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Lunedì 23 Ottobre 2017, San Giovanni da Capestrano
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Visitare Siena - guida breve

 

Battistero di San Giovanni

Dopo la Cattedrale, il tempio senese che attira maggiormente l'attenzione è il Battistero di San Giovanni Battista, che sorge sulla piazza omonima. Esso fu costruito fra il 1316 ed il 1325, da Camaino di Crescentino (padre di Tino di Camaino). La facciata della chiesa è un capolavoro dello stile gotico, purtroppo incompiuto, i cui disegni - eseguiti nel 1382 - sono attribuiti a Mino del Pellicciaio. Il bel portale del 1345 alleggerisce il portale di quello che sarebbe dovuto diventare il Duomo Nuovo.
L'interno è a pianta rettangolare, e si sviluppa in tre navate divise da pilastri e coperte da volte. Gli affreschi - del Vecchietta e della sua scuola - risalgono alla metà del XV secolo, ma furono restaurati nell’Ottocento. Al centro si eleva il celebre e bellissimo fonte battesimale, realizzato intorno al 1428-1430, uno dei massimi capolavori del Rinascimento. La vasca - di forma esagonale - è decorata con pannelli in bronzo, che raffigurano scene della vita di Giovanni, alternate con le statue delle Virtù, in una sequenza straordinaria: Annuncio a Zaccaria, di Jacopo della Quercia; Giustizia, di Giovanni di Turino; Nascita del Battista, di Turino di Sano; Carità, Predicazione del Battista e Prudenza di Giovanni di Turino; Battesimo di Gesù, di Lorenzo Ghiberti; Fede, di Donatello; Cattura del Battista, del Ghiberti; Speranza e Banchetto di Erode, di Donatello; Fortezza, di Goro di Neroccio. Ricca e preziosa è anche la decorazione del ciborio: quattro angeli di Donatello e di Giovanni di Turino, cinque statue di profeti di Jacopo della Quercia, una Madonna con Bambino di Giovanni di Turino, e - a coronamento - una statua di San Giovanni Battista, opera di Jacopo della Quercia.
 

Chiesa di San Domenico

La chiesa di San Domenico, costruita in laterizi, domina imponente la piazza omonima, dalla quale si gode una magnifica vista sul Duomo e sulla Torre del Mangia. L’edificio fu iniziato nel 1226, ampliato nel Trecento e compiuta nel 1465. Nel 1531 la chiesa fu restaurata in seguito ad un incendio; infine, nel Settecento, fu abbassato il campanile, che fu anche coronato di merli.
L'interno è ad unica navata, dall'aspetto maestoso. A destra dell'ingresso, nell’altare della Cappella delle Volte, spicca un affresco di Andrea Vanni (1332-1414) - artista contemporaneo di Santa Caterina - che si può considerare l'unico vero ritratto della Santa. Sulla parete destra s’apre la Cappella di Santa Caterina, decorata dagli splendidi affreschi del Sodoma (1477-1549), tranne quello di destra che è opera di Francesco Vanni. Il tabernacolo sull'altare della cappella, realizzato da Giovanni di Stefano nel 1466, racchiude un reliquario che contiene la testa di Santa Caterina. Assai belli sono anche il pavimento marmoreo e le grottesche dei pilastri. Alla fine della parete destra si ammira l'Adorazione del Pastori di Francesco di Giorgio Martini (1439-1502), mentre la prima cappella del transetto destro ospita la Madonna con Bambino e Santi, trittico di Matteo di Giovanni (c. 1430-1495). All'altare maggiore sono rimarchevoli il tabernacolo e i due angeli marmorei, scolpiti da Benedetto da Maiano (1442-97). Infine, nella seconda cappella del transetto di sinistra si trova Santa Barbara in trono fra angeli e Sante, capolavoro di Matteo di Giovanni.
La vasta cripta, a tre navate con volte a crociera, è aperta solo in occasione di concerti o conferenze.
 

Chiesa di San Francesco

Fino al 1460, la zona di San Francesco si trovava fuori delle mura urbane, ma poi, per l'insistenza di Papa Pio II Piccolomini - che nella chiesa di San Francesco aveva la sepoltura dei genitori - venne inclusa entro l'attuale cerchia difensiva. Il tempio fu iniziato nel 1326 e ultimato nel 1475. La facciata attuale è un'opera moderna, in stile neogotico, compiuta nel 1913.
L'interno si presenta con un'ampia grandiosa navata gotica, distinta dalle pareti, ove s'alternano bande di marmo bianco e nero. Nel transetto sinistro s’aprono due cappelle con affreschi dei fratelli Pietro ed Ambrogio Lorenzetti. La Crocifissione che impreziosisce la prima cappella è un'opera tragica e di grande forza espressiva dovuta al pennello di Pietro. Nella terza cappella opera, invece, Ambrogio che vi dipinge San Ludovico d'Angiò ai piedi di papa Bonifacio VIII e il Martirio dei frati francescani a Ceuta, città del Marocco. Queste opere dei Lorenzetti sono datate tra il 1331 e il 1335. Una cappella moderna, conserva il "miracolo eucaristico di Siena": si tratta di 200 ostie consacrate che nel 1730 furono trafugate e poi ritrovate nella Chiesa di Santa Maria di Provenzano. Solennemente riportate in San Francesco, queste ostie da allora si mantengono fresche ed intatte ed ora si possono ammirare in un moderno e prezioso ostensorio.
Il convento e i chiostri sono stati restaurati per ospitare sedi universitarie.
 

