a rivedere il progetto con lo scopo di consolidarlo), i lavori furono ultimati nel 1889. Antonelli ci lavorò fino al suo ultimo giorno di vita, ma il compito fu portato a termine dal figlio Costanzo, mentre Annibale Rigotti si occupò di decorare gli interni.
Nel 1904 un violento nubifragio abbatté il Genio alato collocato sulla punta del monumento: oggi al suo posto è collocata una stella di circa 4 metri di diametro. Il Genio alato è tutt'ora custodito all'interno della Mole. Nel 1953 un altro violento nubifragio fece precipitare 47 metri della guglia, che venne ricostruita nel 1961, con una struttura metallica rivestita di pietra. Sulla possente parte inferiore si leva l'aerea cupola quadrangolare, sormontata da un tempietto a due ordini che regge lo snella guglia. Alta 167 metri, la Mole è l’edificio in muratura più alto d’Europa.
Di estrema importanza per l'originalità strutturale, ma anche per la funzionalità, la flessibilità e l'economia costruttiva, la Mole è attualmente sede del nuovo Museo Nazionale del Cinema, in precedenza ospitato a Palazzo Chiablese. Un ascensore panoramico consente di accedere alla guglia in ogni periodo dell'anno.
 

Monte dei Cappuccini

Salire al Monte dei Cappuccini significa “entrare in un calmo dialogo con il colle e ammirare dal piccolo piazzale, vero balcone su Torino, parte dei suoi dintorni, l'imbocco delle sue vallate e soprattutto il festante coro delle grandi Alpi, qualche centinaio di chilometri di arco alpino che svela la sua bellezza nelle mattine rese terse dal vento, quando il disco solare si alza dallo scenario collinare di Superga”.
Questa piccola altura torinese ha una storia antica e interessante. Nel corso degli scavi, sono state qui ritrovate conchiglie fossili e altri reperti. Ciò fa pensare che milioni d’anni fa la zona fosse un fondale marino; certamente, fu base di attività preromaniche e di culti pagani. Nel secolo XI qui fu costruito un piccolo complesso fortificato (detto Bastia) con torri e vedette per la difesa del sottostante ponte di legno sul Po, cui pare corrispondesse, al di là del fiume, una Rocca.
Sul monte si trovano: la Chiesa di Santa Maria del Monte, il Museo Nazionale della Montagna ed un convento. (Per la chiesa ed il museo si rimanda alle apposite schede). Il Convento è legato al ricordo dei frati della peste, che scrissero pagine di eroismo nelle ricorrenti epidemie, celebre quella del 1630 in una Torino decimata dal contagio; è anche ricordato per l'assedio del 1640, quando vi furono trucidate dalle truppe francesi oltre 400 persone ivi rifugiatesi in gran parte inermi, nonché per il prodigio eucaristico illustrato da una tela di ingenua fattura.
Durante gli scavi del 1989, nel giardino del convento fu rinvenuto lo scheletro di un illustre personaggio: il Conte Filippo d’Aglié, morto nel 1667. Questi ebbe in vita altissimi incarichi civili e militari, ma è passato alla storia per una dolce vicenda d’amore che lo legò alla vedova del Duca Vittorio Amedeo I, la Duchessa Cristina di Francia, e per essersi opposto al Cardinale Richelieu, che lo tenne prigioniero per due anni nel castello di Vincennes.
 

Museo Egizio

E' il secondo museo egiziano più importante al mondo dopo quello del Cairo. Fondato nel 1824 da Carlo Felice con l'acquisizione della raccolta del console di Francia in Egitto, il piemontese Bernardino Drovetti, e successivamente arricchito dagli scavi di Ernesto Schiaparelli, il museo conta circa 30.000 pezzi e documenta la storia e la civiltà dell'Egitto, dal paleolitico all'epoca copta, con pezzi unici e raccolte organiche di oggetti d'arte e d'uso quotidiano e funerario (tra cui la Mensa Isiaca, la tela dipinta di Gebelein, la tomba intatta di Kha e Merit, l'eccezionale tempio rupestre di Ellesjia, i rilievi di Zoser).
 

Palazzo Madama

Situato al centro di Piazza Castello, l’edificio è di origine medievale. La costruzione trae origine dalla Porta Decumana (o Porta Praetoria): in effetti, il Palazzo ha incorporato le due torri della Porta, conservandone l’aspetto di un tempo. Guglielmo VII, marchese di Monferrato, divenuto nel XIII secolo padrone di Torino volle qui la sua abitazione. Filippo d’Acaja, fra il 1317 e il 1320, affiancò due torri quadrate a quelle poligonali della porta romana.
Nel Seicento, il Palazzo fu residenza ufficiale delle reggenti al trono, che venivano chiamate “Madame Reali”. Maria Cristina di Francia, moglie di Vittorio Amedeo I, fece iniziare le decorazioni delle sale del suo appartamento, mentre Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, seconda moglie di Carlo Emanuele III, chiese a Filippo Juvarra di portare a termine un radicale cambiamento dell’edificio. L’architetto messinese progettò le due rampe del maestoso scalone che occupa tutta la grandezza della facciata. L’intero progetto juvarriano non fu però portato a termine, e il resto dell’edificio si presenta oggi come un castello medievale (disegnato da Alfredo d’Andrade).
In definitiva, Palazzo Madama riassume in sé tutta la storia della città di Torino: da porta romana si trasforma nel medioevo in un fortilizio, nel Quattrocento diventa il castello degli Acaja, con quattro torri angolari. Come residenza delle Madame Reali, prende la forma di una reggia barocca. Nell'Ottocento assume il nome di Palazzo Madama in ricordo della residenza delle Madame Reali, e per volontà di Carlo Alberto diviene sede della Regia Pinacoteca e del primo Senato del Regno. Dal 1934 Palazzo Madama è sede del Museo civico di Arte Antica, che conserva - tra l’altro - il celebre “Ritratto d’uomo” di Antonello da Messina.
 

