Login / Registrazione
Domenica 20 Agosto 2017, San Bernardo
follow us! @travelitalia

Visitare Terni - guida breve

 

Anfiteatro Fausto

Nei pressi della Cattedrale si trovano i resti dell'Anfiteatro Fausto, il monumento romano meglio conservato in città. Fu costruito nel 32 d.C. e, in antico, occupava un'area interna alle mura, ma periferica rispetto all'abitato di Interamna, in prossimità della porta (oggi scomparsa), attraverso la quale la Via Flaminia, giungendo da Narni, entrava in città. La struttura poteva contenere 10.000 spettatori. E’ nota come Anfiteatro Fausto, perché nei suoi pressi fu trovata un’iscrizione marmorea che ricorda la dedica del 32 d.C. di un monumento all’imperatore Tiberio, dettata da Fausto Titio Liberale, membro di un collegio che curava il culto imperiale.
I resti, emersi per circa due terzi del perimetro, consentono una chiara lettura dell’impianto originale. Il monumento, in virtù non solo della mole originaria ma anche del pressoché costante riutilizzo nel corso dei secoli, è conservato per una notevole altezza che, lungo via del Vescovado, raggiunge quasi i dieci metri. La struttura presenta una pianta ovale e pareti esterne costruite a "opus reticulatum" a due colori, tipica tecnica di costruzione usata dai Romani. Non resta invece alcuna traccia delle gradinate della cavea e delle scale per accedere a questa e al piano superiore.
Con la caduta dell’Impero, l’Anfiteatro esaurì la sua funzione circense. Dopo un lungo periodo di abbandono, nel quale la struttura fu sistematicamente depredata per recuperare materiale da costruzione, il monumento fu utilizzato per abitazioni civili e residenze religiose, specie quando – all’inizio del Duecento – gran parte dell'anfiteatro fu assegnata al Vescovo. Testimoniano questo riutilizzo dell’area dell’Anfiteatro, sia il Palazzo Vescovile, sia la Chiesa di Santa Maria del Carmine. Oggi l’Anfiteatro ospita spettacoli ed eventi culturali.
 

Basilica di San Valentino

Fuori dal centro città troviamo la Basilica di San Valentino, patrono della città e degli innamorati di tutto il mondo. Sorta sull'area di un cimitero cristiano, la prima costruzione della basilica risalirebbe al IV secolo, sul luogo dove erano sepolte le spoglie del Santo Vescovo ternano, decapitato a Roma nel 273. Più volte distrutta e ricostruita, fu trasformata in modo radicale nel primo Seicento e, dal 1618, conserva il corpo del Santo.
La facciata del secolo XVII è animata da paraste e da un grande portale sormontato da un finestrone. Le statue in alto raffigurano i santi patroni della città, Valentino e Anastasio, e sono state aggiunte nell’Ottocento.
L’edificio segue i canoni tipici della Controriforma: grande navata unica con attorno cappelle laterali, due grandi cappelle costituiscono il transetto, presbiterio e dietro l'altare del martire con la "confessione". L’interno è animato da paraste con capitelli in stile ionico con ghirlande, che sorreggono un architrave sporgente dentellato. Due cappelle per lato erano proprietà di alcune famiglie importanti della città. Le più interessanti sono le cappelle del transetto. Quella di destra, dedicata a San Michele arcangelo, era la cappella privata della famiglia Sciamanna. Ai lati, infatti, sono i monumenti funebri di alcuni membri tra i quali un certo Brunoro, vescovo di Caserta morto nel 1647. Al centro è la bella pala con San Michele che sconfigge il demonio del romano Giuseppe Cesari detto il "Cavalier d'Arpino". L'altra cappella è dedicata a santa Teresa d'Avila. La bella pala centrale raffigura la Madonna con il Bambino tra i Santi Giuseppe e Teresa di Lucas De La Haye, monaco carmelitano della seconda metà del Seicento. L'artista fu l'incaricato principale della decorazione della basilica. Suoi sono, infatti, altri capolavori tra i quali la bella pala centrale con San Valentino che invoca la protezione della Vergine su Terni, un’Adorazione dei pastori e un’Adorazione dei Magi. Altri quadretti da cavalletto che raffigurano i Martiri ternani (Castulo, Saturnino, Lucio e Magno discepoli di Valentino), sono conservati nella navata. Il suo stile è pienamente barocco. Un ultimo capolavoro si può ammirare in una delle cappelle della navata: è una tela del 1635, che raffigura la Madonna con il Bambino e i Santi Lorenzo, Giovanni Battista e Bartolomeo, opera di Andrea Polinori da Todi, che richiama il Caravaggio.
La cripta presenta l'antico altare ad arcosolio nel quale furono rinvenute le reliquie di San Valentino. Accanto alla cripta sono visibili alcuni reperti dell'area valentiniana.
 