Chiesa di Santa Maria dei Servi

La chiesa di S. Clemente in Santa Maria dei Servi è una vasta costruzione che sorge in Via Val di Montone. Fu iniziata nel secolo XIII dai Serviti, insediatisi a Siena nel 1234 e consacrata nel 1533, lasciando incompiuta la facciata quattrocentesca. La semplice facciata in mattoni presenta un portone e due rosoni. Il campanile in stile romanico del XIII secolo e aperto da quattro ordini sovrapposti di finestre, è stato radicalmente ricostruito nel 1926. L'edificio sorge su una scalinata, da cui si gode una splendida vista sul Duomo e sul Palazzo Pubblico. La chiesa fu ampliata nel XIV-XV secolo, come si nota nell'interno a croce latina, dove lo stile gotico del transetto e dell'abside si unisce allo stile rinascimentale delle tre navate.
Le opere più importanti custodite in Santa Maria dei Servi sono: Madonna con il Bambino (detta Madonna del Bordone) di Coppo di Marcovaldo, firmata e datata 1261, in stile bizantineggiante e parzialmente ridipinta da un allievo di Duccio di Buoninsegna; la Strage degli Innocenti di Matteo di Giovanni (1491); la Strage degli Innocenti, resti di affreschi del XIV secolo, forse di Pietro Lorenzetti; l’Adorazione dei Pastori (1404) di Taddeo di Bartolo; Scene della vita di San Giovanni Battista, affreschi alle pareti attribuiti a Pietro Lorenzetti ed altri; la Madonna di Belverde di Jacopo di Mino del Pellicciaio e Taddeo di Bartolo (fine Trecento).
 

Duomo di Siena

Vanto di Siena, concepito come "il maggior monumento della cristianità", il Duomo di Santa Maria Assunta è tra le più riuscite creazioni dell'architettura romanico-gotica italiana. La Cattedrale fu eretta nel luogo in cui - secondo la tradizione - esisteva una chiesa fin dal IX secolo La costruzione iniziò nel 1229 e fu portata a termine solo alla fine del Trecento. Tra il 1258 e 1285 la direzione dei lavori fu affidata ai monaci Cistercensi di San Galgano, che chiamarono a Siena Nicola Pisano e suo figlio Giovanni.
IL DUOMO NUOVO - All'inizio del Trecento, Siena era al massimo della sua prosperità e le proporzioni della Cattedrale non apparvero più degne dello splendore della Repubblica. Si decise quindi di ricostruire una nuova e grandiosa Cattedrale - il Duomo Nuovo - di cui l'attuale chiesa sarebbe stata solo un transetto. Il progetto fu affidato a Lando di Pietro nel 1339. Ma la peste del 1348 e le guerre con le città vicine fecero precipitare la situazione che da florida divenne critica, e l'ambizioso progetto fu definitivamente abbandonato. Ancor oggi rimane la testimonianza di quest’opera incompiuta, in fondo alla fiancata destra del Duomo.
Dopo questa parentesi, si tornò a lavorare sul duomo originario e nel 1376 fu affidata la costruzione della facciata superiore a Giovanni di Cecco; nel frattempo la cupola e il campanile erano già stati eseguiti. Nel 1382 si provvedeva al rialzamento delle volte della navata centrale e alla ricostruzione dell'abside: solo allora il Duomo poté considerarsi terminato.

L’ESTERNO - La facciata in marmi policromi ha una ricca decorazione scultoria. La zona inferiore, aperta da tre portali con timpani gotici, è opera di Giovanni Pisano, così come le statue dei profeti, dei filosofi e dei patriarchi, mentre la parte superiore è del Trecento e mosaici ottocenteschi decorano le tre cuspidi. Il fianco destro, scandito dalle fasce marmoree chiare e scure, è aperto da grandi finestre a tabernacolo e dalla Porta del Perdono, sormontata da un bassorilievo raffigurante la Madonna con il Bambino, attribuito a Donatello. I contrafforti sono coronati da statue di profeti, copie degli originali del XIV secolo, custoditi nella cripta di San Giovanni. Il campanile, a fasce bianche e nere, sorge su un'antica torre, presenta sei ordini di finestre ed è coronato da una cuspide a piramide ottagonale.

