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Castello Maniace

Siracusa / Italia
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La mole possente del Castello Maniace sorge sulla punta estrema dell'isola di Ortigia. Si tratta di una fortezza militare in pietra arenaria, costruita da Federico II di Svevia fra il 1232 e il 1240, per scopi difensivi, ma forse anche con funzioni di rappresentanza. Il nome della struttura ricorda il generale bizantino Giorgio Maniace che nel 1038 liberò – per breve tempo – l’isola dagli Arabi, e si premurò di fortificarla: sull’area del Castello, Maniace costruì un fortilizio, forse una torre, che fu completamente inglobato nella costruzione sveva.
Il Castello è di forma quadrata, con lati di 51 metri e quattro torri circolari. Il portale – alto poco più di 8 metri e largo 5,33 – presenta alcuni fasci di colonnine su basi multiple, che sorreggono piccoli capitelli a calice. L’interno è rappresentato dalla sala cosiddetta “ipostila”, con sedici colonne che sostengono venticinque volte a crociera. L’edificio si poteva raggiungere solo attraversando un ponte levatoio, che lo isolava dalla terraferma, rendendola praticamente inattaccabile.
La guerra fra gli Angioini e gli Aragonesi per il dominio del Regno vede il castello a difesa della città. Poi, per quasi tutto il Quattrocento, fu adibito a carcere. Nel 1448, dopo un banchetto, il capitano Giovanni Ventimiglia fece uccidere tutti i convitati accusati di tradimento. Per questo gesto ottiene in dono dal re Alfonso due arieti bronzei che ornavano il prospetto del Castello. Alla fine del Cinquecento, l’edificio diventa un punto nodale della cinta muraria della città, progettata dall’ingegnere militare spagnolo Ferramolino. Altri lavori di fortificazione furono realizzati alla metà del Seicento. Nel 1704 l’esplosione della polveriera sconvolse l'edificio. Negli anni successivi fu avviata la ricostruzione, che lasciò intatte le parti rovinate dall'esplosione, mentre si crearono tamponature per la realizzazione di magazzini. In età napoleonica, il Castello risorse con funzioni militari e fu munito di pezzi d’artiglieria. Nel 1838, durante il periodo dei moti rivoluzionari, i borbonici di Ferdinando v’innalzarono una casamatta. Dopo l’unificazione, il castello fu consegnato al Regno di Savoia e utilizzato, fino alla seconda guerra mondiale, come deposito militare.
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