Login / Registrazione
Martedì 30 Maggio 2017, Santa Giovanna d'Arco
Haragayato - CC by-sa
follow us! @travelitalia

Visitare Taranto - guida breve

 

Canale navigabile (e ponte girevole)

Il Canale navigabile, che unisce il mare detto Mar Grande, col braccio interno chiamato Mar Piccolo, fu scavato per rendere possibile alle grandi navi di poter entrare in questo braccio, interno ove doveva sorgere l’Arsenale. E’ una grande opera d’ingegneria navale dei nostri tempi. Prima delle invasioni saracene, i Tarantini tentarono di scavare in questo stesso punto un fossato, per difendersi dai nemici. Ferdinando I D'Aragona lo fece approfondire e ingrandire quando i Turchi, assediata Otranto, nel 1480, minacciavano di assalire Taranto. Filippo II lo rese navigabile; Ferdinando I di Barbone lo migliorò e alla parte nord fece costruire un ponte che fu detto Ponte di Porta Lecce. Attualmente, il canale ha una lunghezza di 810 metri, una larghezza di 59,40 e una profondità di 12.
Era riservato alla meccanica moderna di consentire e controllare il passaggio – attraverso questo canale – delle grandi, tra cui le navi da guerra, e a unire il Borgo antico con la Città. Lo strumento fu il grande Ponte girevole, costruito in ferro, e chiamato anche Ponte di San Francesco di Paola. Il Ponte è lungo metri 86,40, largo metri 6,70 e pesa 1600 tonnellate. Quando una nave deve entrare nel Mar Piccolo o uscirne, il ponte si apre per forza idraulica, oggi elettrica, in due bracci che girano su se stessi. Fu costruito per conto del Ministero della Marina, sotto la direzione del Genio Militare locale, e inaugurato il 22 maggio 1887.
 

Complesso di San Domenico Maggiore

Formato dalla chiesa e dall’annesso convento, il Complesso di San Domenico sorge dove, in età bizantina, esisteva una chiesa dedicata al culto di San Pietro Imperiale; questa chiesa fu eretta prima del IX secolo, sui resti di un tempio greco del V secolo a.C. La chiesa attuale fu ricostruita intorno al 1302 dal nobile Giovanni Taurisano, che faceva parte del seguito di Carlo I D’Angiò. Un’iscrizione trovata nel 1926 indica che il tempio fu costruito “sub anno Domini MCCCII".
Il Complesso fu retto dai padri Domenicani fin dal 1315: perciò prese il titolo di San Domenico in Soriano o Maggiore. Soppresso nel 1801 dai decreti napoleonici, esso fu trasformato in caserma di cavalleria e abbandonato dai religiosi. Dopo l’unità d’Italia, fu destinato a ospitare il Comando della Regia Guardia di Finanza; oggi è sede della Soprintendenza ai Beni archeologici della Puglia e ospita mostre temporanee di interesse archeologico e storico-artistico.
La chiesa è in stile romanico, ma già risente delle prime avvisaglie del gotico. L’esterno si caratterizza per una sobria facciata che termina a cuspide, per il bel portale a sesto acuto e per il magnifico rosone, prezioso esemplare di romanico-pugliese. Gotico è il campanile, esile e slanciato.
L’interno è a croce latina e a unica navata: sulla parete di sinistra si aprono quattro cappelle del Cinquecento, tre delle quali sono dedicate alle Confraternite del Rosario, del Nome di Dio, e dell’Addolorata. Vi sono contenute varie opere d’arte, tra cui spiccano i dipinti, Madonna e Sante domenicane, di Leonardo Olivieri, e Circoncisione, di Mario Pini. Dopo il crollo del tetto, avvenuto il giorno di Natale del 1964, la chiesa fu restaurata e riportata agli splendori trecenteschi.
 