L’INTERNO - A croce latina, è suddiviso in tre navate da pilastri, che sostengono le volte dipinte in azzurro con stelle d'oro. La bicromia delle fasce bianche e nere raggiunge qui un effetto di grande enfasi, accentuato dal magnifico pavimento con tarsie marmoree prevalentemente dello stesso colore. I più antichi dei 56 riquadri risalgono al 1370 circa, e sono eseguiti in graffito, mentre i successivi sono vere e proprie tarsie. Gli ultimi riquadri furono realizzati nel 1547. Domenico Beccafumi è l'artista più impegnato nella creazione di questo splendido pavimento, poiché eseguì 35 tarsie nel 1517-1547, ma complessivamente vi lavorarono più di 40 artisti, in maggior parte senesi. Per motivi di conservazione, solo alcuni riquadri sono sempre visibili, perciò nella sua interezza il pavimento si può ammirare solo per brevi periodi ogni anno.
La navata centrale e il presbiterio presentano un cornicione sostenuto dai busti di 172 pontefici, sotto il quale si trovano i busti di 36 imperatori, opera del XV-XVI secolo. Vicino ai primi pilastri sono poste due acquasantiere, splendidamente scolpite da Antonio Federighi nel 1462-1463. La cupola, a pianta esagonale, è decorata da statue dorate di santi e da figure di patriarchi e profeti, dipinte a chiaroscuro alla fine del XV secolo.
Particolarmente interessante nel transetto destro è la Cappella Chigi o della Madonna del voto, a pianta circolare, eseguita per il papa Alessandro VII da Gian Lorenzo Bernini, al quale sono attribuite anche le due statue ai lati dell'ingresso (Maddalena e San Girolamo). Carlo Maratta dipinse la Visitazione, sulla parete sinistra, e da un suo quadro è stata eseguita a mosaico la Fuga in Egitto sulla parete destra. La Madonna del voto è della seconda metà del XIII secolo ed è oggetto di venerazione da parte dei Senesi, i quali si rivolgono a lei nei momenti di crisi o di difficoltà.
Nel presbiterio sopraelevato, l'altare maggiore in marmo fu eseguito nel 1532 da Baldassarre Peruzzi, mentre il maestoso ciborio bronzeo è opera del Vecchietta (1467-1472), proveniente dalla chiesa dello Spedale di Santa Maria della Scala e qui posto nel 1506. Ai lati dell'altare maggiore figure di angeli, capolavori di Francesco di Giorgio Martini (1439-1502), tranne le due superiori. Sui pilastri del presbiterio sono posti otto candelabri in forma di angeli, eseguiti da Domenico Beccafumi nel 1548-50, il quale è autore anche dell'affresco dell'abside, alterato nell’Ottocento. Sopra l'affresco si trova la preziosa finestra circolare realizzata nel 1288 su disegno di Duccio, probabilmente l'esemplare più antico di vetrata piombata esistente in Italia. Infine, il presbiterio conserva un bel coro ligneo della fine del XIV secolo ed ampliato nel XVI.
Nel transetto sinistro si può ammirare lo splendido pulpito di Nicola Pisano, capolavoro eseguito nel 1265-1269 con la collaborazione del figlio Giovanni, di Arnolfo di Cambio, di Donato e Lapo di Ricevuto. Il pulpito a pianta ottagonale è sostenuto da colonne, fra le quali si aprono eleganti archi trilobati, decorati da statue di profeti e di virtù. Delle nove colonne, quattro hanno la base a forma di leone, mentre la base della centrale è circondata dalle otto figure delle arti. Il parapetto è formato da sette pannelli con storie della vita di Cristo e con la raffigurazione del Giudizio Universale, uniti fra loro da statue di profeti e della Madonna con il Bambino. Il pulpito, eseguito a pochi anni di distanza da quello per il Battistero di Pisa, segna la piena adesione di Nicola Pisano allo stile gotico, che però non rinuncia alla sua formazione classica: la forza espressiva delle singole figure ne esalta l'individualità, mentre l'incalzante ritmo narrativo le fonde nell'unità della scena.
Si prosegue nel transetto sinistro, dove è posta la tomba del Card. Riccardo Petroni, eseguita da Tino di Camaino nel 1317-1318, il cui modello fu spesso ripetuto nel corso del XIV secolo. Di fronte, sul pavimento si noti la lastra tombale del vescovo Giovanni Pecci, opera di Donatello datata 1426. Si passa quindi nella Cappella di San Giovanni Battista, elegante costruzione rinascimentale che custodisce affreschi restaurati di Pinturicchio (1454-1513) e la statua bronzea di San Giovanni Battista, opera tarda di Donatello (1457). Nella navata sinistra è l'entrata alla Libreria Piccolomini. Usciti dal Duomo, si percorre la piazza sul fianco destro del Duomo e si scendono le scale, che conducono al Battistero di San Giovanni .
 

Fontebranda

L’imperatore Carlo V, in occasione di una visita alla città, dichiarò che Siena sotterranea è più bella di quella che sta alla luce del sole. Senza dubbio, si riferiva all’antico acquedotto medioevale, che si estende per quasi 25 chilometri di gallerie tutte praticabili, e che tuttora rifornisce le varie fonti, collocate nei punti strategici del centro storico. Gli splendidi cunicoli sotterranei, chiamati “bottini” per la loro particolare forma a botte, sono i resti di antiche condotte destinate alle fonti pubbliche.
Fonte Branda è forse la più famosa e sicuramente tra le più antiche fonti senesi. Situata nella via omonima, a ridosso della Rupe di San Domenico (o Colle del Costone), essa è stata per secoli la fonte che permetteva l’approvvigionamento idrico di gran parte della città. Ha un suo fascino particolare ed una fama che ha oltrepassato i confini senesi. Documentata fin dal 1081 ed ampliata dal Bellamino nel XII secolo, fu ristrutturata nelle attuali forme gotiche da Giovanni di Stefano verso la metà del Trecento. Interamente costruita con mattoni, ornata di merli, sormontata da timpani e da quattro doccioni leonini che racchiudono lo stemma di Siena, caratterizzata da tre poderosi archi a sesto acuto che formano la sua struttura, Fonte Branda somiglia più ad una piccola fortezza che ad una fonte tradizionale. Forse a causa dell’iscrizione che vi appare, si ritiene che questa fonte sia quella citata da Dante nel canto XXX dell’Inferno, ma studi recenti provano che il sommo poeta si riferisce ad un'altra fonte - omonima - che si trova presso il Castello di Romena, in provincia di Arezzo.
 

Fortezza Medicea

Chiamata anche Forte di Santa Barbara, la Fortezza Medicea fu fatta costruire tra il 1561 e il 1563 da Cosimo de' Medici, su disegno dell’architetto urbinate Baldassarre Lanci. Per la costruzione, fu scelta l’area su cui sorgeva una precedente fortezza spagnola, voluta da Carlo V nel 1548 e distrutta dai senesi nel 1552.
La Fortezza Medicea è un grandioso quadrilatero in mattoni, rafforzato agli angoli da quattro bastioni pentagonali. Sui fianchi della fortezza, furono aperte le cosiddette "piazze basse", per tirare al coperto i pezzi di artiglieria. Con questa imponente ed efficiente struttura militare, si affermava la volontà di dominio del Principe Mediceo sulla città e, al contempo, si concretava la fine dell'indipendenza della repubblica senese: quasi a ribadire il cambiamento, sui salienti di tre bastioni furono scolpiti, in travertino, altrettanti stemmi del nuovo Signore e padrone di Siena.
Alla fine del Settecento, la Fortezza fu smilitarizzata e dal 1937 trasformata in giardino pubblico, dal quale è possibile ammirare uno splendido panorama della città e delle colline che la circondano. Nei sotterranei di uno dei bastioni, ha sede l'Enoteca Italiana: qui si possono degustare, in un ambiente molto suggestivo, vini pregiati e selezionati, non solo italiani.
 

