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Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
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Storia di Siena

Siena è città molto antica. Leggenda vuole che sia stata fondata da Aschio e Senio, figli di Remo e nipoti di Romolo, fuggiti da Roma. Più verosimile è che la sua fondazione risalga ai Galli Senoni, o agli Etruschi. Di certo si sa che Tacito e Plinio nominano Siena fra le ventotto colonie militari romane esistenti ai tempi di Augusto. La città prese il nome di Sena Julia da Giulio Cesare, ma anche perché “Senae” significa unione di diversi borghi che formano una sola città. Pare che la città sia stata convertita al cristianesimo dal giovane Ansano Anicio - della nobile famiglia Anicia di Roma - che subì il martirio all’inizio del IV secolo.
Caduto l’impero romano, Siena passò ai Longobardi e si sviluppò in modo notevole. Le notizie sul nucleo urbano di questo periodo sono molto scarse: il muro di cinta racchiudeva probabilmente il luogo della cattedrale e il centro fortificato che fu poi detto di Castelvecchio. Ai Longobardi subentrarono i conti franchi nel IX secolo, ma nel periodo carolingio e post-carolingio, se la civitas continuava ad avere la sua funzione in ambito ecclesiastico non era in grado, nel campo civile, di imporsi ancora come un forte fulcro territoriale. Nelle campagne la vita economica e politica si andava dunque organizzando intorno ai castelli e al potere signorile, che tendeva a sostituirsi ai rappresentanti regi e cittadini nell’esercizio dei diritti giudiziari, militari e fiscali. La nobiltà senese, creata da Carlo Magno col sistema feudale da lui introdotto, poco per volta divenuta potente, si arrogò il potere coll'appoggio del vescovi.
Dalla fine del secolo X il potenziamento della via Francigena, principale strada di collegamento fra Roma e il nord, pose invece le premesse per un rapido sviluppo della città: nacquero nuovi insediamenti, e l'economia senese poté prepararsi alla gran fioritura. Nel passaggio dal sistema feudale alla mezzadria, l'economia agricola cambiò profondamente: appezzamenti minori, coltivazioni intensive, introduzione delle viti e degli ulivi conferirono alla campagna senese quello che è ancora oggi il suo caratteristico aspetto di paesaggio molto urbanizzato.
Nel corso del XII secolo il governo passò in mano laica e Siena divenne comune consolare. Essa divenne città libera e nel 1125 cominciò a reggersi a repubblica. E' di questo periodo l'alleanza con l'imperatore Federico I e la sua scelta di campo ghibellina, antipapale, decisiva per il destino dei Senesi. Nel 1167 i vescovi furono definitivamente allontanati dall'amministrazione territoriale, segnando l'inizio della profonda e lunga rivalità con la principale alleata Toscana del partito guelfo e del Papa: Firenze.
Siena più di ogni altra città italiana fu travagliata da gare municipali e da discordie intestine, alimentate dalla lunga e funesta contesa scoppiata fra il papato e l'impero. Celebre e violenta fu la rivalità che oppose i Salimbeni ai Tolomei. Siena però fu sempre ghibellina; ma il ghibellinismo di questo popolo ardente e custode geloso dei suoi diritti non distrusse né infiacchì in lui l'indomita fibra e l'affetto potente alla sua indipendenza.
Al contrario di Siena, l'emula e vicina Firenze fu sempre guelfa, quindi vi fu continua guerra fra queste due città rivali. La sorte delle armi arrise quasi sempre ai Senesi, che vinsero anche la battaglia più terribile che la storia ricordi fra conterranei: la battaglia di Montaperti del 1260, che, come scrisse Dante, «fece l'Arbia colorata in rosso». Nove anni dopo i Guelfi, aiutati dagli Angioini chiamati in Italia da Urbano IV, annientarono l’esercito senese, che fu messo in completa rotta a Colle di Val d'Elsa. Il ghibellinismo senese fu abbattuto per sempre, il patriziato depresso, il popolo disprezzato, e la plebe ridivenne quello che era sempre stata, l’eterno zimbello dei furbi.