Concattedrale Gran Madre di Dio

Voluta dall’arcivescovo Guglielmo Motolese, la Concattedrale fu eretta nel 1970. Artefice fu il famoso architetto milanese Giò Ponti, che, oltre a stendere il progetto, diresse i lavori di costruzione e intervenne anche nella decorazione. Il tempio sorge dove l'ampio Viale Magna Grecia incrocia Via Dante, e – per il suo stretto legame con la tradizione marinara di Taranto – è uno dei simboli della città moderna. La Concattedrale è dedicata alla Vergine Maria, considerata protettrice di Taranto, assieme al patrono San Cataldo.
L’edificio, grandioso e moderno, si presenta con due facciate. La prima è lunga 85 metri e larga 35. La seconda sostituisce la tradizionale cupola ed è formata da un doppio muro traforato, alto 40 metri, che s’erge a 50 metri dall’ingresso. Nel complesso, la facciata rappresenta una “vela” e si specchia nelle tre vasche d’acqua dello spazio antistante, che simboleggiano il mare.
Umile, spoglio, francescano, l’interno è spazioso e può contenere fino a tremila persone. Il presbiterio è racchiuso da due colonne, su cui spiccano ancore che ricordano il mare. L’organo è volutamente nascosto nella parte superiore del muro di fondo: Giò Ponti sosteneva, infatti, che "il canto non deve nascere da un solo punto, ma da tutta la coralità". L’altar maggiore è di pietra, ma la parte rivolta ai fedeli è coperta di ferro rozzamente dipinto di verde, che è anche il colore dei rivestimenti: l’insieme richiama i fondali marini. Dietro l’altare spiccano due dipinti, l’Angelo dell’Annunciazione e la Madonna, opera dell’onnipresente Giò Ponti. Sul lato sinistro della chiesa, si trova una specie di cappella dedicata ai caduti della Marina Militare.
 

Duomo di Taranto

E’ incerto se il Duomo di Taranto sia stato costruito sui resti di un antico tempio pagano, o su una primitiva chiesa greco-romana del III-IV, o sia stato fondato da San Cataldo tra il VI e il VII secolo. In genere, si ritiene che la prima basilica sia stata molto danneggiata dalla incursioni saracene e che l’edificio attuale risalga al 1071, ossia all’epoca del vescovo Drogone. Nell’XI secolo furono qui ritrovate le spoglie di San Cataldo, cui il tempio è dedicato. Modificato varie volte, specie nel Cinque-Seicento, l’edificio ha assunto la forma attuale nel 1873.
La struttura è lunga metri 84 e larga 24. Della facciata dell'antica basilica romanica non resta più nulla. Qualche avanzo è visibile solo nelle facciate laterali. La facciata attuale è barocca, della prima metà del Settecento. Vi campeggiano le statue di San Pietro, San Marco, San Rocco, Sant’Irene e San Cataldo. Il campanile, di stile bizantino, o come altri vogliono, lombardesco, è della seconda metà del Quattrocento. La cupola, coeva alla Basilica romanica, mostra una chiara influenza bizantina: in essa sono notevoli gli affreschi del pittore romano Domenico Torti, che ha dipinto anche le pareti del coro.
Molto interessante è il Battistero, soprattutto per la forma caratteristica della fonte e la ricchezza dei marmi policromi. A destra, una conca antichissima di marmo, sorretta da tre erme, con ricco festone a fiori e a frutti. In alto sul fonte battesimale, sta un ricco e artistico ciborio, sormontato da una statuetta del Redentore.
L’interno è diviso in tre navate. In quella centrale si ammirano sedici magnifiche colonne di marmo, che probabilmente provengono da avanzi di templi pagani. Ecco perché differiscono tra loro in altezza, in diametro e nella qualità del marmo. Diversi sono anche i capitelli di marmo: alcuni di ordine corinzio dell'epoca romana, altri di stile bizantino variamente decorati. Le navate laterali terminano con due scalinate per le quali si ascende alla crociera. Splendido è l'altare maggiore, sovrastato da un cupolino sorretto da quattro stupende colonne cilindriche di porfido, coi capitelli compositi e le basi attiche di marmo bianco. Sui capitelli delle colonne poggiano le statuette dei quattro Evangelisti. I quattro angoli e il vertice sono sormontati da pinnacoli. Magnifico è il soffitto in legno di noce, a cassettoni, con copertura mobile riccamente intagliata. Pregevoli sono poi il pavimento musivo, che ricorda quello di Otranto, e la cappella di San Cataldo, che custodisce le reliquie del santo e uno splendido ciclo di affreschi del 1713, dipinti da Paolo de Matteis. Sotto il transetto si apre una piccola cripta d’epoca bizantina, con pianta cruciforme, che ospita le tombe di alcuni vescovi di Taranto.
 