Il Palio

La Storia di Siena e del Palio è legata alla storia delle contrade. Nate fra il Duecento ed il Trecento, quando Siena era all’apice della Potenza, Le Contrade erano originariamente in numero di 60. Furono via via ridotte, finché - nel 1675 - ne restarono solo 17, le attuali: Le Contrade erano vere e proprie organizzazioni municipali, che esercitavano attività amministrative e militari: da sempre, hanno curato l'organizzazione del tempo libero della propria gente e - in modo particolare - la partecipazione al Palio.
Le origini e la primitiva struttura del Palio senese sono ancora sconosciute, ma certamente questa “festa” esisteva già prima del 1310: in quell’anno, infatti, fu decretato che il Palio si dovesse correre il 16 Agosto, in onore della Madonna Assunta in Cielo. Tuttavia, già dopo la vittoria di Montaperti (1260), il Palio aveva assunto anche una valenza politica: l'offerta di ceri era un ringraziamento alla Madonna, ma anche una riaffermazione dell'autonomia del Comune. Nel 1656 fu introdotto il secondo Palio, detto delle contrade, che si corre il 2 Luglio, in onore della Madonna di Provenzano. Talvolta il Palio si corre anche in occasioni straordinarie - al di fuori di queste date - per ricorrenze particolari, o in onore di qualche personaggio illustre in visita a Siena.
La gara viene disputata da dieci contrade, le sette che non hanno corso nello stesso mese dell'anno precedente e tre estratte a sorte. Presenti il Sindaco e i Capitani delle Contrade, il sorteggio avviene - nella sala del Concistoro del Palazzo Pubblico - circa un mese prima del 29 Giugno e del 13 Agosto. Al termine dell’operazione, vengono esposte le bandiere delle Contrade estratte, per darne notizia al popolo assiepato in Piazza del Campo.
La corsa è preceduta da un notevole corteo storico in costume, che ricorda le cerimonie medioevali: ogni Contrada "compare" con un tamburino, due alfieri con gli stendardi, il duce, e due uomini d'arme. Segue il paggio, che reca l'emblema della propria Contrada, accompagnato da due paggi che innalzano i vessilli delle compagnie militari. Infine, i protagonisti principali: il fantino - che monta un cavallo di parata - preceduto dal cavallo (detto “barbero”) scelto per la gara. I fantini, normalmente non sono senesi, ma butteri maremmani e delle campagne laziali o “vaqueros” sardi o siciliani. Le "comparse" di ogni Contrada partono dal rispettivo rione, e si dirigono verso il Duomo: qui si riunisce tutto il corteo storico che poi si dirige verso Piazza del Campo. Lungo il tragitto, le comparse si fermano in alcuni punti prestabiliti e qui gli alfieri si esibiscono come sbandieratori. Il Corteo storico è chiuso dal “Carroccio”, che ricorda il carro - nel quale i Comuni medievali portavano la bandiera - e l'altare attorno al quale si riunivano in preghiera prima dello scontro. Sul Carroccio fa bella mostra di sé il "Pallium", ossia il drappo di seta che sarà il premio del vincitore: il serico drappo viene realizzato ogni anno da noti artisti di Siena, o da pittori contemporanei di livello nazionale. Dietro il Carroccio sventola la “Balzana”, ossia il gonfalone bianco e nero della città, sotto il quale si trovano sei trombettieri del Comune e i quattro rappresentanti delle antiche magistrature cittadine. Il carro è scortato da cavalieri delle contrade che non concorrono o che non esistono più.
Dopo la sfilata del corteo, inizia la corsa: la gara è unica nel suo genere, pericolosa, aspra, violenta; si svolge in tre giri di campo e, lungo il percorso, può succedere di tutto. I fantini, che cavalcano “a pelo”, cioè senza sella, spesso vengono disarcionati: i cavalieri - tra le grida di incitamento della folla - si controllano l’un l’altro, si ostacolano a vicenda, si spintonano. L’importante è vincere. Per vincere bisogna che il cavallo superi per primo il traguardo, munito della spennacchiera che porta i colori della rispettiva Contrada. Dal punto di vista della gara, quindi, il cavallo è più importante del fantino, perché può vincere anche da solo: in tal caso, il cavallo vincente si dice "scosso".
Lo scoppio di un mortaretto segna la fine della gara e dà inizio all'invasione del campo da parte di coloro che si precipitano ad acclamare il vincitore. I festeggiamenti prevedono immediatamente un “Te Deum” di ringraziamento, e, nel mese di Settembre, nella Contrada vincitrice, una grandiosa Cena della Vittoria, cui partecipano tutti i cosiddetti “contradaioli”. Il posto d’onore spetta al fantino, ma è successo più di una volta che a capotavola sedesse il cavallo “scosso”.
 

Libreria Piccolomini

La Libreria si trova all’interno del Duomo, lungo il fianco nord-occidentale. E’ un magnifico ambiente di rappresentanza, che il cardinal Francesco Todeschini Piccolomini (poi Papa Pio III) fece costruire nel 1492-1495, per accogliere e conservare la ricca biblioteca di famiglia, e per celebrare la memoria dello zio Enea Silvio Piccolomini, che fu pontefice con il nome di Pio II. Con questo intento, alcuni locali della vecchia canonica furono trasformati nella nuova grande sala, cui si accede attraverso una porta di bronzo. La Libreria è ornata all’esterno da un ricchissimo prospetto marmoreo, opera del Marrina (1497). Essa non vide mai i libri di Pio II, ma - dopo la morte di Pio III - fu rivestita di stupendi affreschi dal Pinturicchio fra il 1502 ed il 1509.
Gli affreschi - che coprono il soffitto e le pareti laterali della Libreria - compongono un ciclo di eccezionale qualità pittorica: qui il Pinturicchio esprime l’inesauribile ricchezza dei suoi registri narrativi e cromatici. Gli affreschi delle pareti raccontano - in dieci riquadri - gli episodi salienti della vita di Pio II, mentre quello sul portale d'entrata raffigura l'incoronazione di Pio III. Il centro della sala è dominato dal celebre gruppo scultoreo delle Tre Grazie, copia romana del III secolo di un originale greco, appositamente acquistata dal cardinale Francesco Piccolomini per la Libreria. In apposite vetrine, sotto gli affreschi, è inoltre conservata una serie di grandi antifonari, appartenenti al Duomo e allo Spedale di Santa Maria della Scala. Gli splendidi corali furono miniati fra il 1469 ed il 1475 da Liberale da Verona, Girolamo da Cremona, Sano di Pietro ed altri. Queste miniature eccelse sono le più importanti del nostro Quattrocento.
 

