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Venerdì 28 Luglio 2017, Sant'Innocenzo I
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Visitare Siracusa - guida breve

 

Anfiteatro Romano

L’Anfiteatro di Siracusa è fra i maggiori edifici romani esistenti in Italia. Pur essendo inferiore al Colosseo, supera, per dimensioni, le arene di Verona, Otripoli e Pozzuoli. Storicamente datata al III-IV secolo, la costruzione risale probabilmente alla fine del I secolo d.C., quando a Siracusa s’insediò la colonia augustea. Per sua natura, essa era destinata a ospitare spettacoli cruenti.
In gran parte scavata nella roccia del Temenite, la struttura sorge nella zona monumentale – presso il Teatro Greco e l’Ara di Ierone II – ed ha forma ellittica, con i due diametri esterni di m. 140 x 119 e quelli interni di m. 70 x 40. Le spoliazioni spagnole del Cinquecento hanno completamente distrutto la parte in alzato.
L'anfiteatro rimase interrato per molti secoli e fu riportato alla luce nel 1839, dal duca di Serradifalco. Si notano ancora i due ingressi che immettevano nell'arena: il principale, a Nord, era collegato con un ampio piazzale destinato ad accogliere i cocchi degli spettatori, mentre quello secondario, a Sud, è oggi usato per la visita al monumento. Nel giardino che precede, sono stati sistemati alcuni imponenti sarcofagi, provenienti dalle necropoli cittadine e di Megara Iblea.
L'arena era cinta da un alto podio, all'interno del quale vi era un corridoio per l'uscita dei gladiatori e delle belve. Altri due ambulacri correvano a livelli più alti e delle scale servivano agli spettatori per raggiungere l'ordine del posto. Le gradinate erano ricoperte in origine da lastre di pietra messe in opera sui gradini, onde prevenire il deterioramento della roccia su cui erano scavati. Sopra il prospetto del corridoio che cingeva l'arena, vi sono ancora blocchi di marmo, che portano inciso il nome dei proprietari dei posti.
 

Ara di Ierone II

Probabilmente dedicata a Zeus Eleutherios (Liberatore), la gigantesca ara votiva è fra i monumenti più rappresentativi dello splendore e della ricchezza di Siracusa nel III secolo a. C. L’ara fu fatta erigere - per i sacrifici pubblici - da Ierone II, protettore di Archimede e forse il più grande reggitore della Siracusa antica. Narra Diodoro Siculo, che nel corso delle annuali feste delle Eleutèrie, qui si potevano sacrificare 450 buoi.
Della struttura originaria, rimane solo la parte del basamento, interamente scavata nella roccia: è lunga m. 198 e larga m. 22,80. L’elevato è stato distrutto nel Cinquecento, dagli Spagnoli, che utilizzarono i blocchi di pietra già squadrati per edificare le fortificazioni di Ortigia.
All'interno del monumento gli animali da sacrificare accedevano attraverso due rampe contrapposte, a nord e a sud della costruzione, mentre al suo centro vi era un altro rialzo dove ardevano i fuochi per la combustione sacrificale. Nella rampa di nord, quella più vicina alla ringhiera di viale Paradiso, sono ancora visibili i piedi di uno dei telamoni che adornavano gli ingressi. L'ampia piazza antistante era cinta da un grande portico, con quattordici colonne nei lati corti e sessantaquattro nei lati lunghi, al centro del quale vi era una grande vasca con un basamento destinato a sostenere, forse, una statua.
 