Palazzo Reale

Nel 1563 Emanuele Filiberto sposta la propria residenza nel Palazzo del Vescovo, ma ben presto si programma la costruzione di una nuova fabbrica che viene affidata ad Ascanio Vitozzi a partire dal 1584. Il Palazzo Reale di Torino fu comunque realizzato, durante il regno di Carlo Emanuele II, dagli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte. L'edificio, completato nel 1660, è stato la dimora di Casa Savoia, ossia dei duchi di Savoia, dei Re di Sardegna e dei Re d’Italia, fino al 1865. Il Palazzo è stato più volte ristrutturato ed ampliato, per soddisfare le varie esigenze dei sovrani che l’hanno abitato. Oggi Palazzo Reale è sede dell'omonimo museo, che consente di ammirare una delle più sontuose dimore reali d'Europa.
Gli stili caratterizzanti il palazzo sono tre: barocco, rococò e neoclassico. La sua facciata, restaurata negli ultimi anni, è tornata al suo colore originario, il bianco. All’interno, le sale di ricevimento e gli appartamenti privati mostrano i soffitti affrescati e riccamente intagliati, profusione di quadri, di arazzi preziosi, di mobili intarsiati, di finissime porcellane. L’elenco delle opere è senza fine. Lo splendore dell’insieme, la perfezione dei dettagli, l’armonia degli spazi e delle luci, la maestosità degli ambienti documentano come si è modificato il gusto reale dal Seicento all'Ottocento. Dappertutto si sente la presenza - quasi fisica - dei grandi architetti, pittori e decoratori che hanno lavorato a Torino e vi han lasciato indelebile impronta.
Palazzo Reale si affaccia su Piazza Castello. Parte della piazza è inglobata all'interno della cancellata che delimita il territorio del palazzo stesso. Sulla soglia della cancellata, che rimane sempre aperta, sorgono due statue bronzee dei Dioscuri. Dietro a Palazzo Reale si estendono i giardini Reali, opera dell'architetto francese André Le Nôtre, e visitabili nelle ore di apertura al pubblico. Palazzo Reale ospita il Monumento Nazionale al Carabiniere.
 

Parco del Valentino

Per il fascino che emana, il Valentino è sicuramente il parco cittadino più conosciuto ed amato. Simbolo di Torino, al pari della Mole Antonelliana, è il più grande parco della città, costruito sulla riva sinistra del Po e sistemato nel 1830. Al suo interno si possono trovare bellissimi angoli fioriti, piccoli ruscelli, laghetti con ponticelli in legno, prati verdi e boschetti con vari tipi di alberi. Presso il monumento all’Arma di Artiglieria, si possono ammirare alcuni esemplari di Ginkgo Biloba, una pianta esistente già 250 milioni di anni fa. Il Parco contiene importanti luoghi storici e naturalistici: il Castello, il Borgo medioevale, l’Orto Botanico, il Giardino Roccioso, la Fontana delle Quattro Stagioni, per citarne alcuni. L'origine del nome è incerta, forse di epoca romana, oppure legata all'esistenza nella località di una cappella votiva dedicata a San Valentino. Il nucleo iniziale del Parco trae le sue origini dalla splendida dimora reale del Castello del Valentino, che prese il nome dal Parco stesso.
Il parco è stato progettato nel 1630 da Carlo Cognengo di Castellamonte; l'opera fu poi proseguita fino al 1660 dal figlio Amedeo. Nella seconda metà dell’Ottocento, dopo vari ampliamenti della città che definirono la grande area nei suoi attuali confini, iniziarono i lavori che avrebbero plasmato il Parco vero e proprio, secondo un progetto in stile romantico del paesaggista francese Barillet-Dechamps (1864). Si ottenne così una migliore sistemazione di viali e boschetti, e si crearono vallette artificiali, un piccolo galoppatoio e un laghetto - poi prosciugato - che veniva usato d'inverno come ``patinoire''.
Al Valentino si svolsero le grandi Esposizioni Internazionali del 1884, 1898, 1902, 1911, 1928. All'interno del Parco sono state realizzate diverse mostre floreali, tra cui Flor '61 che ha lasciato a suo ricordo l'attuale Giardino Roccioso.
 

