Login / Registrazione
Mercoledì 23 Agosto 2017, Santa Rosa da Lima
Zyance - CC by-sa
Eric Perronne - CC by
follow us! @travelitalia

Visitare Spoleto - guida breve

 

Arco di Druso

L’Arco, che in epoca romana costituiva l’ingresso al Foro (l’attuale Piazza del Mercato), si trova nella via omonima, di fianco alla chiesa di S. Ansano, poco lontano dalla porta di Monterone. E’ un arco onorifico che – secondo l’iscrizione posta sulla fronte prospiciente il Foro – nel 23 d.C. il Senato spoletino decise di costruire, in onore di Druso Minore e di Germanico, rispettivamente figlio e figlio adottivo dell`imperatore Tiberio.
L’arco, in parte sepolto nel suolo, presenta un solo fornice e pochi elementi decorativi, danneggiati dal tempo, che si concentrano nelle modanature dell’estradosso, nelle lesene angolari e nei capitelli corinzi. E’ costruito con blocchi di travertino squadrati. La parte inferiore dell’arco si eleva sul piano stradale di metri 4,30 mentre la parte più elevata arriva ad un’altezza di metri 6,10.
 

Basilica di San Salvatore

La Basilica sorge su di un colle e si trova all’interno del cimitero cittadino, fuori dalle mura medievali. E’ la più antica chiesa di Spoleto, e rappresenta un notevole monumento paleocristiano, costruito nel IV-V secolo. Secondo alcuni studiosi, questa basilica è il maggior monumento spoletino dell’antichità. Inizialmente dedicata a San Concordio, la chiesa fu restaurata in periodo longobardo (VIII secolo) e prese il nome di San Salvatore per l’immagine del Cristo, posta sopra l’altar maggiore. Deturpata nel Settecento, la basilica fu restaurata nei due secoli successivi.
L’aspetto attuale della basilica deriva dai restauri del XX secolo, che hanno eliminato varie alterazioni precedenti. Dell'edificio originario restano la facciata e il presbiterio con abside semicircolare. La facciata presenta tre portali d’ingresso, con altrettante finestre stupendamente decorate. Queste decorazioni hanno creato uno stile e furono imitate in molti altri edifici dello spoletino: ad esempio, nel Tempietto del Clitunno.
L’interno, a pianta basilicale, è a tre navate, divise da colonne corinzie con trabeazione dorica, forse appartenenti ad un preesistente tempio romano. Il presbiterio, inquadrato da un arco trionfale e delimitato da colonne corinzie, è sovrastato da una cupola ad otto spicchi che poggia su quattro alte colonne angolari. L’absidiola della navata destra è impreziosita da affreschi del Quattrocento, probabilmente di un allievo di Benozzo Gozzoli, da una croce monogrammata e gemmata del IX secolo e da una cinquecentesca Crocifissione di scuola dello Spagna.
 

Chiesa di San Ansano

Il complesso di S. Ansano sorge sulla piazza omonima, di fianco all’Arco di Druso: è costituito dalla Chiesa dedicata a S. Ansano, dalla Cripta di S. Isacco, e da un Tempio Romano.
La chiesa fu eretta nel 1143 ed è innestata su un preesistente edificio religioso del VII secolo, dedicato ai SS. Isacco e Marziale. Nel Cinquecento, vi fu aggiunto un elegante chiostro a due ordini. Chiesa e chiostro furono totalmente ricostruiti alla fine del Settecento, su disegno dell’architetto Antonio Dotti; la chiesa fu poi restaurata più volte, da ultimo nel 1971. L’interno è a navata unica e presenta una serie di affreschi, tra cui spicca la notevole Madonna col Bambino, opera tarda dello Spagna.
Sotto la chiesa, si trova la Cripta di Sant'Isacco. Eretta nei secoli XI-XII, è costituita da tre navatelle con volte a crociera, sorrette da colonne di spoglio e capitelli dell’VIII e IX secolo. Alle pareti e nell’abside sono importanti resti di affreschi duecenteschi, con scene della vita di S. Isacco, eremita venuto dalla Siria.
Il Tempio Romano, anch'esso sottostante la chiesa, risale al I secolo d.C. ed è formato da una cella e da un pronao poggianti su di un alto stilobate.
 

