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Venerdì 26 Maggio 2017, San Filippo Neri
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Visitare Todi - guida breve

 

Cattedrale di Todi

La Cattedrale di Todi è intitolata a Santa Maria Assunta e guarda la città dall’alto. Eretto probabilmente nell'XI secolo, sui resti di una chiesa preesistente, il tempio è opera – in stile lombardo – dei Maestri Comacini. Fu rinnovato quasi completamente nei secoli XIII-XV, perdendo così alcuni caratteri originari. Modificato all'interno nel Cinquecento, fu trasformato verso la metà dell’Ottocento, e restaurato nel 1953-1958.
All’esterno, svetta il campanile del Duecento. La facciata è preceduta da una lunga scalinata e si caratterizza per la bellezza dei portali e dei rosoni. I tre portali sono ornati da splendidi fregi: sulla lunetta di quello centrale spicca il gruppo della Vergine col Bambino, attribuito a Giovanni Pisano, figlio di Nicola. Il rosone centrale è un vero gioiello del Cinquecento, è un capolavoro “condotto con la finezza della trina”.
L'interno si presenta a tre navate, con pianta a croce latina, e una quarta navata costruita nel Trecento. Fra le pregevoli opere d'arte qui conservate, si ammirano: entrando, sulla controfacciata, un Giudizio Universale di Ferraù di Faenza, detto il Faenzone, della fine del XVI secolo; ai pilastri dell’abside, due tavole dello Spagna, e presso il fonte battesimale, un'altra tavola dello stesso Spagna, che raffigura la Trinità; tre statue della scuola di Giovanni Pisano; un duecentesco Crocifisso di scuola umbra, dipinto su tavola; uno stupendo coro ligneo, del 1530, intagliato ed intarsiato da Antonio e Sebastiano Bencivenni da Mercatello. La cripta del XII secolo conserva un Crocifisso ligneo del Settecento e numerose pietre tombali.
 

Convento di Montesanto

Il convento si trova ad ovest di Todi, sulla strada orvietana, sopra un colle. Alle pendici del colle fu rinvenuta nel 1835 la famosa statua umbro-romana di Marte, ora conservata nei musei Vaticani di Roma. L’edificio risale alla prima metà del Duecento. Sui resti di un tempio pagano, esso fu costruito come fortezza, cioè come struttura difensiva, contro i ricorrenti assalti degli Orvietani. Nel Trecento, il convento ospitò le suore Clarisse, poi passò ai frati Minori Francescani.
La chiesa conventuale risale al Quattrocento e conserva varie sculture lignee e dipinti di pregio; tra questi spicca lo stupendo affresco dell’Alfani, che raffigura il Presepe e i Santi Antonio Abate e Antonio da Padova. Sul suo altar maggiore era collocata la grande tavola dello Spagna, L’Incoronazione, ora custodita nel Museo Civico-Pinacoteca. Molto interessanti sono anche le decorazioni seicentesche del Sermei, che ornano la Cappella del Crocifisso, nonché il chiostro, il salone trecentesco adibito a centro-congressi e la ricca biblioteca.
 

Palazzo dei Priori

Il Palazzo dei Priori sorge a sud della Piazza del Popolo, di fronte alla Cattedrale, e fa parte della triade medievale dei palazzi laici che, simbolicamente, si confrontano con il massimo edificio religioso della città. Costruito a partire dal 1293, fu ampliato dal Comune nel 1334 e nel 1336, e concluso nel 1347. Fin dall’inizio, l’edificio fu sede di podestà, priori, governatori e vicari pontifici, che si alternarono per secoli al governo della città. Per questo motivo, fu anche chiamato “Palazzo del Governatore”. Pur ampiamente modificato, nel 1513, dal restauro voluto da Leone X, il palazzo ha conservato il suo originario stile gotico-lombardo. Oggi il Palazzo è sede della Pretura.
La facciata presenta due ordini di finestre e in alto, appoggiata su due mensole, una grande aquila bronzea del 1340, opera di Giovanni di Giliaccio e simbolo della città; sull'angolo sinistro s'innalza la torre a pianta trapezoidale, costruita sul finire del 1330, poi abbassata per motivi di statica, con l’eliminazione dell’originale merlatura guelfa.
 