Logge del Papa

Vicino a Palazzo Piccolomini, in Via Banchi di Sotto, sorgono le Logge del Papa, volute e fatte costruire dal pontefice umanista Enea Silvio Piccolomini (Pio II), per farne dono alla sua famiglia che ancor oggi è sparsa in tutto il mondo. Le Logge furono realizzate intorno al 1462 dall'architetto e scultore senese Antonio Federighi (o, forse, da Francesco di Giorgio), e si presentano come tre eleganti ed ampie arcate rinascimentali in marmo travertino, sorrette da colonne con capitelli corinzi. Sul fregio dell'architrave campeggia l’iscrizione "PIUS II PONT MAX GENTILIBUS SUI PICCOLOMINEIS".
 

Loggia della Mercanzia

Uno dei punti caratteristici di Siena è senza dubbio la Croce del Travaglio, in cui convergono le vie più importanti: Via Banchi di Sopra, Via Banchi di Sotto e via di Città, animate da un continuo viavai di persone, che passeggiano fra edifici medievali e rinascimentali. Qui sorge il palazzo della Mercanzia, o Loggia di San Polo, o Loggia dei Nobili, costruito fra il 1428 ed il 1445 da Sano di Matteo e Pietro del Minella. Si tratta di un’opera caratteristica dello stile senese del Quattrocento, che segna il passaggio dall’epoca medievale a quella rinascimentale ed il cui sviluppo avvenne molto più lentamente, mantenendo elementi ancora tipicamente gotici.
La Loggia si sviluppa su una serie di ampie arcate e pilastri imponenti, che sorreggono la parte superiore dell’edificio, costruita nel Settecento. I pilastri sono impreziositi da alcune statue di Santi alloggiate in nicchie. Le statue sono considerate tra le opere più significative del Rinascimento senese: di Antonio Federighi sono quelle di S. Savino, Sant’Ansano e San Vittore, tre dei quattro antichi santi protettori di Siena; di Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta, sono invece quelle di San Pietro e San Paolo. L'interno conserva tutt'ora conservati due banchi di marmo, con rappresentazioni in rilievo: quello di sinistra, opera di Urbano da Cortona, raffigura le Virtù cardinali, mentre quello di destra, opera di Antonio Federighi, rappresenta Uomini illustri romani. Gli stucchi e gli affreschi sulle volte risalgono alla fine del Cinquecento.
 

Museo dell'Opera Metropolitana

Il museo ha sede nei locali anticamente ricavati dalla chiusura di tre campate della navata destra del Duomo Nuovo, opera grandiosa rimasta incompiuta a causa della terribile pestilenza del 1348. Il Museo contiene opere scultoree, pittoriche e frammenti architettonici provenienti dalla facciata e dagli interni del vicino Duomo, nonché da Battistero e dagli oratori di San Giovannino, di San Gennaro e di San Giovanni Battista della Morte.
Fra le opere più importanti si ricordano: un tondo di Donatello; dieci statue di Giovanni Pisano; un altorilievo di Jacopo della Quercia; la Maestà di Duccio Buoninsegna (1311), che un tempo ornava l'altare maggiore del Duomo. La tavola, dalle dimensioni di 2,11 x 4,26 metri, raffigura la Madonna in trono tra i Santi disposti in file parallele e simmetriche. Fondamentale nella creazione delle distanze tra una figura e l'altra, in una visione che fu definita polifonica, è l'uso del colore. Quest'opera è considerata fondamentale nello sviluppo dell'arte europea del primo Trecento: si percepisce subito che l’artista si stacca dalla fredda convenzionalità degli schemi bizantini, per infondere luce e colore nello spazio pittorico, che si carica di calore e di profondità espressiva. Altre opere di rilievo sono: il trittico con la Natività delle Vergini, del 1342, di Pietro Lorenzetti e il Beato Agostino Novello con quattro dei suoi Miracoli, opera del 1330 di Simone Martini. Infine la Madonna dagli Occhi Grossi, la tavola duecentesca dipinta a rilievo, davanti alla quale venne consacrata la città prima della battaglia di Montaperti.
Dal museo si può accedere alla sommità della facciata del Duomo Nuovo - il cosiddetto Facciatone - da cui si domina tutta la città e le colline circostanti.
 

Museo Diocesano d'Arte Sacra

Il nuovo Museo è situato in alcuni locali presso l'Oratorio di San Bernardino, completamente restaurati per l’occasione alla fine del Novecento. Luogo caratterizzato da un’atmosfera rarefatta e sospesa, il Museo costituisce un punto di riferimento essenziale per la storia dell'arte sacra del territorio.
Vi si possono ammirare: tavole del Due-Trecento, dipinte da Maestro di Tressa, Segna di Bonaventura, Bartolomeo Bulgarini, Luca di Tommè, Andrea Vanni e Taddeo di Bartolo; alcuni affreschi, provenienti dalla Basilica di San Francesco, di Pietro e Ambrogio Lorenzetti, fra cui primeggia la meravigliosa Madonna del Latte; nella duplice versione di affresco e di scultura lignea, si può ammirare il Cristo in Pietà, del Vecchietta. Seguono varie opere del Cinque-Seicento, comprendenti in particolare: il Cristo Portacroce del Beccafumi, piccole tavole del Sodoma e del Riccio e alcune opere di Ventura Salimbeni e Bernardino Mei. Infine è esposta una serie di sculture tra cui quelle di Domenico di Niccolò dei Cori e di Antonio Federighi, ed una ricca collezione di oggetti d’oreficeria.
Cuore del Museo è - da sempre - l'antica sala rettangolare dell'Oratorio Superiore, con soffitto a cassettoni con teste di cherubini su fondo azzurro: le pareti, interamente affrescate con le Storie della Vergine, offrono un mirabile esempio della pittura senese del primo quarto del Cinquecento rappresentata qui dai suoi protagonisti Girolamo del Pacchia, Sodoma e Beccafumi.
 