Chiesa di San Filippo Neri

E’ una chiesa in stile barocco che sorge in piazza Mentana, nel centro storico di Spoleto. Su progetto dello spoletino L. Scelli, la costruzione ebbe inizio nel 1640 – poco dopo la canonizzazione di San Filippo Neri – e si concluse nel 1671. Si osserva che il disegno d’insieme privilegia la semplicità.
La facciata in travertino presenta un bel timpano con modanature, ma è semplice nel doppio ordine di lesene che scandiscono i portali. Essa ricorda alcune chiese romane del primo Seicento.
L’interno è a tre navate, con cappelle e transetto coperto da cupola. I diversi altari sono opere del Sei-Settecento, arricchite da decorazioni di G. Lapis, L. Baldi e S. Conca. L’altar maggiore, impreziosito da una tela del Reni, è ottocentesco. Nella sacrestia si ammira un bel busto marmoreo di San Filippo, attribuito all’Algardi. Notevoli sono inoltre i dipinti di F. Repini e P. Labruzzi, nonché gli arredi lignei in noce intagliato, realizzati verso la fine del Settecento da D. Benedetti.
 

Chiesa di San Gregorio Maggiore

La chiesa, che prospetta su Piazza Garibaldi, fu eretta verso la fine del secolo XI e dedicata al santo spoletino Gregorio, martire nel 304. L’edificio ha impronta romanica, ma fu danneggiato nei secoli da incendi e dagli straripamenti del Tessino. Subì vari rifacimenti, ma le ristrutturazioni più rilevanti si ebbero all’inizio del Novecento e verso il 1940: nella facciata e negli interni fu ripristinato l'aspetto originale dell’edificio.
L'esterno è dominato dalla robusta torre campanaria, terminata nel 1492. Preceduta da un portico cinquecentesco a tre fornici, la facciata è a due spioventi e si caratterizza per un bel portale, una trifora e tre nicchie a ogiva. Sul lato sinistro del portico sorge la trecentesca Cappella degli Innocenti, che contiene un pregevole fonte battesimale del Cinquecento. L'interno si presenta a tre navate, divise da robusti pilastri sovrastati da archi a tutto sesto. Le pareti sono decorate con pregevoli affreschi, in buona parte del Quattrocento. Il presbiterio è sopraelevato sulla cripta, che ricalca lo schema della chiesa superiore.
 

Chiesa di Sant'Eufemia

La chiesetta di Sant'Eufemia sorge nel cortile interno del Palazzo Vescovile e forma un complesso architettonico di grande interesse. Eretto verso la metà del XII secolo, l’edificio è in stile romanico, ma mostra evidenti influssi della scuola lombarda, sia per il marcato verticalismo dell’interno, sia per la presenza dei matronei.
La facciata, lineare e severa ad un tempo, è divisa da una modanatura orizzontale e ingentilita da una bifora. Vi spiccano il semplice portale a rincasso e vari archetti rampanti, che danno risalto alle due falde centrali sopraelevate. Sulle fiancate si notano dei contrafforti poligonali e si aprono due porte e semplici monofore.
L’interno è a forma basilicale ed è scandito da tre navate di modeste dimensioni, divise da colonne e pilastri di spoglio. Uno di questi pilastri, proveniente da un importante edificio altomedievale, presenta ricche decorazioni dell’VIII-IX secolo. Caratteristici – perché unici in Umbria – sono i due matronei, collegati dal nartece. Sull’altare maggiore campeggia uno stupendo paliotto marmoreo del Duecento.
 

