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Giovedì 29 Settembre 2016, SS. Michele, Gabriele e Raffaele
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Storia di Taranto

Le origini di Taranto si perdono nella notte dei tempi e nelle nebbie della leggenda. La tradizione vuole, infatti, che, dodici secoli prima della fondazione di Roma, Taras, figlio di Nettuno, sia sbarcato in queste regioni, e abbia costruito la città, che prese il suo nome. Circa 300 anni dopo la guerra di Troia, coloni cretesi approdarono in queste contrade; essi lottarono a lungo con i Tarantini; ma grazie al poeta Arione, fu conclusa la pace, e i due popoli furono riuniti in uno solo.
Pochi decenni dopo la fondazione di Roma, intorno al 706 a.C., sbarcò presso Taras una colonia di Spartani, provenienti dalla Laconia. Sotto il comando del valoroso Falanto, gli Spartani presero d’assalto la città e la conquistarono. Divenuto signore di Taranto, Falanto governò saggiamente: la città s'ingrandì, si fortificò e salì a grande rinomanza. Taranto fu chiamata anche Città Falantea.
Dopo la morte di Falanto, i Tarantini consolidarono i primati raggiunti: strinsero alleanze con i popoli vicini, e rafforzarono industrie e commerci, non trascurando le arti. Famosa era la porpora che essi producevano. In meno di due secoli Taranto divenne grandissima e potente. Sostenne parecchie guerre vittoriose contro Sanniti e Lucani, s’impadronì di Turio, Siride (Nova Siri) e Metaponto, fondò Eraclea. Nel secolo V a.C. Taranto aveva esteso il suo dominio su tutta la Lucania. Dopo una disastrosa guerra contro i Messapi e gli Iapigi, Taranto fu ricostruita. Salirono al potere uomini nuovi, come i poeti Leonida e Timarida, il generale Milziade, i filosofi Clinia e Archippo, il medico Icco, il geniale Archita, filosofo seguace di Pitagora, moralista, matematico, inventore. L’ordinamento fu trasformato da oligarchico in democratico.
La prima guerra con Roma scoppiò quando un gruppo di giovani tarantini affondò alcune navi romane, che, violando i trattati, si aggiravano nel golfo. I Romani chiesero soddisfazione; ma essendo stati oltraggiati i loro ambasciatori, dichiararono guerra. I Tarantini chiamarono in aiuto Pirro, re dell'Epiro, che accorse col suo esercito (23.000 fanti, 4000 cavalli e 50 elefanti). Iniziata bene per i Tarantini, la guerra volse in favore dei Romani: Pirro fu costretto a ritirarsi, e i Romani imposero la loro alleanza e un presidio nella Rocca.
La seconda guerra contro Roma fu combattuta ai tempi di Annibale, con cui i Tarantini si allearono. Dopo un’aspra lotta sul mare, Taranto ottenne un successo effimero. Nel 202 a.C., assediata da Quinto Fabio Massimo, la città cadde definitivamente. L’epoca romana fu per Taranto un lungo periodo di tranquillità. La città diventò rifugio di molti romani che, stanchi delle lotte civili e della vita dell'Urbe, cercavano un po’ di serenità e un dolce riposo. Le delizie di Taranto furono cantate da Virgilio e da Orazio.
Con la caduta di Roma e l’avvento del Cristianesimo, Taranto fu una delle prime città ad abbracciare la nuova fede. Tradizione vuole che a Taranto abbiano predicato San Pietro e San Marco, in viaggio per Roma. Naturalmente, la città non sfuggì alle invasioni barbariche. Conquistata da Odoacre e da Teodorico, essa fu ridotta in miseria e decadenza, e si spopolò notevolmente. Belisario la conquistò e la fortificò; poi fu invasa dalle orde di Totila e quindi venduta ai Bizantini. I Saraceni la misero a ferro e a fuoco il 15 agosto 927. Molti tarantini furono passati a fil di spada; altri furono mandati in Africa, come schiavi. Quarant'anni dopo, i pochi superstiti tarantini si rivolsero all’Imperatore bizantino Niceforo Foca II, chiedendo di poter rientrare tra le rovine della loro città. L'Imperatore acconsentì, fu largo di consigli e di aiuti, e mandò a Taranto un suo architetto, con il compito di ricostruire l’abitato. Nacque così l’odierno Borgo Antico; furono spazzate via le rovine della vecchia città e dell’acropoli; fu colmato il tratto costiero lungo il mar Piccolo per facilitare il lavoro dei pescatori; fu costruito il ponte occidentale su sette arcate (che rimase in piedi fino all'alluvione del 1883); fu ricostruito l’antico acquedotto romano, che convogliava in città le acque delle vicine Murge. Taranto rinacque ed ebbe frequenti contatti marittimi con Costantinopoli, divenendo la roccaforte della resistenza bizantina in Italia, fino all’arrivo dei Normanni. Questi conquistarono tutta l’Italia meridionale. Sotto il normanno Boemondo I, la città di Taranto divenne la capitale dell’omonimo, vastissimo Principato.
Passato poi nelle mani degli Svevi e degli Angioini, il Principato di Taranto raggiunse l’apice della Potenza durante le lotte fra Aragonesi e Angioini e Durazziani, per opera di Ramondello Orsini. Geloso di tanta Potenza, il Re di Napoli, Ladislao, tentò di assorbire il Principato nel Regno, sposando Maria D’Enghien, vedova di Ramondello. Il matrimonio, celebrato nella cappella del Castello, fu alquanto infelice. Tuttavia, il Principato passò a Giovanni Antonio Orsini, figlio di Ramondello, che si destreggiò fra Aragonesi e Angioini, ma finì strangolato. Il Principato fu allora incorporato nel Regno, e ne seguì le sorti.
Nel Cinquecento, al tempo delle lotte tra Carlo V e Francesco I, Taranto parteggiò dapprima per i Francesi, poi per Carlo. La città, prese parte alla battaglia di Lepanto mandandovi i suoi uomini migliori. La ribellione di Napoli contro il governo dei Viceré ebbe anche in Taranto il suo Masaniello nella persona di Matteo Diletto. Ai tempi della Repubblica Partenopea anche a Taranto si piantò l'albero della libertà in Piazza Fontana, e la città fu occupata da un presidio francese che se ne andò solo quando i Borboni tornarono a Napoli.
Dal 1821 al 1860, Taranto partecipò attivamente alla realizzazione dell’ideale unitario. Riunita l'Italia in un sol regno, fu stabilito di fare di Taranto uno dei tre grandi porti militari d'Italia, e di stabilirvi un grandioso arsenale per costruirvi navi da guerra. Il progetto fu subito realizzato e ben presto la prima nave da guerra, costruita in quest’arsenale, scendeva maestosamente in mare.
Durante la grande guerra, Taranto divenne la base navale più importante d’Italia e fu considerata il rifugio più sicuro per la flotta interalleata italiana, francese e inglese. Coll'avvento del Fascismo al Governo, Taranto fu elevata a capoluogo della Provincia ionica e a sede dell'Alto Comando dello Ionio e dell’Adriatico.
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