Palazzo dei Diavoli

Noto anche come Palazzo dei Turchi, il Palazzo dei Diavoli sorge nei pressi di Porta Camollìa, lungo Via Cavour. Questo palazzo - appartenuto ai Guglielmi e poi alla famiglia Turchi, come appare dall’iscrizione “Palatium Turcarum” che appare sul portone - ha una storia alquanto misteriosa. Secondo alcuni, il Palazzo è stato chiamato “dei Diavoli” perché al suo interno si sarebbero svolti riti satanici, orge sfrenate e messe nere. Secondo altri, invece, tale denominazione sarebbe collegata alla vittoria cittadina del 1526, quando i Senesi sconfissero e dispersero l’esercito del Papa Clemente VII e dei Fiorentini. Considerati i rapporti di forza, la vittoria dei Senesi appare inspiegabile, come inspiegabile è la vigliaccheria con cui fuggirono i Fiorentini. Sembra insomma che, nella battaglia decisiva, siano intervenute forze sovrannaturali, diaboliche.
Il Palazzo si caratterizza per il rivestimento in laterizi e per essere sorto in diversi momenti. Alla parte centrale, costruita nel Trecento, fu aggiunto più tardi un edificio più alto, munito di una piccola torre cilindrica; nel 1516 vi fu addossata la Cappella, ora chiamata Oratorio di Santa Maria degli Angeli, disegnata da vari architetti, ma generalmente attribuita ad Antonio Federighi.
 

Palazzo del Capitano del Popolo

E’ il palazzo che ospitava i Priori ed il Capitano del Popolo, che governavano in nome della Repubblica di Siena e amministravano la giustizia. I Priori rappresentavano gli Ordini cittadini e si riunivano in Consiglio insieme al Capitano del Popolo, che - a partire dal 1252 - era la suprema autorità politica della città.
Le iscrizioni sui numerosi stemmi che ornano la facciata, indicano chi abitò in questo palazzo. Fra gli stemmi più interessanti, vi sono quello dei Piccolomini, con cinque mezzelune, e i due dei Bandinelli, uno del 1400 e uno del 1471. Una lapide murata al centro dell'edificio ricorda che il Palazzo fu eretto nel 1425, per volontà del Capitano Pietro Salimbeni Benassai. Ai lati del portale stanno due finestre quadrangolari. L'arco in mattoni sul lato destro, la finestra e la porta sono aggiunte posteriori alla costruzione. Molto eleganti sono i due antichi ferri battuti, a forma di testa d’animale reggi-anello, usati per legare i cavalli. Il fianco più modesto dell'edificio è quello, oggi restaurato, che guarda la piazza. Dalla scala coperta scendevano i Priori per andare alle riunioni del Consiglio che si tenevano nella Chiesa di San Martino.
 

Palazzo del Magnifico

Nella seconda metà del Quattrocento, la grande partecipazione dei senesi nelle cariche pubbliche, creò non pochi problemi. Tutti volevano avere voce in capitolo, e ciò creava un clima d’incertezza e di conflitto permanente. Di questa situazione seppe approfittare Pandolfo Petrucci, uomo astuto e intelligente, che divenne per Siena una sorta di “signore della città”. Senza sopprimere le tradizionali istituzioni governative, Pandolfo detenne il potere “de facto” - per circa vent’anni - tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento. Da un lato, riuscì a sopire le lotte intestine - che ripresero dopo la sua morte - dall’altro seppe dare a Siena una dimensione nuova e più elegante: lui stesso dette un esempio di signorilità facendosi costruire - in Piazza San Giovanni - un lussuoso palazzo, al quale dette il nome di Palazzo del Magnifico.
Di questa sfarzosa dimora patrizia, disegnata probabilmente da Giacomo Cozzarelli e arredata dai più importanti artisti presenti a Siena sullo scorcio del Quattrocento (Girolamo Genga, il Beccafumi, Luca Signorelli e il Pinturicchio), rimane oggi solo la struttura architettonica: arredi e decorazioni furono smembrati nel corso dell’Ottocento e sono oggi sparsi tra musei cittadini ed esteri. Ciò che rimane della figurazioni si può ancora vedere nelle due suggestive scene dipinte ad affresco dal Genga - Riscatto di prigionieri, ed Enea fugge da Troia - oggi alla Pinacoteca Nazionale di Siena.
Alla figura di Pandolfo Petrucci è legato uno dei monumenti religiosi più importanti della città, la Basilica dell’Osservanza, fondata da San Bernardino e scelta dal Petrucci stesso come luogo di sepoltura. Nella sagrestia, da lui progettata, furono realizzati: il bel coro ligneo, intagliato da Antonio Barili, e l’espressivo gruppo scultorio della Pietà, in terracotta policroma, plasmato da Giacomo Cozzarelli.
 

Palazzo Piccolomini

L’imponente Palazzo Piccolomini si trova in Via Banchi di Sotto ed è uno dei pochi edifici in puro stile rinascimentale fiorentino, sicuramente il più bel palazzo rinascimentale della città. Voluto da Giacomo e Andrea Piccolomini, nipoti di Enea Silvio Piccolomini (Papa Pio II), il palazzo fu probabilmente progettato da Bernardo Rossellino, importante architetto dell'epoca, mentre i lavori - iniziati nel 1469 - furono diretti da Pier Paolo del Porrina.
L'edificio ricorda sia il fiorentino Palazzo Rucellai, di Leon Battista Alberti, sia Palazzo Piccolomini di Pienza del Rossellino. L'armoniosa facciata in pietra presenta due stemmi dei Piccolomini ed è coronata da un elegante cornicione, decorato con le armi dei Piccolomini. Nel cortile interno spiccano i bellissimi peducci, scolpiti dal Marrina nel 1509.
Il Palazzo è noto anche per altri motivi. Dal 1858 ospita l'Archivio di Stato, uno dei più ricchi d'Italia, con circa 60.000 pergamene di enorme valore, antichi atti e codici dell'ottavo secolo, antichi documenti di Stato del periodo dal 1100 al 1800. Inoltre, a Palazzo Piccolomini ha sede il Museo delle Tavolette di Biccherna, che espone una raccolta unica al mondo: quella, appunto, delle tavolette di Biccherna e Gabella, antiche amministrazioni finanziarie di Siena. Di legno dipinto, le tavolette venivano usate come copertura dei registri contabili. Sono in mostra 105 di queste tavolette, miniate da sommi artisti, quali Ambrogio Lorenzetti, Francesco di Giorgio Martini e Domenico Beccafumi.
 