Cascata delle Marmore

Nei pressi di Terni, inserita in uno stupendo scenario naturale, la Cascata delle Marmore è un'opera artificiale dovuta ai Romani. Nel 290 d.C. il console Curio Dentato ordinò lo scavo di un canale (Cavo Curiano) per far defluire le acque stagnanti del fiume Velino nella valle reatina, convogliandole fino alla rupe di Marmore, da dove le fece precipitare nel sottostante alveo del Nera, con un salto complessivo di 165 metri. Al tempo l'opera fu celebrata come un grande evento e contribuì certamente a rafforzare il prestigio di Roma tra le popolazioni umbre da poco conquistate. Ma la fantasia popolare preferì immaginare un'origine mitologica per la cascata: si narra, infatti, che la Ninfa Nera si fosse innamorata di un pastore, Velino, ma Giunone per punire la Ninfa la trasformò in un fiume, la Nera. Il pastore Velino disperato si gettò dalla rupe di Marmore per ricongiungersi all'amata; quel salto mortale sarebbe continuato per l'eternità.
Le acque della cascata vengono utilizzate per alimentare centrali idroelettriche, per cui essa può essere ammirata soltanto in determinati giorni e orari. Lo spettacolo si può osservare dall’antistante piazzale Byron, ma anche da altri punti panoramici. In ogni epoca la bellezza della Cascata ha ispirato poeti e artisti: numerose le riproduzioni di pittori italiani e stranieri. Tra i poeti più famosi si può citare Virgilio, che pare si sia effettivamente riferito alla Cascata nell'Eneide, libro VII, versi da 863 a 873, quando parla di una valle "d'oscure selve" e "tra le selve un fiume che per gran sassi rumoreggia e cade". Lord Byron nel suo Childe Harold's Pilgrimage cantò la Cascata descrivendola come uno tra gli spettacoli più avvincenti da lui osservati. Anche Goethe, nel suo Viaggio in Italia, parla della Cascata delle Marmore e della Valnerina.
Lo spettacolo è grandioso e impressionante. Eccone una bella descrizione del primo Novecento. “L'enorme massa ha dapprima un unico salto di quasi cento metri: è una colonna liquida e spumeggiante che s’inabissa in una fossa profonda che con rabbia si è scavata essa stessa, e da cui con furore subito riesce, e tra un fracasso irato si riversa per le rocce lucide e splendenti, muggendo, sprizzando, saltando, effondendo un pulviscolo denso come una nube di polvere e che ricade in piccole gocce di rugiada. Vi si sente il preludio dell'uragano, uno squarcio di musica wagneriana, la collera di un dio. E l'acque iniziano la loro fuga precipitosa, incalzante, fulminea. Le onde, i bollori, i gorghi si inseguono per il letto tempestoso in un biancore smagliante, dove il sole vi riflette tutti i colori dell'iride. I rubini, gli smeraldi, le ametiste, i diamanti appaiono tra i flutti, scompaiono nell'ombre disegnate dalle piante. Sono tante luci che si spengono e si accendono, una miriade di meraviglie liquide e minuscole che si allontanano per attraversare la valle magnifica, dove più tardi troverà in fondo il fiume sacro di Roma, biondo, lento, e severo come un antico senatore”.
 