Palazzo del Capitano del Popolo

Contiguo a Palazzo del Popolo, sorge sull’omonima piazza il Palazzo del Capitano del Popolo. Ultimato nel 1293, l’edificio è di stile gotico italiano. All’inizio, l’edificio fu chiamato “Palazzo nuovo del Comune”, per distinguerlo dal precedente, e fu adibito a palazzo di giustizia. Al primo piano v’era l'aula di Giustizia (ora sala del Consiglio Comunale), mentre al secondo piano v'erano gli uffici di giustizia (ora Museo della città).
La facciata è caratterizzata da due piani, su cui si aprono trifore gotiche e trifore di più semplice fattura, a cui si accede mediante una grande scalinata esterna costruita nel 1267. Le finestre di questo palazzo sono di enorme interesse artistico, essendo esemplari unici del genere. Al piano terra si estende un grande porticato, un tempo sede dei balestrieri del Comune, in cui sono murate ottocentesche lapidi commemorative. Entrando, sulla sinistra, vi è la Sala del Capitano che reca sulle pareti frammenti di affreschi del XIII e XIV secolo e una grande "Crocifissione" del Trecento; sulla destra, invece, vi è la Sala del Consiglio Generale, che fa parte dell'attiguo Palazzo del Popolo.
Insieme al Palazzo del Popolo, il Palazzo del Capitano ospita il Museo Civico-Pinacoteca.
 

Palazzo del Popolo

Collegato al Palazzo del Capitano del Popolo, con cui condivide la bella scalinata, il Palazzo del Popolo è uno dei più antichi palazzi comunali d’Italia. L’edificio è una costruzione gotico-lombarda, eretta a partire dal 1213 e ingrandita già nel 1228. Come il Palazzo del Capitano, anche questo edificio presenta al piano terra un portico, cui si accede attraverso archi a tutto sesto. Sopra si elevano due piani con quadrifore, sovrastati da una merlatura ghibellina a coda di rondine. A fianco del palazzo s’innalza la torre campanaria, che risale al 1330: la torre fu modificata nel 1523, con l’applicazione di un orologio, realizzato da Tebaldo Persiani da Fabriano.
Il palazzo era chiamato anche “Palazzo del Comune” o “Comune vecchio” o “Palazzo del Podestà” perché fu la prima residenza dei reggitori di Todi. Nel Sei-Settecento, l’edificio fu adibito a teatro. Il primo piano ospita una sezione del Museo Civico-Pinacoteca.
 

Rocca di Todi

Circondata dal verde, la Rocca si eleva sul Colle di Todi, nel punto più alto della città (411 metri). Su commissione diretta di papa Gregorio XI, la Rocca fu costruita dal Card. Egidio Albornoz, nel 1373. Come tutte le costruzioni analoghe, la fortezza aveva scopi difensivi e di controllo della cittadina, appena riconquistata alla Chiesa. Simbolo del potere temporale dei pontefici, la Rocca fu assalita e distrutta dai tudertini nel 1382. Ricostruita nel 1395, fu assediata un secolo dopo dalle truppe di papa Sisto IV: all’assedio partecipò anche Giuliano della Rovere, il futuro papa Giulio II.
La fortezza fu smantellata nel 1503, per opera di Ludovico degli Atti: gran parte delle pietre furono utilizzate per la costruzione dei templi di S. Fortunato e di Santa Maria della Consolazione. Dell’antico fortilizio rimane solo il cosiddetto"Mastio", ossia la grande torre circolare, e pochi altri resti.
Trasformata in parco pubblico, la cima del Colle che contiene la Rocca costituisce uno dei polmoni verdi di Todi. E’ un luogo ricco di vegetazione e di pace, in cui si può passeggiare e prendere il fresco.
 