Palazzo Piccolomini (delle Papesse)

Il Palazzo Piccolomini conosciuto come Palazzo delle Papesse, sorge nei pressi di Piazza del Campo, in Via di Città. Di gusto rinascimentale fiorentino, il Palazzo fu costruito tra 1460 e il 1495 - forse su disegno di Bernardo Rossellino - per Caterina Piccolomini, sorella del Papa Pio II.
L'edificio si alza su tre piani e si presenta come un corpo compatto, articolato però da una fascia di bugnato che sale dalla base fino al primo piano. Il rivestimento murario si alleggerisce alquanto nell'apertura delle grandi finestre ad arco, segnate da una colonnetta centrale. Nell’Ottocento, l'interno ha subito un profondo restauro, che ne ha alterato, in parte, l'assetto. Tuttavia, esso conserva ancora alcuni elementi decorativi, nei portali in pietra e nei soffitti decorati con motivi neoquattrocenteschi.
Nel 1884 il Palazzo è stato acquistato dalla Banca d'Italia e ha subito profonde modifiche per essere adeguato alle nuove funzioni. Dal 1998, dopo un ulteriore restauro, il Palazzo delle Papesse ospita il Centro d’Arte Contemporanea. Divenuto importante in pochi anni, il Centro si propone di valorizzare le tendenze artistiche più attuali.
 

Piazza del Campo

E’ una delle più suggestive e scenografiche piazze italiane, simbolo della città di Siena. Vasta, situata nel punto dove si uniscono le tre colline sulle quali sorge la città, Piazza del Campo era in antico la piazza del Foro. La sua caratteristica forma a conchiglia, che dipende dall’antica necessità di consentire il deflusso delle acque piovane, fa di questa piazza un autentico anfiteatro, impreziosito di eccezionali opere d'arte, come i palazzi che lo circondano. Originariamente usato per fiere e mercati, “il Campo” - come lo chiamano i Senesi - divenne sede del governo cittadino con la salita al potere dei Nove, a ricordo dei quali la pavimentazione a mattoni è intervallata da nove strisce di travertino disposte a raggiera. Per conferire la massima armonia possibile alla Piazza, si ricercò la coerenza stilistica dei palazzi che vi si affacciano indicando quali criteri occorreva rispettare.
Questa piazza stupenda, ricordata da Dante nel canto XI del Purgatorio e famosa nella storia, fu descritta da scrittori, illustrata da artisti in tutti a tempi. Qui il popolo si riuniva ad ascoltar la voce dei suoi santi e a piangere le ultime ore della libertà cittadina. Fu qui che monna Usilia trasse - legati al nastro delle sue trecce - trentasei fiorentini fatti prigionieri a Montaperti; fu qui che Provenzano Salvani, il vincitore di Montaperti, per raccogliere mendicando i diecimila fiorini d'oro, prezzo del riscatto del suo amico Vigna prigioniero di Carlo I di Puglia, distese un tappeto e

...per trar l'amico suo di pena
che sostenea nella prigion di Carlo
si condusse a tremar per ogni vena.


Nella parte più alta della piazza è collocata la stupenda Fonte Gaia. Realizzata tra il 1409 e il 1419 dal grande scultore senese Jacopo della Quercia, la fontana ha la forma di un gran bacino marmoreo i cui lati assecondano la pendenza della piazza. L’opera originale è stata sostituita con una copia ottocentesca e trasferita nello Spedale di Santa Maria della Scala.
Sulla Piazza sorge Palazzo Sansedoni, maestosa mole in laterizi del 1216, con una facciata a trifore che armonizza con la forma della piazza. Ma l’edificio più importante della Piazza è senza dubbio Palazzo Pubblico, il più grandioso tra i palazzi gotici della Toscana, già residenza della Signoria e del Podestà ed oggi del Comune, forte, solenne e pur pieno di grazia e di eleganza. Il Palazzo ospita il Museo Civico e forma lo sfondo pittoresco, che chiude da un lato l'ammirabile anfiteatro del Campo. Fu costruito dal 1288 al 1309 nell'epoca nella quale Siena, come altre città italiane, dalla conquista delle libertà popolari e dalle conseguenti lotte fra gli aristocratici ed il popolo, cominciava a riconoscere e a difendere i diritti in una vita di energie, di entusiasmi e di glorie.
Accresce la bellezza di questo palazzo, la Torre del Mangia, cosi detta da tale Giovanni Ducci detto il «Mangiaguadagni», che vi batteva le ore, e poi da un automa che ne continuò il compito e n’ereditò il nome. La torre, opera degli architetti Minuccio e Francesco di Rinaldo, fu innalzata nel 1338 ed è alta metri 101,70; salendo i suoi trecento gradini, dall'alto si domina il panorama bello e vasto di tutta la città e delle colline che la circondano.
Ai piedi della Torre, sorge la Cappella di Piazza. Iniziata nel 1352, per un voto fatto nel periodo della terribile pestilenza del 1348, fu completata da Giovanni di Cecco nel 1376. Presso l'altare si trova un pregevole affresco del Sodoma purtroppo deteriorato.
 