Duomo di Spoleto

La precedente cattedrale spoletina, come tutta la città, fu distrutta dal Barbarossa nel 1155. Il Duomo attuale – dedicato all'Assunta – fu costruito in stile romanico-lombardo verso la fine del XII secolo e consacrato da papa Innocenzo III nel 1198. Esso sorge sulle rovine di un’antica chiesa dedicata a S. Elia. L’edificio ha subito nei secoli vari rimaneggiamenti e restauri: a cavallo fra Quattro e Cinquecento, fu aggiunto un portico in stile rinascimentale; nel Seicento, il Bernini realizzò un infelice ammodernamento dell’interno, cancellando molto della parte antica.
La facciata è divisa orizzontalmente in tre parti. In basso si ammira un magnifico portale romanico, scolpito tra il XII ed il XIII secolo da Gregorio Melioranzio, e uno stupendo portico del 1491, opera di Ambrogio da Milano e Pippo di Antonio da Firenze, perfetta fusione del Rinascimento lombardo con quello toscano. Nella parte mediana stanno uno splendido rosone e quattro rosoncini: il rosone centrale, circondato dai simboli dei quattro Evangelisti, è sovrastato da un grande mosaico del primo Duecento, opera di mastro Solsterno. Nella parte superiore sono tre rosoncini e tre arcate ogivali profilate, la mediana con mosaico di sapore bizantino.
A sinistra del portico si eleva l’imponente torre campanaria, formata da blocchi di travertino. La loggia per le campane è del Quattrocento, mentre la guglia è opera cinquecentesca di mastro Ciono di Taddeo Lombardo.
L'interno, semplice ma essenziale, è di stampo tardo-rinascimentale. Ricostruito nel Seicento e rinnovato nel Settecento, è a croce latina, con tre navate e grande abside.
Il Duomo conserva importanti opere d'arte, fra cui spiccano: sul portale mediano, il busto bronzeo di Urbano VIII, eseguito dal Bernini; gli affreschi del Pinturicchio nella Cappella del Sacro Cuore; quelli, importantissimi, di fra' Filippo Lippi che decorano l'abside del presbiterio; altri affreschi e sculture, una tela del Carracci, ed infine il Monumento sepolcrale a Francesco Orsini, opera di mastro Ambrogio da Milano, e l’Arca di Fra’ Filippo Lippi. Quest’ultima, realizzata forse dal figlio del pittore, Filippino, fu voluta da Lorenzo il Magnifico e reca un’epigrafe del Poliziano. Notevoli sono pure: la Cappella della SS. Icone, con una tavola bizantina della Madonna che si dice dipinta da San Luca, donata dal Barbarossa; la Cappella delle Reliquie, con un piccolo coro intagliato e intarsiato, opera superba della metà del Cinquecento. La navata destra si apre con la Cappella Eroli, che risale alla fine del Quattrocento e contiene affreschi del Pinturicchio e di Jacopo Siciliano, nonché bassorilievi con la Natività e la giovinezza di Gesù, ed un fonte battesimale quattrocentesco.
Dalla canonica, in cui è un archivio che conserva una lettera autografa di San Francesco a Frate Leone, si può scendere nella cripta di San Primiano: del IX secolo, con volta a botte e affreschi dell'epoca, rappresenta un raro esempio di monumento altomedievale.
 

Fontana del Mascherone

La Fontana del Mascherone si trova in Piazza Campello ed è una delle più fotografate curiosità di Spoleto. Il nome della fontana è dato dallo strano volto, scolpito in pietra, da cui esce un abbondante getto d’acqua. Alcuni dettagli della scultura lasciano pensare che si tratti di un personaggio ben determinato, forse una divinità pagana, ma siamo nel campo della fantasia. L’espressione della maschera è indecifrabile – una combinazione di diabolico, urlante, tragico e beffardo – e si presta ad interpretazioni diverse: ma è probabile che non ci sia niente da interpretare. Documenti d’archivio indicano che la fontana è stata realizzata da un certo Emanuele Crise, artefice praticamente sconosciuto. Secondo l’iscrizione che appare nell’edicola sovrastante, la fontana fu restaurata nel 1736, ma risale certamente alla metà del Seicento. E’ probabile che essa abbia sostituito una preesistente fonte di piazza.
 

