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Venerdì 9 Dicembre 2016, San Siro
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Cascata delle Marmore

Terni / Italia
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Nei pressi di Terni, inserita in uno stupendo scenario naturale, la Cascata delle Marmore è un'opera artificiale dovuta ai Romani. Nel 290 d.C. il console Curio Dentato ordinò lo scavo di un canale (Cavo Curiano) per far defluire le acque stagnanti del fiume Velino nella valle reatina, convogliandole fino alla rupe di Marmore, da dove le fece precipitare nel sottostante alveo del Nera, con un salto complessivo di 165 metri. Al tempo l'opera fu celebrata come un grande evento e contribuì certamente a rafforzare il prestigio di Roma tra le popolazioni umbre da poco conquistate. Ma la fantasia popolare preferì immaginare un'origine mitologica per la cascata: si narra, infatti, che la Ninfa Nera si fosse innamorata di un pastore, Velino, ma Giunone per punire la Ninfa la trasformò in un fiume, la Nera. Il pastore Velino disperato si gettò dalla rupe di Marmore per ricongiungersi all'amata; quel salto mortale sarebbe continuato per l'eternità.
Le acque della cascata vengono utilizzate per alimentare centrali idroelettriche, per cui essa può essere ammirata soltanto in determinati giorni e orari. Lo spettacolo si può osservare dall’antistante piazzale Byron, ma anche da altri punti panoramici. In ogni epoca la bellezza della Cascata ha ispirato poeti e artisti: numerose le riproduzioni di pittori italiani e stranieri. Tra i poeti più famosi si può citare Virgilio, che pare si sia effettivamente riferito alla Cascata nell'Eneide, libro VII, versi da 863 a 873, quando parla di una valle "d'oscure selve" e "tra le selve un fiume che per gran sassi rumoreggia e cade". Lord Byron nel suo Childe Harold's Pilgrimage cantò la Cascata descrivendola come uno tra gli spettacoli più avvincenti da lui osservati. Anche Goethe, nel suo Viaggio in Italia, parla della Cascata delle Marmore e della Valnerina.
Lo spettacolo è grandioso e impressionante. Eccone una bella descrizione del primo Novecento. “L'enorme massa ha dapprima un unico salto di quasi cento metri: è una colonna liquida e spumeggiante che s’inabissa in una fossa profonda che con rabbia si è scavata essa stessa, e da cui con furore subito riesce, e tra un fracasso irato si riversa per le rocce lucide e splendenti, muggendo, sprizzando, saltando, effondendo un pulviscolo denso come una nube di polvere e che ricade in piccole gocce di rugiada. Vi si sente il preludio dell'uragano, uno squarcio di musica wagneriana, la collera di un dio. E l'acque iniziano la loro fuga precipitosa, incalzante, fulminea. Le onde, i bollori, i gorghi si inseguono per il letto tempestoso in un biancore smagliante, dove il sole vi riflette tutti i colori dell'iride. I rubini, gli smeraldi, le ametiste, i diamanti appaiono tra i flutti, scompaiono nell'ombre disegnate dalle piante. Sono tante luci che si spengono e si accendono, una miriade di meraviglie liquide e minuscole che si allontanano per attraversare la valle magnifica, dove più tardi troverà in fondo il fiume sacro di Roma, biondo, lento, e severo come un antico senatore”.
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