Castello Eurialo

Il Castello Eurialo sorge a circa sette chilometri da Siracusa, sulla sommità dell’antico quartiere di Epipoli. Voluta dal tiranno Dionisio I, soprattutto per scopi difensivi, l’imponente opera militare fu costruita fra il 402 e il 397 a.C. e rappresenta uno straordinario esempio di architettura militare greca dell’antichità. Modificato nel III secolo a.C. da Ierone II, forse con l’apporto di Archimede. Posto come punto di cerniera tra le due ali di mura che cingevano la città per una lunghezza di ventisette chilometri, il Castello è il culmine della fortificazione siracusana. Contro questo formidabile baluardo, s’infranse la Potenza dell’esercito cartaginese.
L'entrata del Castello è protetta da tre fossati, oltrepassati i quali si trova il mastio di forma trapezoidale e difeso da cinque grandi torri. Oltre il mastio vi è un grande recinto, ove si trovava la porta d'ingresso al castello, aperta su un muro spesso 5 metri. La costruzione presentava elementi strategici intesi a cogliere di sorpresa gli assalitori: un intricato susseguirsi di gallerie permetteva di spostare i soldati da un punto all'altro della fortezza senza essere visti; inoltre, nel tratto nord delle mura si trovava la "porta a invito" (opera a tenaglia): chi avesse tentato di entrare si sarebbe trovato circondato sotto l'attacco delle milizie del castello.
Dopo la conquista romana della città nel 212 a.C. da parte del Console Marcello, il grande complesso militare dell'Eurialo fu modificato fino all'età bizantina, quando ne fu ricostruita una parte usando materiale di spoglio proveniente da altre parti diroccate.
Oggi l’Eurialo porta il nome di Belvedere: dalla sua altura si gode, infatti, un panorama stupendo. Di fronte si stende lo Ionio, sul retro sorge minaccioso l'Etna «colonna del cielo». Lo sguardo spazia sulla costa orientale dell'isola, ricca di magnifici golfi e promontori, fin oltre Augusta, là dove Catania si perde nei vapori.
 

Catacombe di San Giovanni

Sotto la Chiesa di San Giovanni Evangelista, si espandono le omonime catacombe, sorte intorno alla tomba di San Marciano: meravigliose caverne sotterranee, considerate superiori a quelle di Napoli e Roma. L’esteso labirinto risale al IV-V secolo e pare sia stato costruito prima dai Romani, poi dai pagani, dai saraceni e dai greci del basso impero.
Il complesso è costituito intorno a un rettilineo principale, ricavato seguendo il tracciato di un ex acquedotto greco. Da esso si staccano i cardini minori. I sepolcri si trovano lungo le pareti e sono ad arcosolio e polisomi, cioè a più "posti", fino a un massimo di venti. Tra l'uno e l'altro sono spesso collocati loculi più piccoli e meno profondi, destinati sicuramente ai bambini.
A intervalli si aprono aree circolari o quadrate, utilizzate come camere sepolcrali di martiri e santi. Tra queste la più nota è la Rotonda di Adelfia, ove è stato ritrovato un bellissimo sarcofago scolpito con scene bibliche. Lungo il tracciato s’incontrano inoltre cisterne coniche di epoca greco-romana trasformate poi in cubicoli, e si osservano preziosi monumenti e iscrizioni, nonché affreschi, stucchi, rami d'ulivo, colombi.
 

Duomo di Siracusa

Nella parte alta dell’isola di Ortigia, il sito ove sorge il Duomo di Siracusa era destinato, fin dall'antichità, a ospitare un luogo di culto. A un tempio eretto nel VI secolo a.C., si sostituì il Tempio di Atena (o Minerva), innalzato in onore della dea dal tiranno Gelone, dopo la grande vittoria di Imera (480 a.C.) contro i Cartaginesi. Nel VII secolo, all’epoca del vescovo Zosimo, il tempio di Atena fu inglobato in un edificio cristiano, dedicato alla Natività di Maria: in particolare, furono innalzati muri a chiudere lo spazio tra le colonne del peristilio e aperte otto arcate nella cella centrale, per permettere il passaggio alle due navate laterali così ottenute. Le imponenti colonne doriche sono ancora oggi visibili sul lato sinistro, sia all'esterno sia all'interno dell'edificio. Forse trasformata in moschea durante la dominazione araba, la chiesa fu rimaneggiata in epoca normanna. Il terremoto del 1693 causò vari danni, tra cui il crollo della facciata.
La facciata attuale – capolavoro dell’architetto palermitano Andrea Palma, e una delle migliori testimonianze barocche di Siracusa – fu realizzata fra il 1728 e il 1754. Essa s’innalza su un’imponente scalinata ed ha la colonna come modulo compositivo. Il prospetto è a due piani, coronati da un frontone. Opera di Ignazio Marabitti sono le due statue che affiancano la scalinata (San Pietro e San Paolo) e quelle che ornano il secondo ordine (San Marciano, Santa Lucia e, nell’edicola centrale, la cosiddetta Vergine del Piliere). L'ingresso è preceduto da un atrio con un bel portale fiancheggiato da due colonne a torciglioni, lungo le cui spire si avvolgono rami d'uva.
L'interno è a tre navate e a impianto basilicale. La navata centrale è coperta da un cinquecentesco soffitto ligneo a travature scoperte. Il pavimento, marmoreo e policromo, fu voluto dal vescovo Bellomo e realizzato nel 1444. Il lato destro della navata laterale è delimitato dalle colonne del tempio, che oggi danno accesso alle cappelle. Nella prima cappella è conservato un bel fonte battesimale, formato da un cratere greco in marmo sostenuto da sette leoncini in ferro battuto del Duecento. La cappella di Santa Lucia presenta un bel paliotto argenteo del Settecento. Nella nicchia è conservata la splendida statua d’argento della santa, opera di Pietro Rizzo (1599). L’ampia cappella del Crocefisso, in fondo alla navata destra, accoglie una tavola con San Zosimo, forse di Antonello da Messina; all’altare della cappella è una croce in legno di stile bizantino.
Fra le altre opere d’arte conservate in Duomo, spiccano le molte statue dei Gagini, tra cui quella della Vergine (di Domenico) e di Santa Lucia (di Antonello) lungo la navata laterale sinistra, e la Madonna della Neve (di Antonello) nell'abside sinistra. Vi si trovano pure quadri su legno e su tela di epoca bizantina; un artistico coro in noce del Quattrocento; un organo e la cantoria in legno dorato con ornamenti a stile corinzio, pure risalenti al Quattrocento.
 