Musei di Spoleto

COLLEZIONE TONI – LABOR. DI SCIENZE DELLA TERRA
Vicolo San Matteo
Si tratta della collezione geopaleontologica, donata a Spoleto dal conte Toni. La sede provvisoria di Vicolo San Matteo raccoglie circa 6000 minerali (rocce e fossili), ed una piccola sezione archeologica.

GALLERIA CIVICA DI ARTE MODERNA
c/o Palazzo Collicola
Piazza Collicola
Inaugurata nel 2000, è costituita da tre Sezioni: la prima comprende i dipinti e le sculture acquisiti attraverso il Premio Spoleto, mostra nazionale di arte figurativa; la seconda si sviluppa su quattro sale, dedicate all'opera dello scultore spoletino Leoncillo Leonardi; la terza comprende le acquisizioni derivanti dall’attività della Galleria, o da donazioni.
La Galleria comprende anche la Biblioteca d’Arte contemporanea, creata con la donazione di Giovanni Carandente, illustre storico dell'arte.

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI SANT’AGATA
Via Sant’Agata, 18
Ha sede nel complesso monumentale di Sant’Agata, costruito sulle strutture del Teatro Romano. Comprende materiali provenienti dall’ex Museo Civico, sia i nuovi rinvenimenti. Il percorso si sviluppa in tre sale che contengono, in ordine cronologico, reperti:
  • dell'età del Bronzo, provenienti dalla Grotta di Campello e dalla Rocca di Spoleto;
  • dell'età del Ferro, riguardanti soprattutto vasi ad impasto e suppellettili;
  • d'epoca romana, soprattutto documenti epigrafici di carattere sacro e pubblico. Di quest'epoca è esposta una serie di ritratti che vanno dal I al III secolo. Una sala a parte conserva i reperti degli scavi sul colle Sant'Elia, trovati durante il restauro della Rocca.
Molto importante per la storia cittadina è la celebre "lex spoletina", un'iscrizione in latino arcaico del III sec. a.C., che stabilisce l'inviolabilità del bosco sacro a Giove.

MUSEO DEL TEATRO
Via Filitteria, 1
Fu creato da Alessandro Belli nel 1947, nei locali del Teatro Nuovo. Il Museo contiene vari documenti e cimeli, tra cui un bozzetto per il sipario del teatro, con La fuga di Annibale di Francesco Coghetti, nonché disegni della costruzione, manifesti delle prime rappresentazioni, fotografie e autografi di cantanti e musicisti, che qui si sono esibiti.

MUSEO DIOCESANO
Via A. Saffi, 13
Occupa il c.d. “Appartamento del Cardinale” del Palazzo Arcivescovile. ll primo nucleo risale agli anni Venti del Novecento, ma solo negli anni Sessanta il Museo prende avvio. In questo Museo si possono ammirare – tra altre – opere del Primo Maestro di Santa Chiara, di Domenico Beccafumi (Adorazione del Bambino), di Simone De Magistris, di Giovanni e Antonio Sparapane, di Filippino Lippi, del Maestro della Madonna Straus, di Neri di Bicci, di Francesco Ragusa (Sposalizio mistico di Santa Caterina).