Dal 1287 al 1355 la città fu retta dal Governo dei Nove, d'impronta guelfa, costituito da nove magistrati che appartenevano a quella classe media che allora si chiamava “popolo grasso” ed oggi borghesia,. Fu un buon governo, particolarmente longevo, che favorì i commerci e le arti in tutte le forme. Ma le frequenti guerre, unite alla terribile carestia del 1326, turbarono anche l'equilibrio economico di Siena. La peste del 1348, che ridusse la popolazione ad un terzo, fu l'ultimo gravissimo colpo. Nel 1371 la tensione sfociò nella rivolta del Bruco, vera e propria sommossa degli operai salariati. Contro ogni faziosità si batté una singolare figura di donna, talmente importante nella storia di Siena da diventare - secoli dopo - patrona dello Stato Italiano, Santa Caterina (1347-1380). Altro prestigio venne a Siena da Enea Silvio Piccolomini che, diventato Papa con il nome di Pio II, fece della città una sede arcivescovile. Grande umanista, il Piccolomini è ricordato - tra l’altro - perché scrisse gli arguti versi: “Quand’ero solo Enea / nessun mi conoscea / adesso che son Pio / tutti mi chiaman zio …”.
Dopo incerte vicende storiche e politiche, la stabilità tornò con un personaggio controverso, Pandolfo Petrucci. Resse la città dal 1487 al 1512 con pugno di ferro ma anche con occhio di riguardo per lo sviluppo delle arti. Despota e mecenate al tempo stesso, favorì anche l'economia che, sotto il suo governo, ebbe una netta ripresa. Alla sua morte ci fu una nuova fase d'instabilità dello Stato Senese e, nemici di sempre, i Fiorentini, con l'aiuto di Clemente VII, tornarono ad assediare Siena. La città ottenne l'aiuto e la protezione dagli Spagnoli, ricacciando l'assedio. Ma i Senesi dovettero difendersi anche dai loro protettori divenuti troppo opprimenti e con una violenta sommossa nel 1552, riuscirono a riacquistare la libertà. Tuttavia questa ebbe breve durata: nuovamente cinta d'assedio dai Fiorentini, nel 1554, dopo un'estrema resistenza, il 17 aprile del 1555, Siena capitolò.
Tutto il Senese fu assoggettato dai Medici che, saggiamente, ne fecero un governatorato autonomo, chiamandolo Stato Nuovo. Siena seguì le sorti della Toscana intera, passando dai Medici ai Lorena, i quali durante il loro dominio le tolsero alcuni comuni che passarono a far parte del dipartimento d'Arezzo.
Nel 1859 fu la prima città a votare, con larghissimo consenso, l'annessione al Regno d'Italia. Nei decenni seguenti, in particolare nel periodo tra le due guerre, si rafforzò il ruolo culturale della città con la fondazione di vari istituti e la crescita di rilievo dell’Università. Nel corso dell’ultimo conflitto, Siena contribuì alla lotta partigiana e soffrì per l’occupazione e le rappresaglie; ebbe però la fortuna di mantenere pressoché intatto il centro cittadino.
Nel dopoguerra la città è stata amministrata ininterrottamente dalle forze di sinistra, che hanno avuto un consenso elettorale molto alto. Pur con il crollo dell’agricoltura mezzadrile, che aveva caratterizzato per secoli le sue campagne, e una costante flessione demografica determinata da varie cause, Siena è oggi considerata “la bella signora di Toscana”, una città modello per la singolare armonia urbanistica e le bellezze architettoniche che la caratterizzano, per la purezza incantatrice della parlata, ma anche per il suo clima sociale, che si arroventa solo in occasione del Palio. Siena è città a misura d’uomo, capace di mantenere vive le tradizioni secolari e - nel contempo - di affrontare, con passione ed arguzia, le sfide dei tempi moderni.
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