Fonte Aretusa

La Fonte Aretusa è una sorgente di acqua dolce che sgorga da una grotta presso il mare, nella parte sud-occidentale dell’isola di Ortigia. Simbolo della città sin dai tempi della fondazione greca (734 a.C.), la fonte è cantata da molti poeti, affascinati dalla leggenda di Aretusa e dal luogo incantevole. Secondo la mitologia, la ninfa Aretusa – fedele ancella di Artemide – fu scorta dal dio fluviale Alfeo, che se ne invaghì e tentò di sedurla contro la sua volontà. Per salvarsi da Alfeo, Aretusa fuggì in Sicilia, dove Artemide la tramutò in fonte. Zeus, commosso, mutò Alfeo in un fiume della Grecia (presso Olimpia), permettendogli così di raggiungere Aretusa, scorrendo sottoterra. Ancora oggi sul lungomare Alfeo a Ortigia, nei pressi della celebre fonte, sgorga una sorgente detta "l'Occhio della Zillica", che la fantasia popolare identifica nell'innamorato Alfeo. Da allora, narrano i poeti greci, quando a Olimpia si sacrificavano degli animali lungo il fiume Alfeo, la Fonte Aretusa si tingeva di rosso.
Così Virgilio ricorda la Fonte Aretusa nell'Eneide (libro III-1095):
“Giace della Sicania al golfo avanti
un’isoletta che a Plemmirio ondoso
è posta incontro, e dagli antichi è detta
per nome Ortigia. A quest’isola è fama,
che per vie sotto il mare il greco Alfeo
vien, da Doride intatto, infin d’Arcadia
per bocca d’Aretusa a mescolarsi
con l’onde di Sicilia. …”.
Più prosaicamente, la fonte è uno dei tanti sfoghi della falda freatica iblea nel siracusano, la stessa falda che alimenta il fiume Ciane sul lato opposto del Porto Grande. Solo dopo i lavori di metà Ottocento, la fonte assunse l'aspetto che ha oggi, ricca di papiri, anatre e pesci, circondata da alte mura sormontate da piccole ringhiere.
 

Ginnasio Romano

Lungo Via Elorina, sorge il complesso monumentale del cosiddetto Ginnasio romano, che probabilmente risale alla seconda metà del I secolo d.C. Il complesso comprende un teatro, un quadriportico e un tempio e – come il vicino Foro Siracusano – faceva parte dell’antica agorà del quartiere di Acradina. Era sostanzialmente un teatro, forse riservato esclusivamente alle classi elevate. Della struttura teatrale sono ancora visibili i gradini della cavea e un tempietto marmoreo che costituiva la scena. Sembra che, almeno agli inizi, il tempio fosse dedicato alla pratica di culti orientali misterici. Il quadriportico, in buona parte, si nota appena.
Tradizione vuole che nell’area del Ginnasio si trovi la tomba di Timoleonte, uomo politico corinzio che, verso la metà del IV secolo a.C. governò la città e costituì una lega siciliota sotto il controllo di Siracusa. La tomba, però, non è mai stata trovata.
 

