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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
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Guida Teramo

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Quali sono i posti da visitare a Teramo? Qui puoi trovare una guida di Teramo e molte informazioni utili: ristoranti, hotel, attrazioni, interessanti monumenti da visitare a Teramo.
La provincia di Ascoli Piceno ha caratteri misti marchigiani e abruzzesi; lo stesso si può dire di quella di Teramo, dove i caratteri abruzzesi prendono maggiore spicco, senza affermarsi per intero. La popolazione è ancora diluita nelle campagne, come si è visto nelle Marche; subito dopo, addentrandosi nell'Abruzzo, a eccezione di alcuni tratti, comincerà la caratteristica opposta, propria di tutta l'Italia meridionale, della popolazione asserragliata nei villaggi.
Oggi quasi tutta moderna, Teramo è città agricola, e i proprietari delle terre conservano lo stampo dei confratelli marchigiani. Gran parte delle maggiori famiglie locali è emigrata a Roma; rimangono avanzi latenti di questa tradizione storica e umanistica, che illustrò il nostro Mezzogiorno, e che qui ebbe il maggiore esponente in un patrizio e proprietario terriero, Francesco Savini. Patrizio, proprietario terriero e umanista: potrebbe essere un capitolo della vecchia Italia scomparsa. Resta una buona biblioteca, fatta di lasciti privati. Sono frequenti nei vecchi edifici di Teramo quelle «porte del morto» che abbiamo trovato nell'Umbria, e in un'opera di Francesco Savini sugli edifici teramani ne trovo una delle prime segnalazioni dotte, non leggendarie o popolari, nelle quali mi sia imbattuto. «Curiosi», dice il testo, «appaiono nelle nostre case medievali quei portoncini assai prossimi ai soliti usci di via e che, detti porte dei morti, si aprivano in quei tempi alla sola uscita dei cadaveri e poi si rimuravano».
(Guido Piovene – Viaggio in Italia – 1957)
 
Teramo è una città molto antica di circa 55.000 abitanti, tutta da scoprire. E' capoluogo di provincia della regione Abruzzo ed è situata a 264 metri di altezza sul livello del mare. Dista trenta chilometri dalla costa adriatica, alla confluenza del torrente Vezzola con il fiume Tordino e copre una superficie di 152 chilometri quadrati. Attivi sono il mercato agricolo di cereali, uva, ortaggi, frutta, olive e quello zootecnico. Presenti sono le industrie meccaniche, alimentari, della ceramica, dei mobili, tessili e dell'abbigliamento.
Incorniciata nello scenario del Gran Sasso e dei Monti della Laga, che snoda sullo sfondo della città una formidabile corona di cime e pareti, Teramo è ricca di storia, di natura e di una vivace vita culturale. Nonostante la sovrapposizione di una forte urbanizzazione in periodo moderno, vi sono notevoli testimonianze del passato romano e di quello medievale. La città ha strade piane, alcune bellissime, come via dei 'Tribunali, e nel maggior numero larghe e diritte, passeggiate amene e variate d' ogni intorno. Possiede un bel giardino pubblico e alcuni magnifici viali. Dall'alto delle sue colline si vede la lunga distesa dell'Adriatico, mentre da lungi verso mezzogiorno s’innalzano come immani giganti, gli Appennini.
Teramo è cinta da mura di cui rimangono miseri avanzi. Si entra in città per sette porte. L'indole degli abitanti è, come in generale negli Abruzzi, molto affabile. I forestieri sono sempre bene accetti in tutte quelle case che continuano cosi una tradizione di cortesia e di ospitalità mai smentita.
Nel cuore del centro storico, tra i resti del teatro e dell'Anfiteatro Romano, vi è la Cattedrale, intitolata a San Berardo (del 1158, ampliata nel Trecento; tre navate; stupende monofore; portale di Diodato Romano, con bellissime statuine sulle colonnine laterali di Nicola da Guardiagrele, di cui all'interno è custodito il capolavoro, il celebre Paliotto d'argento; stupendi sono anche il Polittico di Sant'Agostino, del veneziano Jacobello del Fiore e vari affreschi quattrocenteschi). Tra le altre chiese storiche, di cui la città è ricca, sono da vedere, in Largo Melatino, la Chiesa di Sant'Antonio, del 1127, e fuori dell'abitato, in località Frondarola, il Santuario della Madonna delle Grazie (capitelli ornati, archi semicircolari; numerosi dipinti; bellissima Madonna lignea, del XV secolo; chiostro).
Da visitare, inoltre, il bel Chiostro di San Giovanni (restaurato di recente), il settecentesco Palazzo Delfico, il Palazzo Vescovile, la Loggia del Municipio, la Chiesa di San Domenico e Casa Capuani. In Via Veneto, la Biblioteca, intitolata al Delfico, il Museo Archeologico e la Pinacoteca Civica, incastonati nella cornice della Villa Comunale, il Castello della Monica, l'Osservatorio di Collurania, a pochi chilometri dal centro storico, fondato nel 1890 da Vincenzo Cerulli.
La città e la sua provincia hanno tradizioni artigiane, delle quali da tempo si è avviato il recupero e la promozione: merletti e ricami a punto pittura (introdotti dalla scuola delle Suore della Carità, agli inizi dell'Ottocento), artigianato orafo e soprattutto, l'arte del cuoio inciso (oggettistica, borse, cappelli, cinture, frustini, ornamenti e selle equine, ma anche elementi di arredamento, pannelli decorativi e preziose porte).
Di grande rilievo la tradizione gastronomica. La "cucina teramana" è più che famosa per le semplici ma raffinatissime e prelibate specialità, dai "maccheroni con le pallottine" alle "scrippelle 'mbusse", dal timballo alle incredibili "mazzarelle". Degli ottimi vini prodotti in zona, ci limitiamo a ricordare: il Montepulciano d’Abruzzo, vino rosso di pieno corpo cha da giovane è vivo e robusto, invecchiato acquista nobiltà e austerità; il Cerasuolo d'Abruzzo, chiaretto rosso ciliegia ottenuto scremando il capello del Montepulciano durante la fermentazione. A temperatura ambiente o poco fresco fa buon viso a primi piatti e carni bianche, freddo celebra mirabili sponsali con il brodetto rosso di pesce. Infine, il Trebbiano d'Abruzzo, bianco asciutto e armonico. Vuole soprattutto pesci (antipasti, arrosti, fritture e brodetti bianchi), ma fa grandi feste anche con primi piatti in brodo o in bianco, a pietanze ben levigate, fritti misti e carni in gelatina. Vini tipici teramani sono: il Montonico di Bisenti e Cermignano, il Dorato del Sole di Controguerra e il Sammarco di Cologna.
 

 


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