Parco della Rimembranza

Alberi della memoria e simboli di rinascita. Idee, ragioni e sentimenti che portarono ai parchi della rimembranza. Piantare un albero è un atto pieno di significati, per dare un senso alla scomparsa prematura di migliaia di giovani soldati e trovare una ragione alla tragedia della guerra. I parchi della rimembranza sono luoghi della memoria civile, creati per mantenere vivo il ricordo dei caduti e celebrare la grandezza della Patria. A differenza dei cimiteri di guerra che conservano le spoglie dei militari, gli alberi della rimembranza sono come tombe vuote, ma vive, e testimoniano che la vita di quei soldati morti ha assunto un aspetto nuovo. Inaugurato nel 1925 per commemorare i caduti della Grande Guerra, il Parco della Rimembranza di Torino si trova in vetta al Colle della Maddalena, il più alto della collina torinese. Su 4900 alberi del Parco è affissa una targhetta, che riporta il nome di un soldato caduto. Nel 1928, per il decimo anniversario della vittoria italiana, il senatore Giovanni Agnelli vi fece erigere la statua "Faro della Vittoria", imponente costruzione in bronzo, opera dello scultore torinese Edoardo Rubino. L'epigrafe sulla facciata del basamento, rivolta verso Torino, fu dettata da Gabriele D'Annunzio. Attualmente il parco supera i 90 ettari di superficie e comprende 45 chilometri di strade e sentieri; costituisce il più ampio polmone verde della Città.
 

Sacra Sindone

La Sacra Sindone è il lenzuolo che, secondo la tradizione, avrebbe avvolto il corpo di Gesù dopo la crocifissione. Non si hanno notizie certe della sua presenza nel periodo precedente al medioevo. Dopo varie peregrinazioni, la Sindone fu portata a Torino dai cavalieri Templari, quando si perse il controllo della Terrasanta (uno dei primi documenti che ne fa menzione risale al 1389).
Attualmente il "sacro lino" si trova nel Duomo di Torino, luogo nel quale venne portato dal 1578, dopo esser scampato all'incendio di Chambéry e minuziosamente riparato dalle monache nei punti danneggiati. La Sindone è custodita all'interno di una teca climatizzata e protetta. Periodicamente vengono organizzate le "ostensioni", durante le quali, per un certo tempo, la Sindone viene esposta al pubblico all'interno del Duomo. L’11 aprile 1997, scoppiò un incendio nella cappella guariniana che conteneva la teca con la Sindone. Soprattutto per l’eroismo dei Vigili del Fuoco, il contenitore fu prontamente portato in salvo e non subì danni. Innumerevoli studiosi e scienziati di tutto il mondo hanno effettuato ogni genere di sondaggi e di analisi, per accertare se la tradizione sulla Sindone abbia un fondamento scientifico. Una recente radiodatazione al carbonio 14 ha fatto risalire il tessuto “ad un periodo compreso fra il 1260 e il 1390 dopo Cristo”; la Sindone pertanto non sarebbe il sudario di Gesù. L’analisi è variamente contestata e la discussione si è riaccesa. In ogni caso, la Sindone rimane un simbolo importante per la fede cristiana.
 

Santuario della Consolata

Il Santuario di Maria Consolatrice, legato al culto della Vergine, ha origini antichissime ed è una delle chiese più amate dai torinesi. La devozione della città verso la Vergine Consolata è testimoniata da centinaia di ex-voto presenti. Costruita su una struttura basilicale probabilmente del V secolo, dedicata a Sant'Andrea, la chiesa ha subito nel corso dei secoli numerose ristrutturazioni. Dell'epoca medioevale rimangono il campanile e forse la cappella ipogea della Madonna delle Grazie. A Guarino Guarini si deve il radicale progetto di ampliamento (1678) e a Filippo Juvarra l'aggiunta di un presbiterio ovale (1729).
All'esterno si nota una colonna corinzia eretta dalla città, come ex-voto per la liberazione dall'epidemia di colera scoppiata nel 1835. La facciata neoclassica è del 1860; ulteriori arricchimenti risalgono agli anni 1899-1904 sotto la guida di Carlo Ceppi.
L'ingresso alla Chiesa avviene attraverso il corpo ellittico di Sant'Andrea, che si apre sul corpo esagonale progettato da Guarini e caratterizzato da una serie di colonne con archi e architravi che sorreggono i coretti delle chiese barocche. L'interno è un trionfo di marmi e di stucchi dorati e di affreschi settecenteschi. Il grandioso altare che si apre sul lato opposto del corpo di Sant'Andrea è stato progettato da Filippo Juvarra e la sua cupola è stata dipinta dal Crosato. Sull’altar maggiore si trovano due angeli adoranti in marmo bianco di C.A. Tantardini, e l'immagine taumaturgica della Consolata. Negli altari laterali si trovano le reliquie di San Giuseppe Cafasso, sulla destra, e - sulla sinistra - un monumento alle regine Maria Teresa e Maria Adelaide, madre e moglie di Vittorio Emanuele II, raccolte in preghiera. Nella seconda cappella laterale si trovano le reliquie di San Valerico.