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Sabato 21 Ottobre 2017, Sant'Orsola e compagne
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Visitare Sondrio - guida breve

 

Casa Carbonera

Situata in piazzetta Angelo Custode, Casa Carbonera è il risultato dei lavori di ristrutturazione e ampliamento intrapresi alla fine del Settecento dalla famiglia proprietaria, una delle più importanti di Sondrio. Il luogo era un tempo temuto poiché si diceva che vi si dessero convegno le streghe. Il prospetto è austero e corre lungo la via, ingentilito appena da un bel portale barocco e da due balconcini con balaustre in ferro battuto. Notevoli sono le due raccolte corti interne attorno alle quali si affacciano leggiadri ballatoi e terrazzini barocchi. Dal secondo cortiletto, oltre la porta sormontata da un affresco monocromo allegorico con una lunga dedica commemorativa dei restauri terminati nel 1778, si accede al vano della bellissima scala elicoidale che conduce ai piani superiori, impreziosita da un’artistica ringhiera in ferro battuto. Sotto un balconcino sul fronte nord dell’edificio si trovano due angioletti in stucco che paiono reggere degli stemmi incorniciati da volute. Il corpo occidentale del complesso è dominato da un avanzo di torre, forse di epoca medioevale, con numerosi imbocchi di piccionaie. Come in altre città, anche a Sondrio i torrioni erano un vero e proprio “status symbol” delle famiglie facoltose. Alla sommità delle torri i “colombari” per l’allevamento di piccioni e passeracei erano un tempo molto diffusi. I piccioni erano una fonte non trascurabile di approvvigionamento alimentare; più raramente i volatili venivano utilizzati quali portatori di messaggi o, come prede, nelle cacce col falco.
 

Castello di Masegra

Il Castello sorge in Via de’ Capitani di Masegra, su un’altura rocciosa che domina il centro antico di Sondrio. Fu costruito nel 1048 da Alberto Capitanei, la cui famiglia otto anni prima aveva ricevuto in feudo la pieve di Sondrio da Enrico III di Franconia. Il Castello – più volte distrutto e ricostruito – era posto al centro di una fitta rete di torri, forti e avamposti militari che presidiavano i territori soggetti alla potente famiglia. I Capitanei rimasero proprietari del castello fino al 1436, quando Jacopa, ultima rappresentante della famiglia, sposò Antonio Beccaria. I discendenti del nuovo casato si occuparono della rocca sino alla fine del Cinquecento: a quel secolo risale l’ampliamento della fortificazione, e l’aggiunta di locali di rappresentanza. Nel 1593 la struttura fu ceduta alla potente famiglia grigiona dei Salis di Soglio. I successivi passaggi di proprietà si ebbero nell’Ottocento: dopo l’annessione di Sondrio all’Italia, l’edificio passò al demanio e fu destinato a scopi militari.
Oggi il Castello si presenta come un complesso di edifici a pianta trapezoidale: i corpi rivolti a sud e a est contengono gli spazi abitativi, mentre sul lato nord si trova una cortina muraria conclusa alle estremità da due torri. Elementi architettonici interessanti posti sulla facciata verso oriente, decorata a graffito, sono i finestroni dalle ghiere imponenti e i due portali in pietra con stemmi, recanti le date 1549 e 1491, mentre il lato dell’edificio a picco sulla città mostra la colombaia decorata da una greca e da un volo di uccelli dipinti. Nel cortile interno si trova una loggetta dove colonne dai capitelli fogliati reggono piccole arcate: sulla facciata sono visibili stemmi dei Beccaria e dei Carcano scolpiti entro clipei. Gli interni più caratteristici sono quelli dell’ala est con le sale voltate del piano rialzato, dove rimangono resti di affreschi del Cinquecento, e quelle al piano superiore con soffitti a cassettoni dalle decorazioni policrome.
Le antiche scuderie del Castello ospitano il “Museo Storico Castello di Masegra”, dedicato ai tre secoli di dominazione dei Grigioni sulla Valtellina (1512-1797).
 

Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio

La Collegiata si affaccia su Piazza Campello. Già esistente nel secolo XII, è sicuramente una delle più antiche chiese della Valtellina. L’edificio fu più volte rimaneggiato e ampliato, finché nel Settecento fu riedificato su disegno di Pietro Ligari (1686-1752), artista valtellinese capostipite di una famiglia di pittori.
Per l’ultimazione della facciata, rimasta incompleta ai tempi del Ligari, si dovette attendere il progetto del 1838 dell’architetto sondriese Giuseppe Sertoli che non conservò il doppio ordine architettonico settecentesco, ma ideò una facciata neoclassica con un ordine architettonico gigante. Sulla lunetta sopra il portale un affresco di Antonio Caimi raffigura una Madonna con Bambino e santi Gervasio e Protasio, protettori della città. A fianco della Chiesa s’innalza isolata la massiccia torre campanaria.
L'interno è a unica navata. Sul soffitto a volta campeggia un affresco di Giovanni Gavazzeni, che rappresenta l'Assunzione della Vergine. All'ingresso, un’urna contiene le reliquie dell'arciprete Nicolò Rusca (1563-1618), martirizzato a Thusis (Svizzera) e per il quale è in corso il processo di beatificazione. Lungo la navata si trovano sei altari progettati da Pietro Ligari e realizzati con marmi policromi pregiati. Alla fine della navata alcuni scalini conducono al presbiterio, dove sono collocate le statue dei Santi Gervasio, Protasio e Pietro, nonché l'altare a tempietto realizzato nel 1827 dai bergamaschi Antonio Galletti e Giovan Battista Navi. Dietro l'altare è collocato il coro, pregevole opera lignea intagliata tra il 1701 e il 1705 con scene dell'antico testamento. La Collegiata conserva tele di grande interesse artistico, dipinte da Pietro Ligari. Tra esse primeggiano: la Madonna del Rosario col Bambino e santi (1738), e il Miracolo di San Gregorio Magno (1720), considerato uno dei capolavori del pittore. Notevoli sono poi il Transito di San Giuseppe del pittore settecentesco G. Petrini (1755) e, nei transetti, le due gigantesche tele con il Martirio dei Santi Gervasio e Protasio e il Trasporto delle loro reliquie, di G. Parravicino. Gli imponenti altari laterali furono disegnati da Pietro Ligari e realizzati da Carlo Buzzi (XVIII secolo).
 

Monumento alla Riconoscenza

Nell’agosto del 1834 Sondrio fu colpita da una violenta inondazione: il Mallero straripò, provocando danni gravissimi, soprattutto nella parte settentrionale della città. Nel gennaio del 1835, su progetto di Carlo Donegani, iniziò la ricostruzione degli argini, presto portata a termine. L’opera fu finanziata quasi del tutto dal Governo Lombardo-Veneto, interessato a mantenere percorribile la strada dello Stelvio, collegamento tra la Valtellina e il Tirolo.
In segno di gratitudine, la cittadinanza di Sondrio decise di erigere un Monumento alla Riconoscenza, da dedicare all’imperatore Ferdinando I. Dopo alcune perplessità, il progetto del Donegani fu accettato, ma con varie modifiche suggerite dallo scultore Pompeo Marchesi. Il Monumento fu completato nel 1839 ed è opera di Giuseppe Croff, allievo del Canova: si presenta come un obelisco di marmo con quattro statue allegoriche che rappresentano la Giustizia, la Religione, la Pace e la Beneficenza. Gli stemmi di Sondrio e degli Asburgo, che inizialmente ornavano il basamento, furono tolti nel 1859, quando la riconoscenza era notevolmente scemata. Oggi il Monumento è collocato presso il Palazzo Martinengo, in Piazza Garibaldi.
 