Musei di Siracusa

GALLERIA REGIONALE DI Palazzo Bellomo
c/o Palazzo Bellomo
Via Capodieci, 14-16
Museo d’arte medievale e moderna, la Galleria fu inaugurata nel 1948: l’attuale allestimento fu completato negli anni Settanta. Il nucleo iniziale della raccolta è costituito da opere d'arte provenienti da chiese e conventi soppressi, di Siracusa e di altre località della Sicilia orientale. In seguito la raccolta si è arricchita di reperti e opere provenienti da acquisti, donazioni, raccolte private e monumenti.
La sezione Scultura comprende opere dall’età bizantina al Rinascimento. Notevoli sono i due sarcofagi dei Governatori della Camera Reginale, Giovanni Cabastida e Giovanni Cardenas: quest’ultimo è opera di Antonello Gagini.
La Pinacoteca contiene due gioielli d’inestimabile valore: l’Annunciazione di Antonello da Messina (1474), e il Seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio (1608) Comprende poi vari dipinti dei madonnari cretesi-veneziani e opere di artisti locali. La Galleria espone inoltre pregevoli collezioni di oreficerie, argenterie, avori, ceramiche, terrecotte, arredi sacri, maioliche e lavori in corallo, nonché un prezioso libro delle ore miniato, di scuola fiamminga, realizzato agli inizi del Cinquecento.

MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE “PAOLO ORSI” c/o Parco di Villa Landolina
Viale Teocrito, 66
E’ il museo archeologico più importante della Sicilia. Inaugurato nel 1988, si sviluppa su tre piani, per complessivi dodicimila metri quadri. Il Museo illustra la preistoria e la storia di quasi tutti i maggiori siti archeologici della Sicilia centrale e orientale. Vi sono conservate la più importante documentazione della preistoria, della protostoria della Sicilia e celebri opere di arte greca e romana, ceramiche, marmi, decorazioni architettoniche. I più antichi reperti vanno dal paleolitico all'età del bronzo; notevoli gli oggetti che testimoniano le influenze egee, anatoliche e micenee. Preziosi i corredi delle necropoli greco-sicule, il materiale ceramico, i rilievi fittili, le statue arcaiche. Gemma del Museo è la "Venere anadiomene", detta Venere Landolina, statua di fattura romano-ellenistica. Il materiale proviene da scavi delle colonie greche dell'area, da Megara Hyblaea, a Eloro, Akrai, Kaismenai, Kamarina. Bella una stipe votiva proveniente da un recente scavo di Francavilla.
Il percorso museale è curato in modo da consentire un inquadramento topografico e cronologico dei reperti. L'esposizione è articolata in tre settori, che gravitano attorno ad un vasto ambiente circolare, dove è illustrata la storia del museo e sono presentati gli insiemi dei reperti dei singoli settori espositivi.

MUSEO DEL CINEMA
c/o Palazzo Carpaci
Via Alagona, 41-45 Inaugurato nel 1995, il Museo si estende su duemila metri quadri e rappresenta – in dodici sale – una magnifica sintesi storica e artistica della “settima arte”, ossia del cinema. Contiene venticinquemila film, una biblioteca con centomila libri specializzati sul cinema, nonché una miriade di riviste cinematografiche a partire dal primo Novecento, manifesti e locandine. Notevolissima è la raccolta di circa 20.000 cimeli (proiettori, apparecchiature cine-fotografiche e di registrazione). Il Museo consente di ripercorrere la storia del cinema, dai fratelli Lumière ai nostri giorni. La sala proiezioni propone, inoltre, pellicole rarissime.

MUSEO DEL PAPIRO
Viale Teocrito, 66
Fondato nel 1989, il Museo presenta un’interessante storia del papiro e delle sue utilizzazioni, e consente di penetrare taluni aspetti dell’arte antica e della Storia di Siracusa. Il materiale esposto è formato da documenti papiracei antichi (dal XV secolo a.C. al Settecento); papiri prodotti a Siracusa dall'Ottocento; manufatti in papiro (ventagli, corde, stuoie, barche ecc.); strumenti e materiali per la scrittura utilizzati dagli scribi, soprattutto egiziani. Interessante è anche l’erbario, che comprende ombrelle di Cyperus papyrus raccolte in Africa, in Israele e in Sicilia.
Il museo cura inoltre il recupero, la conservazione e la divulgazione della cultura del papiro, e promuove studi sulla pianta, sulla produzione della carta nelle diverse epoche e sulle tecniche di conservazione e restauro dei papiri.
 

