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Giovedì 29 Settembre 2016, SS. Michele, Gabriele e Raffaele
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Santuario di Santa Caterina

Siena / Italia
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Il rione di Camollìa è famoso - tra l’altro - per aver dato i natali a Santa Caterina, figlia del tintore Jacopo Benincasa che, con la moglie Lapa e i ventiquattro figli, abitava in una casa probabilmente di proprietà della corporazione dell’Arte della Lana. Acquistata dal Comune di Siena nel 1466, pochi anni dopo la canonizzazione della Santa (avvenuta nel 1461, per opera di papa Pio II Piccolomini), fu, per volere degli stessi cittadini, trasformata in oratorio. I lavori iniziarono dalla parte più bassa, da quel fondaco usato come tintoria dalla famiglia Benincasa. L’Oratorio della Tintoria fu realizzato da Francesco di Duccio del Guasta con l’aiuto di Corso di Bastiano tra il 1465 e il 1474. Alle decorazioni lavorarono anche Antonio Federighi e Urbano da Cortona (a quest’ultimo si deve la lunetta del portale, la Santa Caterina tra due angeli). L’esterno fu ristrutturato da Giuseppe Partini, Pietro Marchetti e Giuseppe Maccari nel 1877.
La chiesa, che è oratorio della Nobile contrada dell’Oca, presenta una navata con volta a crociera e conserva una splendida Santa Caterina in legno policromo, opera del Neroccio (1474). Risalendo la strada a sinistra, dalla costa di Sant’Antonio si accede al Santuario cateriniano che racchiude l’abitazione dalla Santa. Questa si affaccia sul vicolo del Tiratoio, dove si scorge un portale in pietra che presenta nell’architrave l’iscrizione “Sponsae Kristi Catherinae Domus” e che era l’ingresso originario al complesso cateriniano prima che, nel 1941, venisse costruito il Portico dei Comuni.
Da qui si accede all’Oratorio del Crocifisso, a una navata, decorato da affreschi per lo più di mano di Giuseppe Nicola Nasini, che conserva un Crocifisso su tavola di scuola pisana del primo Duecento, davanti al quale Caterina avrebbe ricevuto le stimmate. Attiguo è l’Oratorio Superiore o della Cucina, probabilmente ricavato - in parte - nella cucina della famiglia Benincasa e coperto da un bel soffitto a cassettoni, con opere del Riccio, Francesco Vanni, Bernardino Fungai, Manetti e Pomarancio. Quindi, si scende all’Oratorio della Camera affrescato da Alessandro Franchi nel 1896 e all’altare dove si trova La Santa che riceve le stimmate di Girolamo di Benvenuto. Accanto è la cella in cui la santa si dedicava alla preghiera.
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