Lungomare Vittorio Emanuele III

Passeggiata e spiaggia dei Tarantini, il Lungomare Vittorio Emanuele III è uno stupendo tratto panoramico che costeggia il Mar Grande, dal Ponte Girevole a Piazza Ebalia. Largo circa dieci metri e lungo più di un chilometro, il Lungomare è fiancheggiato da alberi e palme e offre una bellissima vista sull’arcipelago delle Cheradi, che chiude il porto naturale di Taranto: nelle giornate serene, il panorama arriva a comprendere perfino i lontani monti della Sila.
Sul Lungomare prospettano alcuni imponenti edifici del primo Novecento. All'angolo con piazza Ebalia sorge il Palazzo della Banca d'Italia, disegnato dal Bazzani; lo stesso Bazzani ha progettato il Palazzo delle Poste, che sorge presso i giardini dei Caduti sul Lavoro. Davanti a questo palazzo si apre la cosiddetta Rotonda, piazzola panoramica che si protende sul mare. Poco avanti, spicca per la sua maestosità il notevole Palazzo della Prefettura, disegnato dal Brasini. Naturalmente, il Lungomare è costellato di stabilimenti balneari.
 

Musei di Taranto

MARTA MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE
Sede provvisoria di Pal. Pantaleo
Rampa Pantaleo, 6
su Corso Vittorio Emanuele II

Istituito nel 1887, il MARTA è tra i più importanti musei dell’Italia meridionale. Espone numerosi reperti, soprattutto di epoca greco-romana. Il nucleo principale della raccolta è formato dai reperti archeologici rinvenuti nell'area urbana, soprattutto nella necropoli, che vanno dalla fine dell'VIII secolo a.C. all'età romana. La raccolta è divisa in tre sezioni. La Sezione delle oreficerie, che comprende i famosissimi e stupendi “Ori di Taranto”: anelli, orecchini e diademi provenienti da corredi funerari di età ellenistica (IV-I secolo a.C.). La Sezione preistorica, dove sono raccolte le testimonianze delle culture preclassiche della Puglia. La Sezione dedicata a Taranto nel periodo greco-romana, che espone tombe monumentali, sculture in marmo, tombe monumentali e ceramica.
L'importanza del museo risiede soprattutto nel criterio scelto di presentare materiali del luogo, e di collocare i reperti nel proprio contesto: non si ha quindi una fredda esposizione di oggetti, ma la presentazione di documenti e testimonianze di un tratto di storia antica. Interessanti le statue locali, realizzate con il marmo bianco proveniente dalle cave dell'isola greca di Paro, e le sale dedicate alla ceramica di provenienza tarantina, dalla fondazione della colonia spartana alla metà del VI secolo a.C.