Chiesa di San Cristoforo

La Chiesa di San Cristoforo sorge in Via Francesco Angeloni. E’ citata in antichi documenti risalenti al 1231 e in un atto di conferma dei beni dell'Abbazia di San Pietro in Valle di Ferentillo, da parte di papa Gregorio IX, risalente al 1287. Qui già compariva come chiesa frequentemente officiata. E’ certo che l'edificio doveva esistere molto prima. La Chiesa di San Cristoforo è legata alla presenza a Terni di San Francesco d'Assisi, che fu ospitato dal priore del luogo e predicò nella piazza antistante. Dopo la seconda guerra mondiale, all'antico edificio è stata addossata una grande chiesa dalle strutture rigorosamente contemporanee.
La struttura originaria è un piccolo edificio di epoca romanica a una sola navata con tetto a capanna, costruito con materiali di spoglio provenienti da edifici di epoca romana, che sorgevano nei pressi della chiesa. Il prospetto ha un vago aspetto neomedievalista a causa delle due finestrelle simmetriche e dell'arcosolio sovrastante il portale d'ingresso. Sulla parete esterna dell’edificio sono murati alcuni elementi architettonici che risalgono ai primi secoli dopo Cristo: si notano, in particolare, una medusa, una lapide pagana e una stele.
All'interno si conservano frammenti della decorazione pittorica dei secoli XIV e XV, assai degradati e restaurati in modo discutibile, e una Madonna con Bambino, detta anche Madonna del Rifugio, particolarmente cara ai Ternani. Il ricordo del santo titolare della chiesa è impresso in una tela del 1675, conservata nella chiesa nuova, dove San Cristoforo è raffigurato come portatore di Cristo. Una bella tela seicentesca, recentemente restaurata, raffigura il Battesimo di Gesù ed è attribuibile alla Bottega del Troppa. Notevole, infine, è la cinquecentesca acquasantiera in pietra scolpita.
All'esterno della Chiesa è il Monumento a San Francesco d'Assisi, posto su un resto di colonna. Sopra questo masso nel 1213 predicò il poverello d’Assisi.
 

Chiesa di San Francesco d’Assisi

La Chiesa di San Francesco d’Assisi è considerata la più bella della città. Sorge in Viale Antonio Fratti e, come quella di San Cristoforo, è legata alla presenza di San Francesco a Terni. Eretta nella seconda metà del Duecento, forse su progetto di fra’ Filippo da Campello, la Chiesa era costruita a navata unica e transetto, secondo il tipo basilicale francescano: volta a crociera e abside semicircolare o poligonale. In seguito la navata maggiore fu allungata e furono aggiunte le navate laterali. La Chiesa subì poi vari rimaneggiamenti.
La parte centrale della facciata presenta un bel portale gotico, sovrastato da un oculo. Le parti laterali sono del XV secolo. La splendida abside e il campanile decorato con bifore sono opera di Angelo da Orvieto. La cinquecentesca torre campanaria mostra la sua derivazione dallo schema dei campanili romani; è, infatti, divisa in zone orizzontali da cornici di archetti gotici pensili. La muratura è abbellita da fasce ornamentali di maioliche che corrono sotto le cornici. L'intera architettura è realizzata in quadrelli di sponga, il calcare delle Marmore che dà forma a tutte le architetture ternane fino al XVI secolo.
L'interno, spoglio e lineare come tutti gli edifici francescani, è caratterizzato dalla quattrocentesca Cappella Paradisi e dai suoi stupendi affreschi, opera di Bartolomeo di Tommaso da Foligno. Secondo il desiderio del committente, Monaldo Paradisi, vi è rappresentato il Giudizio Universale, in versione dantesca. Le pareti laterali della Cappella sono divise in tre quadri: in quella centrale il Paradiso, in quella di sinistra il Purgatorio, diviso in sette gironi, e in quella di destra l'Inferno, diviso in bolge. Al centro di quest’ultima campeggia, grande e spaventosa, la figura di Lucifero intento, come negli affreschi della Toscana e nella cappella fiorentina degli Strozzi, a maciullare anime di dannati.
 

