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Martedì 27 Settembre 2016, San Vincenzo de' Paoli
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Storia di Todi

Todi ha origini leggendarie. Essa sarebbe sorta, nel terzo millennio a.C., per opera dei Veii Umbri, sul colle indicato da un’aquila. Il simbolo della città è ancor oggi un’aquila ad ali spiegate con gli artigli che sorreggono un drappo. Quando la zona fu assorbita dagli Etruschi, la cittadina sul colle fu chiamata "Tùtere", ossia "confine", poiché stava sull’estremo limite del dominio territorio etrusco alla sinistra del Tevere. Con gli Etruschi si aprì per Tùtere un nuovo periodo: cessato l’isolamento, si svilupparono nuovi traffici e relazioni, grazie soprattutto alla strada che si apriva e arrivava fino ai monti, congiungendosi con Orvieto e poi anche con Chiusi.
L’epoca etrusca fu caratterizzata anche dalla costruzione della prima cerchia muraria (III-I secolo a.C.), di cui rimangono alcuni resti e l’elegante Porta Marzia. Testimone dello sviluppo di Todi nel periodo etrusco è la preziosa statua del "Marte di Todi", rinvenuta nel 1835 presso il Convento di Montesanto e oggi conservata a Roma, nei musei Vaticani.
Verso il 340, la città fu conquistata da Roma. A fianco delle legioni romane, un contingente di Tùtere partecipò alla battaglia del Ticino, che - nel corso della II guerra punica – opponeva Roma ad Annibale. Nell’89 a.C. Todi diventa Municipio Romano. Verso la fine del secolo, l’imperatore Ottaviano Augusto cedette Tùtere ad una legione di suoi veterani: questi fecero lentamente scomparire gli ultimi Etruschi e imposero alla città lingua, istituzioni e costumi tipicamente romani. La città fu chiamata “Marzia”, la città di Marte, dio della guerra. In particolare, fu subito ampliata la cinta muraria con la creazione delle porte Libera, Catena, ed Aurea. Inoltre furono realizzati il Teatro, l’Anfiteatro, i templi di Giove, di Marte e di Minerva, la piazza del Mercato e il Foro, con imponenti cisterne per l’acqua. Sotto Roma, Todi poté godere di un lungo periodo di pace e prosperità. Negli ultimi tempi assistette alla diffusione del cristianesimo, portato in città da Terenziano.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, Todi fu saccheggiata dai Longobardi. L’Italia era completamente devastata, ma al suo destino di desolazione e decadenza si oppose l’opera dei conventi benedettini, unici luoghi in cui, pregando e lavorando (secondo la regola "ora et labora"), venivano salvate le opere degli antichi greci e romani, si dissodava la terra, si bonificavano paludi e si accendeva la speranza nel buio fitto di quei secoli. Con la vittoria di Carlo Magno sui Longobardi, si diffusero – anche a Todi – le istituzioni dei Franchi, tra cui soprattutto il sistema feudale: ancor oggi, nei dintorni della città, sono visibili i resti dei giganteschi bastioni che circondavano i castelli feudali.
Dopo il Mille, Todi divenne Comune e cominciò ad espandersi, guerreggiando specialmente contro Orvieto e Spoleto e subendo, all’interno, la rivalità e le lotte sanguinose che opponevano le fazioni dei Guelfi e Ghibellini. Nel Duecento, a seguito di un forte incremento demografico, la città si allargò ulteriormente ed eresse la terza cinta muraria con le porte Romana, Perugina, Orvietana ed Amerina.
Nel quadro delle intense ed aspre lotte, tra l’imperatore Federico II, re di Germania, di Sicilia e di Puglia, e i pontefici romani Gregorio IX, Innocenzo IV, nonché i comuni dell’Italia settentrionale, si inserì l’attività di Jacopone da Todi, uno dei primi poeti in lingua volgare italiana e, probabilmente, uno dei personaggi più inquietanti e originali della nostra storia letteraria.
Il periodo che va dal XII al XIV secolo fu l’epoca d’oro della città. Tra il Duecento ed il Trecento furono costruiti numerosi edifici, tra cui il Palazzo dei Priori, il Palazzo del Capitano, la Basilica Cattedrale, e il Tempio di San Fortunato. Nel 1368 Todi perse l’autonomia di libero Comune e fu via via occupata e governata dai Malatesta di Rimini, da Biordo Michelotti, da Ladislao d’Angiò re di Napoli, da Braccio Fortebraccio da Montone, da Francesco Sforza e, infine, dallo Stato Pontificio.
Con l’inizio del Quattrocento, cominciò per Todi la decadenza. Dopo decenni segnati dalla lotta al potere tra due famiglie, gli Atti (Guelfi) e i Chiaravalle (Ghibellini), e poi dalla diffusione di una spaventosa pestilenza (1523), finalmente nel 1500 Todi riacquistò una certa importanza, grazie all’opera lungimirante del vescovo Angelo Cesi: a questo periodo che risale la sistemazione urbanistica di Todi e la realizzazione di pregevoli opere artistiche e monumentali, come il tempio di Santa Maria della Consolazione, attribuito al Bramante, Palazzo Atti, e il tempio del SS. Crocifisso.
Il Seicento vide Todi devastata da una serie di flagelli: peste, fame e guerre si susseguirono lasciando interi rioni spopolati e la città semideserta stretta attorno ai suoi conventi. Nel 1809, in piena età napoleonica, il territorio dello Stato Pontificio viene annesso all’impero francese e la città, promossa a centro maggiore del Dipartimento del Trasimeno, diventa per qualche tempo più importante della stessa Perugia.
Durante il Risorgimento, Todi prese parte attiva alla lotta per l’unificazione del Paese. Dopo la caduta di Roma, Garibaldi iniziò la sua marcia per Venezia passando anche per Todi, dove soggiornò nel Convento di Montesanto. Per commemorare il suo passaggio, gli abitanti di Todi piantarono un cipresso nell’orto sottostante alla piazza, che in seguito fu dedicata all’Eroe dei due Mondi. Il cipresso esiste ancora.
Nel Novecento, Todi si inserì molto lentamente nel nuovo sistema economico. Realizzata una modesta struttura produttiva, essa uscì dalla chiusa economia paesana, e poté affrontare i mercati, soprattutto quello nazionale. Nella sua economia rimane tuttavia centrale l’attività agricola.
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