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Sabato 10 Dicembre 2016, Madonna di Loreto
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Palazzo Pubblico

Siena / Italia
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Sulla Piazza del Campo sorge il Palazzo Pubblico, il più grandioso tra i palazzi gotici della Toscana, già residenza della Signoria e del Podestà ed oggi del Comune di Siena. Forte, solenne e pur piena di grazia e d’eleganza, la superba costruzione vide e visse le lotte, le glorie e le sventure della repubblica cittadina. Essa forma uno sfondo pittoresco, chiudendo da un lato l'ammirabile anfiteatro del Campo. L’edificio, in purissimo stile gotico, fu costruito in mattoni dal 1288 al 1309, quando Siena, come altre città italiane, dalla conquista delle libertà popolari e dalle conseguenti lotte fra gli aristocratici ed il popolo, cominciava a riconoscere e a difendere i diritti in una vita d’energie, d’entusiasmi e di glorie. In origine il Palazzo era molto piccolo e comprendeva solo arcate in pietra. Più tardi furono aggiunti le parti laterali, i piani superiori in mattoni rossi e la corona con nove merli guelfi, uno per ogni governatore della Repubblica.
La facciata presenta un corpo mediano a tre piani e due ali a due piani, il secondo dei quali fu aggiunto alla fine del Seicento. Realizzata in pietra fino al primo ordine di trifore, poi in mattoni, la facciata stessa mostra un coronamento a merli ed un gran rosone con il monogramma di Cristo, simbolo di San Bernardino. La parte di mezzo ha tre piani, le laterali due. Sulle porte e le finestre si ripete lo stemma bianco-nero del Comune di Siena, la cosiddetta “Balzana”, che la leggenda attribuisce direttamente alle origini di Siena: in fuga da Romolo, i mitici figli di Remo, Aschio e Senio - da cui deriverebbe il nome della città - arrivarono sul colle dove avrebbero fondato Siena, su due cavalli, uno bianco e l'altro nero. Su una colonna, dinanzi all'ala destra del palazzo fu posta nel 1429 una lupa di bronzo dorato, pregevole opera del Turini.
All'interno del Palazzo le opere d'arte sono preziose e innumerevoli: si passa dalla sala del Mappamondo, cosi chiamata per una rappresentazione dell'Universo - che vi era affrescata e che andò perduta - alla sala della Pace, sede dei Signori; da questa alla Cappella, quindi alla Sala dei Priori e alla Sala monumentale Vittorio Emanuele II, superba per gli affreschi di moderni pittori senesi che qui riprodussero scene della liberazione d'Italia.
Per la storia dell'arte, la sala più rilevante è quella della Pace: Ambrogio Lorenzetti vi dipinse nel 1338 una serie d’affreschi che formano il più vasto ciclo pittorico profano del Medioevo. Il Lorenzetti dipinse i Beni derivanti dalla Giustizia e dalla Pace ed i Mali provenienti dalla Tirannide e dal Malgoverno. L'allegoria è semplice e chiara, adatta e comprensibile allo spirito del tempo e della città. Come, con la costruzione del Palazzo, Siena aveva affermato la coscienza delle libertà comunali e l'importanza e il valore della vita civile, cosi - nell'allegoria del Buono e del Cattivo Governo - la pittura veniva a seguire nuove vie, ad esprimere nuovi concetti. Il talento dell’artista non era più circoscritto nel quadro religioso, ma si allargava a comprendere le nuove concezioni della vita pubblica. Si veniva così ad accrescere il mirabile patrimonio artistico italiano, con tutta l'originalità e la vigoria della giovinezza. I tipi delle figure del Lorenzetti sono presi dalla vita quotidiana, come dalla vita comune sono tratte alcune delle scene che commentano questa e le altre allegorie. L'antica Siena ha trovato in Ambrogio un rappresentante nobile e fedele: l’artista non ha trascurato nulla per la riuscita della rappresentazione ed ha creato una serie di figure che rimangono pietre miliari nel cammino dell'arte. La sua concezione ha qualche cosa di Dantesco, d’universale; si può ben affermare che la sua pittura rappresenta un'epopea gloriosa.
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