Chiesa di San Lorenzo

La chiesa di San Lorenzo sorge in Vico San Lorenzo, in prossimità di Corso Vecchio a Terni. Venne edificata attorno all’XI-XII secolo sul luogo ove probabilmente sorgeva un edificio di età romana, forse una domus, forse un tempio dedicato a Marte. Le notizie sull’origine della Chiesa sono scarse: essa è ricordata nelle cosiddette “Rationes Decimarum” degli anni 1275-1280 e in alcune iscrizioni del primo Seicento, coeve di una serie di lavori di restauro dell’edificio. Nelle forme attuali, dopo gli interventi di ripristino e di scavo del dopoguerra, la Chiesa si presenta su due livelli. Quello inferiore, il più antico, ingloba due resti di basamenti di colonne circolari e una parte della colonna stessa. Il livello superiore è il risultato di un ampliamento del sec. XVII.
La facciata si presenta a due spioventi, ed è ornata da un bel portale del 1492, con decorazione a motivi vegetali culminanti al centro dell’architrave con il simbolo eucaristico; in facciata si nota anche un secondo portale ad arco di più piccole dimensioni e due trifore, rifatte nel Novecento su modello romanico.
L’interno è a due navate con abside semicircolare; la navata di sinistra è stata aggiunta nel XVII secolo mentre quella di destra e l’abside appartengono all’impianto originario dell’XI secolo che presenta interessanti tracce di mosaici. Fra le opere d’arte qui conservate, primeggiano: una bella tela con il Martirio di San Biagio, vescovo del Seicento, nonché una statua settecentesca della Vergine Addolorata, completamente rivestita di stoffe preziose offerte dal popolo ternano.
 

Chiesa di Santa Maria del Carmine

Addossata ai resti dell’Anfiteatro Fausto, la chiesa sorge nei giardini vescovile. Fu eretta per volontà della Confraternita del Carmine costituita ai primi del Cinquecento. L'origine di quest'associazione è attribuito alla crescente devozione che il popolo ternano nutriva nei confronti di un'immagine della Madonna col Bambino, dipinta sul muro esterno dell’Anfiteatro. Scopo principale della Confraternita era di andare per strade, piazze e osterie della città per correggere chi bestemmiava. La Confraternita s'impegnò a costruire una prima cappella dedicata alla Madonna del Carmine, che divenne poi una vera e propria chiesa. I lavori di ostruzione iniziarono verso il 1602, proseguirono per oltre un secolo e si conclusero solo nel 1783, con il completamento della facciata. La Chiesa fu edificata anche con i materiali risultanti dalla demolizione di una parte delle mura.
La facciata, neo-cinquecentesca e realizzata in laterizio, è caratterizzata da semplici rapporti tra risalti e superfici lisce, e appare quasi una ripresa di modelli tardo-cinquecenteschi. Un fregio liscio lo spartisce in due ordini; quello inferiore è a sua volta diviso orizzontalmente da quattro paraste lisce in tre spazi, che subiscono nuove frammentazioni per la presenza di una cornice mediana.
L’interno è quasi completamente decorato da stucchi e affreschi, opere di Andrea Polinori e Lorenzo Carosi che ornano le cappelle laterali. Sull’altar maggiore spicca la Madonna col Bambino, affresco staccato di originaria stesura gotica, con ritocchi rinascimentali. Il presbiterio è coperto da una grande cupola. Importante è la immensa tela che costituisce il soffitto, opera di Pietro Taloni e Paolo Barla.
La chiesa è attualmente sconsacrata. Dopo un recente restauro, è stata adibita a usi culturali, specialmente come auditorio.
 