Palazzo del Governo

Detto anche Palazzo della Provincia o Palazzo Muzio, il Palazzo del Governo è un imponente edificio costruito con pietre locali e decorato con graffiti. Fu costruito negli anni ’30 del Novecento, su progetto di Giovanni Muzio nel 1930, e si colloca fra le vie Vittorio Veneto e XXV Aprile. Il Palazzo, articolato attorno alla corte interna, costituisce una sorta di ponte fra le due vie grazie al passaggio coperto evidenziato alle estremità dalle due torri della Provincia sul lato est e della Prefettura, la più alta, sul alto ovest. Per la progettazione dell’opera, l’architetto Muzio studiò i caratteri dell’architettura locale, con l’intenzione di realizzare “un Palazzo semplice e nobile, materiato dello spirito della Valle”. Così furono riproposti i graffiti osservati su alcuni importanti monumenti della valle (Palazzo Besta e chiesa di Sant’Eufemia a Teglio, Basilica della Madonna di Tirano), furono interpretati elementi come la fontana su Via XXV Aprile, furono utilizzati materiali prevalentemente locali come il serizzo della Valmasino, gli scisti di Dubino, il serpentino e le ardesie della Valmalenco, la pietra verde di Tresivio e di Chiavenna fino ai legni di pino cembro e di larice che caratterizzano le stüe del Prefetto e del Presidente della Provincia e il rappresentativo salone delle adunanze.
Nella sala consiliare sono conservati sei encausti di Gianfilippo Usellini (1903-1971) realizzati nel 1934; i grandi dipinti, disposti lungo le pareti laterali, raffigurano attività lavorative tipiche della Valtellina: mietitura, vendemmia, tessitura, filatura, pesca, alpeggio, caccia, industria del legno, lavorazione del granito e alpinismo collocate sullo sfondo di paesaggi valtellinesi.
 

Palazzo Martinengo

Posto in Via Dante, presso Piazza Garibaldi, Palazzo Martinengo fu costruito fra il 1602 e il 1630 circa, forse sui resti di una precedente costruzione coeva alle mura di cinta. Nel 1646 le famiglie Salis e Parravicini – eredi dei Martinengo – vendettero il Palazzo, che divenne sede del Vicario di Valle. Nel periodo 1759-1773, e poi nel 1834, a causa delle inondazioni del Mallero, l’edificio subì vari interventi che ne modificarono la struttura. Dal 1859 al 1935, Palazzo Martinengo fu sede della Regia Prefettura. Oggi ospita l'Esposizione Permanente della Collezione Mineralogica “Fulvio Grazioli” e l'Archivio Storico Comunale.
Sotto il profilo architettonico, il Palazzo presenta una pianta poligonale irregolare, di muratura continua in pietra intonacata. La parte anteriore è costituita da un corpo centrale che si sviluppa su quattro piani, lievemente aggettante rispetto alle ali laterali. Il portale è coperto da una struttura porticata voltata a botte, sovrastata da una terrazza con balaustra. La copertura è a padiglione con manto in lastre di ardesia.
 

Palazzo Pretorio

Il Palazzo Pretorio, oggi Municipio di Sondrio, prospetta su Piazza Campello. La sua struttura risale all’XI secolo, ma l’aspetto attuale è dovuto al rifacimento del XVI secolo, voluto dal Governatore Grigione. Fino al 1908, anno di inaugurazione del nuovo Palazzo Comunale, è stato sede del governo della città. Oggi l’edificio di piazza Campello ospita le sedi di alcune associazioni cittadine, gli uffici comunali e notevoli sale espositive.
In facciata, l’edificio presenta un severo portale del Cinquecento, ben conservato. Nell’interno si apre un bel cortile con doppio loggiato, decorato con l’antica tecnica del graffio grigio. L’attuale ufficio del sindaco si trova in una delle migliori "stüe"ancora esistenti in Valtellina, in legno intagliato e intarsiato, risalenti al XV secolo. Molte sale dell'edificio – tra cui spicca la splendida Sala Terranea, affrescata con gli stemmi dei Grigioni – sono state utilizzate per mostre ed esposizioni di rilievo; affreschi ancora intatti ne garantiscono una bellezza autentica. Negli ultimi anni molti lavori di restauro si sono succeduti, per far tornare il Palazzo allo splendore originale. Durante i lavori si sono ritrovati numerosi affreschi, coperti da quelli attuali, indice dell'importanza storica del Palazzo.
 