Orecchio di Dionisio

La grande grotta che – per la sua forma di orecchio umano – è chiamata comunemente “Orecchio di Dionisio”, è parte della Latomia del Paradiso, una delle tante cave scavate dai prigionieri di Siracusa, per estrarvi la pietra necessaria alla costruzione degli edifici e dei monumenti cittadini.
Nel Parco Archeologico della Neapolis, essa si sviluppa internamente a forma di “S” per 65 metri, è alta 23 metri e larga da 5 a 11. Lungo il tetto vi è un’incanalatura quadrata che raccoglie i suoni sottostanti e li convoglia in una cameretta posta sopra la cava. Questa cameretta era inaccessibile, ma alla fine dell’Ottocento, si è aperta una via dal terreno soprastante e i visitatori possono attestare il vero delle meraviglie acustiche che riporta questa grotta.
Lo storico Tucidide e lo stesso Cicerone sostengono che la caverna fu scavata dal tiranno Dionisio per farne una prigione. La tradizione aggiunge che la caverna fu così architettata perché anche il minimo bisbiglio dei prigionieri fosse udibile nella cameretta, ove il tiranno o i suoi aiutanti sarebbero stati in ascolto. In realtà, questa tradizione è nata nei primi anni del Seicento, quando il pittore Caravaggio, visitando la caverna, osservò che somigliava a un orecchio umano, e suggerì che forse era stata costruita per lo scopo di cui sopra. L'idea piacque e passò di bocca in bocca, finché arrivò a essere creduta implicitamente.
E’ però difficile che la tradizione abbia un fondamento. Qualche esperimento sul campo ha dimostrato che, perché l’eco si ripercuota, bisogna avvicinarsi alle pareti del muro; se poi a parlare sono due o più persone, l’eco giunge alla cameretta come un suono del tutto indistinto e indecifrabile. Comunque, viva la tradizione, che desta la curiosità e qualcosa di vero talvolta nasconde.
 

Palazzo Vermexio

Palazzo Vermexio, chiamato anche “Palazzo del Senato”, è sede del Comune di Siracusa. Prospetta su Piazza Duomo, e parti delle sue fondamenta sorgono sui resti di un tempio ionico della fine del VI secolo a.C., forse dedicato ad Artemide L’edificio fu commissionato nel 1629 dal Senato della città – fino ad allora ospite nel Palazzo della Camera Reginale e poi nel Palazzo Beneventano del Bosco – all'architetto siracusano di origine spagnola Giovanni Vermexio. La costruzione fu completata in tre anni.
L’edificio presenta peculiari caratteristiche architettoniche, che ebbero vasto seguito nell'edilizia siracusana dei secoli successivi. Il Vermexio, infatti, è riuscito a fondere mirabilmente le forme classiche rinascimentali con quelle sfarzose dello stile spagnolo: timpani sui balconi, cornici spezzate e sporgenti, nicchie, capitelli ornati di conchiglie e maschere. Le nicchie vuote avrebbero dovuto ospitare statue marmoree dei re di Spagna, commissionate a Gregorio Tedeschi, ma per la morte prematura, quest’ultimo portò a compimento solo la grande aquila a due teste coronate, simbolo dell'impero spagnolo: la statua sovrasta il balcone centrale.
Dopo il 1850 la struttura originale del palazzo fu modificata con l'aggiunta del piano attico per l'ampliamento degli uffici del Comune. Il Palazzo fu anche adibito a teatro, dal 1740 al 1880.
Vermexio – chiamato il “lucertolone”, forse per il suo aspetto fisico – firmò alcune sue opere scolpendo, in angoli più o meno in vista, una lucertola. Il palazzo in questione è stato “autografato” dall'artista nell'angolo sinistro del cornicione del prospetto principale.
 