MUSEO NAZIONALE DEL DUCATO DI SPOLETO
c/o Rocca Albornoziana
Aperto nel 1993, il Museo si sviluppa in quindici stanze della Rocca Albornoziana, e raccoglie quasi duecento opere che illustrano le complesse vicende del Ducato spoletino. Il materiale esposto comprende statue, dipinti, sarcofagi, mosaici, corredi funerari provenienti dalle raccolte civiche spoletine e statali. Nel complesso, la raccolta copre un periodo che si estende dal IV al XV secolo, con varie testimonianze della comunità cristiana locale. Il Museo tende a sottolineare la complessità delle vicende storiche e la sostanziale unità culturale di questa vasta area dell’Italia centrale, con la presentazione e l’accostamento di reperti, testi figurativi originali e strumenti esplicativi. Accompagnati da guide, si può visitare i percorsi difensivi che si snodano ai livelli superiori della Rocca.

PINACOTECA COMUNALE
Piazza del Municipio, 1
Inaugurata nel 1867, la Pinacoteca si trova al primo piano del Palazzo Comunale. Comprende dipinti, oggetti, arazzi e suppellettili. Fra i capolavori esposti spiccano: una trecentesca croce dipinta del Maestro di Cesi; una Madonna col Bambino in trono di Antonello de Saliba, affreschi staccati dello Spagna, riproducesti una Madonna col Bambino e Santi; oggetti provenienti da botteghe orafe italiane di vari secoli, tra cui un angelo in bronzo dorato della bottega di Gian Lorenzo Bernini.
 

Palazzo Comunale

Preceduto da un’ampia scalinata, il Palazzo del Comune prospetta sulla piazza omonima, nella zona più antica della città. L’edificio risale al Duecento e fu ampliato nella prima metà del Quattrocento, per volere di papa Niccolò V che vi soggiornò con la famiglia. Della costruzione duecentesca rimane solo la torre, fino alla cella campanaria. Danneggiato dal terremoto del 1703, il palazzo fu lentamente ricostruito sui resti del Palazzo del Podestà e del Capitano del Popolo e di altre case medioevali.
L’aspetto attuale risale alla fine del Settecento. La facciata settentrionale è opera di G. Bedetti e Anton M. Ferrari (1784), mentre quella meridionale è stata realizzata, su disegno di Francesco A. Amadio, a partire dal 1786. L’Amadio ha integrato ed alleggerito la severa torre duecentesca con l’andamento mistilineo del cornicione; l’ala occidentale di stile falso-antico è stata aggiunta nel 1913.
La facciata settentrionale è ornata nel piano nobile da stemmi appartenenti alle famiglie dei personaggi illustri che vi dimorarono; poco distante una piccola porta dava accesso al Monte di Pietà, istituito nel 1469 ed ora incluso nel palazzo. Degli affreschi che dovevano impreziosire l’interno rimane ben poco; le sale del piano superiore sono state decorate da Giuseppe Moscatelli e Benigno Peruzzi alla fine dell’Ottocento.
Il Palazzo ospita la Pinacoteca Comunale, fondata da P. Fontana nel primo Ottocento, che raccoglie opere dal XII al XVIII secolo, compresi alcuni affreschi dello Spagna.
 

Ponte delle Torri

Il bellissimo e scenografico Ponte delle Torri collega il colle di Sant’Elia al Monteluco, ed è uno dei simboli di Spoleto. Il manufatto si innalza su dieci possenti arcate, che attraversano la Valle del Tessino, per una lunghezza di 236 metri e un’altezza di 76. Su di esso s’innalza una muraglia alta 12 metri, in cui scorre l’acqua che dal Monteluco scende alla città, per uso degli abitanti ed in parte anche per irrigazione degli orti.
Il ponte è stato probabilmente costruito verso la fine del XII secolo, dopo il saccheggio di Spoleto (1155) da parte del Barbarossa. E’ possibile però che la costruzione risalga al XIV secolo, e che rientri nelle opere promosse dal cardinale Albornoz. Con certezza si può affermare che esso venne innalzato su basi preesistenti.
Nel suo Viaggio in Italia, ricordando la sua visita a Spoleto, Goethe scrisse:
“Sono salito a Spoleto e sono anche stato sull'acquedotto, che nel tempo stesso è ponte fra una montagna e l'altra. Le dieci arcate che sovrastano a tutta la valle, costruite di mattoni, resistono sicure attraverso i secoli, mentre l'acqua scorre perenne da un capo all'altro di Spoleto. È questa la terza opera degli antichi che ho innanzi a me e di cui osservo la stessa impronta, sempre grandiosa. L'arte architettonica degli antichi è veramente una seconda natura, che opera conforme agli usi e agli scopi civili. È così che sorge l'anfiteatro, il tempio, l'acquedotto”.
 

