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Domenica 2 Ottobre 2016, SS. Angeli Custodi
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Storia di Sondrio

La Valtellina dovette essere abitata anche nei tempi preistorici. In zona sono state trovate tracce di castellari e si sono rinvenuti vari oggetti di pietra e di bronzo. Più tardi vennero i Liguri di razza ariana e i Reti-Etruschi, di cui si sono trovate lapidi. I Romani la conquistarono dopo lunga lotta il 16 a.C. ma non vi lasciarono profondi segni, a parte la costruzione della strada che congiungeva Como con Coira, voluta da Augusto. Ancor prima della caduta di Roma, i valichi retici divennero un’importante porta di accesso all’Italia e di controllo delle invasioni che cominciavano a minacciare l’impero. Dopo le invasioni, le valli furono acquisite dai Bizantini, ma sul finire del VI secolo questi furono sconfitti dai longobardi, i quali giunsero in Valtellina verso il 720. Nel dominio delle valli seguirono i Franchi sul finire dell’VIII secolo, quando Carlo Magno (775) donò la Valtellina al monastero di Saint Denis presso Parigi. La situazione rimase così fino al X secolo, con il passaggio del regno d’Italia agli imperatori tedeschi e, per la Valchiavenna, al ducato di Svevia.
Con l’affermarsi del feudalesimo, si ebbe il sovrapporsi sugli stessi territori dell’autorità del vescovo di Como, e talora anche quello di Coira, su quella imperiale. Gli imperatori inaugurarono quella che si potrebbe definire la politica dei passi tra Germania e Italia. Nacque allora il contado di Chiavenna. Gli imperatori si affidarono ai vescovi-conti: a quello di Coira al di là delle Alpi, al quale Ottone I nel 960 attribuì la val Bregaglia a monte del torrente Lòvero; a quello di Como, insieme ai diritti sul ponte e le chiuse di Chiavenna, il viscontado di Valtellina. Questi ultimi inviarono in valle capitani di pieve e militi. Il primo Comune documentato in Valtellina è quello di Delebio, che è nominato nel 1204. Nel resto della valle la concessione dell’ereditarietà dei feudi, sancita da Corrado II nel 1038, indusse i capitani di pieve ad attribuirsi il potere che tenevano per conto del vescovo di Como: così avvenne per i Capitanei a Sondrio e Berbenno, per i Vicedomini e i Parravicini nella bassa valle. Durante il feudalesimo Bormio fu affidato al vescovo di Coira. Nel XIII secolo si ebbero anche in Valtellina scontri tra guelfi e ghibellini: insomma, due fazioni si contendevano il potere.
Nel 1335 Azzone Visconti ottenne la signoria di Como e di tutto il territorio della diocesi, quindi anche di Valtellina e Valchiavenna. Furono allora introdotti un capitano di valle che risiedeva nel castello di Tresivio e un commissario a Chiavenna. Nella seconda metà del XV secolo ai Visconti subentrarono gli Sforza e nel 1485 la Valtellina fu infeudata al cardinale Ascanio Sforza, fratello del duca. Verso la fine di questo secolo Ludovico il Moro ordinò di cingere di mura i principali centri delle due valli per difendersi dai vicini Grigioni, che avevano fatto due invasioni. La Francia, che aveva sconfitto gli Sforza strappando loro il ducato di Milano, dominò per dodici anni anche su Valtellina e Valchiavenna. Nel XV secolo, tre territori a nord delle Alpi si erano uniti, dando luogo alla Repubblica delle Tre Leghe o dei Grigioni. La lega Grigia, con capoluogo Ilanz, comprendeva il territorio della Mesolcina con Disentis e Thusis e aveva come capoluogo Ilanz; la lega Caddea (Casa di Dio) con capoluogo Coira si spingeva fino in val Bregaglia; la lega delle Dieci Giurisdizioni abbracciava la zona di Davos. Una volta unite, le leghe non tardarono a mostrare interesse per le valli a sud delle Alpi, tanto che nel 1486 e nel 1487 fecero due invasioni, andandosene solo dopo un forte indennizzo in denaro. Ma nel 1512, quando i Francesi furono scacciati da Milano con l’aiuto dei mercenari svizzeri, i Grigioni colsero l’occasione per entrare in Valtellina e Valchiavenna, accolti come liberatori dopo la durezza e le prepotenze dei Francesi. Presentatisi come alleati, diverranno poco dopo dominanti, rimanendo sino alla fine del Settecento. A incrinare i rapporti tra sudditi e dominanti fu nel ‘500 la questione religiosa. Avendo in maggioranza accolto la riforma protestante, i Grigioni ammisero in Valtellina e Valchiavenna la professione delle due confessioni, la cattolica e la riformata. Alcuni decreti in favore dei protestanti, fomentarono il cosiddetto “Sacro Macello”: nel 1620 i cattolici, appoggiati dalla Spagna, trucidarono 400 protestanti. La questione religiosa si appianò dopo il capitolato di Milano che nel 1639 mise fine a vent’anni di contese tra Francia e Spagna, sancì il ritorno dei Grigioni, ma restituì ai cattolici le chiese usate dai protestanti. Fu lo strapotere di alcuni giudici e di alcune famiglie, specie i Salis, che nel secondo Settecento guastò i rapporti e portò i locali ad accogliere come liberatori i Francesi.
Nel 1797, con la spedizione in Italia di Napoleone, Valtellina e Valchiavenna entrarono nella Repubblica Cisalpina. Dopo quattordici mesi di governo austriaco, che allontanò i Francesi tra maggio 1799 e luglio 1800, fu proclamata la seconda Repubblica Cisalpina: Valtellina e Valchiavenna furono unite con centro Morbegno e poi, come dipartimento dell’Adda, con capoluogo Sondrio. Intanto nel 1805 si passava al regno d’Italia con Eugenio Beauharnais viceré. Tra il 1804 e il 1807 si costruì la nuova strada da Colico a Sondrio. Sconfitto Napoleone, il Congresso di Vienna assegnò Valtellina e Valchiavenna al Regno lombardo-Veneto sotto l’Austria, che procedette a un riordino amministrativo, istituendo nelle due valli la provincia di Sondrio.
Politicamente a Chiavenna la notizia dell’insurrezione di Milano del 1848 fu accolta con entusiasmo in Valtellina e Valchiavenna. A Sondrio la gente armata costrinse gli ufficiali austriaci ad arrendersi, mentre a Chiavenna Francesco Dolzino, un facoltoso commerciante di idee mazziniane, disarmata la gendarmeria austriaca, con alcune centinaia di volontari fece altrettanto a Morbegno. Giuseppe Gucciardi a Tirano assunse il comando della guardia civica. Si andò anche alla difesa dei passi dello Stelvio e del Tonale. Ma l’armistizio di Salasco, che fece seguito alle sconfitte di Carlo Alberto, sancì il rientro degli Austriaci. A Verceia Dolzino con 200 volontari tentò invano il 22 ottobre di resistere: come ritorsione furono bruciati Verceia e Campo e imposta una pesante multa a Chiavenna. Molti valtellinesi e valchiavennaschi parteciparono anche alla seconda guerra per l’indipendenza e venti giorni dopo l’entrata di Napoleone III e di Vittorio Emanuele II in Milano – era il 27 giugno – arrivò in Valtellina Giuseppe Garibaldi con la sua brigata, accolto dappertutto con entusiasmo. L’armistizio di Villafranca dell’11 luglio segnò la fine delle ostilità e la raggiunta unità dell’Italia.
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