MUSEO ETNOGRAFICO “ALFREDO MAJORANO”
c/o Palazzo Galeota
Via Duomo, 234

In cinque sale tematiche, espone buona parte del materiale etnografico raccolto dallo studioso tarantino Alfredo Majorano. Sono reperti legati al mare, alla terra e al lavoro quotidiano, che raccontano vari aspetti della vita pugliese del passato. La prima sala, dedicata al Majorano, contiene foto, saggi, articoli, nonché un grande plastico della vecchia Taranto, che introduce alle importanti tradizioni pasquali. La seconda sala espone i giochi di una volta, e una serie di fischietti e manufatti in terracotta. La terza sala illustra la ritualità magico-religiosa della regione, e la speciale devozione a San Pietro e ai Santi Medici Cosma e Damiano. La quarta sala è dedicata agli strumenti di lavoro usati nelle zone rupestri delle gravine, nella pesca, nei campi, nella pastorizia, e alle antiche attrezzature per la produzione del latte, del vino e dell’olio. L’ultima sala presenta il Natale e la devozione religiosa espressa con ex voto di cera e d’argento. Contiene anche una bella collezione di ceramiche pugliesi.

MUSEO OCEANOGRAFICO DEL CNR
c/o Istituto Talassografico
Via Roma, 3

Gestito dal CNR, è un museo di biologia marina, a carattere scientifico e didattico. In due sale sono esposti numerosi esemplari di flora e fauna marina raccolti nella costa ionica, e in altri mari temperati o tropicali, nonché vari attrezzi per la pesca. Molto interessanti sono le collezioni di molluschi, crostacei, mammiferi marini. Fra le curiosità, spicca un bellissimo esemplare di ostrica marina, la Tridacna Gigas, che per forma e dimensioni era un tempo usata come acquasantiera nelle chiese.
 

Ponte Punta Penna-Pizzone

Il cosiddetto Ponte 3P (che unisce Punta Penna con Punta Pizzone) è oggi chiamato Ponte Aldo Moro. La struttura, progettata dall’ingegnere Giorgio Belloni, e inaugurata nel 1977, attraversa il Mar Piccolo e unisce Punta Penna a Punta Pizzone. L’opera fu ideata per alleviare i gravi problemi viari di Taranto e per orientare lo sviluppo urbanistico anche a nord del Mar Piccolo, collegando la città ai centri della Puglia.
Realizzato con tecnica d'avanguardia e in calcestruzzo precompresso, il Ponte – bello e avveniristico sotto il profilo estetico – poggia su 14 campate per un totale di 1.694 metri di lunghezza. E’ largo 27 metri e presenta due carreggiate e quattro corsie di marcia che consentono uno scorrimento veloce est-ovest del traffico automobilistico nei due sensi, evitando I'attraversamento dell'abitato.
 

Tempio Dorico

Nei pressi di Piazza Castello, sul luogo in cui sorgeva la chiesa della Santissima Trinità, sono ancora visibili i resti di un maestoso tempio dorico del VI secolo a.C., dedicato a Poseidone, il dio greco del mare, o a una divinità femminile. Si tratta di alcune colonne scanalate – costruite con rocchi di pietra carparo, cavati almeno in parte nelle immediate vicinanze – che appartenevano al colonnato settentrionale della struttura.
Il tempio stesso è il più antico di tutta la Magna Grecia e rappresenta l’unico edificio del genere ancora visibile nella Città vecchia. La sua costruzione è probabilmente coeva, o di poco posteriore, all’arrivo a Taranto della colonia dorica guidata da Falanto (ca. 706 a.C.).
 

Villa Peripato

Villa Peripato è famosa perché è inserita in un’oasi di verde, che si apre a terrazza sul Mar Piccolo e rappresenta il maggior giardino pubblico di Taranto. La villa che qui insiste fin dall’antichità, era di proprietà della famiglia De Beaumont. Nel 1863 gli orti furono trasformati in un parco occasionalmente aperto al pubblico; nel 1913 la proprietà fu donata al Comune di Taranto, con l’onere di mantenerne la destinazione d’uso. Nel giardino è stato collocato il busto di Leonardo da Vinci, che si trovava sulla nave omonima, affondata nel 1916 nel Mar Piccolo. Dal giardino, tenuto a palme e pini, si gode un magnifico panorama marino e si può vedere anche la base della Marina Militare Italiana.