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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
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Il Palio

Siena / Italia
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La Storia di Siena e del Palio è legata alla storia delle contrade. Nate fra il Duecento ed il Trecento, quando Siena era all’apice della Potenza, Le Contrade erano originariamente in numero di 60. Furono via via ridotte, finché - nel 1675 - ne restarono solo 17, le attuali: Le Contrade erano vere e proprie organizzazioni municipali, che esercitavano attività amministrative e militari: da sempre, hanno curato l'organizzazione del tempo libero della propria gente e - in modo particolare - la partecipazione al Palio.
Le origini e la primitiva struttura del Palio senese sono ancora sconosciute, ma certamente questa “festa” esisteva già prima del 1310: in quell’anno, infatti, fu decretato che il Palio si dovesse correre il 16 Agosto, in onore della Madonna Assunta in Cielo. Tuttavia, già dopo la vittoria di Montaperti (1260), il Palio aveva assunto anche una valenza politica: l'offerta di ceri era un ringraziamento alla Madonna, ma anche una riaffermazione dell'autonomia del Comune. Nel 1656 fu introdotto il secondo Palio, detto delle contrade, che si corre il 2 Luglio, in onore della Madonna di Provenzano. Talvolta il Palio si corre anche in occasioni straordinarie - al di fuori di queste date - per ricorrenze particolari, o in onore di qualche personaggio illustre in visita a Siena.
La gara viene disputata da dieci contrade, le sette che non hanno corso nello stesso mese dell'anno precedente e tre estratte a sorte. Presenti il Sindaco e i Capitani delle Contrade, il sorteggio avviene - nella sala del Concistoro del Palazzo Pubblico - circa un mese prima del 29 Giugno e del 13 Agosto. Al termine dell’operazione, vengono esposte le bandiere delle Contrade estratte, per darne notizia al popolo assiepato in Piazza del Campo.
La corsa è preceduta da un notevole corteo storico in costume, che ricorda le cerimonie medioevali: ogni Contrada "compare" con un tamburino, due alfieri con gli stendardi, il duce, e due uomini d'arme. Segue il paggio, che reca l'emblema della propria Contrada, accompagnato da due paggi che innalzano i vessilli delle compagnie militari. Infine, i protagonisti principali: il fantino - che monta un cavallo di parata - preceduto dal cavallo (detto “barbero”) scelto per la gara. I fantini, normalmente non sono senesi, ma butteri maremmani e delle campagne laziali o “vaqueros” sardi o siciliani. Le "comparse" di ogni Contrada partono dal rispettivo rione, e si dirigono verso il Duomo: qui si riunisce tutto il corteo storico che poi si dirige verso Piazza del Campo. Lungo il tragitto, le comparse si fermano in alcuni punti prestabiliti e qui gli alfieri si esibiscono come sbandieratori. Il Corteo storico è chiuso dal “Carroccio”, che ricorda il carro - nel quale i Comuni medievali portavano la bandiera - e l'altare attorno al quale si riunivano in preghiera prima dello scontro. Sul Carroccio fa bella mostra di sé il "Pallium", ossia il drappo di seta che sarà il premio del vincitore: il serico drappo viene realizzato ogni anno da noti artisti di Siena, o da pittori contemporanei di livello nazionale. Dietro il Carroccio sventola la “Balzana”, ossia il gonfalone bianco e nero della città, sotto il quale si trovano sei trombettieri del Comune e i quattro rappresentanti delle antiche magistrature cittadine. Il carro è scortato da cavalieri delle contrade che non concorrono o che non esistono più.
Dopo la sfilata del corteo, inizia la corsa: la gara è unica nel suo genere, pericolosa, aspra, violenta; si svolge in tre giri di campo e, lungo il percorso, può succedere di tutto. I fantini, che cavalcano “a pelo”, cioè senza sella, spesso vengono disarcionati: i cavalieri - tra le grida di incitamento della folla - si controllano l’un l’altro, si ostacolano a vicenda, si spintonano. L’importante è vincere. Per vincere bisogna che il cavallo superi per primo il traguardo, munito della spennacchiera che porta i colori della rispettiva Contrada. Dal punto di vista della gara, quindi, il cavallo è più importante del fantino, perché può vincere anche da solo: in tal caso, il cavallo vincente si dice "scosso".
Lo scoppio di un mortaretto segna la fine della gara e dà inizio all'invasione del campo da parte di coloro che si precipitano ad acclamare il vincitore. I festeggiamenti prevedono immediatamente un “Te Deum” di ringraziamento, e, nel mese di Settembre, nella Contrada vincitrice, una grandiosa Cena della Vittoria, cui partecipano tutti i cosiddetti “contradaioli”. Il posto d’onore spetta al fantino, ma è successo più di una volta che a capotavola sedesse il cavallo “scosso”.
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