Rocca Albornoziana

La possente struttura medievale, simbolo di Spoleto, sorge sul monte di Sant'Elia che domina la città. La Rocca fu fatta costruire dal Card. Egidio Albornoz, su incarico di papa Innocenzo VI, e riuscì una delle più grandiose e più importanti fortezze della penisola. Essa si inquadrava nella missione del cardinale, tesa a riorganizzare e a pacificare i territori dello Stato Pontificio, in previsione del rientro del papa dalla cattività avignonese.
I lavori iniziarono nel 1359 e nel 1362 Matteo Gattaponi venne nominato sovrastante della fabbrica. L’opera fu compiuta dopo il 1370. Oltre a svolgere funzioni militari, l’edificio divenne subito la residenza dei rettori del Ducato e dei governatori della città. Fu teatro degli avvenimenti più rilevanti di Spoleto, ed ospitò i maggiori personaggi del tempo, specialmente i papi. Fra i governatori vi fu anche Lucrezia Borgia. Il declino della Rocca ebbe inizio nel Seicento, quando – dopo un lungo periodo di degrado – la struttura fu trasformata in carcere. Oggi ospita il Museo Nazionale del Ducato di Spoleto.
La costruzione è circondata da un'alta muraglia che ricalca in parte il tracciato dell'antica cinta urbica. Varcata la prima porta, ornata di stemmi di Clemente VIII e della famiglia Aldobrandini, si imbocca un viale rettilineo che conduce alla monumentale porta del Bastione sulla cui fronte sono visibili gli stemmi di molti pontefici. La pianta, formata da un rettangolo allungato, è attraversata da un corpo di fabbrica che dà origine a due rettangoli minori, diseguali, che costituiscono i due cortili: il Cortile d’onore ed il Cortile delle armi. Alle estremità del corpo maggiore e del braccio trasversale si innestano sei possenti torri. L’area del Cortile d'onore accoglie il Museo. Inoltre, il salone centrale funge da sala polivalente, utilizzata per mostre, concerti, convegni ecc. L’area del Cortile delle armi ospita invece un Teatro all'aperto, capace di 1200 spettatori. Nella Rocca hanno poi sede la Scuola europea di restauro del libro, ed il Laboratorio di diagnostica applicata al restauro dei beni culturali.
 

Teatro Romano

Costruito entro le mura nel I secolo d.C., il Teatro Romano di Spoleto ha una cavea del diametro di 70 metri. L’edificio subì dei crolli e fu ristrutturato già in epoca romana. In seguito, il teatro venne via via inglobato e nascosto dalle costruzioni medievali circostanti, tra cui il Palazzo Corvi, il Complesso di Sant'Agata ed il Palazzo Ancaiani. Fu riportato alla luce nel 1954.
Nell'orchestra si può ancora ammirare parte dell'antica pavimentazione. Sotto la cavea passa un corridoio, coperto da volta a botte, che collega i due accessi alla scena, ed è ancora oggi possibile vedere i fori per i pali del sipario. La facciata era decorata da arcate divise da semi-colonne tuscaniche, sormontate da un alto fregio.
Attualmente la struttura ospita concerti, balletti e altre manifestazioni culturali: è particolarmente utilizzata durante le manifestazioni del Festival dei Due Mondi.