Tempio di San Fortunato

Sorge in Piazza Umberto I, in cima ad una bella scalinata, sopra i resti di un complesso anteriore al Mille. Questo complesso era formato da una chiesetta romanica e da un convento benedettino: i due leoni in pietra che stanno all’ingresso del Tempio, facevano probabilmente parte del protiro di quell’antica struttura. L’edificio fu costruito dall’Ordine dei Francescani Minori, su disegno di un architetto rimasto sconosciuto. I lavori iniziarono nel 1292 e si protrassero fino alla seconda metà del Quattrocento: quando cessarono, non furono più ripresi, e la chiesa rimase incompiuta. Ciononostante, il Tempio di S. Fortunato è la più bella chiesa di Todi ed è da considerarsi fra le costruzioni più grandiose ed importanti dell’Umbria: è un esempio di chiesa-sala dell'ultima architettura gotica, non d'influenza nordica – come prima si era ritenuto – ma assisiate.
Sul fianco della chiesa sorge l'imponente campanile, gotico, del 1460; nelle vicinanze si trova ancora l'antico convento, con un bel chiostro. La facciata, di puro stile gotico-italiano, fu iniziata nel 1415 ed è incompleta: l’architetto fu Giovanni di Santuccio, che morì nel 1458, lasciando l'opera così come oggi la vediamo. Dei tre portali ogivali, stilisticamente assai diversi, quello centrale è splendido, adornato da fasci di colonnine tortili con viticci e piccole figure, eseguite con grande accuratezza e ricchezza decorativa; è affiancato da due nicchie, con un "Gabriele" e una "Annunciata", in uno stile che ricorda Jacopo della Quercia.
L'interno risale alla fine del Duecento: è a tre navate di uguale altezza, separate da arcate ogivali sostenute da pilastri polistili; ha volte a crociera e abside poligonale; l'altare maggiore è in stile gotico trecentesco. Nella navata destra si aprono sette cappelle, nella sinistra sei.
La chiesa, ricca d’arredi sacri e di tesori artistici, fu ampiamente saccheggiata nel 1327-1328 da Lodovico il Bavaro e dall’antipapa Piero della Corvara. Tra le opere d'arte ancora conservate, spiccano: una "Madonna col Bambino e due Angeli", del 1432, opera di Masolino da Panicale; una tavola ad olio di A. Polinori (1618); affreschi trecenteschi di scuola giottesca; un bel coro ligneo del 1590, opera di Antonio Maffei da Gubbio.
La cripta sottostante, costruita nel 1596, ospita le reliquie dei cinque santi protettori della città (San Fortunato, San Callisto, San Cassiano, S. Romana e S. Degna) e il sepolcro di Jacopone da Todi. Nato nel 1230, il fervido frate francescano fu uno dei primi compagni di San Francesco e appartenne all’Ordine dei Francescani Minori. Fu poeta in lingua latina (“Stabat mater”) e fu il primo poeta in lingua volgare italiana (“Laudi”). In lotta con la Curia Romana, e in particolare con papa Bonifacio VIII, fu scomunicato e imprigionato. Si rifugiò infine nel convento di San Lorenzo di Collazzone, dove morì la notte di Natale del 1306.
 

Tempio di Santa Maria della Cosolazione

Il Tempio sorge ai piedi del colle di Todi, sul luogo dove esisteva un’edicola con l’immagine della Vergine col Bambino. L’immagine divenne oggetto di venerazione, perché fu all’origine di talune guarigioni miracolose.
I lavori di costruzione iniziarono nel 1508 e si conclusero nel 1607. E’ quasi certo che il progetto originario sia opera del Bramante, anche se i lavori furono diretti da Cola di Matteuccio, Ambrogio da Milano, Francesco da Vita Lombardo, sentiti anche i pareri di Antonio da Sangallo, del Vignola, dell’Alessi, del Peruzzi e di Ippolito Scalza. Comunque sia, il Tempio è uno dei più alti esempi d’arte rinascimentale in Umbria e rappresenta una svolta decisiva nei confronti del passato: è un monumento-sintesi della civiltà rinascimentale trapiantato in una Todi con un piede ancora nel Medioevo, frutto probabilmente della cultura elitaria dei committenti.
L’impianto della chiesa, a pianta centrale, è a croce greca con quattro absidi, tre poligonali e una semicircolare. Ogni abside è composta da due ordini di pilastri corinzi. Al di sopra, stanno raffinate finestre, realizzate nel 1587 su disegno di Valentino Martelli. All’incrocio dei bracci, una slanciata cupola poggia sui quattro pilastri angolari, con pennacchi ed arconi decorati a rilievo.
L'esterno si presenta grandioso, sereno, armonioso, equilibrato. Si notano un doppio ordine di lesene e capitelli corinzi, posti negli spigoli, uniti da basamenti e cornici aggettanti. Sopra le cornici sono poste quattro aquile, simbolo di Todi, realizzate da A. Rosignoli. Si accede alla chiesa da tre portoni, quello orientale, barocco, è seicentesco, quello meridionale è del 1713 mentre quello occidentale fu disegnato da Luigi Poletti nel 1846.
L'interno è grande e luminoso. Gli elementi architettonici che suddividono gli spazi sono realizzati in pietra chiara. Altari barocchi nascondono quelli originali, assai più semplici. L'enorme statua di Martino I è stata collocata all'interno della chiesa dopo la terribile peste del 1630. Infine, sull'altare maggiore – disegnato da A. Polinori ed eseguito dallo scultore A. Pieri nel 1612 – campeggia l'affresco che raffigura "La Madonna della Consolazione". Ai decori interni posero mano diversi artisti, tra cui F. Meli per la decorazione degli archivolti, G.B. Gardona da Ligornetto e F. Casella per i pennacchi.