Pinacoteca Nazionale

Dal 1932 la Pinacoteca Nazionale di Siena ha sede nel trecentesco Palazzo Buonsignori, in Via San Pietro. Essa deriva dalla raccolta che l'abate Giuseppe Ciaccheri iniziò alla fine del Settecento, e che fu poi arricchita da vari lasciti e donazioni: attualmente comprende opere della pittura senese dal XII al XVII secolo. La scuola pittorica senese si distingue da quella fiorentina per una persistente adesione alla tradizione bizantina fino a tutto il Duecento; durante tutto il Quattrocento è caratterizzata da un’originale e raffinata interpretazione del linearismo gotico.
Tra i moltissimi capolavori ospitati nella Pinacoteca, spiccano per valore artistico ed importanza: la Madonna dei francescani di Duccio Buoninsegna, che possiede grand’eleganza formale; la Madonna con Bambino di Simone Martini, la cui affinità con i pittori gotici d’Oltralpe si rivela nell’estrema raffinatezza del tratto; La Città sul Mare e Il Castello in Riva al Lago, primissimi esempi di pittura paesaggistica in Europa, di Ambrogio Lorenzetti; la Annunciazione, sempre di Ambrogio Lorenzetti, che dimostra una singolare concezione prospettica legata all'esperienza di Giotto; la predella con le Storie dell'Ordine dei Carmelitani di Pietro Lorenzetti, anch'egli fortemente influenzato da Giotto.
Dal 1977 la Pinacoteca custodisce la collezione Spannocchi, formata da dipinti di maestri nordici e fiamminghi, fra i quali il Dürer. Nello stesso anno la Pinacoteca ha inaugurato la Sala delle Sculture, che raccoglie sculture di maestri locali del XIV-XV secolo, alcune delle quali non erano mai state esposte prima. La sala di esposizione è stata ricavata nella loggia del primo piano ed è arredata con sedie e tavoli. Si può così sostare per ammirare la splendida vista sulla città, prima di continuare la visita al museo con le bellissime stanze dedicate al Beccafumi.
 

Porta Camollia

Il nome della porta si collega alla leggendaria origine di Siena. Romolo, il fondatore di Roma, avrebbe inviato il condottiero Camulio a catturare i nipoti Aschio e Senio. Camulio, pose qui il suo accampamento ed il luogo prese il suo nome, trasformato in Camollìa nel corso degli anni. Certo è che Porta Camollia fu la porta senese maggiormente difesa, perché fronteggiava e chiudeva la Via Cassia proveniente dal territorio fiorentino.
In sostituzione di quella distrutta durante l’assedio del 1555, la porta attuale fu costruita nel 1604, su disegno di Alessandro Casolari, e decorata con sculture in pietra, opere del fiorentino Domenico Cafaggi. Quale benvenuto ai visitatori, sull'arco esterno della porta, spicca la famosa iscrizione COR MAGIS TIBI Siena PANDIT (Siena ti apre più largo il cuore, più della porta). Per accentuarne la funzione difensiva, nel 1270, fu costruito, poco distante dalla porta, un Antiporto in pietra, chiuso lungo i due lati e con una sola porta di uscita. Lo spazio tra le due strutture fu usato, sin dai primi anni del Trecento, anche come Prato per fiere e mercati. Qui avvenne lo storico incontro, propiziato dall'allora Vescovo di Siena (poi Papa Pio II), tra l'Imperatore Federico III e la sua promessa sposa Eleonora di Portogallo; vi è ancora la colonna in ricordo dell’evento, ritratta poi dal Pinturicchio.
 

Santuario di Santa Caterina

Il rione di Camollìa è famoso - tra l’altro - per aver dato i natali a Santa Caterina, figlia del tintore Jacopo Benincasa che, con la moglie Lapa e i ventiquattro figli, abitava in una casa probabilmente di proprietà della corporazione dell’Arte della Lana. Acquistata dal Comune di Siena nel 1466, pochi anni dopo la canonizzazione della Santa (avvenuta nel 1461, per opera di papa Pio II Piccolomini), fu, per volere degli stessi cittadini, trasformata in oratorio. I lavori iniziarono dalla parte più bassa, da quel fondaco usato come tintoria dalla famiglia Benincasa. L’Oratorio della Tintoria fu realizzato da Francesco di Duccio del Guasta con l’aiuto di Corso di Bastiano tra il 1465 e il 1474. Alle decorazioni lavorarono anche Antonio Federighi e Urbano da Cortona (a quest’ultimo si deve la lunetta del portale, la Santa Caterina tra due angeli). L’esterno fu ristrutturato da Giuseppe Partini, Pietro Marchetti e Giuseppe Maccari nel 1877.
La chiesa, che è oratorio della Nobile contrada dell’Oca, presenta una navata con volta a crociera e conserva una splendida Santa Caterina in legno policromo, opera del Neroccio (1474). Risalendo la strada a sinistra, dalla costa di Sant’Antonio si accede al Santuario cateriniano che racchiude l’abitazione dalla Santa. Questa si affaccia sul vicolo del Tiratoio, dove si scorge un portale in pietra che presenta nell’architrave l’iscrizione “Sponsae Kristi Catherinae Domus” e che era l’ingresso originario al complesso cateriniano prima che, nel 1941, venisse costruito il Portico dei Comuni.
Da qui si accede all’Oratorio del Crocifisso, a una navata, decorato da affreschi per lo più di mano di Giuseppe Nicola Nasini, che conserva un Crocifisso su tavola di scuola pisana del primo Duecento, davanti al quale Caterina avrebbe ricevuto le stimmate. Attiguo è l’Oratorio Superiore o della Cucina, probabilmente ricavato - in parte - nella cucina della famiglia Benincasa e coperto da un bel soffitto a cassettoni, con opere del Riccio, Francesco Vanni, Bernardino Fungai, Manetti e Pomarancio. Quindi, si scende all’Oratorio della Camera affrescato da Alessandro Franchi nel 1896 e all’altare dove si trova La Santa che riceve le stimmate di Girolamo di Benvenuto. Accanto è la cella in cui la santa si dedicava alla preghiera.