Palazzo Sassi De' Lavizzari

Il Palazzo Sassi De' Lavizzari sorge in Via M. Quadrio, nel cuore di Sondrio, e risale al Cinquecento. L’edificio prende nome dalla famiglia che ne fu proprietaria fino al 1922, quando l’ingegner Francesco Sassi de’ Lavizzari lo donò al Comune di Sondrio, a condizione che venisse destinato a scopi culturali. Il Palazzo subì nel tempo alcune modifiche: le più rilevanti furono quelle apportate nel Settecento.
Destinato nei secoli a disparate funzioni, l'edificio conserva pregevoli particolari delle origini di dimora signorile. L’esterno, molto severo, è ingentilito dal bel portale settecentesco a bugnato con timpano spezzato, attraverso il quale si accede all’elegante cortile porticato. All’interno si ammirano soffitti a grandi pannelli lignei, un fregio dipinto del XVII secolo, grandi camini in pietra e cotto, ambienti decorati a stucco e una preziosa stüa lignea del Seicento. L’ultimo piano della costruzione è il risultato di un sopralzo ottocentesco, epoca di cui rimangono anche alcuni ambienti decorati a stucco.
Il palazzo è attualmente sede del Museo Valtellinese di Storia e Arte, aperto al pubblico dal 1994 al termine dei primi lavori di ristrutturazione.
 

Santuario della Madonna della Sassella

Il suggestivo Santuario sorge in località Sassella, su uno sperone roccioso del versante retico alle porte di Sondrio. Tradizione vuole che sia stato fondato nel 932, per rispondere a una precisa richiesta della Madonna. La chiesa attuale è però databile al Quattrocento: fu ampliata tra il 1682 e il 1685 con la costruzione del portico, della sagrestia e del campanile; subì un’ulteriore modifica, quando fu edificata l’unica cappella laterale, dedicata alla madonna del Carmine. La pianta è ad aula, con portico avanzante, abside semicircolare, piccola sagrestia e un anomalo campanile a sezione pentagonale.
La facciata a capanna è caratterizzata da un portalino marmoreo quattrocentesco ornato con un motivo a torciglione e, nella lunetta, con un bassorilievo raffigurante la Natività. In ogni caso, l’esterno è assai sobrio, se si eccettua il grande affresco di San Cristoforo.
L’interno, a navata unica, è coperto da volta a crociera ed è suddiviso in campate. La navata è illuminata da alcune finestrelle adiacenti il portale e da due monofore del lato destro, rivolto a sud. Al posto della probabile terza monofora vi è oggi l’unica, piccola cappella, accanto alla quale è stata recentemente rinvenuta un’antica apertura. Fra le opere d’arte conservate nel Santuario, spiccano una Madonna in trono e un’interessante Madonna Addolorata, all’interno della seconda lunetta di sinistra. Gli affreschi di maggior interesse sono quelli absidali, del comasco Andrea De Passeris, con scene della vita della Madonna, nella rappresentazione degli Evangelisti, di Sibille, di profeti e di un Cristo Pantocratore al centro del ciclo. Dello stesso autore sono le decorazioni dei sottarchi, con Santi e Profeti. Di un certo valore artistico è poi anche la vetrata absidale rinascimentale rappresentante l’Adorazione di Gesù Bambino. Infine, le decorazioni della cappella e la scena con Ester e Assuero nella lunetta della controfacciata si devono a Giovan Pietro Romegialli.