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Sabato 10 Dicembre 2016, Madonna di Loreto
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Fonti del Clitunno

Spoleto / Italia
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Ricordando il Clitunno, Byron scrisse: “Non passate di qua senza avergli reso omaggio. Se nell'aria un soffio più dolce viene a rinfrescarvi la fronte, è lui che l'invia. Se la riva s'abbellisce ancora d'una più ridente verzura, se la freschezza di questo bel luogo vi tocca il cuore, se questo battesimo della natura scaccia per un momento l'arida polvere della vita importuna, è lui, che le vostre preghiere devono ringraziare …”.
Cantato dai poeti d’ogni tempo, il Clitunno nasce dalle Fonti che si trovano presso Campello, a circa dieci chilometri da Spoleto, e dopo un breve ma molto pittoresco corso cambia nome assumendo quello di Maroggia. Sulle vicine contrade e sui vicini colli si innalzavano numerosi templi e piccoli sacelli, essendo quello un luogo di serena religione pagana. Nell'ottobre del 1876, Giosuè Carducci visitava le Fonti e rapito dedicava al Clitunno un'ode stupenda, che il popolo umbro volle ricordare con un'ara votiva posta fra i salici e i pioppi, sulla riva verde, presso l'acque.
Poco lontano dalle Fonti, lungo la Via Flaminia, sorge il Tempietto del Clitunno. Alto quattro metri e mezzo, e si eleva su un basamento di due metri, ed ha al centro porticina che conduce al sotterraneo. La costruzione è di ordine corinzio con quattro colonne e due pilastri che sostengono il cornicione e il timpano. Ai Iati, due avancorpi conducono per mezzo di scalinate al pronao e quindi alla cella tramutata in cappella cristiana.
Plinio parlando di molti altri tempietti simili a questo, ma che andarono distrutti, di questo tace. Non è quindi certo che il monumento esistesse al tempo del grande scrittore: certamente fu riedificato all’epoca degli Antonini, e verso la metà del V secolo fu restaurato per essere consacrato al Salvatore. Ora emerge tra le case rustiche, e biancheggia tra il verde, unico superstite di un periodo luminoso per arte e per religione. Come fu detto, “pone una nota di antica pace”.
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