Duomo di Terni

L'attuale cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta, sorge in Piazza del Duomo, probabilmente sui resti di antiche costruzioni sacre. La più antica di queste, fondata dal vescovo Sant’Anastasio, sembra risalire alla metà del VI secolo. A un successivo edificio tardo-romanico sembra appartenere la cripta del secolo XI. L’edificio fu riedificato dopo il 1174, quando la chiesa dovette essere gravemente danneggiata dall'esercito di Cristiano di Magonza. La struttura fu ampliata e ristrutturata nella prima metà del Quattrocento: forse allora fu aggiunto il portale archiacuto, murato all'ingresso, opera di maestri lombardi. Alla metà del Cinquecento, sotto il pontificato di Paolo III, furono promossi altri radicali lavori di ampliamento: fu innalzata la navata centrale e costruita una grande tribuna. Nel 1585 fu eretto sulla sinistra della facciata un nuovo campanile, in sostituzione di quello romanico crollato; nel 1636 fu costruita la cappella del SS Sacramento. Nel 1653 per iniziativa del vescovo Rapaccioli, l’edificio fu quasi totalmente ricostruito, si dice su progetto del Bernini. Tra il 1730 e il 1740 fu riedificato il campanile. Nel 1762 fu distrutto l'altare seicentesco che venne sostituito da un nuovo altare maggiore. Nel 1933, le condizioni della chiesa resero necessario un intervento di consolidamento, concluso nel 1937 su progetto di Marcello Piacentini; il pavimento fu rinnovato e decorato con stemmi; la parte superiore della facciata fu arbitrariamente completata con una balaustra in travertino e appesantita con le statue di San Valentino e di altri sette Santi vescovi di Terni, scolpite in travertino da Corrado Vigni.
L’interno conserva nel suo insieme il carattere della ricostruzione seicentesca: è diviso in tre navate di tre campate ciascuna, coperte a crociere divise da sott'archi. Nelle navate laterali si aprono cappelle. Le tre navate sboccano in un ampio transetto absidato; l'incrocio con la navata centrale è coperto a cupola, quello con le laterali a crociera, così come il presbiterio. Ai lati di quest'ultimo, in prosecuzione delle navate laterali, sono due cappelle a pianta quadrata, di cui quella a sinistra è coperta a cupola, l'altra a crociera. Notevoli sono l'altar maggiore, in marmo policromo, e l'organo, opera di Luca Neri (1647) su disegno del Bernini: è un organo storico, fra i più belli d'Italia. Tra i dipinti spiccano: la Presentazione al Tempio di Livio Agresti (1569); un'Immacolata Concezione di scuola fiamminga; Santi protettori della città e angeli, affresco della metà del Seicento. Ai lati del portale centrale, sono state malamente collocate una Circoncisione, tavola dipinta a olio di Livio Agresti (1560), e un'Orazione nell'orto, tela di Francesco Cincinnato della prima metà del Seicento.
Interessante, infine, è la cripta, a tre navate e absidata, con volte sostenute al centro da quattro colonne. Vi si trova la tomba di Sant’Anastasio.
 

Palazzo Carrara

Poche notizie si hanno sul Palazzo e sulla famiglia dei Carrara. Il Palazzo sorge sulla piazza omonima ed è costituito da vari edifici, il più antico dei quali risale alla fine del Trecento. Sembra che gli altri siano stati costruiti da Francesco Carrara per il personale di servizio alla famiglia. Nel Quattro-Cinquecento vari interventi modificarono notevolmente i caratteri originari del fabbricato. Estintasi la famiglia Carrara, il Comune acquistò il palazzo nel 1712 e, dopo una robusta ristrutturazione, lo utilizzò come sede municipale.
Parte della decorazione cinquecentesca si conserva sul cornicione della facciata su Via Carrara ed è costituita da due fasce: la superiore è in stucco e riporta lo stemma dei Carrara. L’inferiore, a graffito, riproduce motivi geometrici. Le scalinate interne sono ornate da bassorilievi, che vanno dal XIII al XVI secolo.
Di gran pregio e bellezza sono le sale del piano nobile, decorate nella seconda metà del Seicento. La più importante - detta di "Apollo e Dafne" - fu affrescata da Girolamo Troppa, e ridipinta in buona parte da Guido Miriamo dopo i danni subiti dai bombardamenti: presenta il mito di Apollo e Dafne, nonché Giove e la Fama. Meglio conservate sono le decorazioni della volta, con Il Carro del Sole, L'Allegoria delle Stagioni e dei Venti, Diana e Atteone, e Diana ed Endimione. Notevole anche la sala "Tacito", danneggiata dalla guerra, i cui affreschi originali sono stati ridipinti completamente nel 1965.
 