Teatro Greco

Il Teatro Greco di Siracusa si trova nel Parco Archeologico della Neapolis, sulle pendici del monte Temenite, e rappresenta il più importante esempio di architettura teatrale dell’occidente greco. Quasi interamente scavato nella roccia, il Teatro era usato per le rappresentazioni, ma anche per le assemblee popolari. In epoca imperiale, la struttura fu adattata per accogliere i giochi circensi, poi cadde in abbandono per secoli. Nel Cinquecento, fu depredato dagli Spagnoli di Carlo V e le pietre servirono per erigere le fortificazioni di Ortigia.
Gli scavi, iniziati alla fine del Settecento e protrattisi per tutto il secolo successivo, sono stati completati solo alla metà del Novecento. Le origini del monumento sono incerte, ma è generalmente accettato che la forma attuale risalirebbe all’opera di ristrutturazione degli anni 238–215 a.C. sotto il regno di Ierone II.
Il teatro si compone di tre parti: càvea, orchestra e scena. La càvea è semicircolare, con un diametro di 138 metri. I sessantasette ordini di gradini sono divisi in nove cunei (settori) da otto scalette di servizio. La càvea è poi attraversata da un corridoio, il diàzoma, in cui erano incisi i nomi delle divinità o dei regnanti cui era dedicato il Cuneo. L’orchestra è lo spazio semicircolare ai piedi della càvea, dove danzavano i cori. La scena è la vasta spianata dove sorgeva l'edificio scenico, delimitata ai lati da due imponenti piloni.
La parte superiore del teatro era cinta da un ampio portico coperto. La parete rocciosa sovrastante è costellata d’incavi quadrangolari destinati ad accogliere i quadretti con immagini votive delle divinità o degli eroi. Al centro della roccia si apre un'ampia grotta dalla quale scaturisce acqua proveniente dall'acquedotto greco. In questa grotta-ninfeo è possibile riconoscere il Mouseion, ossia la sede della corporazione degli artisti.
 

Tempio di Apollo

Il Tempio di Apollo, costruito nel VI secolo a.C., è il più antico tempio dorico periptero (ossia racchiuso da colonne) dell’intera Sicilia, e uno dei più importanti monumenti di Ortigia. Secondo un'iscrizione dedicato ad Apollo, secondo Cicerone ad Artemide, il tempio ha subito nei secoli varie trasformazioni e adattamenti. Divenne chiesa cristiana in epoca bizantina, moschea araba con i Mussulmani, basilica normanna in epoca medioevale e quindi – nel Cinquecento – caserma spagnola, detta del “Quartiere vecchio”.
Scoperto intorno al 1860 all'interno della caserma, fu riportato alla luce, grazie agli scavi effettuati da Paolo Orsi negli anni tra il 1938 e il 1942. Le precedenti costruzioni, infatti, non tennero conto della presenza di un monumento storico, il quale fu danneggiato gravemente proprio a causa della sovrapposizione architettonica. Oggi solo due colonne rimangono a testimoniare la monumentalità dell’antica costruzione. Il tempio misura metri 58,10 x 24,50, con diciassette colonne sui lati lunghi e sei sulle fronti. L’aula principale era divisa in tre navate, separate da due file di colonne interne a doppio ordine tre navate. Varie rilevazioni architettoniche confermano la sua arcaicità nella fattura delle colonne e nell’ampiezza degli intercolunni.
 

Tempio di Giove Olimpio

Il Tempio di Giove Olimpio si trova a tre chilometri da Siracusa, in direzione sud. Eretto dopo il Tempio di Apollo in Ortigia, quello di Zeus Olimpio è il più antico tempio greco della terraferma e risale ai primi decenni del VI secolo a.C. E' probabile che l’edificio, chiamato Olympieion, fosse il più importante di Siracusa: la sua casta sacerdotale era la prima della città e in esso erano contenute le liste censitarie dei cittadini; forse in esso si custodivano anche le casse dell’erario cittadino.
Il tempio sorgeva nell'antica borgata detta Polichne, in posizione panoramica, leggermente sopraelevato. La costruzione, d’ordine dorico, si presentava davvero imponente, con sei colonne nel prospetto e diciassette nei fianchi, tutte monolitiche. La monumentalità dell'impianto era accresciuta da una seconda fila di colonne dietro quelle della facciata. La cella era poi preceduta da un pronao e seguita da un áditon. Della grande struttura (che misurava metri 20,50 x 60) oggi rimangono solo una parte del crepidoma e due colonne del lato sud che, dal Settecento in poi, hanno caratterizzato buona parte delle vedute del porto e di Siracusa.