Palazzo Gazzoli

Palazzo Gazzoli sorge in Via del Teatro Romano e risale alla fine del Settecento. Fu eretto dalla potente famiglia dei Gazzoli, arricchitasi con il commercio e la gestione di una miniera. In particolare, fu voluto e commissionato da uno dei Gazzoli, Luigi, diventato cardinale nel 1803, dopo aver governato in varie città. Il progetto del complesso è dell’architetto romano Andrea Vici, primo ingegnere della Congregazione delle Acque dello Stato Pontificio. Il complesso comprendeva il Palazzo, la piazzetta antistante e la cappella di famiglia; quest’ultima contiene una lapide datata 1795 e lo stemma dei Gazzoli.
Il Palazzo fu eretto su edifici preesistenti, tra cui un impianto termale d'epoca romana, recentemente riportato alla luce all'interno del cortile. Dell’impianto sono ancora visibili due ambienti: uno dotato di colonnine di mattoni per sostenere il pavimento rialzato degli ambienti riscaldati; l’altro presenta mosaici bianchi e neri. E’ poi visibile una vasca absidata pavimentata in opus spicatum, mattoncini a spina di pesce, e una cisterna.
Il Palazzo ricalca lo schema costruttivo romano tardo-rinascimentale. E’ caratterizzato da una corte interna su cui si affaccia un loggiato a doppio ordine, con volte affrescate a grottesche. Al piano nobile si trovano sale decorate con scene mitologiche e a grottesche, dipinte da Liborio Coccetti. Palazzo Gazzoli ha ospitato per vari anni la Pinacoteca Comunale, poi trasferita al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Aurelio De Felice”.
 

Parco Archeologico di Carsulae

Il Parco comprende le rovine del municipio romano di Carsulae, sorto ai lati della via Flaminia, presso San Gemini, località nota sin dall’antichità per le sue fonti di acque minerali. Del ricco e attivo centro, pianificato in età augustea, sono visibili i resti dei principali monumenti pubblici, civili e religiosi: la Curia e i templi Gemini – affaccianti sul foro –, la basilica, il teatro e l’anfiteatro, questi ultimi lungo la via Flaminia, che entrava in città attraverso il monumentale arco di San Damiano. Il tratto urbano della strada formava il cardo maximus, lastricato con basoli di pietra calcarea e munito di marciapiedi e di canalizzazioni per lo scolo delle acque. Monumenti funerari sono visibili a nord dell’arco di San Damiano, mentre nella zona opposta è un impianto termale. L’alimentazione dell’acqua avveniva per il tramite di cisterne, di cui una, dopo vari utilizzi, è stata trasformata in Antiquarium e destinata ad accogliere frammenti architettonici e di intonaco dipinto, terrecotte architettoniche, nonché una serie di sculture a destinazione funeraria. Testimonianza della diffusione del cristianesimo è la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, ricavata in epoca medievale da un preesistente edificio romano lungo la Flaminia. A lungo utilizzata come deposito di materiali archeologici, è stata recentemente recuperata e trasformata in struttura espositiva.
A sud dell’area archeologica è allestito, dal 2001, un Centro di documentazione che espone materiale in gran parte inedito, frutto dell’attività di ricerca svolta tra il 1951 e il 1972 dall’archeologo Ugo Ciotti. Alcuni spazi della struttura sono riservati allo studio e documentazione del territorio della bassa Umbria, altri ospitano immagini e descrizioni della città antica in rapporto con i reperti esposti. Oltre agli itinerari di visita ai monumenti della città, il Centro fornisce indicazioni per la conoscenza del patrimonio archeologico di tutto il territorio della Provincia di Terni, in molti casi interessato dal tracciato storico della via Flaminia, l’antica strada consolare nata nel 220 a.C. per collegare Roma con la costa adriatica.